Amaritudine – Alessandro Ghignoli

[ALESSANDRO GHIGNOLI]

Fin da un primo sguardo ai versi di Alessandro Ghignoli si avverte in essi il vibrare della voce del traduttore, del lettore, di chi non si rifà a un solo preciso modello o a una sola tradizione localizzata, bensì dimostra di trovarsi alla confluenza di diversi influssi; flussi linguistici e di pensiero che scorrono e s’intersecano, s’incontrano e scontrano e contaminano a vicenda.
Leggendo Amarore si ha l’impressione di un movimento che cambia di continuo in velocità e direzione, agglomerando, ri-modellando ciò che trova sulla sua strada. Quella di Ghignoli è la poesia di un viaggiatore, di un Wanderer, non soltanto di territori geografici ed estensioni cronologiche, bensì anche degli spazi invisibili e sempre sorprendenti dell’anima, che si dilatano ad accogliere la percezione per restituirla alterata dal filtro di una soggettività individuale e composita al contempo, che vi si muove a tentoni, conoscendo.
La poesia di Ghignoli “gioca” con la parola, sfrutta le molteplici potenzialità del linguaggio, che si modella sul senso, lo avvolge, e svolge. Non si tratta però di una ricerca compiaciuta di artificiosità o preziosità linguistiche, quanto piuttosto di una quasi ironica e disincantata presa di distanza dalla lingua poetica nel momento stesso in cui si cerca di piegarla alle esigenze della propria intenzione espressiva.
E anche laddove si affaccino nei versi il latino e la lingua colta, espressioni auliche, desuete o letterarie, vengono subito riassorbiti nel flusso di un discorso colloquiale, contemporaneo. Non è dunque tanto la lingua a cercare di nobilitare la realtà, quanto piuttosto la realtà a “corrompere” e impregnare la lingua della tradizione per lasciarsi dire. (Chiara De Luca)

 

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Alessandro Ghignoli, Amarore, nota di Chiara De Luca, Bologna, Kolibris Edizioni, “Collana Chiara”, 2009.
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Testi

 

Amaritudine

 

evento     .     1

in principio innonda lo meo penare
ne i frammenti de la mente
per terre de campagna de cittade
per i cammini vie percorsi o andari
nessuna posa alcuna ma solo gente
con il suo dire ridere e ridire quasi niente
dove l’ombra è somma di persona
in un null’altro evento in girarsi di giorni
quando cosa è cosa e allora e intanto
in continuo stare in continuo

 

evento     .     2

in attese capovolte la chiara speranza
s’allontana a volte in tutta quest’èra
di viventi vissuti già creati nel costume
nell’andar per giorni per dintorni
sicure tranquille tensioni i proclami
detti digeriti poi applausi a più mani
a più non posso a chi più ne ha tutto
lo toglie tutto a modo di serratura a serrare
ogni canale ogni poco a poco a poco
il rimirare gli stessi delitti non d’honore
né di alcun altro evento se non per farabutto
apparimento di dolore

 

evento     .     3

sempre il proprio sempre di sempre
nel viaggio rimasticato in ditto e in fatto
mentre da lì lo sguardo futuro è il gioco
di chi fa il duro convinto d’esser solo
un po’ mite con le altrui vite
viste da lontano in quest’eterno evento
di fare di cose ognuna con le sue pose
nell’unica goccia la duplice eterna dose
manduca parole perché sian poi atti
e allora con fumisteria saltimbanchi e buffoni
mascherando la maschera con mano di cera
di fiacca illusione in questa lunga e larga attesa
sfuggendo dal fare ruffiano dal come fare
sfuggendo piano

 

evento     .     4

su uno strano andare o sulla fortuna
o meno di un’ipotesi tesa al ricordo
al grattare via una resa di un ieri già
e ancora tempo dentro e interno all’evento
dove nessuno è specchio o limbo quotidiano
denso nello stretto simbolo il tratto
di un susseguirsi tra il presente del momento
il ritratto il resto magari niente
se tutto va bene su tutto un pianissimo piano
un lento viavai verso un luogo un dove
nel senso perso dei bisogni
o solo d’uno sfogo

 

evento     .     5

tutto di tutto sento e in tutto mi pento
dalla rabbia dal pensare che non è ricordo
ché memoria non è storia forse sabbia
dentro il dentro un foro da dove da come
ogni tanto ogni quanto è concesso errare
nell’evento sul bordo o solo da solo nel centro
perché di presenza presente ne la rinuncia
rasento il passante pendente passaggio
in chissà quale coro quale ovunque
mi credo altrove anche fuori
anche fosse ancora

