Ou est l’île?

Enzo Campi

Non si conteranno mai
   i passi dell’assenza,
eppure si avvertono
   distintamente.
[…]
Lui, l’illuminato,
e il suo femminile Ile.
Lui, senza meta.
Lei, la meta.
[…]
Lacerazione della coppia.
Fuga e catene:
il doppio richiamo.

(Edmond Jabès)

 

Il rapporto con « il »: la pluralità che detiene « il » è tale da non poter essere indicata con un segno plurale. Perché? « ils » designerebbe ancora una singolarità multipla, un insieme analizzabile, e di conseguenza utilizzabile. « Ils » è il modo in cui (il) si libera dal neutro prendendo in prestito alla pluralità una possibilità per determinarsi, ritornando così comodamente all’indeterminazione, come se (il) potesse trovarvi l’indice sufficiente a fissargli un posto, quello, molto determinato, in cui s’inscrive ogni indeterminato.
(Maurice Blanchot)

 

Estratti da:
Enzo Campi, Ou est l’île? (2010)

 

[…]

Il disse: il tuo corpo è una mappa.
Da poro a poro le linee lungo le quali transitare e in cui transitarsi.

Ile rispose: il tuo corpo è un libro di carne. Mi cibo di te leggendoti.

 

*

 

[…]

Deposta sulla soglia
una trasparenza di pietra
preposta al suono
risuona sorda a imbuto.

Nel suono sordo del silenzio
la sola apparenza del sonno
è l’eco eterna del respiro
che avviluppa il cavo.

 

*

 

[…]

circola la chiara luce
e si sovrespone il verbo
disseminato ad arco
sulla parabola che lega
l’esausta origine
all’inesausta fine

 

*

 

[…]

estasi

lungolinea escritta
si dissero carne
e lo dicono ancora
senza curarsi
della gravità
che viene meno
sulla soglia
ove disappaiarsi

e vanirsi sì
è il senso
che si richiede al sesso

 

*

 

[…]

si rialloca
cingendosi
nell’abbraccio
che non arriva del tutto
e rivaluta il niente
eppur s’estende
lineare
lungo l’orizzonte
in cui disamorarsi

si disloca
tendendosi
tra lo spigolo
e le curve
cercando l’innesto
dello stelo nel bocciolo

e sia così per sempre:

pascersi nell’umido
e reiterare la copula

 

*

 

[…]

nel disordine
dei silenzi precostituiti
scanditi
come sequenza di respiri alternati
scorre ricorre esiste persiste
l’idea del gesto da compiere
e l’espediente della levata
aiuta il disconoscimento

 

*

 

[…]

Nella cicatrice ancora fresca
il sollievo.

E sotto il rilievo
si riformano le radici.

 

*

 

[…]

mi avevi appena disquamato
raspando sfoglie d’epitelio
con l’unghia vorace
smaltata di bianco
e non ancora sazia
graffavi stille di linfa
dal cratere ombelicale
dicendo che nessuno
avrebbe compreso la luce
che anima il limbo dall’interno

 

______________________________

 

 

Il libro della vita
(per Edmond Jabès)

 

nell’infinita soglia
quasi tarpandomi la mano
sferzo la fronda dell’erranza
cedendo il seno
all’apertura della radura

io

qui

allettato

nella cosa

come icona traviata
dall’estasi della prima pietra
al cui cuore immemoriale
consegno
la frattura di tempo
innestata nello spazio

una pausa di bianco
tenue e irriverente
circola nelle trame
increspando l’auramara
in cui eternarsi
a guisa d’incompiuto

io

qui

insignito

Caronte del nulla

sotteso all’invalicato
traghetto la fronda
da pagina a pagina
imprimendo il peso
nel solco che ne preserverà
il verbo

nella solitudine
rifiorisce l’increato
e nell’aurora che incombe
l’avvento dell’innato
si staglia
nei pulviscoli di seme
che ricoprono il segreto
della terra defraudata

    (s’ode e risuona
    come un angelico clangore

    dal cavo delle trombe
    precipitano le sfingi
    e l’enigma si dissolve
    nell’aria rarefatta)

 

______________________________
Testo e immagine sono tratti da www.parolenude.splinder.com
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***

2 pensieri su “Ou est l’île?”

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