Poesie inedite di Daniela Cabrini

Si procede cercando
nell’ipotesi della voce
si forma l’attesa –
un passo, un rischio.
Stanca la luce procede
disturba un segnale
l’idea è manifesta
circonda l’inquietudine
di un alibi di rito
ma perso è l’inganno
e l’eleganza del destino.

Daniela Cabrini
Poesie inedite (2008-2009)

 

Il dolore è il segno
preciso il suo nome – tu.
Nella forma disadorna delle cose
interroga la domanda
nel porsi dell’alba
il desiderio in questa casa
e come nel corpo pensa.

 

Il corpo ha peso deforme
vana confusione
fra visi e aggettivi
le azioni sbagliano soggetto
dove rientrare nello stomaco marcire
nel dire torna, andare.

 

Rovescia lo zero
non vuoto interno
spazio intorno
non entra, fermo
sul confine trabocca
e bocca sull’occhio
chiuso in un anello.

 

Trasposta una o come zero
o come oro
un prolungato dialogo
fra intuizione e verifica
passaggi di tempo
la vita appesa
al filo di un calcolo.

 

L’amore consumato
la mano sfila il guanto
e incanta la vita
sospinto in un gesto sedotto
il dolore senza soluzione
a mani nude, a innocenza negato.

 

È naturale il pensiero negativo
non in sorte giunge il dolore
scardina dove non si può.
La bellezza è un ardire
è essere senza mentire
al varco della parola.

 

Se tende a zero il bisogno
il limite è infinito.
Non conosce futuro
declinando i verbi
nelle azioni prive di tempo
ci incontriamo, legati
alla vertigine presente
il tormento deriviamo.

 

Davvero le nuvole erano solo
aria più pesante nelle giornate
di passaggio ad est?
L’interno è sempre nero
l’esatta misura della solitudine.

 

Con la forza di un astro
una solitudine accoppiata
al movimento sotto vento
il mare regala lo stesso orizzonte.
Un destino diverso ha mutato
parole comuni in altro sguardo
torna il conto tengo il tempo
la pagina bianca si incurva.

 

Conosco una sola misura
dell’ombra tenuta in scacco
o della cenere che nel vento
muta in polvere o canto
disturba la terra inventa l’aria
nel fuoco torna argento
distante prezioso elemento
si compone e corrode e torna nero
torna ombra.

 

Si procede cercando
nell’ipotesi della voce
si forma l’attesa –
un passo, un rischio.
Stanca la luce procede
disturba un segnale
l’idea è manifesta
circonda l’inquietudine
di un alibi di rito
ma perso è l’inganno
e l’eleganza del destino.

 

Dividi la notte con il buio
risulta un occhio
il resto è sogno che
alla stanchezza non dà ombra.
Solo la notte è insonne
il buio l’alba commuove
nell’inclinazione delle ore.

 

Il selciato è un passo
che arresta il destino
un addio travestito
passi che tornano, dove sanno.
Si poggia l’orecchio
si imparano i colori del rosso
la cura alla perfezione del tempo
occhi che girano lancette e
la sfumatura dell’assenza
di ciò che pensa.

 

Attiri il fuoco, la cenere, il vento.
Fra il chiaro e lo scuro cammini
intero da desolante bellezza
e solo cerchi le mani nella notte
in segreto tieni il silenzio.
Solo è il volto segnato,
il legame fra l’uomo e le parole
è fatale.

 

Varco nel buio minimo
messo a tacere il desiderio
cassa armonica vuota
qualcuno ha stonato la voce
come difetto di meccanismo
si mostra l’istante in cui si improvvisa
la vita si arrende alla piega degli occhi
cavo distorto, voce alterata meccanica.

 

Per come conta a gruppi
oggetti pensati
per come si appende
una giacca al muro
per quando una mano
sposta una data
in margine annotata
si confonde sabbia con cenere
annotta anche la nebbia.