 

evento     .     6

da un’adriatica mia riva vedo
lontano il paese lontano da me
con li occhi miei questi e la pelle
e le palpebre tutte sento tutto ciò che arriva
e anche più se carne è d’anima trista
a sopportar d’un tempo assieme la vista
la tribulazione la visione
d’un venirmi incontro di cose di colui
che per affanno per altrui inganno
s’è fatto uomo su uomo su donna gli affari suoi
e sempre salvo con gloria nell’evento
per quanti anni ancora salvo il caso
in cui in mezzo del mezzo de la provincia
non mi vinca il timore e la costanza
di render ragione alla ragione
prima che tutto vada alla malora
prima che l’amistà muoia

 

evento     .     7

un franco pensiero nel fianco del parlare
mirando d’intorno il credo e l’abitudine
di dir nomi come parole attente
s’accende la maraviglia nella consuetudine
di cosa ben detta e a quanto pare mi mischio
all’evento al misto ciarlare sovente al rischio
di trovar bene in ogni male
erami parso che l’inciampo
fosse solo imprevisto un volo in danza
un dar di passo fino a quando allungo
e sdraiato alla terra di sapore che meno piace
m’avanza l’offesa nel dubitare se parola
è ragione o verità di vergogna

 

evento     .     8

a volte cerco l’abbattimento per abbattermi
a volte dall’intelligenza dell’intelletto
il possibile non di nona rima né poi dei cantari
ma di verso nel verso d’assonanza latina
per raccontare la distanza tra qui e me
l’evento in quell’italia guelfa e ghibellina
non si tratta di un dittamondo in giro in tondo
in fondo né di dire con il vocabulario italiano
di ciò che più dentro è dentro scava e ricava
in scritto d’oratorio ché entri in poesia ora
che poco c’è rimasto ora che tutto
non sia un fare illusorio

 

evento     .     9

veggendo che i perseguitati
sono nell’èra di quest’ora
li stessi di sempre
persone del non avere
allora smessi li panni di non sospetti
di buoni e bravi genti e spente le lagrime
e i sorrisi mai vincenti
adietro un dietro qualsiasi dell’evento
con forza d’onestà o solo sopravvivenza
da una città verso altre di maltalento
lo sguardo sdegno oramai niuno argomento
può caritevole che sia fermare la pazzia
tacere l’alma rabbia nascosa e tenuta
nella di loro gabbia nella diffalta grazia
dove cade e vive la viltate

 

evento     .     10

ancora e ancora per quanto
lo scempio la fine di ogni principio
di ogni tempo di masnada in falsìa
verso di noi che a dar bando alle forche
alle purghe abbiamo scelto più che altro
per difenderci per credere nel miracolo caro
dei giorni abituati a perdere la carne e la lana
e in questa labbia mai visti gli occhi sorrisi
ma l’allarme amaro di un altro evento
di quello dominio di potere sempre pronto
al denaro alle galere altrui alla fine di ogni tutto
per lasciarci nell’utile inutile lutto del tacere

 

evento     .     11

dimmi quindi se il silenzio che cerco
ne’ miei pensieri è atto di fuga
o pura codardia o invece un silente ragionar
per isfogar la mente in questo ieri
d’un oggi qualunque e onesto ancora
duole tanta inutile babele il ciarlar alto
della gramatica il sapéllo dei tutti
che hanno di esso solo in prestanza
il dire il tutto quanto il sopportar ogn’ora
così ricorsi a lo solingo luogo d’una mia camera
ma senza visione né paradiso con fuori l’evento
l’anomia in ogni gesto sul volto del viso
oramai l’aspetto del lamento

 

evento     .     12

diversamente da quanto pensato
chi di travestimento rovinando su tutti
coi loro mantelli di eloquenza
abbiamo creduto a parole di iustizia
di derizzare l’immondo di tirannie e latronie
invece di parlamenti di parlatorie parlando
del mondo nell’affondo di uno giorno uno
nell’evento la parodia di un dì
il mormorïo della mente il fatto
d’esser contro al ricatto alle promesse
d’usurieri con tanto d’interesse
con sconce cose di scherani ogni volta
nascostamente all’aprire bocca
smagati al principiarci ne la pena

