Taci, il governo ti ascolta (I) – Cherchez le fou

 

COLPEVOLE!
(di don Paolo Farinella)

Lo sapevamo che prima o poi sarebbe successo. E’ successo nel modo più consono alla realtà perché è un colpo «omeopatico». Un uomo malato, da dieci anni seguito dai servizi psichiatrici pubblici, armato di un souvenir della sua città, il simbolo della Milano civile e religiosa, il Duomo in miniatura pesante con guglie e Madonnina incorporati, aggredisce e colpisce un folle che per due ore sul palco ha gridato guerra contro tutti, aggredendo lo Stato, scagliando corpi contundenti contro la Repubblica, demonizzando i «suoi» nemici comunisti e di sinistra che ha presentato come «nemici» di tutto il popolo, presente in piazza, istigando non solo all’osanna di giuggiole demenziali, ma all’aggressione contro chi gli vuole – secondo lui – impedire di governare. Un uomo senza Legge e senza Stato aizza gli animi di psicolabili sui quali si erge come nano, formato tascabile, con un linguaggio da guerrafondaio, da comunista breshneviano, da estremista barricadiero, da folle. Cosa si aspettava? Un malato ha risposto in maniera uguale e contraria, facendogli assaporare con un colpo di duomo quello che aveva appena finito di predicare. Pura omeopatia.

Tutto si consuma tra due pazzie, ma con una differenza. L’uomo malato è in cura psichiatrica da dieci anni; il folle sul palco è al governo dell’Italia. Il Malato è armato solo di un duomo souvenir, il folle al governo è ricco e circondato da un servizio d’ordine da sceicco con trenta persone super-pagate che non hanno saputo nemmeno fermare un oggetto volante: soldi pubblici sprecati inutilmente. Soldi nostri. Il malato fantastica nel suo mondo di frustrazione e cerca una rivincita. Il folle grida contro tutti e contro tutto, accreditandosi come «unico», «migliore», «vittima sacrificale». Pretende la salvezza giudiziaria a furor di popolo solo perché lui è «il capo». Ha avuto la risposta: un uomo malato, ascoltandolo, lo ha preso di parola e ha messo in atto il suo insegnamento: abbattere il «nemico». Sì, un malato ha riconosciuto il folle «ufficialmente» come vittima, trasformandolo in vittima. Non c’è vittima senza sangue. Il volto botulinato e rifatto cento volte, sanguinante e trasformato in maschera, svela davanti a tutti la vera consistenza della pazzia: lo sguardo sperso, terrorizzato, lui che ha sempre creduto di essere in cima ai sogni degli Italiani, ma specialmente delle Italiane, è stato costretto a svegliarsi da un colpo secco, sferrato con un souvenir «religioso». Si era accreditato come «Messia» per ritrovarsi detronizzato da un malato con un colpo secco di «Tempio», quasi a dire: «Tu sei spurio, sacrilego». L’uomo oscenamente ricco, per furto, evasione, riciclaggio è atterrato da un oggetto dozzinale da pochi euro. Nèmesi violenta. Nèmesi trasparente.

Altri, e da tempo, avrebbero dovuto scacciare il «folle» dalla soglia del Tempio, in nome di una verecondia che non tollera culti di personalità. Altri, addetti alla religione del sacro, avrebbero dovuto dire «Adesso, Basta!». Non lo hanno fatto, perché impegnati in scambi di valuta pregiata e simoniaca. Chi è stato zitto per mesi davanti al dilagare dell’immoralità istituzionale, etica e umana di un satrapo malato di priapismo e di megalomania diarroica, non doveva mandare un telegramma di consolazione, ma doveva semmai mandargli a dire che tutti i Golia sono caduti per mano di piccoli Davide. Non ci è piaciuta, a ferita ancora calda e a duomo ancora insanguinato, la corsa del papa e del suo segretario di Stato a rimboccare le coperte di un indecente presidente del consiglio. Non ci è proprio piaciuta. Zitta di fronte alle aggressioni alla verità (caso Boffo); zitta di fronte alla manipolazione di ogni decenza; zitta di fronte agli assassini di Stato (migranti); zitta di fronte alla violenza mortale (carcerati morti per violenza diretta), la gerarchia cattolica, avrebbe dovuto dire una parola di verità e di consolazione verso il malato mentale che è stato indotto a compiere un gesto sconsiderato, ma coerente in quel contesto e in quella fucina di odio e di terrore che è il berlusconismo. Ancora una volta papa e cardinali hanno perso l’occasione di schierarsi dalla parte dei deboli per sistemarsi accanto ai ricchi e potenti. Eppure lo dice anche la Madonna: «Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1,52).

