PostEretico (IV) – di Antonio Scavone

[ANTONIO SCAVONE]

spiezer_chronik_jan_hus_1485

Post Eretico (IV)

Lorem ipsum ignotum
ad facturum defectum est…

…pares inter primos, petitio non excusata, nascono nessuno crescono ognuno diventano qualcuno, dal nulla vengono al tutto pervengono, in nihilo stat virtus, d’emblée subentra il giro del caso, la ruota della fortuna, la maniglia giusta e le forze in campo sono tutte uguali, lavorano indefessi ai fianchi e alla fine primeggiano per il merito di un’oculata applicazione di revanche, loro che hanno tanto subìto esclusioni e mortificazioni giudizi affrettati e ripetute bocciature, da emarginati storici non demordono anzi si vendicano, reietti come bolsi o pusillanimi recuperano amicizie e contatti, ritrovano se stessi nel mare magnum della mediocrità, domus aurea, divisi dall’io imperano, non brillano di per sé ma vogliono brillare per gli altri, sostengono cause astratte e persone neglette nel nome e per i fasti di una rinnovata ambivalenza, ma non disdice l’ambiguità estemporanea, acerbi all’occorrenza disponibili sempre, il loro motto arrivare, rimanere l’imperativo, multa paucis il breviario, se non ora quando lo slogan, conquistano senza desiderare, non desiderano perché bramano col beneficio dell’inventario, non inventano ma accumulano risorse altrui, un indirizzo diventa una vessazione, un’agenda una chiamata a correo, sanno di poter stare all’altezza perché anche la loro è stata un’esperienza, di basso profilo li accusano taluni ma nessuno nasce imparato, quindi spavaldi impazzano, da estraniati or sono ubiqui, ci si accorda, ci si incontra, ci si, è un vis-à-vis obbligatorio, una questione di spazio-tempo, al momento giusto perché la scalata al successo non ha scadenze e nel posto giusto qualunque esso sia, anche una latrina un sottoscala un’autorimessa vanno bene, dànno il senso del sudore e dell’impudenza, loro lo sanno e trovano appoggi, badano al sodo e al soldo perché il soldo è meglio del sodo, mica devi dimostrare di valere o di essere, quella è un’iperbole, un surplus – non per dire ma con i quiz televisivi s’impara di tutto –, il vero plus-valore è che non stai lì per fare numero, e pluribus unum, tanti sanno fare e dire ma pochi fanno e dicono e quei pochi vanno fotocopiati, dipende dal toner, in fondo basterà proporre titoli e argomenti alla rinfusa se ti viene o per sentito dire, anzi per sentito dire è meglio perché non ti impegoli e non ti dichiari, la verità è che bisogna a tutti i costi de-con-te-stua-liz-za-re tutto e tutti, tutto lì il segreto, Pulcinella docet, come si fa è semplice, lo dice la parola, Parsifal con Nembo Kid, Spiderman con Amleto, Robocop Rambo Terminator con i Tre Moschettieri, Potter di riserva come D’Artagnan, come la pizza capricciosa più ci metti più ci trovi, decontestualizzano cantanti che tirano a campare, giornalisti che tirano a colpire, registi che sarebbe stato meglio restassero velleitari, scrittori che scrivono la summa delle loro scalate, comici che vogliono far ridere con intelligenza e prendono a prestito l’intelligenza di altri, praticamente si è non perché si è ma perché si sta, in mezzo, ai lati, a ridosso, nell’ombra è preferibile, molti aspettano l’occasione della vita, loro vivono la vita delle occasioni, si indignano se qualcuno li ridimensiona, lesa maestà, “la maestà delle finte”, un nome per quanto esagerato dalla pochezza ha diritto di essere comunque rispettato e poi cane non mangia cane, all’olimpo o nell’ade è l’istesso purché si esca a riveder le stalle, le stelle sa troppo di antologia, le televisioni in questo aiutano, ciao mama l’abbiamo fatto tutti e se stai per ascendere la cima non puoi certo scendere dal mucchio, altri faranno i galli sull’immondizia, loro giammai, il loro chicchirichì sarà docile e pauseggiato come il chiacchiericcio delle nonne col tombolo nei borghi sperduti, qui c’è da imporre una linea uno stile sinanco una via traversa perché il copyright e il borderò non ammettono