 

evento     .     13

quanti tempi passati e d’avvenire
ancora a sopportare disordinanza
quella loro natura non valente
che sormonta ogni desiderio dato
dal sommo bene l’imperfetto cercare cose
lo scegliere il cammino in distinto modo
scegliere il senso tra il vero il poco sincero
nell’evento di uno stanco conducimento
per le strade de la terra l’incontro in cittade
di cittadini con rabbia ne lo cuore
per tempi passati e d’avvenire per anni
di via di porto e di palude come che fosse
da sera fino a lo matino già poco
oramai il talento la volontate il rinunciare
alle cose lasciate o mai avute

 

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Nota biobibliografica

Alessandro Ghignoli è nato a Pesaro il 19/12/1967. Ha pubblicato di poesia La prossima impronta (Gazebo, Firenze, 1999) e Fabulosi parlari (ibid., 2006), di prosa Silenzio rosso (Via del Vento, Pistoia, 2003). Tra i lavori critici ricordiamo: La notte dell’assedio. Quattro poeti spagnoli contemporanei (Orizzonti Meridionali, Cosenza, 2005) e Un diálogo transpoético. Confluencias entre poesía española e italiana (1939-1989) (Academia del Hispanismo, Vigo, 2009). Ha curato e tradotto numerose edizioni di poeti spagnoli, ispanoamericani e portoghesi all’italiano, fra cui Federico García Lorca, José Hierro, Luis García Montero, Juana Castro, Hugo Mujica, Camilo Pessanha. Codirige i “Quaderni di poesia europea” (Orizzonti Meridionali, Cosenza); ha fondato e diretto la pubblicazione “Osservazioni” (Madrid, 2001-2002) ed è redattore della rivista “L’area di Broca” (Firenze). Collabora con saggi e traduzioni a diverse pubblicazioni italiane e straniere (“Anterem”, “Atelier”, “Capoverso”, “Extramuros”, “Lecturas: Imágenes”, “Ostragehege”, “Poesia”, “Semicerchio”, “Testo a Fronte”, “Trivio”, ecc.) Suoi scritti sono stati tradotti in polacco, spagnolo e tedesco.
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20 pensieri riguardo “Amaritudine – Alessandro Ghignoli”

  1. ho letto di recente le traduzioni che Alessandro Ghignoli ha fatto delle poesie di J. Hierro e ne ho apprezzato la perfezione della resa nel suono e nelle immagini.
    E’ la prima volta, invece, che leggo versi suoi (anche se vedo che ha scritto tantissimo!) ed è una bellissima scoperta.

  2. “Amaritudine” l’ho ricevuto in dono da Alessandro (conoscevo solo una sua plaquette in prosa.) Un libro particolare, complesso e musicale, non definibile in nessun genere. Una sorpresa per me, che amo esperienze poetiche non canoniche. Marco

  3. Avendo letto e apprezzato molto “Fabulosi parlari”, mi domandavo dove sarebbe andato Alessandro con i testi successivi. Sono felice di ritrovarlo così poeticamente dentro la complessità contemporanea, nella ricerca di un linguaggio senza tempo, con una forma musicale di rara maestria. E sono felice di averlo ritrovato in questo sito bellissimo. Ranieri

  4. Colpisce l’equilibrio tra suono e senso. C’e’ tutto un discorso sulla lingua che non e’ fine a se stesso (lo sfoggio di chi di solito si misura con la tradizione) ma che diventa efficace mezzo di espressione (sillabe ponderate ad una ad una a dar forma al pensiero).
    Molto belle, Abele

  5. Alessandro ha delle capacità letterarie fuori dal comune, unisce una cultura letteraria rara e raffinata con un’abilità strutturale vicina alla perfezione. Ha una ritmica fatta di assonanze e figure retoriche mai usate fini a se stesse – come ben dice Chiara De Luca – ma come mezzo per rendere in pieno una sensibilità estrema, particolarmente evidente in questa raccolta dove l’io, a volte, travalica forse le intenzioni letterarie e, paradossalmente, proprio in questo trova il suo compimento artistico più alto. Del resto Amarore è amore e dolore, già il titolo introduce nella dimensione contenutistica del volume.
    La capacità di far risuonare il vissuto dentro le corde armoniche della propria interiorità e di restituirlo stravolto, carico di nuovi sensi e possibilità, trasformato e colorato dalle tonalità di una profonda conoscenza poetica insieme alla visione unica dell’artista, consente di creare una lingua nuova, stuporosa.
    Alessandro è un autore completo, non ha carenze ed è una delle voci poetiche più importanti dell’oggi.