La Storia, che è una maestra che non insegna nulla, ha mandato un uomo malato a fermare la ferocia omicida di un pazzo folle che non esita a trascinare la sua parte politica e succube a dichiarare guerra preventiva con invettive di violenza inaudita contro la Costituzione, contro il Capo dello Stato, contro la Corte Costituzionale, contro il Consiglio Superiore della Magistratura, contro i giudici chiamati a giudicarlo per delitti eversivi, contro la Legge, contro tutti coloro che pretendono che sia «uguale» a tutti i cittadini, sottoposto alla Sovranità della Legge. Pur di salvare se stesso da crimini che ha commesso in tutta la sua vita con la complicità di servi, schiavi e manutengoli, non esita a distruggere il tessuto civile dell’intero Paese, vittima egli stesso della sindrome di Sansone: «Muoia Sansone con tutti i Filistei». Il giudice Sansone però uccise se stesso per salvare il suo popolo. La maschera di uomo invece non esita a uccidere il popolo pur di salvare se stesso. Eppure c’è una giustizia insita nelle cose: per la mano forte di un uomo debole di mente, il potente, ubriaco di sé e della sua megalomania, ha sbattuto contro il muro della realtà. Ora deve sapere che chi semina vento raccoglie tempesta.

La canèa si è scatenata, gridando contro il clima di odio e chiedendo, guarda caso, così per non nominare alcuno, all’opposizione di «abbassare i toni» e di «smettere il clima di odio che sta infestando la vita politica». Mistificazione pura. No! Non ci sto e canto fuori dal coro! Berlusconi e i suoi servi non hanno diritto di chiedere di abbassare i toni perché da 15 anni hanno rubato toni e semitoni, suonando solo loro la musica dell’aggressione a chiunque gli si oppone. Si dice che lo scontro deve ritornare alla politica; c’è un solo modo, non due, non tre: Berlusconi si faccia processare e dia le dimissioni; se fosse un vero capo di Stato darebbe l’esempio e rispetterebbe la Legge; egli invece vuole affossare ogni Legge, ogni decenza, ogni contrarietà alla sua logorroica esigenza di priapismo politico e mediatico. Sì! Abbiamo il coraggio di dire che quello che è successo è frutto della sua stupidità politica, della sua insipienza etica, della sua inconsistenza umana, della sua protervia di ricco mafioso che schiaccia chiunque gli attraversa la strada. Per lui tutti sono sotto di lui, formiche da schiacciare alla bisogna. Un uomo, un folle pericoloso.

Le truppe a libro paga del Napoleotto brianzolo sono ignoranti, ma sanno far di conto quanto a mistificazione. Un esempio per tutti: Spatuzza accusa Silvio Berlusconi di fare affari con la mafia, ancora prima di diventare presidente del consiglio. Anzi, diventa presidente del consiglio in forza di quell’accordo e per onorare quell’accordo, secondo il quale la mafia è la “mamma” da amare secondo il comandamento cristiano: «Onora il padre, ma specialmente mamma santissima». Il giorno dopo due capibastone si presentano davanti ai giudici: uno, Filippo Graviano, mai nominato da Spatuzza, parla e dice che lui non conosce B. Apriti cielo: il mafioso diventa l’oracolo, la trasparenza della verità. Peccato! Pochi si accorgono che Spatuzza parla di Giuseppe Graviano, il quale, in puro stile mafioso, manda a dire al B., attraverso i giudici, davanti alle tv: «Io non parlo. Se devo proprio parlare lo farò quando dico io, per cui chi ha orecchi da intendere intenda». La corte brianzola, in trasferta permanente a fare da piedistallo al capo «a prescindere», lo assolve per ieri, per oggi e per domani e invoca la salvezza definitiva per legge, per sempre.

