Sono qui solo a scriverti – di Lorenzo Carlucci

03

Nota critica di Giorgio Bonacini

Tante e indeterminate sono le modalità con cui la poesia misura la sua efficacia linguistica e concettuale, ma tutte tendono a spostare, decentrandolo, il centro conoscitivo che l’esperienza del pensiero (di chi scrive e di chi legge) si propone di attuare. Nei testi di Carlucci si assiste a una concentrazione di senso in cui la possibilità del dire non eccede mai la sua necessità e la sua appartenenza al fare poetico. Ma ciò non significa affatto che ci si trovi in presenza di una scrittura, per così dire, dal respiro corto: quella che affiora è una precisa coscienza del limite in cui la parola viene a trovarsi. Chi ha troppa urgenza e non misura l’invadenza di quanto dice o scrive, spesso “ha detto una parola di troppo/…/e quella parola ha desolato il cuore, ha spento l’orizzonte”. Un’esattezza del linguaggio che lascia però alla voce la possibilità, se vuole, di suonare in affanno o regredire o impoverire lentamente o sfidare il silenzio: insomma essere comunque sempre viva, mai bloccata in rigidità formali istituzionali che ne svuoterebbero il pensiero. E questi testi sembrano proprio avere origine da una capacità di presenza e proiezione tali da sfociare in una libertà esistenziale, tracciata sul corpo: “una carezza che graffia la pagina rossa dei nostri toraci nudi”. Ma non c’è nulla di ingenuamente contenutistico in questa appropriazione vitale, bensì una consape- volezza, data al poema, di percezione nei confronti del mondo: vedere l’esterno come pagina scritta e significarla in più, portarla sempre un po’ più in là. Carlucci cattura la visione della parola in sé, dove la parola è una cosa senza intermediazioni artificiali; pensa e concretizza una poesia in cui “tutte le forme sono rotte”, e nonostante questo, ma forse proprio per questa sua forza di distruzione, può dire: “canto”. Possiamo chiamare la sua poesia come vogliamo (prosa poetica? poesia in prosa?), ma ciò che conta è che egli riesce a catturare la vita (il dolore, la desolazione, l’amore, l’illusione, il sogno, ecc.) attraverso l’emissione di una “povera voce”: un’ essenzialità che è l’unica cosa di cui la poesia ha bisogno, per rompere e sovvertire il tradizionale stare nel mondo, spaccando i mattoni della lingua ordinaria, ma anche della lingua di una certa poesia bloccata in sé, nelle sue presunte verità. Insomma, ci sembra che uno degli aspetti più significativi di quest’opera sia la capacità di operare con un linguaggio che scava al fondo di ciò che è sconosciuto, e che tenta, non tanto di conoscerlo unilateralmente (dandogli un nome preciso o definendolo in una o poche singolarità), ma di guardarlo dentro, riconoscere l’avvicinamento a se stesso “attraverso il bene degli altri”. In questo modo il punto di vista soggettivo si apre, senza ideologie o dogmi conoscitivi, nel tentativo di percorrere l’interiorità poetica cercando di interrogare, di rinnovare, di rimodulare l’esistenza per parlare di “tutto ciò che non so ma che so come spiegare”. Dunque provare a dire (per scoprire) ciò che non si sa, con forza ma anche con umiltà, nella consapevolezza che il mondo assume una forma reale quando viene scritto: non perché non esista indipendentemente, ma perché esserci dentro non è solo stare lì, ma meditarlo, ritagliarlo, frantumarlo nelle tante entità di una lingua a cui la poesia dà senso.
(Giorgio Bonacini, Settembre 2009)

 

______________________________

conv19resize_1

______________________________

 

Lorenzo Carlucci
Sono qui solo a scriverti e non so chi tu sia
(2009)

 

beata umanità che si gioca
i suoi istinti omicidi
le forti pulsioni allo stupro
gli istinti di pedofilia
nelle figure del libero
ballo ritmato di piazza

 

*

 

Voi avete detto una parola di troppo, e siete stati presi. Avete detto una parola di troppo a voi stessi. Di stanza in stanza, senza pensare ossia senza guardare, senza esser disposti a lasciare. Una parola di troppo avete detto, voi con la barba o senza, e quella parola ha desolato il cuore, ha spento l’orizzonte.

