Fermenti – Una rivista militante

FERMENTI N. 233

Giunge al numero 233, la rivista ‘Fermenti’, da quasi un quarantennio ostinatamente presente sulla scena culturale internazionale, fondata nel 1971 e diretta a Roma da Velio Carratoni, fine umanista, critico, narratore e poeta tra i più ‘civili’ e apprezzati, editore della omonima casa Fermenti (www.fermenti-editrice.it), e presidente della Fondazione Marino Piazzolla, di cui la rivista ospita puntualmente un inserto informativo di attività e contributi critici, e a cui si devono importanti edizioni e traduzioni: Xingjian, Eminescu, Bacovia, Adonis, Batur, Hamburger, Bonnefoy, Heaney, Valverde, Pizzuto, A. Rosselli, Loi, Balestrini, Pagliarani etc. Nella attuale redazione figurano Gualberto Alvino, Antonella Calzolari, Gualtiero De Santi, Donato Di Stasi, Gemma Forti. ‘Fermenti’ nasce come periodico mensile, che ultimamente esce con cadenza irregolare, tant’è che l’attuale numero più che doppio potremmo dirlo plurimo, consta infatti di ben 468 fittissime pagine, pari a circa dieci fascicoli mensili. E’ un ‘ periodico culturale, informativo, d’attualità e costume’, nasce e resiste come rivista a precipua natura militante, di approfondimento delle coordinate sperimentali e antagoniste, occupandosi di letteratura e poesia, di critica e teatro, cinema e arti figurative, con una mai paga passione ‘di contesto’, e di critica del presente. Apre il numero la rubrica Bloc notes di Gualberto Alvino, un lungo excursus nella attualità di cui si fa specchio ustore: con ironia e sarcasmo Alvino passa al setaccio corsivi giornalistici, trasmissioni televisive, notabili critici letterari e autori, non tralasciando di denunciare le difficoltà economiche della rivista ‘Anterem’, rivista per la quale ‘ricerca’ sta per una “tensione indeponibile, in una profonda tensione dell’animo che si pone in ascolto dell’incertezza e della fragilità”. Alvino chiude le sue belle pagine producendosi in alcune mirabolanti e sbeffeggianti aemulationes di Sandro Veronesi, Niccolò Ammanniti e Giorgio Faletti: una campionatura a vario titolo della corrente letteratura di consumo. Nella ampia sezione Saggistica, trovano ospitalità interessanti contributi critici militanti e accademici: tra questi segnalo almeno il saggio del giovane studioso Francesco Lioce, Alle origini del modello epocale montaliano, e “Preveggenze” nel sapere po(i)etico di Dante, di Antonino Contiliano. La sezione Arte, raccoglie alcune testimonianze di Antonio Del Guercio, Valentino Zeichen, Mario Lunetta, Claudio Rendina sull’opera di Edolo Masci, artista recentemente scomparso, di cui appare un acquerello in copertina e di cui sono riprodotte varie foto di suoi lavori. Tra le recensioni segnalo almeno quelle di Niva Lorenzini e Donato Di Stasi relative all’opera di Nanni Balestrini, e quella di Gualtiero De Santi sul libro postumo di Antonello Baldini. Ma gli articoli, gli interventi i saggi e pure gli inediti in versi e in prosa sono talmente tanti e di altissimo livello che non posso fare altro che riprodurre l’indice della rivista, e invitare il lettore a sostenere queste iniziative eccellenti, che la cultura ufficiale snobba, e che rappresentano il vero patrimonio di una cultura mai prona, perennemente mossa dal genio dell’inquietudine e della ricerca, costantemente aperta al nuovo, nella contraddizione e nella verità. (Manuel Cohen)

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FERMENTI N. 233, ANNO XXXVIII, n. 1,2009.