Ora avviene che lo sceneggiato si ripete: un uomo malato ha colpito col duomo volante il presidente del consiglio? I mandanti morali sono la sinistra e Di Pietro. La sinistra la vedono solo loro, perché non ci pare che all’orizzonte vi sia qualche segnale di fumo di sinistra; Di Pietro ha detto una lapalissiana verità: «E’ lui l’istigatore». Chi può contestarlo? Solo chi è in malafede e su questo piano, il più pulito ha la rogna. Occorre una legge retroattiva che dichiari Di Pietro «assassino consecutivo». In queste ore assistiamo alla corsa della marcia longa per dichiarare solidarietà al colpito, cioè al potente caduto dal predellino. Viene voglia di dire: chi di predellino colpisce, da predellino sbatte in terra.

Non vi sono più le mezze stagioni, non c’è più religione e non c’è più neanche la sana follia di una volta! Ora tutto è capovolto, il pazzo formato tascabile in statura e morale, diventa il capo saggio e lungimirante al di sopra della Legge perché altrimenti non può stare al governo e fare sfoggio della sua illimitata follia; il malato in cura psichiatrica da dieci anni diventa il nuovo Gavrilo Princip, il bosniaco che il 28 giugno 1914 a Sarajevo attentò a morte l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono di Austria e Ungheria e sua moglie Sofia, accendendo la miccia che fece scoppiare la prima guerra mondiale. Per rendere ancora più drammatico il momento e farlo fruttare in termini di consenso e di adesione, i corifei venduti e prezzolati sproloquiano di guerra civile e il ministro in similpelle dell’interno parla come mangia, ventilando l’ipotesi che poteva essere ucciso il suo presidente del consiglio. Ha appena ammesso il suo fallimento come ministro e avrebbe dovuto rassegnare subito le dimissioni. Roba seria, le dimissioni! Ah, Maroni, Maroni che porti il programma già nel tuo nome!

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio: il brianzolo che si crede il Messia, infatti, colpito a sangue e ancora col botulino disfatto, ma con i capelli perfettamente incollati, sogna per un momento di essere il papa. Infatti non era ancora giunto in ospedale che dichiara, come Giovanni Paolo II, dopo l’attentato di Ali Agca (1981), di essere «miracolato», lui il prescelto dal Signore per schiavizzare e sodomizzare l’Italia. Questa ce la poteva risparmiare. Cosa ci aspetta? L’inimmaginabile! Da capo di governo perseguitato, diventa capo di governo martire della libertà e vittima della sinistra sempre più comunista e violenta che non vuole le riforme e lo scudo illegale e fiscale, una sinistra (che solo lui vede) antidemocratica che impedisce all’Unto del Signore di raggiungere il trono di Dio in terra, in mare e in cielo. Seconda tappa: appena si sarà fatto e rifatto, prima che scada il tempo delle emozioni, andrà in pompa magna in qualche santuario a ringraziare qualche Madonna disponibile e qualche chilo di clero servile e, giuro, farà incastonare il duomo che lo ha colpito nella corona dalla Madonna a perpetua memoria. Intanto l’Italia piange il suo destino, mentre i cani, i randagi, i coyotes e le iene imperversano e infestano le foreste e le piazze cercando di spaventare chi non ha perso la lucidità per dare ai fatti il senso misurato dei fatti: un pazzo ha colpito un folle e se misuriamo il quoziente di pazzia/follia, siamo certi che il secondo supera di gran lunga il primo.