reticenze o incertezze, al limite come sempre si ricicla, cominciano in sordina con spettacolini e intervistine, giornalini e poesiole, blogghini e faccia-librini poi salgono in cattedra, era già pronta, attirano i favori dei potenti e i potenti amano i genuflessi, la destra li sorregge e li invoca, la sinistra li ha perdonati e cooptati, interdetti sempre scomunicati mai, avventurieri di basso conio si riscoprono eccellenti, si imita che è un piacere, si contraffà, nessuno ricorda l’originale e nessuno pertanto li butta fuori, da benemeriti a beniamini, le standing ovations si sprecano, rifocillano i fallimenti dei sognatori, propongono se stessi e il loro ego che se pur modesto è come se fosse modico ma solo a parole perché a parole siamo tutti bravi, accusati di opportunismo non replicano, sbeffeggiati e derisi aggrediscono, riconoscono di aver sfruttato circostanze ma solo perché i grandi erano al cesso o finiti, si può essere piccoli e accattivanti, semplici e illuminanti, innocenti e nocivi, il pubblico li adora, ha pagato il biglietto, si equiparano ai sommi che non hanno frequentato ma ne conoscevano tecniche e pettegolezzi, si dilettano per acclamazione ma si professano per eccezione, li guardiamo alle prime, alle mostre, agli incontri, ai comizi, agli eventi che contano, recitano Pirandello e Bernard Shaw, Scarnicci e Tarabusi, io Mamet e tu, se portavoce riassumono a compitino, se segretari secretano l’avvenire, se ministri sparano a raffica e a vuoto per essere à la page, a piè di pagina presentano il conto, a piè di lista incassano, tengono famiglia anche loro, sappiamo che non contano e non diranno granché ma ce li sciroppiamo come tisana di accidia come decotto d’ignavia come frullato d’insipienza, gliel’abbiamo concesso, tutti dobbiamo campare, compriamo sfiduciati ma compriamo, ti fanno passare un’ora diversa, in mancanza di genio ci attacchiamo all’inventiva, anch’essa di ricalco, loro sanno di essere cloni noi spesso coglioni, giurano di venire dalla gavetta, quella che si dava agli alpini per il rancio, vivono dell’esordio continuo indisturbati, superiori alla media e persino a se stessi, orgogliosi con pregiudizio, umiliati e offesi per darsi un tono, genìa autoctona di improvvisatori, si raffazzona sulla struttura e si tralascia la portata, self made men con difetti di fabbricazione ma la garanzia è a vita e la fornisce il pubblico in sala, non se ne può dire male perché sarebbe ingeneroso e non se ne può dire bene perché sarebbe improprio, se ne può dire comunque perché altri sono i peggiori e altri i parassiti, in fondo si convive, ci si condivide, ci si sopporta con qualche frecciata sprezzante, la lingua taglia più del ferro ma per giuocare, dal posto o dal livello o dalla fama acquisita non si viene schiodati e loro, carpentieri di astuzia, ribattono colpo su colpo, se apprezzano non è per comprare ma svendere, se ammiccano è per sporcarsi le mani, se alludono è perché hanno già raggiunto lo status d’invidia cui tendevano sin dalla tenera età, il ciarpame si consolida da sé, non si sputa o peggio nel piatto dove si mangia soprattutto se è del tuo vicino a tavola, presidiano il rango e l’aplomb conquistati, nessuna condiscendenza o affinità, pueri extra meite, il luogo deve restare pulito e inviolabile, mettetevi in fila per sei col resto di niente, hanno già tanti grattacapi con il loro passato dégagé e il loro presente demodé che onestamente non si può chiedere oltre, riserviamogli il futuro, un calcio in culo non si dà a nessuno, si busca semmai, riposiamoci, guardiamo altrove, alla vita spiccia e spicciola, a quello che passa il convento tanto difficilmente li raggiungeremo, sono troppo avanti, ci hanno superato con i nostri silenzi patetici e complici, furto con destrezza, e ci toccherà vederli primeggiare sfilare persino soffrire perché non abbiamo e mai avremo idea di quanto e come soffrano, di quanto e intollerabilmente siano molesti, di quanto siano e oggettivamente sono pericolosi…

