Dove tutto affiora

Dario Capello

Alle spalle, dove tutto risuona / colpirà con voce fantastica / alla cieca, a strappo, pelle / contro pelle, non ti stupire, / così adesso, proprio adesso / è questa luce di semaforo / a decidere un paradiso feroce

 

Dove tutto affiora (Undici variazioni sull’Apocalisse)
(Lugano, alla chiara fonte, “Quadra”, 2009)

 

Ho già sospeso il tempo che non conduce

 

Ecco, viene con le nuvole
voce di molte acque, così suona la fine
del mondo…
E a lui darò una stella
quella mattutina, e un nome
nuovo e l’intelligenza metrica
come un mare simile

(ma è un nome da lontano).

Ecco, il giorno grande, dell’ira
e il nome della stella: Assenzio
a chiudere il cielo, a sferzare la terra.

La ricorda così. Una donna
con gettato addosso il sole, un momento
breve, uno spasmo, questa è la morte
quella seconda, quella

che si pensava lontana.
La ricorda così: dalla parte del sorgere.

 

*

 

Ogni settimo istante delle cose
un fiato più sospeso, poi la girandola
di vocali tenute per anni, rivolte
al tratto di cielo visibile,
al suo ordine alfabetico.

Alle spalle, dove tutto risuona
colpirà con voce fantastica
alla cieca, a strappo, pelle
contro pelle, non ti stupire,
così adesso, proprio adesso
è questa luce di semaforo
a decidere un paradiso feroce

“…qui, dove tutto affiora
e sprofonda,
a specchio della nostra ombra.”

 

*

 

Segnano la medesima ora
a bocca chiusa, due labbra
urtate, sprofondate nella memoria
di chissà chi. Come riconoscerti
se non dalla maestria,
quella che avvolge i pensieri (gli ultimi?)

da questo davanzale la catastrofe
si misura per lampi.

Ecco, il cavallo rossofuoco
eccolo, compie l’opera…spacca la notte
mi confonde…
si rovescia in voce.

 

*

 

Quel sussurro che quasi non si coglie
è la voce più terribile. Il fischio,
il fischio di un dio ci ha richiamati
al fantastico scontro, il finimondo,
quello scintillare di due luci (era
la tua passione).

Mille anni di squilli e riprese
di fiato, suono di una voce
perfezionata dal sangue, guarda:
anche una donna ubriaca del sangue.
A sciogliere il cuore,
ad angosciare così…

 

*

 

La polvere scossa
al primo rimbombo, questione
di un attimo, di un niente
poi il giudizio, in silenzio
e in novità di luce.
“Annunciali tu i nomi, tutti,
leggili sulle tue carte stese,
allontanami i pensieri”.

Parlano di questo andare, del cielo
mirabile, non raggiunto. C’è un muro
di cinta, esiste, visibile, lontano
non ha confini.
E nasconde il giardino.

Ma qui nulla sorregge nulla.
Neppure quello sguardo che
ti riverbera, non si lascia incontrare
solo il sogno sale, scivola dalle mani.
La destra è aperta, vi si legge dentro:
vampate di pensiero
agitate dal passo degli anni,
dalla flessione delle voci:
è la tua stanata severa linea della vita.

 

*

 

Il mondo tolto all’improvviso
spento nel suono, nel suo squarciagola.
Anche se l’istante non finirà mai
di squillare con la tromba, la settima.
Sempre lo stesso momento che non passa
tutte le apparizioni finite
alle spalle.
Quel dondolio che ora ci culla
è tempo che eredita il tempo
confrontato, giudicato in cerchio.

Verrà ed è adesso.

E aggiunge. Trombe del ricordo,
sopra uno strano mare rigido di vetro
dove l’acqua non bagna
le mani, non batte gli scogli, non
ti risale.

 

*

 

Nulla da raggiungere.
Finite le peripezie, gli svelamenti
di nudità, le staffilate al cuore
gli incantesimi in aria.
Non te li ricordi,
soffiati via dalle due narici
ugualmente commosse,
umide di fiato, di parole.