P.S. –

1. Vogliono chiudere alcuni siti di Facebook perché l’indignazione incontrollata fa paura e senza controllo loro non possono e non sanno governare. Hanno bisogno di popolo osannante, ingannato, ma osannante. Tutti coloro che inneggiano a «Meno male che Silvio c’è…» sono da ricoverare con diagnosi disperata. Napoleonetto non sa perché «lo odiano»: venga, «sciur», che glielo spiego io, con un disegnino.

2. Ricoverato al San Raffaele dal suo amico di intrallazzi, don Verzè, è stato subito accudito e assistito come si conviene con medici personali e il pellegrinaggio ininterrotto di tutti gli esseri inutili che popolano la Nazione e si credono importanti. Intanto in Italia, negli ospedali si muore di parto e per negligenza; chi ha bisogno di una tac deve aspettare un anno, chi va al pronto soccorso aspetta ore e anche giorni, salvo che non abbia la carta di credito in bocca come lasciapassare. Allora tutte le emergenze si risolvono. Tutte. Non ho mai chiesto un dono a Gesù Bambino, ma quest’anno faccio un’eccezione e chiedo che quel Bambino nato di straforo e di nascosto, extracomunitario senza permesso di soggiorno, irregolare e per giunta palestinese ebreo, possa liberarci una volta per tutte dalla peste civile e politica che si chiama Silvio Berlusconi. Anzi Shilviush Berluskonijad. Grazie Gesù e non avere paura di avere pietà di noi!

(Paolo Farinella, prete)

***

27 pensieri su “Taci, il governo ti ascolta (I) – Cherchez le fou”

  1. mai avevo sentito una cosi chiara verità , sono rimasto letteralmente colpito , non dalle cose dette , che al novanta per cento conoscevo , come le conoscono molti altri che hanno voglia di verità ,ma da come vengono esposte , chiare , elementrari, in maniera comprensibile al piu ignorante lettore ,come me.
    OH Dio. mi chiedo perchè non parla cosi chi è preposto a farlo in parlamento , chi è stato deputato a difendere gli interessi dei cittadini .
    perche queste verità non sono sintetizzate su manifesti
    perchè le città non sono colorate da queste verità

    perchè ciao a tutti e grazie

  2. Ed io, io che ho creduto in Turoldo, in Don Milani, e in tutti i preti eretici, io che credevo che i preti, ora, fossero i Don Verzè, i Baget Bozzo, io, umile peccatore che non vado mai in chiesa, ma sento ardermi il sacro nel cuore, che credo solo nella liturgia, nei salmi della poesia, io, dicevo, oggi mi recherò in chiesa per pregare, per ringraziare Padre Paolo Farinella, per ringraziarlo di esserci, di farmi sentire meno solo. Fabio F.

  3. come ti capisco, Fabio.
    Pensa che sono tra le persone fortunate che lo conoscono.
    E’ un carismatico.
    Spero solo che….non gli accada nulla.
    lucetta

  4. Credo che, per dirla con Salvemini, il “carattere rivoluzionario del Discorso della MOntagna”, avrà sempre la meglio sui Don Verzé di turno: durante il fascismo il suo omologo era Padre Gemelli, grande collettore di finanziamenti governativi per la “sua” università, all’interno della quale tuttavia, poi, ebbe la meglio un uomo come Lazzati, uomo di cristianesimo sociale e vicino ai Dossetti, Turoldo, etc.

  5. Oggi,
    il manifesto,
    a 50 euro:
    I disegni regalati da tutti questi generosi artisti saranno protagonisti di un’asta di sottoscrizione per il manifesto. Una seconda occasione per i battitori liberi dopo quella realizzata nel ’99 (“Asta la vittoria”) con foto, serigrafie e disegni d’arte. Troverete presto sul sito e sul giornale quando, come e dove si svolgerà.

