Poesie di Gregor Podlogar

“Qui a Lubiana – mi ha scritto qualche giorno fa Gregor Podlogar – è come fosse primavera in anticipo, per questo tutto accade in maniera più semplice, oltre a ciò sono diventato padre per la seconda volta, il mio secondo figlio si chiama Jurij, adesso la vita familiare sta al primo posto, beh, le ore notturne e quelle del pranzo le dedico a me stesso, scrivo, ordino, cancello, spedisco lettere…” Gregor si è dimenticato di dire che gira la città in bicicletta, non può non farlo, almeno io lo immagino sempre così, sfrecciando per le vie della capitale slovena, dribblando i passanti, senza fiatone, senza riposo. Come senza fiatone e senza riposo è la sua poesia, versi densi, approcci di pensieri che scardinano le distanze ed i tempi: siamo a Lubiana ma anche a Manhattan, siamo ora ma anche un milione di secondi più vicini. Pochi poeti come Podlogar rappresentano così bene una città viva, giovane, abituata a confrontarsi con esperienze diverse, capace di percorrere (ed a volte precorrere) il mondo e di ritornare senza alcuna supponenza, solo con la voglia di mettere su carta alcuni versi, che comunque resteranno. (Michele Obit)

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Gregor Podlogar (1974) ha studiato filosofia presso la Filozofska fakulteta di Lubiana, attualmente è redattore di Radio Slovenija e organizzatore di slam poetici, collabora anche alla realizzazione dei festival ‘Trnovski terceti’ e ‘Dnevi poezije in vina’ ed al portale web di poesia internazionale Lyrikline (www.lyrikline.org). Ha pubblicato le raccolte poetiche Naselitve (Insediamenti, 1997), Vrtoglavica zanosa (Vertigine d’entusiasmo, 2002), Oda na manhatnski aveniji (Ode sulla Avenue di Manhattan, 2003, assieme al poeta Primož Čučnik ed al pittore Žiga Kariž) e Milijon sekund bliže (Un milione di secondi più vicino, 2006).

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Testi

Dvajseti avgust

Danes je tihi ponedeljek.
Stebri megle potujejo z ljudmi slabe volje.
Stene pisarn z njimi dihajo isti zrak,
ista občutja, mislijo iste misli.

Danes sem z vsemi stvarmi kot otrok.
Še vedno pišem s svinčnikom,
še vedno divjam s kolesom,
da bi za hip ubežal življenju.

Danes razumem, da se je stoletje zaprlo
kot pokrov kanalizacije. Novice so prazne.
Ljudje niso pametnejši. Politika ne bo umrla.
Za nami ne bo ostalo ničesar, razen blebetanja.

Danes so delavci spet razkopali cesto.
Zdi se, da iščejo zlato. Velika votlina,
ki so jo izdolbli v gramoz, je podobna
vhodu v jamo iz kamene dobe. Kakšno veselje.

Venti di agosto

Oggi è un lunedì di silenzi.
Colonne nebbiose si muovono assieme alla gente di malavoglia.
Le pareti degli uffici respirano la stessa aria,
le stesse sensazioni, pensano gli stessi pensieri.

Oggi con tutte le cose sono come un bambino.
scrivo ancora con la matita,
vado a scavezzacollo con la bicicletta
per poter evadere un attimo dalla vita.

Oggi capisco che il secolo si è chiuso
come il coperchio di una canalizzazione. Le notizie sono vuote.
La gente non è diventata più saggia. La politica non morirà.
Dopo di noi il nulla, tranne un chiacchiericcìo.

Oggi gli operai hanno di nuovo scavato la strada.
Come cercassero l’oro. Quella grande cavità
scavata nel ciottolato sembra l’entrata
di una caverna dell’Età della pietra. Che bellezza.

*

Na drevesu

Odkar je na majicah podoba Jureta Jakoba,
jaz poslušam Atomic, Black Dice, The Necks.

Zdaj je črna moja barva: kolo, očala, kapa.
Zdaj je čas srkanja, svetlobe, jasnih misli.

Pomlad čivka. Borba z esedami je stalna
in prijetna. Tudi drevo čivka. Tao je na drevesu.

