L’intensità del tempo

Marco Furia

Un costruttivo sentimento del tempo pervade “Controfigura”, primo romanzo scritto da Luigi Fontanella, costruttivo nel senso che l’intensa descrizione di avvenimenti, persone, immagini, non presenta aspetti di mero rievocare, ma sembra rivolta ad intenti di ricomposizione, attraverso il ricordo, della (fugace?) attualità della vita.
Il tempo è argomento primario: il suo scorrere viene avvertito quale non contenibile entro i rigidi confini delle comuni regole, bensì come complesso coagulo d’esistenza che si scioglie e torna a rapprendersi lungo itinerari percorribili infinite volte.
Siamo anche quello che ricordiamo, soprattutto se per via della memoria compiamo indagini su noi stessi, cioè sulle nostre maniere di stare al mondo, secondo tendenze narrative mai in grado d’esaurire il proprio oggetto, poiché è davvero impossibile dire tutto d’un vivere ineffabile, misterioso e, proprio per questo, ricco di fascino: è straordinario esserci, conversare con un amico, corteggiare una ragazza, passeggiare per le vie di Roma.
Eravamo lì, non siamo più lì, ma siamo ancora lì, suggerisce con le sue ordinate parole il Nostro, alludendo ad una dimensione che alla fine non sconvolge, poiché l’inquietudine è temperata dall’affetto, dalla passione.
C’è, insomma, spazio per la fiducia: è lo spazio d’una persistenza, come singoli e come individui, nel mondo.
In ogni istante di veglia qualche cosa da fuori ci raggiunge, ci tocca, ci colpisce e noi non possiamo ignorarla: lo vogliamo o no, siamo esposti a vicende la cui intensità tende a sconvolgere ogni ordine cronologico, ogni programmato schema, siamo, in sostanza, parte integrante d’un esistere enigmatico ed affascinante.
Da qui l’esigenza del racconto, il desiderio di richiamare (e comunicare ad altri) episodi, descrivendo e descrivendo ancora.
Le modalità della nostra vita sono la nostra vita: dobbiamo tenerle in massima considerazione, mostrarle, scioglierne i nodi, avvicinandoci sempre più a noi stessi, fino a scoprirci assieme di circostanze, congerie di situazioni.
Con polso fermo ma affettuoso, adoperando forme (piane) tali da permettere il liberarsi di vivide suggestioni, ossia, per così dire, lasciando operare il linguaggio (non mancano, tuttavia, dirette, folgoranti pronunce: “e del resto che differenza c’è tra un’ora o una settimana in chi vive il tempo come una sincronia infinita?”), Luigi Fontanella presenta scenari in cui possiamo riconoscerci, al di là dei dati anagrafici, quali esseri umani alle prese, ogni giorno, con la nostra stessa esistenza.
Un’esistenza – questo è il messaggio – da amare più che da comprendere: “Allora mi dirò che tutto quanto abbiamo amato intorno a noi forse non cesserà mai d’esistere”.

 

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Luigi Fontanella, Controfigura, Venezia, Marsilio,
“Romanzi e Racconti”, 2009.
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