Metamorfosi semantica

Loredana Semantica
Roberto Matarazzo

Premuta in bocca oscura
complessa fiera arcuata
geometria di una rosa incoronata
una stella tra miliardi la regina
migrazione di voce dalle mani
distanza incolmabile e misura
del divario detto e dopo della luce

 

E’ per concerto mistico
che affiora l’infinito
a musicare iperboli d’amore
impazzito in vertici indicibili.

Come cantano bene
le labbra innamorate
direi divinamente
proiettando visioni travolgenti
per tumulto saporito della pelle.

Dagli spacchi succulenti
filtrano salmi
nel senso letterale della vita.

Eppure muore la rosa uccisa
sigillata sugli specchi
della carne.

 

(Leggi qui l’opera completa)
Metamorfosi semantica

 

***

15 pensieri su “Metamorfosi semantica”

  1. ringrazio loredana semantica per scrittura superba, e i commenti di natalia, mia carissima amica, e vitagliano che non conosco ma di cui vorrei fare conoscenza.. vostro
    r.m.

  2. Credo davvero che la Poesia di Semantica sia straordinaria. E poi adoro i versi carichi di immagini e che trasmettono un senso quasi “carnale”.Qui, ho trovato entrambe le caratteristiche e questi versi sono “da mordere”, da ingoiare come perle. Complimenti anche a Roberto che con le sue creazioni di colore rende tutto perfetto anche laddove tutto già lo è.

    Federica Nightingale

  3. bella cosa, bella rosa… dolcemente (in)sapida… e la posa è calibrata… quasi misurata a guisa d’un sotteso (urgente, anelato) silenzio che celebra la sua incompiutezza nei confronti dell’eterno… eterno silenzio… imprescrittibile affresco… votato al bianco… bianco di pece (catrame e/o grumo nero)… bianco di ruggine (rame e/o verderame)… ancora una posa, una postura, verso l’indicibile che si dice silenziandosi… asfissiandosi d’alchemico impuro zolfo che si «leva» inabissandosi…

    bella cosa, bella rosa… fiorita, sfiorita, (de)privata – a tratti («nei» tratti che la ritraggono diversuguale) – dello stelo che funge da sostegno alla corona… corona di rose? … tal volta in odor di morte… tal altra in vece della spina volta a sfrangiare l’epitelio… o il petalo… o il talamo… epifenomeno della rosa? … mistica, (in)dolente, naufragata in scaglie faglie di limo desautorato… eppur fertile… come ri-fecondato dal velluto del petalo irriverente che si concede il lusso della copula col colpo di pennello… colpo di rosa, esclamarono… solo la voce del bocciolo, rispose il coro…

    bella cosa, bella rosa… e nell’aria, come caligine di braci, infinite dispersioni di sesso e senso a inondare (in)saziare dissezionare … una poltiglia?… un impasto… sola carne stesa al sole ad essiccare… cambia pelle, come il serpente, alla luce… prima e “dopo della luce”… per (ri)sollevarsi nuova neutra … se mai candida, (in)condita, incandescente… immolata ai participi del «partecipe» che rischia l’occipite precipitando nel tiepido nido ove auscultarsi… e rendersi, inerme, al verme che squarcia il ventre…

    bella cosa, bella rosa… rosa di fuoco… lingua di fuoco «al nero» … lungolinea estesa… spiattellata… spennellata… come orizzonte in cui sfocare l’eterna, inevitabile, aporia tra il donato e il ricevuto… ancora una posa, una postura, (in)naturalmente arcuata… come arco della fine che cerca la sua fonte… di voluta in voluta… centripeta, spiralica, strizza l’occhio cieco alla luce… rosa arsa, avida di linfa… a tratti – («nei» tratti che ritraggono il suo «farsi superficie») – disidratata … apologia del profondo? … manque à être et quête du même… l’uno nell’altro “rabberciati” nel nostro/vostro mea culpa …

    bella cosa, bella rosa… cava e cupa … soffre il riflesso della carne e s’offre al piatto, stilizzato simulacro restituito dallo specchio … ancora una posa, una postura… mai superficiale… elegia della superficie e gnosi del profondo… liscio velluto e viscere striate… da estirpare col tatto in cui ci si consegna al contatto… declinando sbilanciamenti e sperdimenti… come fossero gonfaloni che designano il nome (im)proprio in cui riconoscersi … amarsi, soffrirsi, riversarsi, palpitarsi.. tutta una serie di signature … tutta una serie di bordature… inanellate e incatenate… ego me absolvo, disse la rosa… e lo stelo?, rispose il coro…

    bella cosa, bella rosa… ri-semantizzata, “spregiudicata femmina virale”, salmodiata, succulenta, inscritta, circoscritta, “rutto primo d’ombelico”… e il limo lo sa… per questo reitera l’idea di un limbo ove attendersi all’avvento dell’interrogazione ultima e mai definitiva in cui rinnovare sema e soma…

  4. NB
    i termini “posa” e “postura” non sono da intendersi in senso dispregiativo.
    anzi, dal mio punto di vista, sono qui modo e maniera di porsi all’ascolto di sé, all’ascolto delle cose che vengono a sé e delle cose che da quel sé si disseminanao

  5. Mi sembra che questi dipinti e questa poesia siano fatti proprio per stare gli uni accanto all’altra in un connubio armonioso, perfetto…alla pari in cui gli autori valorrizzano entrambi il colore , il dinamismo l’euforia creativa. Si celebra l’unione del segno visivo e della parola poetica in un’ esplosione di vitalità.