    A pag. 3
    Lunga vita a Valentina
    Antonio, Caterina e Giacomo Crepax;

    pag. 4
    Uno stato dello spirito
    José Saramago;

    pag. 5
    Berlusconi’s Butterflies
    Nick Abadzis;

    pag. 6
    O si fa la rivoluzione
    oppure saluti e baci
    Domenico Starnone;

    pag. 7
    La chiave
    Flaviano Armentaro;

    pag. 8
    Il nome è il meno
    Eduardo Galeano;

    pag. 9
    This manifesto
    is my manifesto
    Paolo Bacilieri;

    pag. 10
    Un potere senza fantasia
    Ascanio Celestini;

    pag. 11
    Ti ricordi che bello?
    Diego Cajelli e
    Giuseppe Ferraro;

    pag. 12
    La rivoluzione sulla canna
    della bici
    Imparare dal passato per costruire
    il comunismo del futuro
    Stefano Benni;

    pag. 13
    Quindi essi dissero
    Otto Gabos;

    pag. 14
    In memoria
    di Bolscevix
    Andrea Bajani;

    pag. 15
    Stop the Press
    David Lloyd;

    pag. 16
    paginone centrale
    COMUNISTA A CHI?
    poster del
    gattocomunista;

    pag. 18
    Storia del Decoder per
    il Comunismo terrestre
    Alessandro Robecchi;

    pag. 19
    La dura verità
    Walter Venturi;

    pag. 20
    Recita della Comune
    di sant’Ambrogio
    Dario Fo;

    pag. 21
    Yes, We Can!
    Donald Soffritti;

    pag. 22
    Io, Viktor Serge,
    li ho conosciuti tutti
    Massimo Carlotto;

    pag. 23
    L’urlo
    Sergio Ponchione;

    pag. 24
    Dittatura
    del proletariato
    Valerio Evangelisti;

    pag. 25
    Controcorrente
    Roberto Recchioni;

    pag. 26
    Effetto politichese
    Carmine
    Di Giandomenico;

    pag. 27
    Dante
    Marcello Toninelli;

    pag. 28
    Salumi Biscazzi
    Stefano Disegni;

    pag. 29
    Deposito notizie
    Stefano Casini;

    pag. 30
    La sinistra italiana
    Luca Enoch;

    pag. 31
    Fateci uscire!
    Tito Faraci e
    Giorgio Cavazzano

  6. Cara Lucetta, gli spiriti dissenzienti sono sempre in pericolo, lo sono sempre stati; a noi amplificare il più possibile il loro pensiero, non abdicare alla paura; io la ho vissuta in fabbrica questa condizione: pur tremando di paura, dentro, per la paura di perdere il posto, per i figli che devo far crescere, ho sempre avvertito quell’altra pulsione, quella forza tellurica che insegna a non svilire la dignità, a non svenderla; ho sempre pensato che seppur è importante il pane, lo è ancor di più l’esempio, verso i figli, verso me stesso. Padre Paolo è il vero dono Natalizio. Teniamocelo stretto. Fabio

  7. Caro francesco, tu ci stai viziando! E sì che siamo abituati alla tua voce!
    Questo post di Paolo Farinella ( prete ) non passa inosservato e neanche inascoltato. La sua analisi non fa una grinza, non ho trovato un solo passaggio col quale non concordare. Se non lo possiamo clonare in milioni e milioni di se stesso, possiamo comunque diffondere a largo raggio la sua voce, proprio come stai facendo tu.

    Lucetta, tu che lo conosci, diglielo che è un Grande!

    A fronte di tanti poveri disgraziati morti per strada di freddo e stenti, chissà come trascorrerà il Natale il poveretto, quante coltri dorate a fargli da cornice!

    Ti saluto Francesco, ma sono così arrabbiata…..
    jolanda

    1. Se stai pensando ad una ignobile messinscena progettata a tavolino, credo che non sia un’ipotesi del tutto peregrina…

      Ciao Rina.

      fm

      1. In amore e in guerra tt è concesso, ma non si può inveire contro se stessi …tt noi siamo lo Stato.
        Se montatura è …è mal riuscita.

