Il processo

Cristina Annino

Oggi, alle quindici in punto, ora locale, portando Wolfang sul prato (roba da pazzi, ha vomitato ancora!) ho visto un enorme cumulo di luce rotolarsi, è il caso di dire. Nel giorno del mio compleanno, ha tremato la terra. Odiio!, insomma, il giardino davanti casa. Così mi sono informato, ed ecco che si deduce. Ci sarà un processo mondiale –tenetevi forte- la terra ha chiamato il suo santo, capite?, protettore, dice. Che roba! E’ stanca, pare, delle cacche di cane. Wolfang ha riso come un lacchè. Allora, dài, tutti a vedere il processo, gente, corriamo!!!

 

IL PROCESSO

 

Gente

-Chi ci sfiocina un vento
addosso così
forte, che pare l’occhiello d’un
faro? ci
insegue.

-Un serpente e si
snoda. Attacchiamoci a
qualunque cosa. E’….
assorbente…

-Calma, gente, magari è una
scossa e basta, succede. Sta
finendo già.

-E’ un uomo vi dico, un Gigante.
E ora questo silenzio profondo! mi
venga un colpo se…

-Io non sono creato, io
sono il Niente. Mi chiamo
Bang.

 

Rubrica televisiva: Il sapore dolce del mio cane

Oggi, alle quindici in punto, ora locale, portando Wolfang sul prato (roba da pazzi, ha vomitato ancora!) ho visto un enorme cumulo di luce rotolarsi, è il caso di dire. Nel giorno del mio compleanno, ha tremato la terra. Odiio!, insomma, il giardino davanti casa. Così mi sono informato, ed ecco che si deduce. Ci sarà un processo mondiale –tenetevi forte- la terra ha chiamato il suo santo, capite?, protettore, dice. Che roba! E’ stanca, pare, delle cacche di cane. Wolfang ha riso come un lacchè. Allora, dài, tutti a vedere il processo, gente, corriamo!!!

 

BANG si siede, in uno spazio alto. Gigante, un’energia speciale si spande da ogni celletta che l’ha reso biondo. In tondo, gira qualche ape fabbricatrice di lui. Sono anzi tante, a una certa distanza. Le sue guardie del corpo.

A sinistra, la Terra (rappresenta sé)
A destra, l’ Uomo (povero figliolo, è alle prime armi)

 

Silenzio, per favore. Spengete i cellulari.
Ognuno ai blocchi di partenza. Via!!!

 

Terra: L’uomo ha sempre odiato lo spazio…

Uomo: Contesto, Vostro Onore! c’ è
stato dato, con la virtù d’azione. Il
libero arbitrio dove lo
mettiamo, sennò? si fa confusione
coi termini.

BIG BANG: Accolto! quanto detto non sia
messo a verbale.

 

Terra: In altre parole, lo spazio
era per respirare, io e gli
esseri generati. L’uomo, invece
ha giocato le carte in
solitari immensi, oltre ogni
consenso d’altri. Ha
bruciato scale, rovesciato
me, spaccato il cielo,
rendendo tutto “case” per i suoi
bisogni direi corporali. In senso
lato. E quei bisogni son tre.

Uomo: M’oppongo! tutti, erano
solidali!

BIG BANG: Respinto! Formuli la
domanda.

Terra: E’ intelligente l’Uomo se non
prevede il dopo? Ha una mente, sì,
ma
si contraddice. Solidali in tanti? non ci
piove. Fatto grave però, che
lui non ascolta mai la parte
dissidente. Minoranze, Vostro
Onore.

Uomo: Di nuovo m’oppongo! queste
corrono invece, alla
fine. Prima, sciopero della fame, poi
mangiano pure loro. La verità è
che mai cambia niente.

Terra: Grazie dell’aiuto, collega!

BIG BANG: Sospendo l’udienza per consultare le Api.

 

Silenzio in aula!!!