 

*

 

beate le giovani lesbiche
le giovinette neppure adolescenti
che ballano e baciano esili
vestite come piccole mannequin
del piccolo prêt-à-porter
che baciano e ballano come
sospese nel ghetto all’aperto
che pare un giardino orientale.

 

*

 

È bello ridere così, del nulla, e poi riprendere il cammino lungo uno scoglio più acuminato e solo, sul profilo di un universo che è fatto d’ombra, sfiorando braccia che sono di papavero, occhi dolci come cenere umida, dopo le braci e la pioggia. Dopo le braci del mondo incontrare il mondo, candido e netto scritto con le lettere del cielo. Il cielo è una lettera bianca la terra, la caduta del tempo, la dolce rapina infinita, una carezza che graffia la pagina rossa dei nostri toraci nudi.

Cammina con libri legàti con lacci di cuoio ai polpacci.

Raggiunge una terra che non ha nessun nome.

Incontra uomini appena riavuti dal pianto.

Bello è ridere, così, del nulla, sotto il manto del papavero, sotto la pioggia invisibile del polline umano, sotto lo sguardo mite di un impiegato alla fermata del tram, con le braccia tatuate.

Ha scritto sui bracci tutti i nomi dei figli e si sa che ha scalato i ripidi mari. Li ha scalati come la formica scavalca un mucchio di pietre.

 

*

 

La selva a Migliarino

[…] i nidi, o le cuccie. Si intonano bene col nero della loro pelle nella pineta. E sbircio il suo viso rotondo e gli occhi grandi chiusi che palpitano, mentre dorme e la guido verso Livorno.

Non credo si possa desiderare di fare qualcosa della propria vita. Tutte le forme sono rotte. Canto.

 

*

 

[stazione a padova]

troppa carta per scrivere. tu produrre. tu tenere. dei crimini, i più impuniti: i più efferati. per un giorno con chi prende la corriera tutti i giorni. dai paesi per andare a lavorare a studiare in città. sudare per mangiare e studiare per conoscere. una maledizione piena di grazia piena di rigore. codifica intenzione e cambiamento. tutte categorie assai deboli per giustificare una forma fondare un discrimine qualsiasi. nel fiato del toro, nei suoi sette mesi, nelle tonnellate piuttosto, fondiamo qualcosa, nei tre metri e mezzo a norma di legge nella norma antifumo nella norma antistupro nella norma anticrisi nello sciopero anticrisi nei mitra piuttosto negli 0 virgola 5 dell’alcool nel sangue. non nel cambiamento opposto a qualcos’altro. non nel cambiamento del vocabolario non nel lessico nuovo, nulla si fonda su questo piuttosto sulla distanza tra il carnevale e lo chador sullo stare vicini sui treni nei pullman per studiare e per lavorare. questa grande confusione i castighi i massacri le dominazioni questa grande confusione impassibile inarginabile su questa impossibilità di arginare fondare fondiamo come il maschio che trova un punto d’appoggio per la monta come la femmina l’offre e permette; la negazione della morte in un sacrificio alla morte.

 

______________________________
Immagini fotografiche di Marco Mazzi.
______________________________

 

***

13 pensieri su “Sono qui solo a scriverti – di Lorenzo Carlucci”

  1. Molto molte apprezzato, come sempre. stavolta di più però. mi piacciono le varie forme, i vicoli. e quel richiamo a rimbaud, (quel che io ho avvertito come un richiamo a rimbaud) che coltellata.

  2. Quanto mi è piaciuto leggere questa presenzione di Bonacini, Francesco, non hai idea!?!
    Parla, legge, spiega senza arrovellarsi nel tentativo di superare la scrittura di cui parla… ne farò tesoro!

    quanto alla poesia di Carlucci, beh, a me restituisce un gusto poetico “poco italiano” e molto d’oltre confine, con un sapore che ricorda molta poesia “narrativa” araba (Etel Adnan, Adonis, … ) o anche anglosassone e statunitense (Duffy, Lucille Clifton, Strand, Simic, …).
    Non c’è il “lirismo” classico, la foga alla ricerca dell’ “aggettivo”, ma un’attenta ricerca per la parola semplice, restituita dal gesto al verso, riconquistata nel suo essere così come deve essere, così come l’occhio la vede.