 

Dunque un vettore
data la direzione
inverte il verso
della stessa domanda
da scomporre
nelle componenti dello spazio
uniforme nel tempo.
Costanza della luce
non cambia il senso
se inverto i fattori
anche il ? è un ricciolo
matrice simmetrica.

 

Deve vincere la tenerezza
nell’attesa del cambiamento
fra le parole non può essere
muta la soglia del dire.
Si cambia media
si scioglie il simbolo
nel mattino il chiaro
invade lo spazio senza ferire.

______________________________
Daniela Cabrini è nata a Cremona nel 1961. Compie studi scientifici e si laurea in Matematica. Inse­gna e vive a Cremona. Ha pubblicato Tempo Presente (LietoColle, 2002) e Attraverso interni (LietoColle, 2007). È presente con un suo intervento di Matematica in I nomi propri dell’Ombra (Moretti&Vitali, 2004). Sue poesie compaiono in: Rane, un dito nell’acqua (I Qua­derni di Correnti, 2004) e I mondi creativi femminili (Lie­toColle, 2006).
______________________________

***

18 pensieri su “Poesie inedite di Daniela Cabrini”

  1. “il legame fra l’uomo e le parole / è fatale”. Leggerei volentieri i libri di Daniela Cabrini. Chi può scrivere questi due versi ha già un percorso scritto nella mente, con molta lucidità, sospeso fra rigore, incanto e dolore. Se in futuro dovessi riparlare di qualche poeta contemporaneo, non ho che da sfogliare l’indice della Dimora. Grazie a Daniela e Francesco. Marco

  2. mi sembra che il percorso formativo si Daniela si sia concluso. queste poesie sono l’inizio di qualcosa di nuovo, assai denso, confronto con il senso che non si dà a pensare, che non sta dentro modelli interpretativi, che tracima per consentici di sopravvivere creativamente alla deriva.

    un saluto a Daniela e a Ranieri

  3. grazie a Francesco per l’ospitalità. grazie a Marco Ercolani : la tua stima e la preziosa sintesi nel tuo commento è il riconoscimento più grande che può ricevere chi scrive cercando l’attenzione e la cura formale nella simbiosi fra poesia e matematica, fra un’appartata solitudine e un confronto attento.
    daniela cabrini

  4. io scrivevo e Stefano stava scrivendo…che dire delle simultaneità?! e scrivevo di confronto – dopo “attraverso interni” è stato difficile sia cercare sia aspettare un nuovo inizio che fosse un superamento, un radicato nuovo scrivere. grazie, dunque, delle tue parole, così precise, così attente.
    daniela

  5. bellissima questa proposta
    queste parole legate come pezzi facili profondi sinceri
    c’è tanto stupore la cura apre gli spazi
    ci si pensa ci sente dentro questi versi
    grazie
    c.

  6. Ciao Carmine, grazie sempre per i tuoi interventi e per la sincera attenzione con cui leggi i testi degli altri. Il tuo è un occhio vergine, non contraffatto, che svela. Grazie.

    fm

  7. “Conosco una sola misura / dell’ ombra tenuta in scacco” mi pare un verso dall’intensa carica visionaria ben trattenuta tra le parole: sprigiona energia, davvero.
    Lo stesso avviene per “Deve vincere la tenerezza / nell’attesa del cambiamento” su un versante più lirico – esistenziale.
    Insomma, una versificazione sempre ben sorvegliata e nello stesso tempo vivida, spontanea.
    Brava Daniela.

  8. Grazie per l’intervento, Marco.

    Sento molto vicina la scrittura di Daniela, non tanto per le soluzioni stilistiche quanto per l’intenzionalità “poietica” che la muove e la ispira, per il suo situarsi, “intuitiva-mente” fra limite e illimitato, lasciando al testo la possibilità di definire uno spazio di “equilibrio”, dove la tensione si stempera e diventa forma.