        Serena notte, Francesco
        rina

    2. Rina, qui si può esprimere liberamente qualsiasi idea, quindi puoi anche essere meno sibillina, così ci aiuti a capire qualcosa di più.

      Ad esempio, quali dubbi serpeggiano? Chi è che inveisce contro se stesso? Qual è la montatura a cui alludi? L’unica che vedo io, per dire, è quella di chi fa credere che lo stato sia di tutti, quando ormai le istituzioni sono proprietà privata: di un unico proprietario e della sua accolita di manutengoli e stallieri.

      Serena notte a te.

      fm

      1. Ebbene ..negli ultimi quattro righi tu hai detto benissimo quello che ho cercato di dirti nel secondo intervento. [mi rendo conto che in questo momento ti si incrociano gli occhi ah]
        Dunque ..presto detto, se chi rappresenta lo Stato agisce contro i cittadini, che sono lo Stato, in pratica si fa male da solo. [effetto boomerang]
        È chiaro, mi pare.
        – I dubbi che serpeggiano da più fronti riguardano la veridicità dell’accaduto …da qui montatura o messinscena che dir si voglia.

        Personalmente sono rimasta allibita quando ho visto un uomo ferito, già in auto, ridiscendere e sostare a lungo senza motivo tra la folla. (ma forse il motivo c’era …quelle foto che sono arrivate dappertutto, diversamente, non ci sarebbero state)
        Una persona dolorante in seguito a un trauma desidera solo una cosa: farsi visitare da un medico.
        Per l’appunto io nei giorni scorsi mi son rotta un polso, e ti dico che mai sarei scesa da quell’auto che mi portava all’ospedale…

        Ti abbraccio Francesco ..ora si dorme:)

  8. Una risposta ad un becero anonimo che, tra insulti e minacce varie, mi chiedeva il perché dell’offesa arrecata a “qualcuno” col termine maronata.

    La “maronata” del sincero democratico è evidente, e si commenta da sola: regolamentare la rete, quando fomenta istigazione palese alla violenza, è giusto, ci mancherebbe: ma perché aspettare il duomo volante verso il volto santo e far finta di niente, fino a ieri, di fronte al tracimare di truculenti proclami xenofobi, omofobi e nazisti? E poi, se proprio vogliamo, perché iniziare dalla rete, quando si può benissimo cominciare da casa propria?

    – Le migliaia di fucili pronti a calare dalle valli verso Roma?
    – Il giudice che non vale il prezzo di una pallottola?
    – Il portatore di handicap a cui raddrizzare la schiena?
    – Il gioco inventato da quel genialone del trota per il diletto della gioventù celtica?
    – Le cannoniere che affondano le carrette del mare?
    – …

    Ha ragione don Paolo: quando uno ha il destino nel nome…

    fm

    1. L’obiettivo vero è uno, e uno soltanto: per stabilizzare il regime, a fronte di un’opposizione parlamentare succube del loro progetto, manca solo il bavaglio, e il silenzio, dell’unico luogo che sfugge alle loro grinfie e al loro controllo: la rete: quella che ha portato centinaia di migliaia di persone in piazza, a stretto giro di un click.

      fm

  9. E poi: provate a fare un giro in rete, e leggete le minacce messe in atto, contro blog e siti democratici di informazione, dalla manovalanza fascista sguinzagliata in rete al soldo del “partito dell’amore”.

    Se qualcuno aveva dubbi in proposito, rifletta sull’esclamazione dell’amministratore (per conto del padrone) del “condominio Italia” dopo il discorso, in parlamento, di un avversario politico: “merita la pena di morte”…

    Ma forse in parecchi hanno dimenticato troppo in fretta che la funzionalità del “decalogo dell’amore fraterno” fu sperimentata a tutto campo a Genova nel 2001. Io c’ero…

    fm

    p.s.

