Le balene – di Antonio Scavone

Le balene

     Non trovano calamari ma buste di plastica, le ingoiano per fame, hanno perso l’orientamento per sfuggire ai cacciatori giapponesi e norvegesi, si spiaggiano anche sulle nostre coste ormai lontane dalle loro acque abituali, muoiono per asfissia, restano sulla battima come giganti abbattuti da forze invincibili, mastodonti del mare ma fragili come malati terminali, orrendi e titanici come il mostro marino che Marcello Mastroianni scopre alla fine de “La dolce vita” di Fellini: sono i cetacei scampati agli arpioni ma non al degrado, sono le balene che Sarah e Libby, sin da bambine, aspettavano di vedere in un altro angolo di mondo, sulle coste rocciose dell’isola Maine sull’Atlantico. Continua a leggere Le balene – di Antonio Scavone

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Il ritorno di Carson McCullers

Giorgio Di Costanzo dedica due splendidi post alla figura e all’opera di Carson McCullers, riproponendo la recensione di Caterina Riccardi (il manifesto, 6 marzo 2009, ora qui) e quella di Marisa Bulgheroni (Lo Straniero, n. 104 – febbraio 2009, ora qui) alle recenti riedizioni, rispettivamente, di Riflessi in un occhio d’oro (Reflections in a Golden Eye, 1941) e Il cuore è un cacciatore solitario (The Heart Is a Lonely Hunter, 1940). Continua a leggere Il ritorno di Carson McCullers

Gaza Freedom March

Si sono dati appuntamento per il 31 dicembre a Gaza 1400 attivisti (il numero dei palestinesi uccisi nell’operazione Piombo fuso) provenienti da tutto il mondo, fra cui 140 italiani (di Action for Peace e Forum Palestina). Dovevano partire dal Cairo il 27 ma il governo egiziano li ha bloccati. Action for peace ha chiesto di bombardare di mail l’ambasciata egiziana.

Hedy Epstein

Proteste in tutto il mondo, mentre Hedy Epstein, l’85enne scampata ai campi di concentramento nazisti, che partecipa alla marcia, fa lo sciopero della fame contro il rifiuto del governo egiziano di far passare i pacifisti.

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FranzWolf – di Franz Krauspenhaar


Noi navighiamo in un vasto mare, sempre incerti e instabili, sballottati da un capo all’altro. Qualunque scoglio, a cui pensiamo di attaccarci e restar saldi, vien meno e ci abbandona e, se l’inseguiamo, sguscia alla nostra presa, ci scivola di mano e fugge in una fuga eterna. Per noi nulla si ferma.
(Blaise Pascal – Pensieri)

 

La pioggia risale al vento, primavere
azzannano gli occhi sparuti al suolo.
Vale andarsene al viaggio in fuga
del sonno lungo, e non da sogno.

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Repertorio delle voci (VI) – Manuel Cohen

ERRANZA E RESIDENZA: VITA E LETTERATURA.

“Per un romanziere deve sempre essere esistito un primo romanzo impossibile, un attimo di terrore al primo tentativo d’immagine umana; il resto della sua opera, la sua importanza, dipenderà dal modo con cui avrà riempito questa lacuna, dalla sua storia continua giorno per giorno dell’uomo. Il letterato per noi non avrà altro ufficio: come questo romanziere non rinunzierà a uno studio infinito di se stesso: non cederà a nessun calcolo ma riporterà alla coscienza ogni movimento suscitato nello spirito: crederà a una collaborazione che va oltre le proprie parole, non limiterà i colpi di sonda e non smetterà di cercare in tutti i testi possibili l’immagine di quel testo, per cui ha deciso la propria vita e la propria dignità.” (Carlo Bo, Letteratura come vita).

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Franco Arminio nella lettura di Emanuele Trevi

Franco Arminio, Nevica e ho le prove. Cronache dal paese della cicuta, Bari, Laterza, 2009.