    Oggi rileggevo il suo saggio contenuto ne “I nomi propri dell’ombra”, e mi ha colpito, proprio in riferimento a questi testi, un passaggio secondo me emblematico, anche per gli sviluppi che qui si definiscono in tutta la loro metamorfica compiutezza: “… all’interno delle forme razionali, nello spazio in cui l’una dà il cambio all’altra, nascono le domande e le ipotesi”.

    Ecco, a me sembra che quello “spazio” sia qui ben individuato e declinato: ed è quello della “visione”: sostanzialmente: il punto di condensazione tra “interrogazione” e “possibilità di voce” – cioè il testo in quanto esistenza, unica forma compiuta (pur nella sua estrema “apertura”, o forse proprio in virtù di questa) del silenzio che dimora ogni domanda (di senso).

    fm

  9. caro francesco e caro marco, vi ringrazio per aver colto da punti di vista (sguardi) diversi eppure complementari le forme che mi interessano e mi per-seguitano del fare poesia. forse marco interroga la risposta, mentre francesco la domanda sapendo che il punto interrogativo può essere la fine come l’inizio. mi fa piacere che abbiate sentito vicina la mia voce, voi come carmine, e che ci sia questo piacere d’anima e intellettuale di analisi.
    daniela

  10. Grazie a te, Daniela. Ci sono delle scritture (e la tua è fra queste) che meriterebbero ben altri approfondimenti, visto che sono, deliberatamente, in cerca di spazi (inesplorati) da occupare.

    Per me, il senso del “fare poesia”, oggi, è proprio in questa “ricerca”: quale che sia la “direzione”, quale che sia il “carico” che l’autore si trascina nel suo viaggio.

    fm

  11. Il pensiero riflesso in una voce. Questo è ciò che cerchiamo in un andamento poetico lucido e vitale. “L’interno è sempre nero/l’esatta misura della solitudine”. I versi di Daniela aprono
    alla conoscenza di un buio che sta sulla soglia tra il dentro e il fuori. Spiragli di luce e chiusure nell’ombra dei sensi che vibrano.

    Un caro saluto a Daniela e a tutti gli amici.
    Giorgio Bonacini

  12. Nella trasposizione e nel rovescio di un corpo, appaiono le geometrie
    di questi versi, per cercare una misura che dimora nel tempo e nelle
    sue figure del senso.
    Queste parole hanno ordine disadorno e sanno “contare” in duplice
    accezione:Scandiscono lo spazio e si pregiano quando sono rivelate.
    Sono un cammino che procede in un ritorno sistematico
    e “Se tende a zero il bisogno/il limite è infinito”.
    Intanto le variazioni desideranti soccorrono.
    Il dire della poesia è sempre pronto sulla soglia del divenire.

  13. cara Daniela, sempre rimandando l’incontro con la tua poesia è passato quasi un mese. Me ne aveva parlato Marco (Ercolani) in termini molto positivi.Ti leggo solo ora e non solo perché Ranieri mi ha scritto ed ho recepito che tra voi…c’è un legame. Insomma, ti leggo solo ora e dovrai perdonare la mia proverbiale lentezza. I tuoi versi hanno una grande maturità, lucidità, consapevolezza e alcuni possono essere veri e propri exergo. Sono molto felice che esista la tua poesia e concordo pienamente-non avendo la capacità di aggiungere di mio qualcosa di diverso- con tutti quanti si sono espressi con un giusto entusiasmo nei tuoi confronti. Attendo di conoscere ancora meglio la tua poesia passata e prossima.
    lucetta

  14. una sera d’estate, durante la mietitura, un camionista,aspettando il grano mietuto nel campo, scopre che la compagna del mietitore sta per laurearsi e parola dopo parola si mettono a parlare di letteratura. quando, ormai, la mietitrebbia ha raccolto il grano il camionista le chiede come va con la poesia. Ne ottiene un gentile diniego. Te ne porterò una ogni mese le rispose.
    Dammene una da portargliene

    P

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