           I sopravvalutati

***

9 pensieri su “PostEretico (IV) – di Antonio Scavone”

  1. eh… !
    sorriso ma amaro, un gran bel post, ma come non rifletterci anche con un po’ di tristezza!?!
    un grande abbraccio Antonio, ti devo tanto davvero.
    spero di poter avere le adesioni entro inizio prossima settimana per la storia di Iqbal.
    ti telefono appena ho notizie certe.
    un abbraccio, nat

    (a Francesco un bacio grande)

  2. Questa volta, carissimo Antonio, credo che, crederci oppure no, dovrai munirti di corni e cornetti e quanto altro possa servire a neutralizzare la bile , l’invidia e la pochezza di quanti, che lo vogliano o no, si riconoscono, perchè si riconoscono, nella “generosa” descrizione che fai di loro.

    E ci passano accanto col nasino all’insù, si permettono di dettare regole e comportamenti di vita, loro che hanno fatto della menzogna la prima ragione d’essere ed esistere, perchè esistono, infagottati da quel nulla dal quale provengono, verdi d’invidia e sgomitanti, arrampicati sempre a un albero dal quale prima o poi spero che possano precipitare rovinosamente.
    Ma è come dici tu, hanno trovato la tavola apparecchiata e si sono accomodati noncuranti, anzi, ben contenti di aver tolto la sedia a commensali ben meritevoli.

    E ci vuole davvero sapienza per snidarli, per fare delle loro fotocopie sbiadite carta da macero o fuoco per il loro rogo.
    Ma loro, i sopravvalutati, non demordono, difendono a oltranza la loro pochezza mascherata da un fare e dire che incanta, ma chi incanta? Eppure incantano chi chiede loro l’incanto di vuote parole e orbite assenti, decontestualizzati dal cervello, trovano terreno fertile per le loro rappresentazioni in ogni campo e dove. Tu credi sia difficile oggi entrare in politica, bussare e farsi aprire in tv, praticare un’arte senza passione, sfornare un blog eletto ad altare di prediche e melense e insipide prediche? no, carissimo, lo hai espresso bene tu questo concetto ed io non tolgo neanche una virgola.
    Ma una cosa, e sorrido mentre scrivo, la posso fare : niente applausi o ovazioni a chi non mi va e se non mi va è per tutto ciò che tu, in questo appassionato, feroce e amaro post eretico hai magistralmente espresso.

    Può darsi che io ritorni ancora, intanto, mentre i sopravvalutati avanzano, il mio grande abbraccio di bene a te, Antonio, a te, Francesco.

    Una scossa, di tanto in tanto, non fa male!

    jolanda

  3. Vi anticipo che, appena posso, il PostEretico diventerà un “Quaderno”.

    fm

    p.s.

    Scusa Sebastiano, ma ti leggo solo adesso: la risposta è “no”. Aspetto ancora qualche giorno e poi ti dico. Ciao.

  4. mi ricordavo l’ottimo incipit, il piglio ironico, anche sarcastico in certi punti, ma piuttosto esente da retorica. mi ricordavo l’affabilità (e l’affidabilità) affalubatoria, la forma compatta e organica (senza respiro, che con i tempi che corrono c’è da andare in apnea).
    cmq ci sono ritornata, spinta, lo ammetto, anche e soprattutto dagli ultimi avvenimenti: perché bene lo avverti in fondo
    “di quanto siano e oggettivamente sono pericolosi”
    ii “sopravvalutati”, sì, ma anche gli ignavi.

    ciao

  5. (rispondo in ritardo a margherita ealla)

    Certo, anche gli ignavi: ma i sopravvalutati, di solito, da piccoli erano ignavi, poi sono diventati faccendieri-opportunisti-trasformisti. Ignavia, accidia, insipienza: le tre regole d’oro per chi vuol farsi strada comodamente.

    Ciao, Antonio

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...