Sommario:

Bloc notes di Gualberto Alvino

SAGGISTICA

Il corpo sonoro e il filo dell’ascolto di Giovanni Fontana
Alle origini del modello epocale montaliano di Francesco Lioce
Aldo Belloni di Piero Meli
L’ultimo Rebora, tra calvario e rinascita di Valeria Capossela
Attitudini secondarie di Matteo Martelli
Iridescenze di Matteo Bonsante di Gualtiero De Santi
Nel laboratorio poetico di Egidio Mengacci di Gualtiero de Santi
Il personaggio iperionico nella prosa di Mircea Eliade di Geo Vasile
Giorgio Bassani e la porta lirica nella Storia d’Italia di Paola Pepe
“Preveggenze” del sapere po(i)etico di Dante di Antonino Contiliano
La datazione dei documenti medievali di Giancarlo Bova
Il Canonico Vastano della redazione

ARTE

Edolo Masci: la nudità rivelatrice
Interventi di A. Del Guercio, V. Zeichen, M. Lunetta, C. Rendina

CULTURA

Kenneth Patchen e Pablo Picasso di Cristina Chetry

NARRATIVA

Cinque capitoli da Ferirsi di Aldo Rosselli
Psicoanalisi del signor Tutti di Bruno Conte
Un tipo così di Velio Carratoni
Geco di Gualberto Alvino
Oggi non importa di Maura Chiulli

POESIA

Poesie di Giorgio Bàrberi Squarotti
Calepino di Mario Lunetta
Poesie di Nadia Cavalera
Sento, dunque suono di Giovanni Fontana
Andante in di Oronzo Liuzzi
Metal Music Poetry di Marco Paladini
G/ira g/ira il mondo di Gemma Forti
Ordinanza che vieta l’elemosina di Ferruccio Brugnaro
La poesia ucraina, questa sconosciuta di Paolo Galvagni
su Taras Ševčenko, Bohdan Lepkyj, Vasyl’ Symonenko

AFORISMI

L’inevitabile idioma di Domenico Cara

INTERVISTE

Da Il controllo dei mezzi a La forma dell’Italia
Davide Dalmiglio intervista Mario Lunetta
Il controcodice di Cagliostro
Francesco Lioce e Luca Morricone intervistano Sergio Campailla
Quella notte dei lunghi sgambetti
Erica Lese intervista Nanni Balestrini

RECENSIONI

Le Sconnessioni di Balestrini di Niva Lorenzini
La tecnica del montaggio atonale di Donato di Stasi su Balestrini
La notte gioca a dadi di Piero Sanavio su Mario Lunetta
L’ultimo Baldini di Gualtiero de Santi
Giusi Verbaro di Maria Lenti
Caterina Camporesi di Germana Duca Ruggeri
Roberto Leoni di Francesco Lioce
Germani Droogenbroodt di Francesco Lioce
Germana Duca Ruggeri di Anna Elisa De Gregorio
Rossella Luongo di Antonio Spagnolo
Gianna Sallustio di Gianni Palombo
Leda Palma D. Cara, G. De Santi, Edith Bruck, A. Spagnuolo, Isabella Deganis, Antonella Sbuelz

ALTRA LETTERATURA

Su Guido Guglielmi, Ariodante Marianni, Marco Paladini
di Donato Di Stasi

ANNIVERSARI

Paolo Volponi di Germana Duca Ruggeri
Jannis Ritsos di Crescenzio Sangiglio

RIEVOCAZIONI

L’idillio impossibile e la “rivolta” nella lirica di Horst Bingel
di Giuseppe Gallo
Oblio di David Foster Wallace di Maria Pia Argentieri

EDITORIA

Letteratura per ragazzi in Italia: per quali ragazzi? di A. Calzolari
Il libro se n’è andato? di Maura Chiulli

COSTUME

Orizzonti di cronaca di Dario Amato

INSERTO DELLA FONDAZIONE PIAZZOLLA

Notiziario delle attività della Fondazione: presentazioni, convegni, premi letterari, borse di studio, notizie di traduzioni di M.Piazzolla nel mondo,e contributi critici per la valorizzazione della sua opera.
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11 pensieri riguardo “Fermenti – Una rivista militante”

  1. Grazie Marlene, e ben tornata.

    Abbiamo aggiunto il sommario dell’ultimo numero proprio per dare un’idea della ricchezza e della consistenza della rivista.

    fm

  2. Fermenti editrice ha pubblicato, unica in Italia, una selezione delle poesie di Gao Xingjian, premio Nobel per la letteratura nel 2000.