    Che sia tecnicamente definita “prosa poetica” o “poesia in prosa”, poco mi interessa (mi pare un limite tutto italiano anche questo); come ben fa notare Bonacini, è una poesia che decentra la focalizzazione dello sguardo del fruitore, fondendo il pensiero espresso alla percezione del senso, operando quindi una sorta di ricostruzione tridimensionale (pensiero-osservazione/descrizione-percezione degli stessi) che – comunque la si voglia chiamare – risponde all’esigenza di transitare la propria “intuizione” nell’esperienza “altra” senza spiattellare verità oggettive ma smuovendo le corde percettive del lettore, così come non potrà mai fare una prosa dettagliatamente descrittiva nel tempo e nello spazio, ma la poesia sì.

    bello!

  3. Stazione di Padova è per me esemplare. Una confessione, oppure una definizione, della mestizia dell’oggi, dell’osservare la nostra miseria, ma anche la nostra miserevole tenerezza. Una scrittura con la schiena abbassata e il dettato semplice e alto: la naturale respirazione di una lingua che si esprime con l’oggi e basta.
    Amo questa scrittura.
    Incondizionatamente.
    Sono orgoglioso di Lorenzo, che è stato mio autore.
    Gianfranco Fabbri

  4. stazione a padova fotografia dei nostri tempi
    prosa poetica poesia davvero limiti tutti nostrani come dice nat
    in america o mercati oltrecortina al pari del mai troppo rimpianto Cattaneo avrebbe file di estimatori

    un saluto a nat e gianfranco e naturalmente al sempre più insostituibile francesco
    questa dimora offre sguardi di vita esemplari
    ogni giorno
    a piccole dosi
    indispensabili
    c.

  5. Sono d’accordo con Natàlia (cosa che mi succede spesso), la nota di Bonacini è centrata, opportuna e “umile” al tempo stesso, come si dovrebbe fare sempre.
    La scrittura di Lorenzo Carlucci scava nell’essenza della realtà, nel quinto senso degli oggetti e delle persone. Poco importa, è vero, se si tratti tecnicamente di prosa o poesia; per questo “scrittura” io lo intendo come un apprezzamento. Le parole vengono spogliate di tutto, spesso anche del loro significato, per denudarne il senso, renderle brace. A differenza di molti altri Lorenzo sa come slegarle e ri-legarle, c’è un nesso profondo che lo tiene lontanissimo dalla maniera e gli conferisce una grande potenza espressiva. In questo modo di operare e nella consapevolezza con cui lo fa, mi richiama – anche se poi le scelte attuative sono diverse – un altro poeta importante, e cioè il padrone di questa dimora.
    (Anche questo è un apprezzamento, se non si fosse capito).

    Francesco t.

  6. Caro Francesco, sono contento di vedere le poesie di Carlucci qui sul tuo blog e così ben accolte. Ringrazio anche chi ha avuto parole di apprezzamento per la mia nota. Ho cercato di concentrare alcuni aspetti
    che mi sono sembrati fondamentali di questi testi, per se stessi e per la scrittura poetica in generale. Ma se la mia interpretazione ha qualche validità è, prima di tutto, grazie alla qualità essenziale di questa scrittura: veramente importante.

    Un carissimo saluto.
    Giorgio Bonacini

  7. “spaccando i mattoni della lingua ordinaria”: questo giustamente esige Giorgio dalla poesia, e le prose poesie di Carlucci sono proprio questo. Hanno una vitale, essenziale concentrazione che non può sfuggire all’attenzione di un critico come Giorgio e di un lettore attento di poesia, felice di non svendere la sua attenzione a troppi e inutili nomi di versificatori ma solo a certi poeti che gli suggeriscono il senso di una ricerca profonda.
    Ciao a entrambi. Marco

  8. I testi – rispondo in particolare a Domenico – sono inediti, parte di un’opera finalista all’ultimo “Montano” nell’apposita sezione. Bonacini ha letteralmente messo a nudo la matrice e l’accensione dell’intero progetto.

    Un grazie e un saluto a tutti.

    fm

  9. “su questa impossibilità di arginare fondare fondiamo come il maschio che trova un punto d’appoggio per la monta come la femmina l’offre e permette; la negazione della morte in un sacrificio alla morte”

    Grazie, Lorenzo.

    F.T.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...