Prove sonore per i dormienti

Giampaolo De Pietro

Dove se ne va l’ombra
del funambolo, forse
assottigliandosi
ispessisce il
margine di
spazio
imbottisce il
rischio, o si fa
gigante mano
intorno al suo
equilibrio?

Prove sonore per i dormienti (2009-2010, inedito)

Le mercerie,
le distillerie,
gli ula-òp
e le tintorie

*

prove a colori
per i dormienti

siamo stati acrobati
ora stiamo ben attenti

*

sono giorni
addormentati
sui fianchi
spettinati

*

si fa – e farà
bella stagione
sul viso
e
sul foglio di carta
è
deciso
viva voce
voce rischiarata

 

***

 

Letargo delle piccole ombre.
La testa tartaruga.
L’ombra tenerezza
di una preghiera
con la testa rivolta al muro,
dio ci sarà pure dopo il duro.
Pelo d’acqua, acqua al contrario.

 

***

 

Uscire di casa
nell’inverno a sorpresa,
incrociare la nuova
fredda aria faccia
di fronte al pensiero
gli occhi il rifugio di lana
nel berretto un poco
di indolenza forse coi
capelli fermi a gennaio
vorrei abbracciarti e
portarti come una scelta,
per una stretta

il montgomery del conforto
blu, mi sembro mia madre
con la testa piegata a destra in
una fotografia alla malinconia
di allora, di quando noi eravamo bambini
e lei nel giorno dei suoi trent’anni
pianse, come se fosse tutto precipitato

la fronte custode, scorta sotto il berretto
la fronte esposta di mio padre, sono
la sua stessa faccia spiccicata! Qualcuno
per strada mi fermava anni fa per mandare
a lui i saluti, senza neanche sapere chi fossi

figlio frutto del tempo
fratello dell’inverno
sorella rosseggiante, ti penso
e mi accendo, e il natale è già stato
un nuovo anno hanno fatto, s’è detto
e scritto il numero dieci, e ancora
se metto dieci anni al mio status
sabbatico, dovrei poter raccogliermi,
ma non è detto, né sta ancora scritto…

un piatto di lenticchia
è fame assolta
e freddo fatto scorta – rifugiato nel piatto fondo
la luce docilmente gialla
il gusto dell’inverno della grande mancanza
sulla spalla

possa esserti di ristoro, come una lettera,
questo, di pane, pensiero, fame e sete, di lana
frutto coperto accanto alle mele, per addolcirsi al maturare

 

***

 

Non ce l’ho con nessuno,
e il tempo talvolta c’intreccia i piedi.
Ho una spalla ferita, sarà l’anno
della tigre come dice Martina,
o del canarino di battaglia

*

Il lato femminile dice Adriana
l’ala sinistra nascosta la scapola
di una tanta responsabilità, ma
ancora non sa del tutto bene
il resto, come la schiena arrivi
dopo la fronte prima del petto – se
come il salmone, anzi, la corrente
che lui sale -,
senza
neanche guardare, gli occhi
a seguito dei piedi, loro fidàti

 

***

 

staffetta delle inquietudini

sa un’inquietudine
portarsi a spasso
due inquietudini
che ne hanno in
spalla almeno
tre di inquietudini
e certo il quarto
esemplare di inquietudine
non mancherà d’arrivare
al quinto posto per
avere trascurato
gli aspetti migliori del vero.

 

***

 

Per brevi periodi
– nei festivi, per lo più –
le truppe dei
miei capelli si
riposano dal crescere.
È maggiormente quando
non raggiungono le punte
delle dita allo specchio
o quando ho un avanzo
di minuti dentro al pettine
e li conto ancor sopra
la fronte per un poco

 

***

 

Dove se ne va l’ombra
del funambolo, forse
assottigliandosi
ispessisce il
margine di
spazio
imbottisce il
rischio, o si fa
gigante mano
intorno al suo
equilibrio?

*

I corridori
sembrano
cercare il tempo
per arrivare
in tempo
piccoli o alti
che sono, lungo
o scaduto che sia

*

Il venditore di sale ha
registrato il suo messaggio
promozionale vocale e
sotto il sole mentre
lo manda in strada-trasmissione
si stiracchia come
un cane che ha trovato
posizione nel momento
più propizio del mattino
sopra il marciapiede
dall’ombra zuccherosa.

 

***

 

Far flanella, “curiosare oziosamente; anche, starsene senza far nulla lasciando lavorare gli altri.
(amoreggiare con effusioni contenute)”.
Pesco tre parole
Dal mazzo del
Vocabolario, anzi
Ne vengo pescato
(a capo)

    e abboccano

:

giuramento,
con un occhio
e con la coda
dell’altro leggo
frottola, “componimento di origine popolare, costituito da un seguito di immagini bizzarre, in versi di varia misura e senza ordine fisso di rime”;
e ancora
flanella, per restare in effe.
Vedi effusioni sopra.

