Cosa vuoi che dica la polvere

Nadia Agustoni

i diari dell’olocausto

i diari dell’olocausto mi fan venire in mente
edipo a colono con la giovane antigone
che dà la mano a un cieco e nient’altro.
non una parola li segue, solo un vecchio
e sua figlia e i segni del vuoto intorno a loro,
lo spavento delle genti che in segreto
vedono la ragazza come un toro
e la corsa nella polvere con un dio che le urla dietro
di fermarsi: “è una ragazza, non può raspare la terra
fino alle tombe”.
ma non capiva la sua risposta: “va via! la polvere
cosa vuoi che dica la polvere, qui viviamo,
qui moriamo, un dio non ci ha salvato”.

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Il testo è tratto dall’opera inedita Dai libri di lettura, ed è comparso nell’antologia del premio “Lago Verde”, 2009.

L’ultimo verso “un dio non ci ha salvato” era nell’orecchio ed è un prestito, quasi fedele, da Ultimo brindisi di Anna Achmatova, Torino, Einaudi.

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Immagine: Shimon Balicki, Bambini nella camera a gas, 1974.
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21 pensieri su “Cosa vuoi che dica la polvere”

  1. molto bella questa frase che dice la polvere, questa cosa che sa la polvere… noi lo ripetiamo sempre, che siamo polvere, ma poi agiamo come se fossimo degli uomini, e dimentichiamo le cose che sa la polvere (non solo cose tristi, cose spietate… la polvere sa anche quanto intensamente dobbiamo vivere… sa anche il rispetto dovuto all’esistente… la sa lunga, insomma)

  2. La Shoah è un evento con il quale dobbiamo misurarci, il premio Nobel per la pace Wiesel dice che dovremmo farlo sempre e non solo nel giorno della memoria, però io credo che le celebrazioni diano il senso dell’enormità del dramma, esse sono necessarie, a mio avviso, perchè abbiamo bisogno di simboli e segni profondi per tramandare più efficacemente la memoria. Bella la scelta di Nadia, è dalla parte dei più deboli, ricorda che sono sempre loro a pagare il prezzo più alto!

  3. Un “segno” così, Nadia, una sola poesia come questa è la cicatrice che anche ogni coscienza fatta d’altra polvere, dovrebbe covarsi dentro sempre, tutta la vita. Perché la memoria almeno, non sia polvere.

  4. “Un dio non ci ha salvato”.
    Parole da scolpire.
    Commenterei con René Char:
    “Voi obbedite ai porci esistenti, io mi sottometto agli dèi inesistenti”.
    Grazie, Nadia.
    Marco

  5. Grazie Nadia per il tuo impegno che fa della poesia una voce, una voce decisa che si incide e lascia il segno, una voce oggi necessaria più che mai.

    Lascio un piccolo segno di memoria e abbraccio e te e tutti quelli che qui hanno stretto i loro pugni.
    natàlia

    NON SENTITE L’ODORE DEL FUMO

    AUSCHWITZ STA FIGLIANDO

    Le più grandi risorse

    erano la speranza e la dignità.

    Chi si rassegna, muore prima.

    Non so se i giovani hanno appreso.

    Se ci si lascia chiudere, terrorizzare

    se ci si lascia cristallizzare

    si diventa una cosa

    gli altri ci diventano cose.

    Molti ancora non sanno:

    Auschwitz è tra noi. è in noi.

    Non so se i giovani sanno

    in ogni parte del mondo:

    non c’è rivoluzione se si trattano gli uomini come sassi,

    ai giovani occorre

    l’esperienza creativa di un mondo

    nuovo davvero.

    Ad Auschwitz ci torno volentieri.

    mi dà la misura dei fatti.

    Danilo Dolci

  6. Ringrazio tutti per i commenti e per l’attenzione.

    Un grazie particolare ai 3.127 lettori che hanno visitato il blog nelle ultime ventiquattro ore.

    Per gli amanti delle statistiche (me ne sono accorto solo adesso):

    1) questo post è il numero 1.000;
    2) il commento di Natàlia è il numero 10.000;
    3) io speriamo che me la cavo…

    Buona notte.

    fm

  7. “a un cieco e nient’altro”. la mano. non la polvere. o una e congiunzione. Antigone al contrario, talvolta ho creduto, Antigone che s’apre una buca di cielo. Grazie Nadia. Per questo “termine” di paragone. Giampaolo

  8. Ringrazio i nuovi intervenuti.
    Grazie particolare a Natalia per aver aggiunto le parole di Danilo Dolci.

    Il post numero 1000… un bel numero Francesco.
    Ancora un saluto.

  9. ..”con un dio che le urla dietro..di fermarsi” Scappare, come Antigone come Anna A., come chi sa troppo: ho amato questa forte e urlante visione.. Grazie a te, Nadia, dal cuore potente -e anima in sistole – per amore!
    Maria Pia Quintavalla

  10. Questo testo è semplice e potente e colto e importante: Nadia, quando trovi questa misura (e spesso la trovi proprio nella Storia), mi piaci moltissimo.
    Un abbraccio,
    r

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