In memoria di Carlo Nardese

E sarà domani che ci incontreremo sulle parole
Per Carlo Nardese, 1963-2010

Nel primo sabato di questo piovoso e cupo febbraio, davanti alla tomba del fratello Diego, il poeta Carlo Nardese ha deciso di raggiungerlo, di darla vinta alla belva della depressione con cui lottava, corpo a corpo, da circa trenta dei suoi quarantasei anni. Lascia una moglie e un figlio piccolo, Tommaso.
Carlo, coetaneo, essendo nato nel 1963 a Noventa di Piave (la Noventa del grande poeta dialettale) è stato, oltre che un poeta di rilievo (grande amico di Paolo Ruffilli, che ha prefato quasi tutte le sue opere) una persona garbata e sincera, con quell’aura di mestizia che il dolore urlante nella sua mente impresse in lui come un sigillo. Circa un anno fa ero stato alla presentazione dell’ultima opera di Ruffilli, a San Donà di Piave, dove, in un sodalizio che durava ormai da decenni, fu proprio Carlo a presentarla al pubblico; fra noi si parlò di un recital a tre, per la stima e l’amicizia che ci lega, ma poi, come spesso accade, l’idea è scivolata via, fra impegni dell’uno o dell’altro, e perché è la vita, poi, a dettare i suoi ritmi, a spalancare i suoi vuoti.
Carlo iniziò la sua lotta con le tenebre dopo la prematura perdita del padre, a cui era molto legato, e adesso mi verrebbe quasi da urlare e il tuo Tommaso, ora?, io che le ho attraversate a lungo quelle nebbie, che ancora sono costretto a stringere i denti, quando calano, sempre a bruciapelo, sempre quando sei di spalle, non fosse che Carlo è penetrato dove la voce è costretta al silenzio, e non c’è più tempo per chiamarsi; allora vorrei urlare contro Dio, o a quella qualsivoglia entità che governa i nostri destini, domandargli perché abbandoni soli di fronte al baratro sempre i più buoni, le persone più miti, più belle.
A Carlo vorrei almeno poter dire, oggi, in questo domani che non ha saputo attendere, così bello e beffardo di luce e sole: ciao, caro amico triste, cara anima torturata, chissà se finalmente hai trovato la pace che qui da noi mai ti accarezzò. (Fabio Franzin)

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Carlo Nardese, 1963-2010, ha pubblicato le raccolte poetiche: “La vita futura” (Edizioni del Leone, 1986), “L’infinito prossimo” (ivi, 1987), “Nel triste paese del rimorso” (ivi, 1989), “Paesaggi obbligati” (ivi, 1991), “Notazioni di un commesso viaggiatore” (ivi, 2005); e il romanzo epistolare “Lettere a un pipistrello” (Archinto, 1999).
_____________________________

da “Notazioni di un commesso viaggiatore”, Edizioni del Leone, Spinea (VE), 2005

Parole

Parole
donami solo parole
– fa che sia eterno
lo zampillio
della fontana umana
che sempre la pupilla
resti vigile nel vano commercio
del nostro quotidiano.
Parole
segno più vero del reale
sorgente viva nella morte della vita.

E quando

…e quando
baci avidamente
la crepa nella tazza
non plachi la tua sete
– cerchi l’altra metà
di me
che ti somiglia.

Io geloso del liquido
che ti penetra
aggiungo il nero alla crepa
del mio cuore sbeccato.

Anima

Anima
generata dal caso
o voluta per incanto
– crepa
piccolo vanto
accerchiata dalla gioia
primitiva
di chi mi ha donato
il passo.
Ora taci
anima sempre assassina
animale da cortile
uccello stanziale.

Una casa non finita

Vivo una casa non finita
e trascino detriti quotidiani
che ironici operai innocenti
continuano abilmente a rendere
evidenti.

Corpo
mescolanza errata
di cenere e sangue
donami ancora
la splendida giravolta
del capogiro
il laccio stretto della commozione
il fumo nella gola della mente
che deliziosamente attende
il comico crollo.

