Omaggio a Eric Rohmer (I)

Stefania Conte

“Gli eroi delle storie hanno sempre gli occhi bendati. Altrimenti non farebbero più niente. La storia finirebbe. Non è grave perché tutti abbiamo bende sugli occhi.” (Aurora in Le genou de Claire)

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Mòbii/Mobilità

Le voci della luna n. 44

Fabio Franzin

“Abbandonati”, così scrive Fabio Franzin in questi testi in cui racconta in versi, in un linguaggio che sembra andare oltre lo sconforto, un evento tragico come la perdita del lavoro senza forse la possibilità di trovarne un altro. Tutto è cambiato e per chi viene espulso dalle fabbriche, per chi fa l’operaio, le possibilità di ricominciare sono ancora meno in questi anni di precarietà e flessibilità. L’isolamento sociale e la paura del futuro ammorbidiscono gli animi degli operai e sembrano fare sì che si accantonino i vecchi rancori in una parvenza di solidarietà, che non è più solidarietà, è aggrapparsi gli uni agli altri perché più nulla rimane da fare. Impietosa la voce di Franzin nella sua amarezza, nel suo chiedere: “guardateci”. Come se un tempo durissimo finisse, ma solo per scavare più profondamente le ferite: come se non ci fosse più redenzione. – (Nadia Agustoni)

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Qualcuno tornerà…

“Qualcuno tornerà
per sentire la tua voce,
per dirti che la vita è un gioco
in mezzo ai prati,
che il tempo non ha fine
se vivi per qualcuno.
Qualcuno tornerà
per amarti tutti i giorni.”

(Piero Ciampi,1961)

 

SABATO 16 GENNAIO 2010
Manifestazione con i familiari delle vittime dello Stato
Concentramento ore 10.00
in Piazza della Repubblica a Livorno

MORTI DI STATO ovvero ASSASSINATI dallo STATO
NELLE CARCERI ITALIANE SI MUORE PERCHE’ SI VIENE UCCISI

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Filosofia dello scrivere (VII)

Antonio Scavone

Filosofia dello scrivere (7)

     Come altre forme espressive, anche la poesia ha una sua peculiare iconografia testuale, un’inconfondibile fisionomia grafica che ci attira e ci rassicura per la “veste” o disvelamento (scritturale o editoriale) che si è assegnato o le è stato assegnato. Una poesia si presenta, di solito, con una disposizione di testo giustificato a sinistra, distinta per versi brevi, tale da occupare in senso verticale solo un terzo della pagina bianca, consolidandosi o concentrandosi in una ventina di righe. Continua a leggere Filosofia dello scrivere (VII)

Il processo

Cristina Annino

Oggi, alle quindici in punto, ora locale, portando Wolfang sul prato (roba da pazzi, ha vomitato ancora!) ho visto un enorme cumulo di luce rotolarsi, è il caso di dire. Nel giorno del mio compleanno, ha tremato la terra. Odiio!, insomma, il giardino davanti casa. Così mi sono informato, ed ecco che si deduce. Ci sarà un processo mondiale –tenetevi forte- la terra ha chiamato il suo santo, capite?, protettore, dice. Che roba! E’ stanca, pare, delle cacche di cane. Wolfang ha riso come un lacchè. Allora, dài, tutti a vedere il processo, gente, corriamo!!!

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L’intensità del tempo

Marco Furia

Un costruttivo sentimento del tempo pervade “Controfigura”, primo romanzo scritto da Luigi Fontanella, costruttivo nel senso che l’intensa descrizione di avvenimenti, persone, immagini, non presenta aspetti di mero rievocare, ma sembra rivolta ad intenti di ricomposizione, attraverso il ricordo, della (fugace?) attualità della vita.
Il tempo è argomento primario: il suo scorrere viene avvertito quale non contenibile entro i rigidi confini delle comuni regole, bensì come complesso coagulo d’esistenza che si scioglie e torna a rapprendersi lungo itinerari percorribili infinite volte. Continua a leggere L’intensità del tempo

Seicentomila volte grazie

[…] Nur wahre Hände schreiben wahre Gedichte. Ich sehe keinen prinzipiellen Unterschied zwischen Händedruck und Gedicht. Man komme uns hier nicht mit “poiein” und dergleichen. Das bedeutete, mitsamt seinen Nähen und Fernen, wohl etwas anderes als in seinem heutigen Kontext. Gewiss, es gibt Exerzitien – im geistigen Sinne -, lieber Hans Bender! Und daneben gibt es eben, an jeder lyrischen Strassenecke, das Herumexperimentieren mit dem sogenannten Wortmaterial.
Gedichte, das sind auch Geschenke – Geschenke an die Aufmerksamen. Schicksal mitführende Geschenke.