Tutta la vita sfociata nei volti
che la scrittura ricopre.

Viene un’ora ma è sempre adesso.

 

*

 

Qualche verso ci prenderà, colpirà duro
con le rimanenti voci, fanfare del prezioso
paradiso. Cristallo conforme a un destino
solenne, durissimo. E un sasso bianco.

Poi sfiaterà su di sé, nell’aria nervosa
questo volto, questa ragione scossa.
Questa vita. Ho scordato,
ho ricordato:
la patina stupenda, la somma
imparziale dei ricordi

Ecco, faccio nuove tutte le cose
indeclinabili, il principio e la fine,
conto i passi, le sillabe
e la pausa che le separa dall’anima.

 

*

 

Le gole invisibili
impediscono all’aria di tornare
e far musica per questo teatro
di stragi.Una musica di boato.
Preme come una volontà,
vita senza nome.

Dalla parola morente viene
sempre più ombra e noi
ci teniamo stretti, pronti
per l’unisono di quest’ombra.

Fuori, è rimasta la tua Renault,
lamiere lucide come stelle, aperte
ai fuochi
mentali che scottano la bocca.
Fuori sembra un altro mondo.

Ma senza fretta, un dio semplice
sapiente di sigilli ha chiuso
nell’amen
tutte le fessure, tutte, ad una ad una.

Noi debitori di un senso all’eterno
capofitto
di questo e di tutti i fuochi.

 

*

 

Guarda altrove, se puoi, scorri
lo sguardo dalla linea della schiena
alla bocca delle nuvole. Bocca
di tenebre e fiato di cielo.
Scrivi: dei cieli di cieli. Ora
si calcola dal grido, non da altro,
il visibile margine della terra
con tutto il suo miele, la sua pietra
intoccabile, fino
al battimani dei fiumi, quelli
celesti, da sponda a sponda.

Questa: l’ora che non scocca.
Solo tendini tesi, pronti
all’urto, su ogni ginocchio che si piega.

Ma il tuo passo deciso, sapienzale…

 

*

 

È un urlo a chiamare
le visioni. Tenuta di voci.
Sarà salvezza. Ma sgolarsi così
senza riposo, evitare la morte
con acrobazie, il bene tutto
nella gola…

 

Non ha contorno, arriva clamorosa
la parola detta per sempre, più vicina
al sibilo, e ti bacia tre volte
l’ombra della bocca, con saliva mescolata
a lingue di fuoco.
E polvere.

Polvere nera sul libro
che parla antico e costringe
a scegliere.
Ciò che dona.
Ciò che toglie.

<p align="right Torino, agosto 2009

 

______________________________
Nota biobibliografica

Dario Capello è nato nel 1949 a Torino, dove vive. Suoi testi sono apparsi su svariate riviste tra cui Niebo, Poesia, Hebenon, Arca, La Clessidra, Steve, Galleria. I suoi libri di versi: Il corpo apparente, CDC, Collana di Niebo, 2000 (Premio Dario Bellezza 2001 per l’opera prima); Nel gesto di scostarsi, Dialogolibri, 2001; Caput vertiginis, Weber & Weber, 2002; Le assenti, Chateau de Rosemonde 2005; Vanità del tema, viennepierre 2007; Dove tutto affiora (undici variazioni sull’Apocalisse), alla chiara fonte editore 2009. In prosa ha pubblicato il saggio Torino. Da Nietzsche a Gozzano, Unicopli 2003 e un saggio per Paola Mongelli Della visione inquieta (I libri dell’Arca, Joker, 2009).

______________________________

 

***

7 pensieri su “Dove tutto affiora”

  1. Una visione. Movimento di aria fuoco. Energia che vibra sopra e dentro le cose.
    Mi vengono in mente i dipinti di caravggio o del bernini, dove la potenza esplode tutto intorno all’opera, la fa suonare e muovere. Commuovere.
    Così qui.

    Molto.

    ciao Francesco e tutti.

