Philosophy and the Mirror of Nature – Richard Rorty

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Excerpts from “Philosophy and the Mirror of Nature
(A cura di Giuseppe Cornacchia, traduzione di Angelo Rendo)

Ogni funzione non ha corpo,
non subito s’afferra.
I sentimenti sono fantasmi
e il dolore,
che anticipa la mente.

A nulla servirà
salvare la storia delle idee.

Tu conosci, non un problema
ma una descrizione:
il tuo dolore è il mio.

 

Da: La filosofia e lo specchio della natura di Richard Rorty

 

Wittgenstein, Heidegger, Dewey
Descartes, Locke, Kant

reference is therapeutic rather than constructive.
What is better for us to believe?
Not ocular metaphors
but aesthetic enhancement in conversation
and mirrors on the voice.

 

Wittgenstein, Heidegger, Dewey, Descartes, Locke, Kant

La tradizione è terapeutica
più che costruttiva.
Cosa è meglio credere?
Balzi nella conversazione
e voci specchiate,
non metafore buone per l’occhio.

 

*

 

What we mean by mental.
Any functional state is nonmaterial,
not immediately evident to all who look.
Feelings just are appearences,
the universal painfulness itself.
We see pain before the mind,
nothing will serve
save the history of ideas.
You know, not a problem
but a description of the human condition
in your pain becoming mine.

 

Il mentale

Ogni funzione non ha corpo,
non subito s’afferra.
I sentimenti sono fantasmi
e il dolore,
che anticipa la mente.

A nulla servirà
salvare la storia delle idee.

Tu conosci, non un problema
ma una descrizione:
il tuo dolore è il mio.

 

*

 

Our glassy essence is something
we share with angels
and we cannot grasp it
but become indentical with
as nonspatial substance.
The eye cannot see nor the ear hear.
Dualism reduces to the bare insistence
that pains and thoughts have no places.

 

L’essenza trasparente

Siamo di vetro come gli angeli
non possiamo afferrarci
che fuori dallo spazio.
Occhio non vede, orecchio non sente.
Il due porta a chiara evidenza:
dolori e pensieri non hanno luogo.

 

*

 

If you had the raw feel
of painfulness, then you had mind.
It is merely a matter of getting
something wrong, having a false belief.
We expect the star to look the same
even after we realize
that it is a faraway ball of flame
rather than a nearby hole,
no difference at all from the outside,
but all the difference in world from the inside.

 

Una pura sensazione di dolore

Hai provato dolore? Hai una mente.
Basta qualcosa di sbagliato,
una falsa credenza.
Crediamo di guardare la stessa stella
anche dopo aver compreso
la lontana palla di fuoco
non il buco vicino.
Nessuna differenza dall’esterno,
ma dentro.

 

*

 

Let’s focus on pains.
The more one tries to answer them
the more pointless they seem to become.
So the word pain
could have nothing to do with what pain means,
it is impossible for the skeptic to doubt
what he doubts without having some mistake.
Social practice again.

 

Il dolore

Quanto più uno cerca la risposta,
tanto più inutile diviene la domanda.
La parola dolore,
niente a che fare col dolore.
Impossibile per lo scettico dubitare:
non ha commesso alcun errore.

Di nuovo, pratica sociale.

 

*

 

The gray-plaster temperament
of our bald-headed young Ph.D’s,

the moral to be drawn,
the metaphor is unpacked in this way.
Are you aware of these representations?
Froghood and greenness
is a compulsion to believe.

 

Il temperamento grigiogesso del nostro calvo giovane Ph. D’s

La morale da trarre,
la metafora così a buon mercato.

Sapete queste rappresentazioni?
Ti costringono a credere
cappuccio di rana e verdità.

 

*

 

Naturalistic or historicist
when you understand the social justification.

Koala feel themselves white?
Hund is german for dog,
Robinson believes in God.
The fear of ghosts,
nothing sneaky is going on.
We can fasten with glad cries
upon a startled world,
pulses in the optic nerve
in terms of the consensum gentium,
the infinite regress argument.

 

Naturalistico o storicistico, o della motivazione sociale

I koala si percepiscono bianchi?
Hund è tedesco per un cane?
Robinson crede in Dio?

La paura dei fantasmi:
niente di strano sta accadendo.

Possiamo dire allegramente
a fronte del mondo sorpreso:
impulsi al nervo ottico,
all’unanimità
il regredire all’infinito dell’argomento.

