La notte del cacciatore

Antonio Scavone

     Oggi sarebbe un “mago” televisivo, rozzo, cialtrone, di quelli che imboniscono sprovveduti e sognatori con vaticinii ridicoli e prevedibili su questioni di salute, di lavoro, d’amore.
     Ma allora, nel ’55, Harry Powell, il protagonista de La morte corre sul fiume, è un truffatore infìdo e carismatico, a tratti scanzonato e istrionico, vile come un avanzo di galera, ladro e assassino, subdolo come solo può esserlo un venditore di fumo. Si presenta vestito di nero, con un cappellaccio nero, col cravattino a strisce tipico dei pastori americani ma è solo apparenza: non è un pastore ma cita una sua effimera bibbia di supporto, non dichiara il suo ordine clericale ma una generica “religione di Dio”, che ha fatto propria grazie ad un dialogo sornione e amichevole con Colui Che Tutto Sa. Continua a leggere La notte del cacciatore

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