Rosarnum libera est!

Antonio Camuso

Il console e prefetto Publius Hrodebertus Marronius fu svegliato con molta discrezione dal suo collega, il tribunum militum di origine
siciliana Egnatius LaRussus, con l’annuncio che dopo colazione avrebbe potuto constatare di persona come, quanto aveva disposto la sera precedente il delegato romano, era stato completato. Marronius si lisciò i baffi dopo aver intinto le dita in un bacile d’argento colmo di acqua di rose appena colte, pregustando le accoglienze trionfali che gli avrebbe tributato il Senato romano prima e poi il popolo padano a Mediolanum con questa sua ultima impresa.

Il rumore di asce e martelli, che aveva accompagnato il suo tranquillo riposo notturno, in effetti stava andando a scemare e uscendo dalla sua tenda, posta vicino ad uno dei cippi miliari della via Popilia (l’antica consolare che collegava Capua a Regium), constatò l’eccezionale visione di una sterminata fila di croci infisse lungo i bordi della stessa.

Fra poco su quelle croci sarebbero stati appesi i capi e i partecipanti più esagitati della rivolta di schiavi africani che aveva sconvolto la tranquilla provincia reggina, mentre alcune centinaia di schiavi, che si erano prontamente arresi dinanzi alle centurie romane e alle militie locali, attendevano rinchiusi come belve in un serraglio, di essere fustigati e trasferiti sulle galere imperiali.

Lì avrebbero meditato sino alla morte come, l’aver rifiutato un piatto (anche se miserabile) al giorno, lavorando appena 16 ore su 24 negli orti patrizi calabresi, fosse stata la più scellerata scelta della loro vita. A poca distanza dalla tenda del console, attendevano, osannanti, gli amministratori e i padroni delle ville patrizie di Rosarnum devastate dalla rivolta degli schiavi che aveva messo in pericolo la pax romana nel sud della Penisola.

Rendevano tutti grazie, offrendo doni e riconoscenza eterna al sommo rappresentante dei popoli romano e padano, ma facevano presente che ora, privati dell’oro nero, gli schiavi africani, la loro situazione di possidenti e produttori agricoli della ridente piana calabrese sarebbe stata irta di difficoltà. Chi ora avrebbe potuto lavorare i campi per rifornire le ricche mense dei patrizi romani e milanesi?

Marronius, lisciandosi i baffi, li ringraziò per la collaborazione che avevano dato alle sue truppe legionarie nella caccia allo schiavo negro, fornendo feroci cani lupo, mastini, addirittura delle tigri addomesticate e schierando i loro figli migliori e gli schiavi di origine germanica, che non avevano voluto aderire alla rivolta, accanto ai milites romani.

Questo nuovo patto tra i potenti del luogo e lo Stato centrale, ma innanzitutto con lui Marronius esponente di spicco del popolo padano, lasciava intendere che altri e migliori scambi di affari e clientele politiche si sarebbero strette tra i commercianti e banchieri settentrionali e latifondisti della provincia calabro-siciliana.

Un patto che in data odierna sarebbe stato siglato, con l’offerta coatta di parti di suolo pubblico calabrese agli speculatori edili del Nord, che sognavano da tempo insediare le loro ville per le vacanze estive nell’Agro di Scilla e Cariddi.

Il console Hrodebertus Marronius, il cui nome tradiva le sue origine germaniche, un liberto, ovvero uno schiavo liberato e adottato dal suo padrone Publius Silvius Berluscus, assicurò che ben presto in Senato sarebbe stato discusso il finanziamento di nuove campagne militari ad oriente ai confini dell’Impero e quindi nuovi schiavi avrebbero sostituito quelli andati perduti nella rivolta.

Schiavi provenienti da popoli e tribù spesso in guerra tra loro e che, difficilmente, avrebbero potuto legare tra loro in futuro e coalizzarsi in rivolte pericolose, come quella del gladiatore tracio Spartaco, che tempo prima aveva devastato il Sud d’Italia.

Un messaggero intanto stava già cavalcando alla volta di Roma con un lapidario messaggio di Marronius: -“Rosarnum libera est!” e gli scalpellini stavano erigendo sul luogo il famoso Cippus Marronius Rosari, un cippo ad onore del console che avrebbe tenuto compagnia con quello eretto a Polla dal suo collega Publius Popillius Laenas in occasione di un’analoga vittoria contro gli schiavi sulla omonima via consolare Popilia Capua-Regium nel 132 A.C.

Su questo cippo sarebbe stato scritto

ET · EIDEM · PUBLIUS – HRODEBERTUS MARRONIUS –
TRIBUNUM – CONSUL · IN BRUTTIUM ET SICILIA – FVGITEIVOS ·
ITALICORVM – CONQVAEISIVEI · REDIDEIQVE – HOMINES ·
DCCCC – EIDEMQVE PRIMVS · FECEI ·
VT · DE AGRO POPLICO AEDILES
(PALAZZINARUM) MEDIOLANI · CEDERENT · PAASTORES

La cui traduzione suona così in latino padano:-“Ed io Publio Roberto Marronius Tribuno console in Calabria e Sicilia, catturai e riconsegnai gli schiavi fuggitivi degli Italici, per un totale di 900 uomini, e parimenti per primo feci in modo che sull’agro pubblico i pastori cedessero agli edili palazzinari milanesi“.

Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
Brindisi 9 gennaio 2010 A.D.

***

12 pensieri riguardo “Rosarnum libera est!”

  1. purtroppo se ne scrivono da tempo, di pagine come questa e sulla ruota di chi inquisisce c’è solo chi non ha memoria del suo passato,dell’origine del popolo a cui appartiene.Brutta cosa,davvero brutta cosa vivere nel buio oscurantista che lega e nega la storia.ferni

  2. Si, grande pezzo, vero e malinconico, ironico quanto serve per non renderlo troppo doloroso. Ma il dolore c’è e non è certo quello dei rosarnesi, vili e cattivi, autonomi o guidati in questa follia di mandare via Persone di cui prima si sono servite e le hanno asservite, tanto erano neri, antichi retaggi, la tratta degli schiavi. In fila, su quelle croci, il bianco dei denti che splende nelle notti buie che hanno dovuto affrontare chiedendo soltanto di esserci e di poter lavorare, quei lavori, caro francesco, che qui nessuno ha voglia di fare per quella misera paga.
    i nostri giovani sfrecciano su motori, certo non tutti, ma non c’è lavoro, non quello che si addice a loro che hanno la pelle chiara e non vengono da un barcone perso e traballante tra i flutti e i marosi.

    Che fare? cancellare Rosarno da tutte le mappe geografiche? ma quanti altri paesi ad alta densità mafiosa dovremmo cancellare?
    Li hanno mandati via come una volta si isolavano gli appestati, ma vedrete che saranno richiamati quando nessuno più, percorrendo le strade della Piana si volterà a guardare un paese che ha avuto la “gloria” di superare i confini della cattiveria più bieca e saltare alla ribalta con tutte le sue rovine, una porno star in disuso che vuole a tutti i costi riprendersi il suo spazio.

    Adesso lo spazio lo ha ottenuto, che possa continuare a oziare nella sua ignoranza e… come disse una volta Qualcuno…continuare a vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro e non la trave nel proprio.

    Sempre inorridita
    jolanda

  3. credo che da questo terribile fatto l’opinione pubblica ricaverà che:
    1. è tutta colpa della sinistra che ha avuto sempre troppa tolleranza nei confronti degli immigrati
    2. è colpa degli immigrati stessi che non dovevano opporsi a chi gli dà lavoro e li ospita, se no se ne ritornassero a casa loro, per piacere
    3. il ministro maroni e le forze politiche che rappresenta hanno fatto un ottimo lavoro per riportare l’ordine e portare i negri nei campi di raccolta che speriamo che li imbarchino per l’africa
    4. la mafia qui non c’entra, cosa vuoi che c’entri la mafia

    e bravo il ministro! bravo il governo della vergogna! domani si voterà qualche altra bella legge ad personam, poi si ridurranno le aliquote a due soltanto: vale a dire che io pago il 23% e berlusconi il 33.
    mica per favorire i ricconi, no! per far riprendere l’economia. così ha parlato il ministro do-maroni in un’ intevista sui fatti di rosarno e altro, su sky tv 24 oggi.
    mentre questo virtuosissimo governo che non ne sbaglia una farà questo e altro, di questi nostri fratelli che vivono che neanche i cani randagi, non parleremo più.

    lucy

  4. Talvolta, contro questa Italia, verrebbe voglia di erigere un muro di silenzio, come se così potessimo decretarne l’inesistenza. Ma questo è un atto magico e impossibile. Occorre continuare a opporsi contro di LORO, contro queste persone che ci governano e che disprezzano la vita come la morte, attraverso quella che Char definisce la “conoscenza prismatica delle differenze”. Una casa mentale, parafraso Char, è fatta di stanze malate e sane e ariose, e occorre frequentarle tutte. Per poi opporsi all’oppressione con una parola inchiodata alle finestre di quella casa. Rifiutandosi di essere messaggeri inerti di messaggi di morte. Marco

  5. chissà che non siano proprio i “brutti, sporchi e cattivi negri” schiavizzati dall’italietta odierna a innescare quel cambiamento di mentalità che gli schiavizzati italici da mafia e camorra e affini non sono riusciti o non hanno voluto (per comodo o inerzia o fatalismo cronicizzato) tentare finora…io ci spero. qui nel profondo nord gli immigrati della seconda generazione premono alle porte del potere, poi si vedrà quanto pronti siamo. da quel che vedo e sento, direi poco e solo le ultime generazioni, totalmente escluse dai luoghi di potere in questo paese gerontocratico. un saluto a tutti
    roberto

  6. scusare le virgole spaesate. volevo dire che in questi giorni ho pensato lo stesso (detto da r. cogo); non si riesce a accettare “l’altro”, a arricchirsi e confrontarsi, crescendo culturalmente e non solo; e se quest'”altro” ci stesse in qualche modo insegnando a familiarizzare con i diritti di un cittadino?

  7. Grazie per gli interventi.

    Credo, purtroppo, che il fondo dell’abbiezione non sia stato ancora toccato: a sud come a nord (dove, comunque, la caccia all’uomo si fa con “altri strumenti”, non meno miserabili e degradanti).

    Bisogna stare vigili e usare ogni mezzo per denunciare gli autori di qualsiasi vergogna, dalla manovalanza alla committenza politica che la ispira, la indirizza e la guida. Non possiamo permettere che questo diventi completamente il paese dei castelli e dei maroni…

    fm

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