 

*

 

How language works?
An oak is a tree
thing idea then word.
A voice in the conversation,
clumsy dialectical instrument,
nonfunctional beauty, This convergence
is an inevitable artifact of historiography,
a marriage function, serious worry
upon such hazardous matters.
It is the homely and shopworn sense
of true.

 

Il lavoro del linguaggio

Una quercia è un albero
cosa idea parola.
Una voce nella conversazione,
scomodo strumento, bellezza
senza logica. Questa convergenza:
prodotto inevitabile della storia.
Un matrimonio, gravosa occupazione
su questioni così rischiose.
E’ il semplice e banale senso
del vero.

 

***

6 pensieri riguardo “Philosophy and the Mirror of Nature – Richard Rorty”

  1. “Tu conosci, non un problema
    ma una descrizione:
    il tuo dolore è il mio”

    quello “specchio”, così ambiguo deil titolo, rimanda al/ il sintomo (“la descrizione”)
    e su questo si basa la trasmissione e una qualche condivisione (“il tuo dolore è il mio”),

    e allo specchio dei tre versi della poesia successiva:

    “Occhio non vede, orecchio non sente.
    Il due porta a chiara evidenza:
    dolori e pensieri non hanno luogo”

    “Occhio non vede”, “cuor non duole” mi sentirei di dire :) (nn so quanto a fagiolo)
    il due: conduce di nuovo all’ io – altro /esterno-interno ecc..
    il non luogo un’altra volta al sintomo.

    “La parola dolore,
    niente a che fare col dolore”

    eh qui davvero non sono in grado di dire, se non che prendo nota della fonte.

    cmq scavano.

    ottimo post
    grazie mille.
    ciao

  2. Se la conoscibilità del mondo rimane inattingibile fuori dal reticolo linguistico che rimanda soltanto l’immagine che l’epoca (e con l’epoca il soggetto) sperimenta e sussume dell’esterno, la selezione di questi frammenti è già di per sé una dichiarazione teorica, una scelta di campo, in chiave epistemologica ed ermeneutica: il lavoro di traduzione (che leggo di stampo latamente stevensiano, soprattutto per l’atmosfera sospensiva in cui le parole sono precipitate – affinché, osservate, si osservino nel loro produrre autonomamente un senso altro, irrecuperabile a ogni categoria definitoria), ne restituisce un’imprevista ed epifanica dimensione estetica: il contraltare poiètico di qualsiasi apparato gnoseologico – e del suo inevitabile fallimento, laddove si presenta e si ipostatizza in sembianti di verità.

    Credo che esperimenti seminali come questo siano vitali per la poesia, e per la sua sopravvivenza: solo la commistione di piani e l’intersecarsi di orizzonti possono strapparla alla sterile riproducibilità del sentire, delle strutture e delle modalità espressive.

    fm

    p.s.

    Un grazie a Margherita per il suo commento.

  3. Un dettato così sicuro quale quello rortyano, “tagliato” secondo il ritmo interiore del Cornacchia fedele alla linea, mi si è intorbidato per chiarezza; ecco che la traduzione è venuta di colpo in un dopocena di quiete elusiva. [Stevens è un poeta che non ho ancora letto, tranne che per una manata di poesie trovate qua e là sul web, ma non ho dubbi su ciò che noti, l’intelletto è riflettente, mai domo, universale.] Il fatto che questa materia splendente di un intreccio piano e rigoroso si sia trasformata in poesia, uscendo fuori dal paesaggio “stringato”, per poi abbandonarsi in mille lacciuoli, è un miracolo, un miracolo, se si pensa a quanto è carica la lingua e a quanta negatività passa lungo il polo del riduzionismo, il cui pedale andrebbe sì premuto ma con estrema cura insieme al caos. Ma siamo altrove. O nell’inebetimento più nudo del re.
    Ti saluto, vi saluto, grazie, e buone cose,
    Angelo.

  4. Una macchia di caos trascorre in ogni composizione – ed è il collante miracoloso, insignificante, che trasforma in dettato poetico il rigore e lo splendore della materia ordinata dal pensiero (in funzione dell’esterno: cfr., ad esempio, If you had the raw feel). E forse è quello – l’altrove: l’attimo (la “quiete elusiva”) che riflette la sua oscurità a rovescio dell’ordine.

    Ciao, grazie a te.

    fm

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