    Mi fa letteralmente senso leggere in giro affermazioni come questa: “Sì, però quel colpo poteva provocare danni irreparabili

    Perché non provano a chiederlo a Francesco Mastrogiovanni cosa sono i “danni irreparabili”?

  10. Le fondamenta della nuova chiesa saranno fatte anche di parole come queste, di sguardi liberi, di voci trasparenti. Si vuol controllare la rete non tanto per gli incitamenti alla violenza ma, piuttosto, perché dà la possibilità a tante persone (troppe per i censori) capaci di scrivere un testo simile. Grazie!

  11. Parlo come chi, con Lucetta, conosce Paolo Farinella di persona. Si è fatto conoscere a Genova non con proclami rivoluzionari o manifesti politici ma organizzando concerti di musica antica e sacra di alto livello, per organo, archi e voci, proprio all’interno della chiesa di cui è parroco – chiesa che, a Genova, è proprietà della famiglia Cattaneo, una chiesa privata senza altri parrocchiani se non quelli che la vogliono frequentare. La sua forza polemica e il tono profetico dei suoi discorsi nasce da un contesto in cui, per don Paolo, la sola etica è fare civiltà contro chi questa civiltà la uccide. Chi pensasse che organizzare splendidi concerti gratis di musica sacra antica in una città avara di cultura vera fosse già mettere il germe della rivoluzione nel cuore, non troverebbe nessuna differenza fra i suoi discorsi politici e la sua vita di prete. Che un prete parli in modo non ideologico e religioso in nome della giustizia, ora, non fa altro che ribadire che c’è una sete assoluta di quei valori umani di cui la società italiana fa regolare scempio.
    Marco

  12. Ciao Fra e tutti.
    Qui l’unico danno irreparabile è quello cerebrale di chi canta:
    “Meno male che Silvio c’è….”
    E pensare che ci siamo sciroppati gente come Andreotti, Gava e Craxi, e dicevamo di aver toccato il fondo. Cazzo.

  13. questo pezzo è estremamente duro, ma in effetti è difficile trovarvi debolezze logiche, come nota qualcuno. tuttavia io sarei per una maggior circospezione, non tanto per motivi strategici, il che sarebbe meschino, quanto per evitare i rischi della faziosità e dell’integralismo, che indeboliscono sempre le accuse. trovo improbabile ad es. che berlusconi non abbia degli aspetti apprezzabili, qualche tratto sincero, così come mi sembra che il suo governo abbia fatto anche delle cose buone – se sono veri i dati, ad es. nella lotta ai beni della criminalità. con ciò, la definizione complessiva di folle che gli attribuisce farinelli non mi sembra gratuita, si tratta di un personaggio con indubbie pulsioni e tratti deliranti, ossessivi, alienati. insomma, invito alla denuncia netta, coraggiosa, radicale, ma filtrata da un altrettanto radicale senso critico e autocritico (ad es., mi sembra eccessivo usare l’argomento spatuzza… è fraintendere il mellifluo illegalismo di b. pensare che egli abbia davvero potuto compromettersi direttamente con la mafia…)

  14. ho già letto questo lucido argomentare altrove e, come sempre, Don Paolo quando la leggo, mi sento non solo confortata (il che mi sembrerebbe troppo autoreferenziale)
    ma anche, come dire, spronata.

    Grazie perciò.

  15. Ciao Valter, Livio, Margherita e tutti.

    Grazie per le osservazioni, Livio.
    L’argomento spatuzza, secondo me, è un impietoso (e doveroso) coltello in una piaga ormai purulenta: in quella dichiarazione non richiesta e, soprattutto, in quel semi-silenzio carico di allusioni (“sto male, e il 43 bis mi fa stare anche peggio”), si è consumato, sotto gli occhi inebetiti di un’opinione pubblica anestetizzata, l’ennesimo “patteggiamento in codice” di tutto l’affaire.

    fm

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