Poeta e prosatore tra i più intensi e originali del panorama letterario contemporaneo, Franco Arminio approfondisce, di libro in libro, una scienza di cui è il fondatore e il solitario cultore, da lui definita «paesologia». L’orizzonte è sempre lo stesso, l’Irpinia orientale, terra di confine afflitta da lunghissimi e gelidi inverni. Quanto alla «paesologia», bisogna dire che, pur non essendo né una sociologia né una specie di urbanistica, si tratta di una scienza molto più esatta di quello che il suo stesso inventore vorrebbe farci credere. E’ una malinconica anatomia delle evidenze quotidiane, e della loro ineluttabile ripetizione. Continua a leggere Franco Arminio nella lettura di Emanuele Trevi

[di fili d’erba e bave di vento]

non è inverno quello che veramente vede, non è brina quella che lo assale, ma fiore, e il piano è collina. L’amore per qualcuno è forte, fino a questo segno; ma il testo

correrà «in un punto senza brina». Cercando l’eufonia esplodono suoni, suoni, e squilli, squilli. così vola la punta delle dita: digita, incolla, copia.

 

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Non andare spegnendoti


Geh nicht als
Erlöschender.
Wir sind Brennendes,
Steigendes,
oder wir sind nicht gewesen.

(Hilde Domin)

Non andare
spegnendoti.
Siamo fiamme
che salgono
o non siamo stati.

(Hilde Domin/Tr. Stefanie Golisch)

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Acque reali – di Enrico De Lea

Enrico De Lea – Acque reali
(Nota di Federico Francucci – in “Atelier” – n. 46/2007
)

Occorrono pazienti, reiterate osservazioni (e vanno messe in conto interferenze – sempre confinanti con l’effrazione — degli strumenti usati nell’esperimento) per intravedere una fessura, una screpolatura nel petroso intreccio di queste poesie; occorre un ascolto prolungato perché le sequenze verbali, le figurazioni ieratiche e i criptici grovigli, rilascino poco a poco scintille, barlumi, tenui tracce di senso respirabile; perché questo severamente arroccato trobar clus conceda un lembo non cifrato, non irrimediabilmente segreto, da cui cominciare l’avvicinamento. Continua a leggere Acque reali – di Enrico De Lea

La fiamma e la cenere. Su Walter Benjamin (II)

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

La fiamma e la cenere.
Su Walter Benjamin

(Continua da qui…)

4.    Nel 1924 Benjamin, scrivendo all’amico Scholem, gli annuncia quella che definisce «una svolta»: essa – egli afferma – «ha destato in me la volontà di non mascherare più i momenti attuali e politici dei miei pensieri secondo l’abitudine antiquata che avevo seguito finora, ma di svilupparli, e questo, sperimentalmente, in forma estrema. Naturalmente ciò significa che passa in secondo piano l’esegesi delle poesie tedesche, dove si tratta, nel migliore dei casi, essenzialmente di conservare e di restaurare l’autentico contro le adulterazioni espressionistiche. Finché nell’atteggiamento a me adeguato di commentatore non arriverò a testi di significato e totalità interamente diversi, costruirò una mia “politica” come il ragno la sua tela»(54). Continua a leggere La fiamma e la cenere. Su Walter Benjamin (II)

Amaritudine – Alessandro Ghignoli

[ALESSANDRO GHIGNOLI]

Fin da un primo sguardo ai versi di Alessandro Ghignoli si avverte in essi il vibrare della voce del traduttore, del lettore, di chi non si rifà a un solo preciso modello o a una sola tradizione localizzata, bensì dimostra di trovarsi alla confluenza di diversi influssi; flussi linguistici e di pensiero che scorrono e s’intersecano, s’incontrano e scontrano e contaminano a vicenda.
Leggendo Amarore si ha l’impressione di un movimento che cambia di continuo in velocità e direzione, agglomerando, ri-modellando ciò che trova sulla sua strada. Continua a leggere Amaritudine – Alessandro Ghignoli

Al termine di noi – Lorenzo Pittaluga

Lorenzo Pittaluga
Al termine di noi

Queste poesie sono tratte dalle ultime due raccolte postume di Lorenzo Pittaluga. Ricordo che la vita poetica di Lorenzo si è consumata tra il 1984 e il 1995, data della sua morte. Altre poesie seguiranno a queste, edite e inedite. Lorenzo usava sempre modi e metri diversi: non era naif, in poesia, né selvaggio né istintivo, ma, al contrario, meticoloso e ossessivo. Certo, non poteva tacere. Doveva esprimersi. Ma non è vissuto abbastanza per mettere in rapporto le sue parole con la sua vita: ha vissuto quelle e questa come due universi non comunicanti. Oggi, però, a chi resta, non importa più sapere nessuna “verità” sulla sua avventura terrena. Del suo sforzo di rendere le parole vere e vive Lorenzo ci lascia una scia definita. Continua a leggere Al termine di noi – Lorenzo Pittaluga