Muri

Muri
geometria vitale
lato liscio della vita
ragione religiosa…
Sono anni
che varco la soglia
che fuggo da stanza a stanza
senza capire se è per diritto
o per distrazione altrui
che dico:
mia vita
pietra che osserva
rifugio tremante
solido evanescente…

***

Si deve sperare
di essere vinti
dalle pene
e uscendo dall’ombra
amare il freddo
che sale agli occhi
e spande frutti
dolorosi a vedersi.

Domani

                   a Paolo

Domani
scriverò una poesia bellissima
parlerò del sole e delle sue lame
parlerò della gioia che infinite volte
accarezza il mare e scaglia fiori
illuminati nella foresta dei sogni.

Domani
parlerò di me e ti dirò quanto tempo ancora
occorra perché domani sia oggi
perché sarà proprio domani
che la ruggine sparirà dietro il soffio
e sarà domani che ci incontreremo sulle parole.

***

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30 pensieri riguardo “In memoria di Carlo Nardese”

  1. Un testo amaro in cui Fabio Franzin fa un ritratto doloroso e colmo di misurato rimpianto dell’amico che ha deciso di partire.
    Non conoscevo Carlo Nardese, ora mi sembra di conoscerlo un po’ e di capire la sua “fatica di vivere” che, in ogni tempo, accomuna tutti gli uomini.
    Sofferti, consapevoli e sinceri i suoi versi.
    Piera

  2. Che colpo oggi quando ho saputo che il mio poeta non era più fra noi. Lo chiamavo il mio poeta, l’amico caro. Ci siamo sempre parlati e confidati per telefono ma mai incontrati di persona. Mi diceva che ero un suo caro amico senza volto e che era bello così. Spesso lo chiamavo io ma ultimamente mi chiamava lui, soprattutto quando era lontano da casa per lavoro, e aveva bisogno di parlare, di sfogarsi con qualcuno. Riuscivo a farlo ridere anche quando mi parlava di stati d’animo che lo facevano soffrire. Si tra le tante cose ricorderò le sue risate, quando mi salutava e mi diceva : ciao Ago, mi raccomando: chiamami ogni tanto, ci tengo!
    Ed ora , in questa domenica pomeriggio di sole, in questa incantevole città di Venezia, piena di maschere per il carnevale appena cominciato, sto soffrendo, le lacrime coppiose scendono a più ripresi dagli occhi e mi chiedo perché non mi ha cercato come in altri momenti difficili, perché non mi ha telefonato, perché? Forse… chissà! Il mio pensiero va anche alla moglie e al figlio Tommaso. Carlo, tante volte mi hai detto di pregare per te perché tu non riuscivi più a farlo, soprattutto dopo la morte di tuo fratello, io l’ho sempre fatto e lo farò ancora perché tu abbia la pace che non hai trovato su questa terra. Carlo, biricchino, avevamo ancora tante cose da dirci… rrivederci. Don Agostino (Ago)

  3. Apprezzo di questi versi l’immediatezza e la parsimonia delle parole tipici di coloro che hanno un chiaro messaggio da comunicare: qualcosa che preme dentro e che non lascia scampo, che si manifesta e che coinvolge come in un vortice i lettori. A Carlo Nardese vorrei dire che tutti noi viviamo “una casa non finita” e, costantemente, cerchiamo emozioni e parole per sorreger-ci, per mantenerla in piedi.

    Rosaria

  4. Non conoscevo Carlo Nardese. Ascolto il dolore di chi lo conosceva. Mi restano in mente, della sua “casa non-finita”, questi versi: “Sarà domani che ci incontreremo sulle parole”.
    Marco

  5. Anima
    generata dal caso
    o voluta per incanto
    – crepa
    piccolo vanto
    accerchiata dalla gioia
    primitiva
    di chi mi ha donato
    il passo.
    Ora taci
    anima sempre assassina
    animale da cortile
    uccello stanziale.

    non ci sono parole, mi dispiace.

  6. di parole (che mancano, mancano) abbiamo tanto più bisogno noi che rimaniamo di fronte a questi drammi (dalle mie parti “rimanere”, “restà” è una delle più grandi forme di muto sbigottire)

    Grazie Fabio, che le parole le hai trovate

  7. PREGO PER TE, CARLO! CHE DIO TROVI LA TUA ANIMA SOFFERTA E LA PERDONI! PREGO PER I TUOI CARI, CHE RITROVINO LA PACE, LA SPERANZA, L’AMORE, LA FORZA DI PERDONARTI!