 

-Ma perché m’ha chiamato, la
Terra? Son fatti loro. Io non
conosco l’uomo…Sono
Vento di Cosmo!

 

-Sì, ma la Terra è le pietre che tu
sparpagliasti, capo, lanciandole
come dadi. Poi
te ne andasti, e quel che io vedo,
lo vedi. Lui, poi, non
risponde mai, gli starà bene
così, ma non credo…magari…

 

-Io non genero, ape! E Lui,
chi è?

 

-Generante, generatore, scalda
vivande, può essere anche
me, ma non
è di questo mondo
. Dice, perciò
da buon masochista niente
fa per ciò che
l’uomo invece gli disfa.

 

-In che modo, figliolo?

-Combinando l’ozono nel
buco, tanto per cominciare.

 

-Buco nell’ozono, vuoi dire.

-No, il buco, è importate , boss!
Metaforicamente, significa
“uomo”; lui sta lì dentro, rinascerà.
Noi
che faremo, allora, verremo qua
sempre? E’ una seduta speciale,
questa, non si ripete.

-Non tentarmi, miele! Divisi
pietre e basta, forse
giocavo a dama, ruttavo, sia
pure! In un lampo mi son
divertito, non ho partorito
niente: Sul serio non
vorranno il Chi è?

-Dà sempre occupato!

(Bang guarda l’ape, si ferma. Un dito nei
pantaloni, l’altro pende)

-Se ti dessi l’aiuto che chiedi, se
cambiassi la Terra a modo
mio, cosa vi
resterebbe dopo, ci pensi?

-Un mondo
diverso, magari. Ho
visto
massacrare uomini; piluccando io
margherite, digerendo miele
pensavo: ma un arbitrio così, serve
come? Poi lo scempio
fisico del pianeta!

Odiare, è una
nascita, ape!
Nient’altro. Vediamo…
Uhmm… disfacendo il mondo
nato dopo di me… la cosa
potrebbe eccitarmi. Una
risposta del caos
…Tutto
talmente fondo e spropositato!
Sarà
un po’ come i dadi, sì, sì, mosca
cieca…ecco…

 

L’udienza riprende. In piedi!

 

Terra: Dicevo, appunto, le cause son
tre…

-PENA DI MORTE SUBITO!

BIG BANG: Chi ha gridato, figliolo?

ape: bah! uno stupido come
tanti.

BIG BANG. Concludi, Terra, presto. Ci misi
meno a spaccarti.

Terra: “Odio, Scienza, Disparità.” I tre mali
dell’uomo. Il secondo, lo cova, gli altri
espande in sbarre orizzontali a quella
lama in piedi. Li chiama Necessità. Ora
mi spiego…

BIG BANG: No, no! tutto chiaro. Concludo, o
inizierai con la fede, e non intendo
documentarmi. Quel
che hai detto, già
avanza. Qui non funziona niente.
DARO’
la parola ai
mari, scienza alle piante. Flora,
fauna insieme. E armi. Vi
condanno ad essere uguali.
Vedrete
la forza di montagne alzarsi,
legiferare. L’uomo
non potrà fare
niente senza il voto dei
vermi, ad esempio, o
radici di piante, dei
cavoli al vento con le bandiere.
Questo, il
VERDETTO, e con certezza
di pene!

api: Urrah, finalmente!

qualcuno: Ma, scusate, che mangeremo?

Stampa: Microfono, per favore! quando,
questo grande rimpasto, quando,
quando? lo diranno i
telegiornali? E che
faremo della
CIVILITA’, si
parlerà coi conigli? Noi bisogna
sapere, informare i
lettori, almeno! Che mi pigli un
colpo, ma
la STORIA cos’è, allora? Prego!

