Avviso ai (soliti) naviganti

L’ho già scritto in questo blog a più riprese, usando toni ed espressioni sempre improntati a uno spirito di massima disponibilità e attenzione; ho anche creato una pagina apposita, la “Bacheca“, proprio per permettere ai diretti interessati di usufruirne liberamente per le loro comunicazioni, quale che fosse il contenuto. A quanto vedo, però, i ripetuti appelli sono caduti nel vuoto, per la semplice ragione, da quello che posso facilmente arguire (facilmente, perché ne ho prove molto concrete), che ai destinatari di questo avviso ben poco cale dei contenuti proposti e delle relative discussioni: ciò che gli sta a cuore, invece, è vedere il proprio messaggio pubblicato in home page. Speranza vana in ogni caso, dovrebbero essersi accorti almeno di questo. Qual è il problema? Non lo so, provate a ricavarlo voi, magari leggendo questi dati. Nel solo (?!) mese di dicembre ho ricevuto poco meno di settecento mail contenenti: locandine di premi e premiazioni (di gran pregio quelli/e col saluto del politico di turno, meglio se sottosegretario o suo lecca-borse); promozioni di letture pubbliche e private, readings e convegni vari (con rinfresco finale o cena conviviale a prezzi modici); depliant di case editrici (alcune talmente improbabili che stai lì a chiederti se esistono davvero: o se esistono davvero i coglioni che sborsano soldi per farsi pubblicare da costoro); interi cataloghi di ovvietà e di cazzate, con preghiera di diffusione; poco meno di centoquaranta files di poesie singole, sillogi e opere complete con preghiera di pubblicazione nel blog; una cinquantina di “mavaffanculo stronzo, ma chi cazzo ti credi di essere, visto che non solo non mi pubblichi ma non mi rispondi nemmeno“… E potrei continuare, aggiungendo parecchie altre categorie (e non è detto che prima o poi non lo faccia: per vedere l’effetto, in particolare su alcune persone).
Morale della favola? Elementare, anzi banale: cancellerò dalla casella della posta, ogni giorno, tutto ciò che mi arriva (di questo, e consimile, tenore), senza nemmeno perdere tempo ad aprirla per visionare qualcosa di tanto in tanto, come ho fatto finora. Ci vorrebbero tre o quattro vite contemporaneamente per soddisfare questa insana, devastante voglia di apparire a tutti i costi. Si dà il caso, purtroppo, che io ne abbia una soltanto. E, a volte, sempre più spesso, nemmeno quella.

***

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11 pensieri su “Avviso ai (soliti) naviganti”

  1. Hai proprio ragione, Francesco. infatti, oggi, mi sono meravigliata di vedere un bel po’ di pubblicità sul post di Lisa, ed ecco ora queste tue parole giustamente di sdegno che faccio anche mie e che, credo, molti altri faranno proprie.
    Certo sarebbe interessante vedere l’effetto che fa su “alcune persone” il tuo rendere pubbliche le loro “stupidate”.
    Ma forse non ne vale la pena.

    La Befana ti abbraccia senza doni ma con un gran cuore.
    jolanda

  2. chiedo scusa se mi intrometto, ma puoi farlo fare direttamente alla piattaforma wordpress su cui stai lavorando, no?Se guardi nella pagina di amministrazione ci sono gli estremi con cui moderare la discussione. (Impostazione- voce:Discussione). In bocca al lupo. ferni

  3. bravo Francesco, questo vuol dire parlar chiaro. Hai mia stima, ammirazione, sostegno ed anche affetto. Tanto di cappello per chi ha le palle per dire le cose come stanno.
    fabiano

  4. Fernanda, il problema, come si evince dal post, non è il blog, ma la mia casella di posta elettronica, diventata ormai impraticabile: basta aprirla, a qualsiasi ora del giorno, per trovarsi sommersi da una marea di m….

    Il blog non ha e non avrà mai filtri, tranne quello – ecologico – nei confronti dello spam. Agli insulti e alle minacce provvede direttamente la macchina, bloccando tutti gli IP fasulli: essendo gli autori, notoriamente, dei vili anonimi, finiscono automaticamente nella rete di wordpress. Solo io ho il “piacere” di leggere, volendo, le loro farneticazioni.