  8. Ho conosciuto Carlo Nardese poeta,grazie al volume Notazioni di un commesso viaggiatore gentilmente speditomi dal poeta Paolo Ruffilli.
    Adesso questa notizia mi sconcerta, come ogni volta che sento la sconfitta di tutti noi per non aver potuto…o saputo…o non so più cosa.
    Forse le parole non servono o forse non bastano, non se ne dicono mai abbastanza per far sì che arrivi l’aiuto necessario che possa didtogliere una persona dal gesto estremo.
    E non posso entrare nella storia umana di Carlo perchè non la conosco, ma, forse, mi sento di dire, dal più profondo del cuore, di essere molto vigili quando sappiamo di stirie al limite, può accadere in famiglia, con i nostri amici, ovunque. Non lasciamoli soli, facciamo sì che possano sentire il calore della nostra vicinanza, il nostro esserci anche per loro.
    Forse non basterà, neanche i farmaci spesso bastano, neanche l’amore e la responsabilità per chi non ha chiesto di venire al mondo, forse non bastano neanche, come in questo caso, i versi del poeta se ciò che urge e brucia rimane nel non detto. per questo desidero riportare una lirica tratta dal volume già citato, perchè, a volte, sarebbe meglio urlarlo tutto il dolore, a voce alta, per tentare poi un recupero dell’io sconvolto.
    Facciamo in modo di eliminare quel filo spinato che graffia e ci allontana da questa vita, per quanto difficile possa essere.

    PAROLE SPARSE

    Fanno paura
    i tanti fiumi
    di parole sparse
    non dette
    che riempiono gli scaffali della mente.

    Cosa resta
    da ridire
    quale istante
    ci difende
    ci illude
    di poter ancora dire.

    …e un piccolo
    sottile filo spinato
    ci graffia.

    un abbraccio di vicinanza alla famiglia e agli amici più cari.
    jolanda

  9. pur non conoscendolo sono molto dispiaciuto. Quando si decide di mollare tutto, si procura sconcerto: a chi rimane, resta l’inadeguatezza a capire fino a che grado di dolore arrivi un uomo. Mi stringo idealmente alla famiglia, e al piccolo Tommaso.

  10. Vi ringrazio per la testimonianza. Fabio, in particolare, per averci partecipato un dolore che ci riguarda tutti, che può dialogare solo col nostro silenzio più autentico e vero.

    fm

  11. Conoscevo Carlo da quando ero bambina..il mio papà è l’ “amico dai ricci neri” con cui ha lavorato per quasi 20 anni..dall’epoca è meravigliosamente entrato nelle nostre vite..Per me Carlo è sempre stato due grandi occhi neri e l’animo tormentato e profondamente irraggiungibile a noi “comuni”,di cui mi parlava il mio papà e su cui io ho sempre fantasticato,giungendo a vederlo come una personalità della quale pochi eletti potevano essere all’altezza..Tutto ciò è sempre stato equilibrato dall’affetto semplice,cristallino che non mancava mai di manifestare in qualsiasi occasione lo si incontrasse..Carlo per me era quindi l’amico con gli occhi neri dai grandi contrasti,contrasti che mi hanno da sempre affascinata portandomi a perdermi più di qualche volta fra le parole delle sue poesie..pensando,con un pizzico di presunzione,di riuscire a comprendere,a condividere..cercando con insistenza il segreto che non ha mai completamente svelato..E’ custodendo quel segreto che,secondo me,ci ha lasciati..mi rimangono ricordi di sorrisi,qualche aneddoto di papà con te come protagonista e,perchè no,mi rimane anche quella sorta di “timore riverenziale” ripensando a quella parte di te che siamo riusciti soltanto a sfiorare..e,seppur con grande rabbia e “comune” incomprensione,mi piace pensare che ora più di prima,forse solo ora nel modo in cui avresti voluto tu,ci incontreremo nelle tue parole..