 

BIG BANG
Profonda cenere e basta, e
certo
non la mise
lì il fuoco. M’ha
chiamato la Terra; dunque
faccio.
Togliere
diversità renderebbe
più umano
l’uomo. Ma il
Caro Estinto, ossia lui, ha
giocato a mio modo, ed ho
vinto. Il Chi è’ non
lo so, ma odio
l’imitazione, io,
dunque
v’implodo. Dalla
cenere al cenerone, e,
prego, vedasi fino in
fondo che ogni
abuso va contro di sé. Ora
api, via! Tutte dietro di me
col vento! Ché Noi
nemmeno siamo di questo
mondo
.

 

Rubrica televisiva: si stava meglio prima. Dopo il telegiornale, Wolfang, il mio cane, parlava non so con chi al mio cellulare: “Che idiota l’uomo! Perché non s’è appellato al quinto emendamento?”

 

***

22 pensieri riguardo “Il processo”

  1. Pingback: Il processo
  2. Il piacere di leggere Cristina Annino è pari solo alle emozioni che mi suscita. Di un’intensità da farmi tornare piccoletta e come stando di fronte a un gigante della poesia. I versi racchiudono, in modo incredibile, significato (e dovrei usare probabilmente il plurale) e immagini. Visionaria Cristina, ma quanto concreta e capace di generarmi stupore :

    -Odiare, è una
    nascita, ape!
    Nient’altro. Vediamo…
    Uhmm…

    E ancora

    Dalla
    cenere al cenerone, e,
    prego, vedasi fino in
    fondo che ogni
    abuso va contro di sé

    Questo fantastico processo non l’abbiamo forse celebrato nella nostra mente anche noi?

    “Odio, Scienza, Disparità.” I tre mali
    dell’uomo. Il secondo, lo cova, gli altri
    espande in sbarre orizzontali a quella
    lama in piedi. Li chiama Necessità. Ora
    mi spiego…”

    e

    “L’uomo
    non potrà fare
    niente senza il voto dei
    vermi”

    Ma l’uomo non impara e voci che ci ricordano la nostra insensatezza, voci di una eleganza e ironia tale, poche ce ne sono.
    Grazie Cristina
    e grazie Francesco.

    ps. Mi riprometto di intervenire di nuovo, lascio sedimentare.

  3. Grazie, Nadia, per la nota che amplifica addirittura quel che dico e grazie Viola e al magnifico ospite di questa bellissima dimora!

  4. Intervengo di nuovo brevemente: un lettore faceva notare in altro post e contesto a proposito dell’uso del linguaggio di Cristina Annino la sua toscanità e più o meno lì si fermava. Un italiano, aggiungo io, coltissimo, che lascia solo intuire quanta capacità ci voglia per fare questa poesia.
    Il fatto che poi Annino arrivi a prospettarci una metafisica e il modo in cui vi giunge, indica l’inconcludenza di chi si perde a discettare di alto e basso. La materia della poesia è ovunque, dal cane Wolfang ai vermi alle api: è lo sguardo, la limpidezza di chi guarda a restituire significato e per quanto sembri impossibile oggi, a salvare.

  5. acutezza che si pianta al centro dell’ironia come un ferro da calza e poi, con la stessa accuratezza continua a incrociare maglie al meglio del pensiero, del favellario che mostra le favelas dei nostri quotidiani dintorni di città. Una scrittura che incide la realtà, non la carta.ferni

  6. C’è un tono così irriverente. Spesso l’interlocutore cane sappiamo bene quanto sia più aperto all’ascolto, e non è mica un fatto di intelligenza. Sempre stupore – figlio di bravura fratello di poesia – leggere la Annino. E quel suo affiorare filosofico, in punta di ironia, quel suo dire anche celato di rabbia, acutezza, tremore di chi attentamente è, e c’è in quel suo vestito a fantasia che sa portare con grande classe, elegante,mente. ciao, giampaolo

  7. eh la Scienza che dovrebbe amare la Terra ma invece no.
    Allegoria e Derisione.
    Peggio per l’Uomo. Continuando cosi’ lo odierebbero anche i cani se sapessero come.