    Ma, ti assicuro, mittenti e contenuti di tal fatta sono proprio l’ultima delle mie preoccupazioni.

    Il vero problema, riassumendo, è la schifezza immonda che sta diventando la poesia in rete. O, forse (e anche senza forse), la poesia tout court.

    fm

  5. “Vermiglia era

    Vermiglia era la sera e io Lasciatemi
    dormire Che io continui a dormire procedevo
    verso il collinoso cumulo di dimore
    avvicinandomi al vermiglio volto della sera

    che una sciarpa fuggente Oh fa’
    che io dorma avanzavo
    per una salita dolce quasi impercettibile
    luce del giorno e rosso della sera

    su me che camminavo impegnando
    una mortale contesa e io
    impotente seguivo
    la direzione della sera

    chiedendo pietà e ancora sonno a questi lari benigni.”

    ATTILIO BERTOLUCCI

    – Ti può consolare questa lirica di Bertolucci?

    Antonio

  6. Caro Francesco, hai ragione, perfettamente. Purtroppo, per pigrizia, questi nuovi mezzi rischiano a volte, non sempre volutamente, di diventare molto fastidiosi ed invadenti. Ad esempio, per comodità, spesso tendo anch’io a spedire inviti o cose simili a tutti gli indirizzi mail della mia lista in modo da non rischiare di dimenticare nessuno. Così faccio un favore ad alcuni non dimenticandoli mai ma, al tempo stesso, costringo anche altri a sorbirsi cose verso cui sono del tutto indifferenti. Vent’anni fa, ricordo, quando dovevo pubblicare con qualche rivista in giro per l’Italia, la spedizione di un testo era impresa ardua. Trascrizione a macchina, acquisto della busta dal tabaccaio, fila in posta per la raccomandata e poi la lunga attesa (quando anadava bene) di due, tre settimane per avere una risposta. Oggi Internet, per chi vive in posti un po’ isolati come me, è un’opportunità straordinaria per poter comunicare, per non precipitare in abissi di solitudine trovando, nella rete, persone che come te condividono i miei stessi interessi. Purtroppo tutta questa facilità spesso ci impedisce di ragionare a fondo su ciò che facciamo, su ciò che veramente vogliamo condividere con gli altri. Certo, adesso tutti vogliono essere pubblicati ma quasi nessuno è più disposto, com’è successo a me e a tanti altri negli anni passati, ad essere giudicato, magari in maniera molto severa, da persone competenti. Ricordo ancora quando il grande poeta friulano Amedeo Giacomini, leggendo una mia poesia, lanciò gridando il foglio a terra dandomi una lezione, indimenticata, sulla differenza tra poesia “sentita” e di “maniera”. Non si può tornare indietro, ma si sente – e molto – la mancanza di queste prove iniziatiche a cui ci si doveva sottoporre prima di arrivare alla pubblicazione dei propri testi. Ovviamente il marcio c’era allora come c’è adesso. In ogni caso il lavoro che tu stai portando avanti, qui, a me sembra ottimo, com’era ottimo quello di un D’Elia con “Lengua” o di Nadiani e amici con “Tratti”, storiche e belle riviste di poesia. In ogni caso su “La dimora del tempo sospeso” ho letto in questi mesi poeti bravissimi e saggi di grandi studiosi: segno che tra le migliaia di mail scadenti te ne arrivano, anche, di preziosissime. Veri e propri tesori da custodire con cura e divulgare. Un caro saluto!

  7. chiedo scusa francesco, non avevo inetso che fosse la tua personale casella di posta. Purtroppo è così, oppure si ricorre a più indirizzi,dirottando la posta di lavoro o cantatto altrove rispetto a quella ” assolutamente privata”. Anch’io ogni giorno ricevo infinità di messaggi e ripulisco. I tempi sono questi. SAcusami.fernanda

  8. sono “contenta” di aver letto questo post. Era da un po’ che avrei voluto scriverLe, ma prometto che desisto :)
    Mi permetta, però, di dirLe grazie per il Suo lavoro. Ogni tanto torno qui, in silenzio, per godere di ciò che condivide con noialtri.

    Un saluto,
    Anna Ruotolo

  9. Leggo solo adesso, Fernanda: non c’è assolutamente niente di che scusarsi, credimi.

    Anna: mai dire mai :-)

    Un saluto a tutti.

    fm

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