  12. Anch’io vi ringrazio tutti. Sono ancora molto turbato, e le parole poi rischiano di essere sempre quelle… è così strano, essere in un certo senso costretti a ripiegarsi nel silenzio, di fronte all’addio di Carlo che molto credette nella parola, anche nel suo potere salvifico. E’ un periodo di perdite (di vite, di posti di lavoro, di fiducia verso il futuro), stringiamoci a noi, noi che abitiamo questa splendida dimora, che tessiamo fili di parole per esserci vicini, per convivere.
    Con affetto. Fabio

  13. Mi pare che i funerali di Carlo siano domani (mercoledì) pomeriggio. Io purtroppo non potrò esserci e mi dispiace tanto; comunque col il pensiero sarò lì. Mi piacerebbe poi stabilire contatti con chi ha apprezzato e apprezza la sua poesia; lo vedo come un modo per continuare a sentirlo presente. Un abbraccio a tutti gli amici di Carlo. Ago

  14. non conoscevo Carlo ma conosco la sua compagna di vita…e a te che rimani dedico ogni mio pensiero d’amore e di affetto ….e come ti ho già detto non ho voce nè altre parole che non siano che ti voglio bene e che mi dispiace mi dispiace tanto…ti abbraccio forte, te e il piccolo Tommaso…
    Susanna

  15. non conoscevo Carlo, ma sento ancora una volta che questa perdita è una perdita di una parte di noi. una sconfitta. perchè le parole non bastano. non bastano. c’è tanta distanza. tanta fretta. sì, la vita corre. ma quale vita, se permette questo. ora piangiamo l’amico, ma forse tutti non abbiamo fatto tutto il possibile. non lo abbiamo. e purtroppo gli amici virtuali della rete, se mai ci sono stati per lui, sono i più impotenti. piango anche per questo parlarci senza guardarci in volto, “vederci” davvero, avvertire vibrazioni e vertigini, senza poter capire chi ci cammina accanto oscillando sull’orlo.
    sei tu che devi perdonarci tutti, Carlo.

  16. Carlo la tua disperazine il tuo vuoto il tuo tormento ti hanno portato via troppo presto,ci rimaene il ricordo della tua persona gentile e sensibile,la tua grande sensibilità che troppo spesso ti ha lasciato scoperto al vento geledo del tuo dolore……ci rimangono le tue parole della tua intelligenza sottile dono di pochi…ci rimangono le tue parole ma non credo basteranno ciao carlo

  17. Caro Carlo, la tua prima poesia pubblicata, avevi poco più che vent’anni, cominciava con 2 versi fulminanti; di quelli che i poeti senza talento cercano invano di scrivere per tutta una vita:
    “Se la luce ti brucia
    lasciala entrare”
    Tu non ci sei riuscito, a lasciarla entrare, era troppo il male della vita. Ti sei ritrovato solo.
    “Nel triste paese del rimorso
    controllo il mio mutare
    rendo il conto all’oste
    e non aspetto rimborso”
    Prego Iddio, che tu non sia più solo e che finalmente tu possa sorridere, sereno.
    Ci mancherai, Carlo
    Mario Pagotto

  18. “Scontento di tutti e di me stesso , vorrei proprio riscattarmi e inorgoglirmi un pò nel silenzio e nella solitudine della notte. Anime di coloro che ho amato, anime di chi ho cantato, datemi forza, sostenetemi, tenete lontana da me la menzogna e la corruzione che esalano dal mondo; e voi, mio Signore Iddio, accordatemi la grazia di produrre qualche bel verso che provi a me stesso che non sono l’ultimo degli uomini, che non sono più in basso di coloro che disprezzo”.
    C.B.
    Per Carlo, un grande amico.
    Don Agostino, condivido il suo desiderio di stabilire contatti con chi lo conosceva, e’ sicuramente il modo per sentirlo ancora presente. La saluto, spero di sentirla presto.
    Paola

  19. Ti conoscevo dai tempi della ragioneria, quando ho saputo del tuo tragico gesto sono rimasto impietrito, ti ricordavo con quella simpatia e quel sorriso stampato sul volto, notavo la tua sensibilita’, intuivo il tuo stato d’animo, poi non ti ho piu’ visto per anni, qualcuno mi disse che scrivevi poesie. Potevo immaginare che quella tua sensibilita’ si esprimesse con dei versi poetici,….ma non avrei mai immaginato che la la stessa sensibilita’ fosse la causa di questa tua tremenda scelta. é un gesto che merita un assoluto rispetto, ……sei stato per me una di quelle persone che pur non avendoti frequenatto molto hai lasciato un segno, il ricordo di un bravo ragazzo, intelligente e sensibile!!…..Solo le grandi persone riescono con poco a donare molto!!! Ciao Carlo, un abbraccio alla tua famiglia, alla moglie e al piccolo Tommaso che non conosco!! Un amico di scuola…Alberto

