7 pensieri riguardo “Quaderni delle Officine (V)”

  1. Una scrittura avvincente ed elegante, un’ulteriore conferma del tuo talento. Stampo e rileggo con calma…
    Un caro saluto a te e Francesco
    Abele

  2. Ti ringrazio moltissimo Abele e approfitto delle tue parole per unirmi a te nel ringraziare Francesco che mi ha mostrato, come sempre, la sua gentilezza nell’accogliere questo mio racconto e la sua squisita cura nel farne uno dei Quaderni. Grazie ancora.
    A. S.

  3. Credo si tratti di un lavoro eccellente. Ho apprezzato moltissimo l’equilibrio col quale hai percorso il confine quasi indistinguibile tra il saggio e l’invenzione letteraria e la vicenda umana e letteraria di Graves si ricopre di una patina traslucida di mistero, degna della magistrale lezione di Borges. Leggerti è stato davvero come addentrarsi in un fitto bosco fatto di allusioni e riferimenti reali, tra suggestioni fantastiche e “ragionevoli dubbi”, nel quale la tua scrittura raffinata e godibile al tempo stesso accompagna con sicurezza il lettore. Lo rileggerò, è stato davvero piacevole e interessante.

  4. Ottimo racconto che entra a perturbare i destini dei morti. Esatto e impeccabile, fin troppo impeccabile. Ma le fascinazioni sono molteplici, pagina dopo pagina, e il tono della narrazione ha una sua giusta, inquietante solennità.
    I miei complimenti.
    Marco

  5. E’ un racconto veramente notevole, bello e “perturbante”, “officinale”.

    L’accostamento a Borges è d’obbligo, l’atmosfera che si respira, in molti passaggi, richiama immediatamente la rarefazione/condensazione spirituale e temporale che impregna le pagine di “Tlon, Uqbar, Orbis Tertius” (solo per citare uno degli accostamenti più esemplari). Ma il pregio maggiore dell’opera, secondo me, non è nella cornice che i richiami metatestuali disegnano e alla quale l’inserimento del grande scrittore argentino rimanda, quanto nell’originalissima miscela che trasforma la complessità e l’eterogeneità degli elementi di questo “insieme” (una vera e propria poiesis in atto di quadro in quadro, tra sovrapposizione e scomposizione, dislocazione e continuum) nel vero “protagonista” del racconto.

    Se questa era l’intenzione primaria (è quella che personalmente ho colto, al di là di parecchie altre suggestioni), l’ “experimentum mundi ac temporis in absentia” è perfettamente riuscito.

    fm

  6. Un caro ringraziamento a tutti, Turquoise, Marco Crestani, Marco Ercolani, Francesco, la mia intenzione era proprio quella che ha colto Francesco e leggere che ho raggiunto il risultato prefisso non puo’ che riempirmi di soddisfazione. Borges e Graves, autori che per diverse ragioni mi hanno da sempre affascinato e avvinto, rappresentano proprio lo spunto per tentare quella ricerca e quella esperienza di parole, luoghi e tempi che è, per certi versi, una delle mie principali fissazioni. Grazie ancora a tutti e in particolare a Francesco per lo spazio che mi ha donato in questa magnifica dimora.

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