    Incollo qui un bel contributo trovato in rete:

    da *Vico Acitillo 124: Poesia dei giorni dispari*

    Gao Xingjian: Parlerò di ricci (Poesie 1991-1995)
    Fermenti, Roma, 2006, pag.67, € 10,00
    di Raffaele Piazza
    Gao Xingjian è nato in Cina nel 1940 ed è l’unico scrittore cinese ad aver vinto il Premio Nobel (2000). Il libro di poesia di Xingjian, che prendiamo in considerazione in questa sede, fa parte di una delle tante collane dell’Editore Fermenti di Roma, collana intitolata Sotto il segno del molteplice, curata da Filippo Bettini; qui il molteplice è inteso e proposto come pluralità del diverso nella forma della compresenza, del dialogo e dell’osmosi. Molteplice come esperienza. Molteplice come lingua. Molteplice come cultura. La produzione poetica di Xingjan, pur essendo consistente e di gran valore, è praticamente sconosciuta sia in Cina che in Occidente. Egli, infatti, l’ ha sempre ritenuta un’attività privata, intima, un’espressione di ciò che sto vivendo, senza mai preoccuparsi di eventuali pubblicazioni. Gao Xingjan vive da alcuni anni a Parigi, dove si è stabilito volontariamente dopo i contrasti politici con il governo cinese dovuti alle tematiche delle sue opere (che sono anche di narrativa e di saggistica): l’autore ha preferito l’esilio e la libertà di scrivere, piuttosto che piegarsi al regime cinese.
    Il libro, con testo cinese a fronte, è scandito in due sezioni: quella eponima, il poemetto Parlerò di ricci (Ballata contemporanea), e quella costituita dal poemetto Quattro quartetti per un weekend, del quale sono presentati dei frammenti estrapolati dal lungo testo completo. Parlerò di ricci è composto di versi di solito brevi (anche di una sola parola), racchiusi in strofe brevissime. Il ritmo ha un andamento leggero e cadenzato e c’è una forte precisione nei versi di questo poeta. Si riscontra, nella poesia di Xingjan, una singolare mescolanza di visionarietà e quotidiano. Ogni piccola strofa è la tessera di un mosaico, che proprio nel ritmo trova la sua bellezza connessa ad una certa musicalità. Parlerò di ricci è un testo vagamente epigrammatico, scabro ed essenziale, apparentemente frammentario, caratterizzato da una garbata ironia e da un taglio vagamente narrativo e molto spesso ridondante nelle sue espressioni. Si avverte, talvolta, anche una connotazione di alogicità, connessa ad un senso di spaesamento e dissolvimento dell’io-poetante:-“ /Di un riccio/ io parlo/ parlo di un verme/ s’insinua scivolando lento// diciassette anni/ fa/ nel Colorado/ c’era/ un fiume/ senza sirene/ nessun annuncio di sventura// cristo afflitto/ afflizione di cristo/ l’imbrunire del giorno/ il giorno dell’imbrunire/ prateria:/ vento verde la prateria/ una vecchia scarpa/ e/ un bambino/ dimenticati…//…” Ci si accorge subito che ci troviamo di fronte ad una poesia del tutto antilirica e antielegiaca, che a tratti è caratterizzata da ridondanza, dove pare di scorgere, intravedere, sullo sfondo un paesaggio, una prateria, nel quale si situano due amanti e un bambino:-“…//lei dice/ voglio un bambino/ voglio pure/ una villa/per le vacanze// se tutto fosse vero/ i miti// sarebbero più ardenti dei bisbigli d’amore// il mondo/ si frantuma in innumerevoli schegge/ impossibile ricomporlo/ ali di cicala/ sorridono// il vento/ si placa fino a tacere/ dalla pianta dei piedi s’insinua su lungo il midollo// la donna/ le dita come lunghe lame/ occhi freddi/ guarda la sua creatura// lui fa/farfuglia ba/balbetta/ racconta una lunga sfilza di storie/ non una che abbia sostanza//”. Nei versi suddetti c’è una fortissima densità metaforica e ogni riferimento è taciuto, anche se sappiamo che se nella storia si parla del Colorado e che c’è una coppia con un bambino. Sembra calzante il sottotitolo di Parlerò ai ricci, ballata contemporanea, che esprime il carattere dei versi, ritmici e musicali riferiti ad una contemporaneità, ad una storia dei nostri giorni, quando l’io femminile afferma di volereb un bambino e anche una villa per le vacanze.
    La seconda parte del libro, Quattro quartetti per un weekend, appare più strutturata della prima, senza che questo sia un pregio: infatti non è composta da brevi strofe, ma, al contrario, da un fluire di versi ininterrotto di versi, formato da lunghe sequenze: in questa seconda parte del testo si esprimono alcuni personaggi che parlano, alternandosi l’uno all’altro e, in questo, c’è, indubbiamente, qualcosa di teatrale. La parte che citiamo ha un ritmo serrato e potrebbe essere intesa come autobiografica perché, in questa, viene detta, dall’io poetante, una storia che è indirizzata ad un esiliato e, come abbiamo notato, anche Gao Xingjan è un esiliato dal proprio paese nativo:-“ Straniero tu sei, a questo condannato per sempre/ non hai un paese, una patria, non conosci la nostalgia. / Niente famiglia e responsabilità/ basta pagare le tasse/ Ogni città ha il suo municipio/ ogni famiglia la sua padrona di casa,/ ogni dogana il suo doganiere/ Nessuna eccezione! / Eppure errabondo tu/ di paese in paese/ di città in città/ di donna, in donna/ te ne vai senza meta/ Neppure la briga di scegliere/…/”…: in questi versi è molto ben descritto il senso di spaesamento dell’esule che deve fare i conti con la vita in un paese straniero, dove, inevitabilmente, è stato costretto ad andare; con queste poesie originalissime l’autore descrive, con un tessuto linguistico articolato e perfettamente dominato, varie situazioni dell’esistenza alla fine del secondo Millennio: c’è uno scavare in profondità nelle cose che si rivela molto efficace, una densità metaforica che si fonde in un poiein complesso e venato da una notevole ironia, unico mezzo per salvarsi nel tempo storico che stiamo attraversando.