Sull’albero

Da quando sulle magliette c’è l’immagine di Jure Jakob
ascolto gli Atomic, i Black Dice, The Necks.

Ora il mio colore è il nero: bici, occhiali, berretto.
Ora è il tempo di un sorso, della luce, di chiari pensieri.

La primavera cinguetta. La lotta con le parole è continua
e piacevole. Anche l’albero cinguetta. Tao sta sull’albero.

*

Neznani fragment

Je tam nebo še vedno modro?
Trava še vedno diši kot trava?
Se lahko česa veselimo?
Je kaj možnosti za upanje?

Frammento sconosciuto

È sempre azzurro, là, il cielo?
L’erba odora ancora di erba?
Ci possiamo rallegrare di qualcosa?
C’è qualche possibilità di speranza?

*

Še en fragment: elektrika

Tukaj je elektrika že dolgo,
je stara in utrujena.

Ancora un frammento: elettricità

Qui l’elettricità c’è da tempo,
è vecchia e stanca.

*

Podstat

Ni vse v zadnji stvari,
niti v padcu niti v tistem,
čemu nekateri pravijo past,
podrast je bistvo –
borovnice, praprot in gobe.

Ipostasi

Non tutto sta nella cosa estrema,
né nella caduta né in quello
che alcuni chiamano trappola,
l’importante è il sottobosco –
i mirtilli, la felce, i funghi.

***

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13 pensieri riguardo “Poesie di Gregor Podlogar”

  1. Grazie Michele per farci conoscere queste realtà così importanti. Vado di fretta ma l’ultima poesia, davvero, mi ha molto colpito: una grande verità si nasconde in questi versi così semplici e delicati.

  2. Tra i poeti sloveni che conosco Gregor Podlogar è uno di quelli che mi colpisce di più, per la linearità del verso, per la capacità di osservazione e apertura improvvisa del reale che sembra istintiva ma al tempo stesso è così matura e illuminante. Mi piace pensare che questi versi, inoltre, comunichino un senso di umiltà quasi necessaria di fronte alle cose e agli altri, senso che spesso viene smarrito e c’è bisogno di recuperare, come tornare appunto “all’età della pietra”.
    Un grazie a Michele per il suo lavoro importantissimo di traduzione e raccordo fra lingue e culture, ed un caro saluto a fm.

    Francesco t.

  3. Sono versi che colpiscono, c’è quella profondità di chi osserva appunto e quella sorpresa delle cose semplici che non tutti colgono:

    “l’importante è il sottobosco –
    i mirtilli, la felce, i funghi.”

    Quello spazio che ricompone.
    Un saluto.

  4. Anch’io mi unisco a ringraziare Michele per farci continuamente conoscere voci nuove, limpide, certe, della nuova poesia slovena. Gregor Podlogar lo sento molto vicino, e ne sono rasserenato. Un caro saluto. Fabio F.

  5. “La lotta con le parole è continua / e piacevole”.
    Questi testi rivelano uno sguardo limpido sulle cose, sulle persone e sulle loro azioni.
    Mi pare che Gregor Podlogar non osservi dall’alto, ma si ponga “ad altezza d’uomo” (di umanità) o, in altri casi, guardi dal basso (“E’ sempre azzurro, là, il cielo?”)…questo mi piace molto, mi coinvolge.
    Grazie per la proposta, e un caro saluto a tutti.
    Stefania

  6. Grazie a tutti per gli interventi. E grazie soprattutto a Michele per la dedizione e il lavoro di traduzione e diffusione di questa cultura così lontana eppure più vicina di quello che pensiamo.

    fm

  7. veramente belle. L’ultima, ‘ipostasi’, mi colpisce particolarmente, e sono d’accordo con Crico. Purtroppo non ho familiarità con la poesia slovena, quindi, grazie a Francesco e a Obit per questi ottimi assaggi

  8. Anch’io ne sapevo quanto te su questa realtà, Manuel. La sto scoprendo, con grande attenzione e interesse, proprio grazie ai contributi di Ivan e Michele.

    A breve, comunque, avremo un altro testo “illuminante” sulla poesia slovena…

    fm

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