    Questo testo potra’ servire come Nuova Costituzione per il XXI secolo.
    Ma anche un secolo successivo se bisogna aspettare tanto.

    Intanto ce lo godiamo noi nel presente, e’ uno dei testi della nostra speranza.

  8. A questo punto “devo” intervenire per rendere grazie dell’ascolto-lettura.
    Di certa attenzione, soprattutto, che mi insegna molto, aggiunge contributi senza saperlo, ma lo fa. Dunque davvero grata.

  9. Analogie, fantasie: cosa può fare un lettore se non fantasticare, complice dell’autore? Lo stupore, la ferocia, l’ironia di un bambino che vuole divertirsi con la metafisica. La “terra stanca delle cacche del cane” è una bella intuizione comica. Ma, come sempre, in Cristima, il comico si spacca, si disequilibra, tritura le cose. E l’impressione è quella di uno schiaffo in piena faccia mentre si sta in equilibrio su una corda.
    Marco

  10. amo in tutti i testi – e i quadri – di cristina annino la libertà , il rifiuto netto di sottomettersi alla realtà… e di creare invece un’altra, indipendente…

    facile?

    non lo è affatto!

    ma cristina ne è capace!

    un caro saluto…

    stefanie

  11. L’accogienza che tutti, fini ad ora, hanno riservato a questo testo così diverso dai miei soliti, mi dà un senso che mal si contiene nel solito “grazie”. Dovrei inventare un’altra parola.

  12. Questa volta Cristina si misura con una dimensione surreale e con i territori di una sua “verità” che induce al confronto e alla resa ( e più estesamente alla riconsiderazione dei nostri destini nel divenire incommensurabile del Tutto ) .
    La plausibilità dei referenti e la loro verbosità stringata e mossa al contempo ben si attaglierebbero, credo, ad una rappresentazione teatrale.

    leopoldo attolico

  13. Bellissimo viaggio oltre, entro, al di là del Tempo, all’interno dei costumi, delle leggi, tutto messo in discussione.
    Ottimo il tema di tremenda attualità.
    Splendido linguaggio, poema che fluisce shakespirianamente, coglie l’obiezione, ma ..alla fine è ancora il grande Bang che predispone. Insomma sono entusiasta, veramente brava

  14. forse leggendo questi dialoghi di Cristina, Giacomo Leopardi li avrebbe approvati e forse chiesto un appuntamento per conoscerla e guardarla negli occhi.
    Solo i visionari sanno essere così follemente lucidi e ogni cosa trasformare in materia incandescente.
    un abbraccio
    lucetta

  15. “Una scrittura che incide la realtà”, dice Fernanda. Ed è così. Ed è prerogativa solo dei grandi scrittori.

    Cristina Annino andrebbe letta nelle scuole: sono convinto che avvicinerebbe parecchi giovani alla scrittura e alla poesia.

    Grazie a tutti per questi gran bei commenti.

    fm

  16. ““Odio, Scienza, Disparità.” I tre mali
    dell’uomo. Il secondo, lo cova, gli altri
    espande in sbarre orizzontali a quella
    lama in piedi. Li chiama Necessità”

    Concordo con Lucetta Frisa, questo processo di Cristina è molto vicino alle Operette morali di Leopardi. I versi che ho riportato, invece – pur avendo una loro matrice “classica”, cioè connaturati nell’uomo, come una radice mandragola mai saputa estirpare, li trovo molto contemporanei, specchio ustorio di questo tempo algido, frigido e volgare.
    Con stima profonda. Fabio

  17. E io ti ricito, caro Fabio, questo tempo è “algido, frigido e volgare”. Esattamente così!

    Sono davvero grata a tutti gli interventi che – ripeto- per un autore costituiscono una verifica, ma soprattutto un arricchimento in chiarezza tra sé e ciò che tenta di esprimere.
    Cristina.

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