  3. grazie a Francesco e Manuel per il prezioso suggerimento e per il lavoro che fate, ma anche grazie ad Aditus per la segnalazione sulla poesia di Gao Xingjian.
    testimonianza di cultura come scambio e collaborazione, quale sempre dovrebbe essere.
    n.

  4. Grazie a Francesco che con me condivide l’entusiasmo della promozione culturale!

    Grazie a tutti gli intervenuti
    e a ADITUS per la segnalazione.

    Segnalo che sul numero di ‘Fermenti’ è presente pure uno scritto di GEO VASILE, il massimo traduttore di autori italiani in lingua rumena…E presso Fermenti sono usciti anche suoi libri

    1. Forse queste mi righe di caloroso ringraziamento saranno lette anche dal sg. Manuel Cohen, per le bellissime parole rispetto ai miei contributi letterari tanto sulla rivista FERMENTI quanto alla mia opera di traduzione di autori italiani in lingua romena, anche in assenza di alcun riconoscimento ufficiale da parte dei responsabili di vari enti e istituzioni…. Un cordiale saluto da Bucarest, caro Manuel, e nuovamente grazie infinite, G.V.

  5. Ringrazio anch’io Aditus per i suoi contributi sempre preziosi.

    Una parola, comunque, va spesa anche per l’egregio lavoro di diffusione della poesia che Manuel porta avanti da anni.

    fm

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