 

***

 

Qui, a leggere
come a viaggiare
stiamo, precipitando
partecipando (a un) bene

*
state qui,
trattenete
il respiro
come le cose,
come si conviene
al fiato il fiato,
i chilometri attesi
e le apologie rivoluzionarie
che le parole hanno in seno a le cose,
le parole che trattenete, in serbo
come tutto il fiato sopra
ogni sopravvivenza
del senso; forma di una

*

di fumo
speso
sempre
meno

 

***

 

inno al nome

il nome, gli occhichiusi.
Questo filo di riposo
ai due estremi.
Che non sanno del viso
e non hanno ritardi
non fanno fretta d’ora innanzi.

“Lega inno”

*

Le spicciole
foglie, le piccole
parole.

Questa foglia è stata
galleria per formiche,
e ponte elevatoio
sulla mano di Dio.

 

***

 

Buona parte d’ombra.

Non ci sono occasioni perdute
Non ci sono occasioni migliori
Ore buone, uomini miei; questo
ci dice di noi il tempo orso bruno
in corrispondenza con l’orso polare
del tempo che resta sempre in mezzo
come la cosa terrestre che abbiamo
chiamato occasionalmente tempo perso.

Buona parte
deriva fatta.

 

***

 

E se arriva l’inverno stavolta

S’appanna la voce
E sale la nebbia
Si trattiene il fiato
e sbianca l’ombra
Dentro il bicchiere…

Chi ha bevuto troppo
E chi niente, asciutto

E se arriva l’inverno
Stavolta mi sposo
E l’inverno arriva, di certo

 

***

 

ragazze
fuori dai
bicchieri
come pescirossi
sui bassi fondali
di vecchie fontane
fotografate male
ragazze cori
di voci asciutte
sotto le coperte
dentro le scarpe
rincorse strette
solitarie in sospiri
e borse stracolme
di domande non richieste
trucchi stinti
finti accorgimenti
ragazze tonde
le mani nuvolose
così le labbra dopo
il sereno variato
umore nel dopo film
gli occhi sgambetti
per chi ci prova solo
a volerli scandire con
facilità

 

***

 

Inno alle mani estive
di notte

Le mani hanno
l’ombra dei secchi
vuotati d’acqua
la notte hanno
il silenzio degli specchi
ridati tutti i riflessi e
sguardi profili derive
l’ombra dei traguardi
delle pozze
ferme sino a prosciugarsi
le stesse forme disattese
delle rive senza indugi
d’altre deserte e altre
sponde, vedute

le mani hanno le screziature
della superficie d’acqua scura
in fondo ai pozzi senza fondo,
nessuno li vede nessuno la beve,
c’è solo una luna coinvolta talvolta
al punto di un tremare appena, indisturbato
sino al riflesso che si contempla da sé in
piccoli acquosi e cupi frantumi, quasi sordi come
quelli di nessuno, di tutti i pozzi senza fondo di ciascuno
di tutti noi abbandonati in altrui riflessi, talvolta
e frantumi, tutto dentro alle mani, le mani di notte,
di nuovo, le nostre

 

***

 

Il passeggero

Né lui né me, un frutto

disteso, passeggero

*

I frutti stanno ritti
e silenziosi e soli
superstiti come
nascosti agli alberi
stessi, mi piego io
ritto al posto un po’
nascosto al corpo
che mi ospita, anch’io
forse silenzioso e solo
superstite

*

Fil(o) maestro
Che t’aggiudichi
Un sorriso
Filo padre
Che mi preoccupo

Filo che vorrei per sempre
Ed è come vorrei

Filo di (nostra madre)
Una libertà,
ù –na !

 

***

 

Fronte del foglietto
E’ un fatto d’accenti
tutto un fatto di denti
lo sguardo in avanti
la resistenza agli impedimenti
gli affanni del resto
del tempo
gli stracci di carta
la musica di uno strumento
come le mani e questo giorno
lento –
/retro dello stesso
come un
suggerimento
(a bassa voce)
(i suoi occhi sporgenti)
le dita la luna il tramortimento

l’ennesima fortuna in ballo
il suo corso lento in fiume
al crederci e allo smarrirsi
un poco …

*

Le case erano sempre dietro
le spalle stavano come
accenti appostati tra i nomi

 

***

15 pensieri riguardo “Prove sonore per i dormienti”

  1. e chi
    d’orme vive
    segna il passaggio
    dorme ispessendo della vita il sogno.