  6. per prima cosa un forte grazie a Francesco, per la sua disponibilità-ospitalità (che un giorno dovrò pur ripagare!)
    un uleriore grazie ai commenti lasciati da Nàtalia, Marco, Ranieri (che piacere risentirti!) Neobar e Maeba (sempre generosa).
    concordo con molte cose dette.
    il lavoro è sulla e nella lingua e -cosa che ripeto- anche dalla lingua.
    il ritmo è senso del discorso, la sua prosodia, le sonorità interne alla parola, non possono passare inosservate a chi pretende (o addirittura si crede!! come me) di essere poeta.
    il poeta deve essere “musicista”, in caso contrario non arriva, non riesce ad accattivare la mia attenzione.
    ancora grazie.

    un abbraccio

  7. grazie a te … ti lascio questa che mi è particolarmente cara.

    ACCANTO AL MARE

    Se muoio, che mi mettano nudo,
    nudo accanto al mare.
    Saranno le acque grigie il mio scudo
    e non si dovrà lottare.
    Se muoio che mi lascino da solo.
    Il mare è il mio giardino.
    Non può, chi amava le onde,
    desiderare un’altra fine.
    Sentirò la melodia del vento,
    la misteriosa voce.
    Sarà finalmente vinto il momento
    che miete come falce.
    Che miete incubi. E quando
    la notte inizierà ad ardere,
    sognando, singhiozzando, cantando,
    io nascerò di nuovo.

    (Quinta del 42, 1953)

    J. Hierro – traduzione di Alessandro Ghignoli
    (serene feste)

    nat

  8. Dire che Alessandro è “un autore che amiamo” non è certamente un’espressione natalizia…

    Un caro saluto a tutti, in particolare a Ranieri che rivedo qui con immenso piacere.

    fm

    p.s.

    Ricordo che del libro “Amarore” fa parte la splendida sezione intitolata “Tristizia”, dedicata alla memoria del compianto Marco Amendolara. La trovate cliccando sul nome in alto a destra o cercando l’autore in “Categorie”.

  9. cara Natàlia, grazie /anche per ricordarmi di José Hierro, già che in questi giorni è la data ultima del suo vivere fisico/
    e grazie anche a Ilaria, perché la poesia se non incanta, poca cosa è.
    e a te Francesco che “ci” credi (in noi) e per le tue parole

    un abbraccio

  10. Ammirazione e condivisione, caro Alessandro, soprattutto quando scrivi che il poeta deve essere anche “musicista”. Anche se il campo semantico-musicale della poesia, il suo specifico linguistico-sonoro non ha nulla a che fare con quello dei musicisti-musicisti.. Ma senza la sua propria musica, la poesia non sarebbe tale.
    Splendide le tue poesie, GRAZIE del dono del libro e Grazie per la condivisa amicizia
    lucetta
    (che, per primo, ringrazia sempre Francesco).

  11. Alessandro, so di aver amato Tristizia, sono certa che, quando entrerò con calma, francesco sa, anche in questi testi, li amerò ugualmente.
    intanto un caro saluto e serenità per i giorni che ci aspettano.
    jolanda

  12. cara Lucetta, ringrazio io per l’amicizia e continuo nel ringraziamento per le tue parole sulle mie poesie.
    sul fatto della ‘musica’ in poesia (che non significa scrivere sonetti), ma che un discorso senza metrica -oratio soluta-, può essere possibile quando si ‘sente’ – da dentro – la sonorità della parola.
    e grazie anche a Jolanda per ‘aver amato’ Tristizia; spero tu possa trovarvi qualcosa d’interessante anche qui.

    un abbraccio

  13. “sul fatto della ‘musica’ in poesia (che non significa scrivere sonetti), ma che un discorso senza metrica -oratio soluta-, può essere possibile quando si ’sente’ – da dentro – la sonorità della parola”.

    sono un tipo molto strano, Alessandro, (Francesco conosce e tollera affettuosamente le mie pazziate) e sai questa tua frase mi emoziona e mi riempie di gioia, tanto che me la incornicio e conservo, perché sei riuscito a dire quello che cerco di dire da anni.

    buone feste!

  14. A proposito di musica: ho appena finito di riascoltare un vecchio disco di Milton Nascimento, “Missa dos Quilombos”. Credo di essere “maturo” per il natale ormai prossimo e, soprattutto, per la conversione (a U).

    Domani mi riascolto “A love supreme” di Coltrane – e il gioco è fatto…

    fm

  15. beh, grazie Natàlia! buone feste anche a te.
    ormai ho maturato pure io, caro Franecsco, la conversione è tale (doppia U?) che quest’anno me ne sono rimasto a Madrid!

    un abbraccio

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