  20. Mio papà era un suo grande amico e lui era un nostro grande amico di famiglia..
    Io continuo a cercarlo tra la gente, continuo a controllare se ci affaccia dal suo terrazzo… A volte mi sembra di vedere da lontano la sua figura, ma è pura illusione..
    Eternamente presente nei miei pensieri..

  21. Ora che il tempo è trascorso – breve per dimenticare ma sufficiente per un sereno ricordo -, vorrei anch’io dare onore alla memoria di Carlo Nardese. Però non solo del poeta Nardese, ma del Carlo Nardese uomo, padre, marito, cognato e amico mio. Volutamente evito di iniziare dal principio, poiché il principio risale a quando Carletto aveva tre anni e mezzo; intendo invece ricordare solo il Carlo adulto, il Carlo lavoratore, il Carlo come anzidetto marito e padre. La memoria mi porta a quando noi famigliari (moglie sorelle e cognati), abbiamo accompagnato Carlo a Lugano per ritirare un premio letterario, uno dei tanti ma questa volta internazionale. Quel giorno, in quella città, in quella sala di conferenze, davanti alla stampa e a fianco della poetessa Alda Merini – anch’essa premiata -, il Carlo “adulto” ancora una volta e come sempre, si è dimostrato essere il personaggio più distaccato dall’evento che lo vedeva protagonista. Non gli interessava il premio ne tanto meno l’onore della presenza della più nota e prestigiosa poetessa Alda Merini. A lui interessava solo finire al più presto, interessava solo festeggiare con i famigliari il viaggio in Svizzera, a lui interessava la vicinanza di sua moglie e, soprattutto, aspettava il ritorno a casa dal suo bambino. In quella magnifica sala, intervistato dal conduttore della manifestazione, Carlo ancora una volta tralasciò ogni commento alla sua poesia poiché la sua poesia non aveva bisogno del suo commento, lui e solo lui era la poesia. Dedicò il suo spazio parlando della morte del padre e di quanto ancora alta era la sofferenza per non aver beneficiato della sua presenza durante tutta la sua infanzia e durante la crescita che lo ha portato al matrimonio. Il comportamento di Carlo poeta si è ripetuto anche nella presentazione della sua ultima pubblicazione di poesie invitato da un noto Comitato Letterario di Venezia. Anche in quest’ultima occasione, nella magnifica sala di un famoso hotel di Venezia, i familiari che lo accompagnavano (sempre gli stessi moglie, sorelle e cognati) hanno constatato il distacco di Carlo dall’evento, ovvero la quasi negazione del poeta a presentare se stesso. Vero che Carlo in quella occasione non si è sottratto a rispondere alle domande ma altresì vera è stata la sua capacità di giostrare le risposte nel verso a lui più consono, con la semplicità di chi “se ne sta andando senza far rumore”.
    Mille pagine potrei scrivere di Carlo; mille e ancora mille, ma ciò non cambierebbe nulla. Carlo non c’è più, non ci sarà a cena con i fratelli riuniti dopo tanto tempo, non ci sarà in montagna a far lunghe passeggiate o a rovinare la macchina sulla scarpata. Ed io, non vedrò più Carlo ogni mattina al solito bar a bere il solito caffé, a parlare e a sorridere a chi gli fa anche un solo cenno di saluto . Carlo manchi a troppe persone, manchi a tutti. Amico mio maledico il giorno che te ne sei andato. Roberto

  22. Solo oggi sono venuta a conoscenza della scomparsa della grande persona che era Carlo, buona d’animo, cordiale, rispettosa, intelligente e dotata di un’enorme sensibilità. Quanto ha lottato contro il suo male…aggrappandosi finchè ha potuto all’amore verso la famiglia e in particolar modo al figlio!
    Un abbraccio ovunque tu sia!
    Ale

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