[Soltanto mani autentiche possono scrivere poesie autentiche. Io non vedo nessuna differenza sostanziale tra una stretta di mano e una poesia. E non ci si venga a parlare di “poiein” e altre cose del genere. Perché ciò significava, con tutti gli annessi e i connessi, qualcosa di completamente diverso rispetto al suo attuale contesto. Esistono certamente degli esercizi – in senso spirituale – caro Hans Bender! E, in relazione ad essi, esiste ad ogni angolo di strada la sperimentazione senza limiti con il cosiddetto “materiale linguistico”.

Poesie sono anche doni.
Doni per le creature attente.
Doni carichi di destino.
]

(Da: Paul Celan, Brief an Hans Bender, in Über Paul Celan, a cura di D. Meinecke, Frankfurt am Main, 1970)

Buzz Spector

Rosa Pierno

Se con i libri si potessero costruire muretti, grotte, dighe, fortini, case, patii, basiliche, torri, si realizzerebbe un luogo del tutto utopico, eppure il senso di concretezza che si sprigiona dalle installazioni di Buzz Spector richiama alla mente la volontà costruttiva che innerva la cultura, da cui, peraltro, l’ordine non è mai assente. In fondo, la cultura è un processo che filtra, trasforma, modifica e ricrea; inoltre, i libri usati come materiale da costruzione si prestano a essere utilizzati per l’esplorazione di possibilità metaforiche inerenti all’oggetto in questione che ampliano infinitamente il suo uso. Spector mette insieme una vera e propria enciclopedia di tali occorrenze sia per quello che riguarda la forma sia per quello che concerne il contenuto. Continua a leggere Buzz Spector

Apartheid di Rosarno: Dov’è la collera di Dio?

Domenico Ciardulli

D’ora in avanti anche la Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi dovrà valutare bene l’opportunità di inviare vescovi, prelati o diaconi di colore nelle parrocchie dei paesi della piana di Gioia Tauro. Attenzione, dunque, all’abbronzatura nel caso si dovesse fare sosta o soggiornare nella rinnovata e ripulita cittadina di Rosarno. Probabilmente è solo una minoranza di rosarnesi che si è dedicata alla caccia armata contro i braccianti africani, ma già si riesce ad immaginare quale sarà il programma elettorale di qualche candidato a sindaco di Rosarno. Magari viaggi di studio verso Città del Capo per importare nuovi modelli culturali. Come dire, per una volta il Sudafrica diviene punto di riferimento culturale dell’Italia che è la settima potenza mondiale. Ma quale è stato a Rosarno il ruolo delle autorità civili e religiose locali in questi vent’anni in cui i migranti africani hanno pagato il pizzo ad autisti di furgoni e ai caporali per poter raccogliere mandarini, olive e pomodori per pochi euro al giorno? Quanti parrocchiani che la domenica frequentano la messa hanno dato in affitto a 50 o 100 euro un materassino nei fabbricati rustici e inabitabili dei loro terreni agricoli? E quale percentuale incassano i grandi e piccoli proprietari calabresi per far alloggiare i numerosi ambulanti del Senegal che quotidianamente percorrono con le loro mercanzie artigianali decine di chilometri a piedi sulle spiagge delle coste ioniche e tirreniche?

(Continua a leggere su Reset Italia…)

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Rosarnum libera est!

Antonio Camuso

Il console e prefetto Publius Hrodebertus Marronius fu svegliato con molta discrezione dal suo collega, il tribunum militum di origine
siciliana Egnatius LaRussus, con l’annuncio che dopo colazione avrebbe potuto constatare di persona come, quanto aveva disposto la sera precedente il delegato romano, era stato completato. Marronius si lisciò i baffi dopo aver intinto le dita in un bacile d’argento colmo di acqua di rose appena colte, pregustando le accoglienze trionfali che gli avrebbe tributato il Senato romano prima e poi il popolo padano a Mediolanum con questa sua ultima impresa.