    Bravi!

    Rosaria Di Donato

  6. Ringrazio Francesco Marotta, con le stesse parole che ho usato in privato: grazie per una cosa che soltanto fino a ieri mi sarebbe sembrata impossibile. Le mie minuscole parole in uno spazio così grande.
    Un grazie anche all’arte di Roberto, che, dedicando alle mie poesie due metamorfosi e tre fogli colorati, mi ha dato l’idea di accostarli alle parole in una raccolta sinergica, che fosse un elegante album da sfogliare, colorato, vario, vivo, ricco, che rifrangesse immagini e colori in un tourbillon di sensazioni.
    Il fondo scuro l’ho scelto proprio per esaltare le immagini e così l’insistenza nei particolari focalizzati fino a vedere il tratto del pennello, la densità del colore, la grana del foglio. Fin quasi a toccare la creazione artistica nel momento che vibra di luce nascendo.
    Le poesie invece sono produzione del 2009-2010.
    Ringrazio tutti per aver apprezzato il connubio e per aver usato espressioni che dicono bellezza, che forse, null’altro si chiede in cambio, scrivendo o dipingendo che sentirsi dire questo.

    Ed ora naturalmente mi dedico al commento di Enzo Campi, giacchè esso rappresenta di già una recensione, perchè testimonia attenzione (ed io come Simone Weil, penso che l’attenzione di atto di grande generosità) perchè legge tra le righe cercando di penetrare il senso e la sua carnalità, il gesto la mineralità, la voce e il vuoto, la rosa e il corpo, l’assenza e il buio, perchè ha letto la posa (non l’avrei comunque intesa in senso negativo pur in mancanza di precisazione) e il profondo, perchè non si è fermato alla superficie del suono, nè a quella del verso, nè alla ludica giostra di parole ma ha cercato, ha interrogato il testo in uno slancio critico in ricchezza di vocabolario che ha a sua volta del poetico per quel bellissimo refrain di ogni stacco “bella cosa…bella rosa”.
    Davvero felice di questo.
    Chiudo che mi sono dilungata impunemente. Chiudo con un ultimo atto di immodestia che è nello stesso tempo volo d’ingenuità e necessario omaggio alla rosa eccelsa di tutti i poeti.

    L’amo questo amore
    d’amore grande
    grande e segreto agli occhi
    del mondo
    come un tesoro dato e nascosto
    come un amante geloso
    come una perla un diamante
    una rosa
    così la parola
    alta ed alata
    purissima e viva
    gola profonda canto scan dito
    concerto per bocca ed orecchio
    occhio interiore
    supremo volo
    frammento d’io
    tuono che assorda le nubi
    frizzo di spuma marina
    piaga che s’apre
    che cola di sangue
    squarciando i polmoni il torace
    canale che spurga liquore
    spada e pugnale
    pistola che spara
    nero fucile
    freccia diretta
    al centro perfetto del cuore
    alto che piomba
    basso che sale
    vento che uccide
    unguento freschissimo sulla ferita
    cuneo che incide e dirompe
    lacrima interna che piove
    dolcezza che sfiora le guance
    intrattenimento infinito.

  7. Grazie a te, Loredana, e benvenuta qui.

    E grazie a Enzo, per la sua costante “attenzione”, per l’incessante “interrogazione” a cui sottopone ciò che legge.

    Un saluto a tutti.

    fm

  8. Con la “carnalità” delle poesie di Loredana e con la “liquidescenza” dei colori di Roberto si conferma un’eccellente e polìcroma “coppia sinestetica”, che riesce (per dirla come Magritte) a trasformare in materia l’insensibile.
    Complimenti ad entrambi.

  9. “Sorprendo”, si fa per dire, ancora due commenti in calce al post che mi riguarda, sorprendo si fa per dire perchè questo è un blog che non perdo mai di vista e leggo spesso e volentireri (e casomai perciò la sorpresa è tutta mia). Non voglio però proseguire con una sequela di ringraziamenti, pur dovuti e sinceri e sottintesi, cambio allora verbo e dico che mi fa davvero piacere di avere Stefano qui a regalare la sua attenzione alle nostre (mie e di roberto) cose, il riconoscerne capacità di dar vita a ciò che non si percepisce coi sensi ed a renderlo tangibile. Mi fa piacere di avere anche l’attenzione di Anna Maria che coglie il rischio insito in ogni passione incontrollabile: l’amore tragico che sopraffà i protagonisti. Questo argomento potrebbe essere centrale di una raccolta alla quale porre mente e mano, se mai qualche guizzo le desse idealmente vita, il nucleo centrale di questa essendo un viaggio d’unione, un interrotto transito, una relazione di sopravvivenza tra vuoto vita e amore che quell’idea, cioè la follia d’amore, contiene in potenza come progressione sensoria della parola in ascolto. Come in potenza essa contiene ogni forma di autentico sentire.
    Un caro saluto, in special modo a Francesco.

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