  2. Bella l’immagine dell’energia che vibra. Giustissima.
    Dario Capello, amico e poeta, è un personaggio appartato e importante della poesia italiana più recente. Senza nessun clamore, con pudore, eleganza e sprezzatura, mette a punto una poesia tragica, intima e necessaria, come un grido soffiato nel vetro.
    Un abbraccio a Francesco.
    Marco

  3. Questo “dove tutto affiora” (e poi “sprofonda”..), movimento lento di corpo (morto) immerso in un fluido, dalla bocca tromba tomba gola, è un gorgoglio d’urlo (soffocato), di sangue, ombra o tenebra,
    l’apocalisse già in quelle narici che spingono via , anche se “commosse”, ogni cosa, la scrittura di “Tutta la vita sfociata”, a sudario.

    Così mi sembra che mentre il titolo apra già il sipario del dopo, i versi invece sono carichi di quei movimenti tragici, spesso frenetici del prima, (dei quali dice benissimo I.Toini), lingue di fuoco e tempeste di polvere
    che contengono caduta (“Una donna/con gettato addosso il sole”, “la vita sfociata” per prendere ad es, belle immagini), tentativi di risalita (“vampate di pensiero”), oscillazioni (“girandole”), anche di onda (quindi di suono)

    per tutta una gamma che molto assomiglia o varia il battito di zoccolo del “cavallo rossofuoco” che “spacca la notte” e “si rovescia in voce”, secondo narici che pompano e rilasciano il respiro “nell’aria nervosa” scalpitando

    ecco il cavallo (che anche si trasforma in quello “pallido” della morte di Turner, trascinandosi appresso il rossofuoco sangue)
    per adesso batte ancora il tempo e in vita a cogliere (come scrive Marvell : “But at my back I always hear/Time’s wingèd chariot hurrying near;/And yonder all before us lie/Deserts of vast eternity. – da “To his coy mistress”)
    magari quel bellissimo “ faccio nuove tutte le cose/indeclinabili”

    perchè per il resto, il dopo eburneo (“Cristallo conforme a un destino/solenne, durissimo”) non attira poi molto”, “E un sasso bianco” non fa Pollicino.
    per il resto
    “Ora/si calcola dal grido, non da altro,/il visibile margine della terra”
    “Ma qui nulla sorregge nulla./Neppure quello sguardo che/ti riverbera”.

    Questa la mia lettura random (random anche gli errori). Ciao.

  4. “Viene un’ora ma è sempre adesso”. Un verso come sentenza epifanica, che conservo dentro di me. Ma se affermo- e me ne assumo la responsabilità- che questo breve poemetto di Capello è si,molto bello, ma un po’ meno rispetto ai libri precedenti ? Invito quindi a leggerli per approfondire la sua conoscenza. Lo meritano.E sappiamo che Francesco pubblica sempre i veri poeti, quelli che non sono noti come meriterebbero( ma il discorso è logoro ). Una delle qualità più seduttive e specifiche della poesia di Dario , è,a mio parere, il suo particolarissimo uso del ritmo-ritmo che per me resta la colonna vertebrale di un testo poetico: il suo è asciutto e danzante, una sorta di lievissimo soffio tragico. Distaccato dalla carnalità , dal dolore, resta brivido musicale di una lontana emozione. La poesia di Capello è una magia di raffinatezza e come tale riesce impenetrabile e sfuggente.
    Complimenti ai commentatori di questa dimora, veramente straordinari. Chapeau anche a loro e non solo agli autori che vengono commentati.
    lucetta frisa

  5. molto belle, con un fondo tragico che tocca dentro e intensità di immagine, queste poesie di capello di cui avevo letto solo una raccolta per la collana di niebo, che già allora mi aveva colpito. complimenti
    roberto

  6. La dedica su” Le Assenti” e una cartolina da Sauze d’Oulx 2006 sono le ultime tracce che rimandano a Dario Capello. Lascio questo commento come si lancia un turacciolo nell’acqua per sondare il senso della corrente, nella speranza di riconoscere il filo che mi faccia ritrovare un amico perduto.

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