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Poesia e presente

Stefano Guglielmin

“E’ evidente, e, credimi, non è tanto per dire, che ‘Senza riparo‘ è un lavoro destinato a divenire un punto di riferimento, di paradigma e di confronto, per chiunque con onestà intellettuale si occupi di poesia contemporanea, e per chiunque l’abbia in grande considerazione.”
(Manuel Cohen)

Continua a leggere Poesia e presente

Il coraggio dimenticato

Roberto Saviano

“La popolazione africana ha immesso nel tessuto quotidiano del sud Italia degli anticorpi fondamentali per fronteggiare la mafia, anticorpi che agli italiani sembrano mancare. Anticorpi che nascono dall’elementare desiderio di vivere.”

Chi racconta che l’arrivo dei migranti sui barconi porta valanghe di criminali, chi racconta che incrementa violenza e degrado, sta dimenticando forse due episodi recentissimi ed estremamente significativi, che sono entrati nella storia della nostra Repubblica. Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani. In dieci anni è successo soltanto due volte che vi fossero, sull’onda dello sdegno e della fine della sopportazione, manifestazioni di piazza non organizzate da associazioni, sindacati, senza pullman e partiti.

(Continua qui…)

Georgiamada sulla vicenda…

Pagine da “Servi” (Milano, Feltrinelli Editore, 2009)
di Marco Rovelli…

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I beniamini

Antonio Scavone

 

 

I beniamini

     Leggiamo un poeta, uno scrittore, un regista, un pittore, uno scultore: ma come leggiamo un intellettuale? Leggiamo, certo, quello che ha scritto (saggi, articoli, prefazioni) ma cosa ci resta di questa “lettura”?
     Gli intellettuali, oggi, nel clima sciatto e rozzo della sottocultura contemporanea, è meglio che muoiano o che emigrino o che non diano più da pensare. Continua a leggere I beniamini

Avviso ai (soliti) naviganti

L’ho già scritto in questo blog a più riprese, usando toni ed espressioni sempre improntati a uno spirito di massima disponibilità e attenzione; ho anche creato una pagina apposita, la “Bacheca“, proprio per permettere ai diretti interessati di usufruirne liberamente per le loro comunicazioni, quale che fosse il contenuto. A quanto vedo, però, i ripetuti appelli sono caduti nel vuoto, per la semplice ragione, da quello che posso facilmente arguire (facilmente, perché ne ho prove molto concrete), che ai destinatari di questo avviso ben poco cale dei contenuti proposti e delle relative discussioni: ciò che gli sta a cuore, invece, è vedere il proprio messaggio pubblicato in home page. Speranza vana in ogni caso, dovrebbero essersi accorti almeno di questo. Continua a leggere Avviso ai (soliti) naviganti

Fulgido, mirabilmente assente

Lorenzo Pittaluga

L’orizzonte, le sue tenie – vaste
cicatrici a disporre l’occhio
alla rete – rive, ancora specchi.

[…]

L’alba mi redime. Il Dio
iroso erompe sul mio volto:
è fulgido, mirabilmente assente.

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Le parole nascono già sporche

Michele Obit

Michele Obit

La scrittura di Michele Obit viene dalla pazienza, dal silenzio, dalla sincera esigenza di fissare i versi sulla carta solo quando si sono davvero trovati il tempo ed il modo di farlo: si tratta di parole coagulate e concresciute come sassi attorno al loro senso, che ne diventa densità e pienezza. Michele non si accontenta di esprimere rabbia o indignazione o affetto, ma scava fino alla radice comune di questi sentimenti – al seme duro che portiamo dentro – e di volta in volta li declina in un percorso profondamente ed eticamente umano. Allora nasce una poesia giusta, dove la parola non ha bisogno di essere gridata perché è già lì dove doveva stare, a raccontare tutta la tenacia che serve per restare attaccati alla vita e provare a darle una forma in cui ci si possa riconoscere. (Francesco Tomada)

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