    Non ho resistito,attraversando questi quartieri di inquiete carte,case accatastate tra vie dismesse e rimesse di buoni intenti, poi abbandonati sul filo di un acrobatica parola aerea. feni

  2. I corridori
    sembrano
    cercare il tempo
    per arrivare
    in tempo
    piccoli o alti
    che sono, lungo
    o scaduto che sia

    Ho apprezzato molto questi testi. Davvero una bella proposta.
    Grazie, un caro saluto.

    stefania

  3. Sono felicissima per te Giampaolo che questa dimora la meriti davvero.

    “Dove se ne va l’ombra
    del funambolo, forse
    assottigliandosi
    ispessisce il
    margine di
    spazio
    imbottisce il
    rischio, o si fa
    gigante mano
    intorno al suo
    equilibrio?”

    Ti lascio il mio funambolo:

    In bilico fedele di dubbio
    persuaso all’instabile asse
    su un fievole centro volubile
    costante a un provvisorio certo
    attendo l’inatteso imprevisto
    sul perno di un binario effimero
    retto da un principio mutevole
    accolgo insospettato l’inaspettabile
    flessibile a un reale fittizio
    predisposto a un autentico artefatto
    tenace ad un saldo variabile
    sostenuto da un occulto manifesto.

    Un caro saluto a tutti
    Francesca

  4. sono sempre molto confortata quando qualcuno mi permette di conoscere e curiosare in cose nuove, belle, e perciò arricchenti.
    grazie!
    in particolare colpiscono il mio gusto e le mie attuali propensioni questi versi:

    I frutti stanno ritti
    e silenziosi e soli
    superstiti come
    nascosti agli alberi
    stessi, mi piego io
    ritto al posto un po’
    nascosto al corpo
    che mi ospita, anch’io
    forse silenzioso e solo
    superstite

    ci vedo molte allitterazioni sibilanti, molte rotonde /o/ a richiamare la forma dei frutti, quell’anaforico nascosti/nascosto che accentua la somiglianza tra la pianta e l’uomo, la dissociazione dolorosa corpo/spirito che non finisce mai di stupirmi e su cui vado da tempo meditando.
    la poesia “è” quando, dolce o urticante, la riconosci come sorella.
    ancora grazie.

  5. Giampaolo de Pietro, che conosco più ampiamente di queste poesie presentate qui, ha un’anima poetica davvero toccante, triste-gioisa, funambolica, proprio, e delicatissima. Non poteva sfuggire all’attenzione che Francesco Marotta dimostra verso le giovani forze della poesia. Auguri, Giampa!

  6. In questo periodo, per problemi vari, mi è quasi impossibile seguire con una certa costanza e intervenire.

    Passo per un saluto a tutti, scusandomi con gli ospiti.

    fm

  7. Le mercerie,
    le distillerie,
    gli ula-òp
    e le tintorie

    che meraviglia questa poesia che viene da lontano, divertentissima e ricercata insieme (vedi la poesia del dizionario), che sta dentro letture vissute come persone, che sta dentro una figura (il funambolo) che sembra continuare a scrivere ovunque la sua persona

    complimenti e un caro saluto

    r

  8. Molto interessante il lavoro di De Pietro: una poetica che si costruisce, pezzo dopo pezzo, come un mosaico inesauribile; ma che lascia intravedere, dietro ogni tessera-testo, il profilo ben definito di un’idea di scrittura che si fa verso, e la sicurezza crescente della mano che guida e dà forma al disegno. Soprattutto in quei componimenti, come quello in epigrafe accanto all’immagine, dove il poeta lascia che la parola sporga, o precipiti, oltre il margine che la definisce, verso gli specchi della sua stessa notte.

    fm

  9. vi ringrazio ancora. L’intervento di tutti, dallo stupore di Natàlia alle parole care di Cristina, lo sguardo “sororale di lucypestifera, gli apprezzamenti e i saluti. L’intervento con meraviglia della Morresi mi fa battere il cuore a illuminare. Marotta, dar forma al disegno, proprio partendo dalla mano che scrive, prendendo quasi spunto dallo sguardo – come a risalir(n)e la china – e la scrittura – idea che si fa verso – sì: più che mai di recente vorrei poter imparare le tecniche fotografiche, sempre a ritroso – essendo partito dal digitale – vorrei poter giungere allo sviluppo dei negativi – magari proiettandomi sensazioni diapositive – imparando che so, la scatola fotografica, la camera oscura – e dire che ho sempre avuto il tabù della manualità, invidiando sempre un po’ gli artigiani. Poi (ri)scoprendo che si scrive con le mani. Forse davvero, o quasi, “senza timore”, come scrive De Lea.
    Buona giornata.
    Giampaolo

  10. illuminante –
    circense e commovente –
    un ventaglio di emozioni –
    un vento – una pace –
    un’aderenza alla vita che si fa parola –
    una magia semplice
    umana – vera

    grazie giampaolo !

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