Sparta’kia


Cristina Annino

 

 

SPARTA’KIA

(La Rivolta dei Sacchi,
in Campania
)

Questa Guerra non solo è
immondizia, ma
Attesa, poi Fuga, poi Coro!

 

 

-Si dice che ci
taglieranno per farci
l’autopsia, io non vedo come…

-Mah, i familiari c’hanno
messo qui e vorrebbero la
sepoltura. E’ una brutta
attesa, per loro!

 

-Cercano ancora
prove: quel che abbiamo
mangiato, dove, quando…

-Per stabilire che?

-Che ci siamo già
stati, nel mondo, capite?
rinati. Sennò, chi gli
spiega la peste del
medio evo? Noi
eravamo lei. Oppure
Burri falsi, veri
chissà, staccati dai
muri, rubati…chi
siamo, ecco. Verranno
a espertare, le
solite balle, insomma!
Quando
l’uomo non leva una
mosca dal buco,
ricrea mercato: arte,
Storia, persino la
morte. Qualunque
guadagno giacché non
distingue più, quella
Buffa Bufera chiamata
Mente.

 

-Sì, un gran
ciuccio direi! E a noi,
arresti domiciliari.

 

(uno del coro)

-Voglio le RUSPE io! I
canali di
SFOGO. Quel
niente che resta dopo, per me è
l’anima!

 

(Il Sacco capo)

-Purtroppo per
noi, il problema è più
serio, signori: l’ Identità.
Non
ci faranno
morire. Non ci
riconoscono quel che
siamo. Noi
DOBBIAMO sparire, vi
dico. Marciando
verso nord, fermandoci a
ogni
cassone di
strada. Pochi
purtroppo morranno in
quest’ esodo…

 

(Un Sacco intellettuale)

-Prego, prego, aspettiamo! Se
ci stanno
studiando sul serio, se siamo
un po’ Novecento, mal che
vada i più
belli l’appenderanno, altri in
terra, musei delle
cere, Prado non
credo, ma allestiremo
parecchie
sale. Mi
sono documentato, io e
non a
caso, con gli escrementi
che ingoio.

 

-Stavolta sarà
Tragedia, non farsa, figliolo!
Nessuno potrà
appenderci a un
chiodo. Non saremo mai
merce
per quadri! Noi correremo!

-Giusto, capo, ma dico, non
abbiamo le… gambe!

-E nemmeno la fede, mi
pare! i topi
saranno le nostre
ruote. E ora bando
ai discorsi: chi ci
sta, bene, ma
in fretta facciamo la
conta. E’ già
chiaro e verranno a
capanna gli uomini. Tutto
il genere
umano pensante! E’
così infinitamente poco!

 

Cielo blù, cielo blù. cielo! se l’uomo
ci sfrigola sopra, noi spareremo
diossina, almeno. A nostro
modo distruggeremo un poco,
questa peste di storia.

-Ogni strada avrà un capo. Il più
intero ancora tra noi.

-Da dove si parte?

-Vedi quel parco, a sinistra? Lì
per ora non ci sono
incendiari. Sarà
un’impresa ardua, ma se
spariremo anche in tre, alla
fine, QUESTO,
fa STORIA, non i
gazebo che c’han costruito
sopra. Levatemi
intanto di torno gli
Eco, dico, tutti, subito.
Chiaro?

(coro dei sacchi)

-A te è rivolto il nostro
spirito, capo!

(Sacco ribelle)

-Il mio no!

-CHE?!

-Mai
ho sparato
diossina, e non voglio
che muoia qualcosa di
me. Ho
preso gusto alla vita, fratelli,
in questa
città bollente. Mi sono
allenato. Apnea, si
dice. Niente
delle vicende umane somiglia
all’esistenza quanto questo
odore.

(silenzio. Poi uno soltanto di loro):

-Avrai morte più lenta, poeta!

-Sì!

-Allora?

-Rimango dove son nato.

 

-Alé alè, io me ne vado, invece,
salto con gli altri sui
topi e vo a quel paese. Cioè parto.
Quanto a te, che vuoi
che ti dica, sembri un uomo. Attento,
però, nessun sentimento umano da
gioia!

 

(uno del coro)

Che fa, rimane?

-Sì, e per di più,
“trattiene”. Per me ragiona al
contrario, ma sai, è uno dei primi,
l’età… Credo che dovrà
trovarsi un modo per
non scoppiare come
le rane. Andiamo!

 

***

26 pensieri riguardo “Sparta’kia”

  1. Questa Buffa Bufera della Mente! Lo smembramento dei sacchi! Agile, felice, beffarda sempre, Cristina. Anche nel tragico quotidiano. Ma anche con una voglia di colloquio, di affabilità, che mi sembra nuova. Un complimento e un abbraccio.
    Marco

  2. ” -Stavolta sarà
    Tragedia, non farsa, figliolo!
    Nessuno potrà
    appenderci a un
    chiodo. Non saremo mai
    merce
    per quadri! Noi correremo!”

    Lo potessimo dire noi umani “non saremo mai merce” per nessuna cosa, per nessun motivo, e invece impariamo dai sacchi, da una rivolta che si fa coro e cammina, marcia verso nord dove la diossina più letale è nelle menti, nell’alienazione, nello sfruttamento di corpi, teste e territorio, e si rimane con così poco spazio dentro e fuori che restiamo con nemmeno domande, ora proprio ora siamo “così infinitamente poco”.
    E Annino fa questa poesia, anche.
    Complimenti come sempre.

    Un saluto a Francesco.

  3. Grazie, Francesco, per aver appoggiato i “miei sacchi” nella tua dimora che è prestigiosa, vuol dire che ce l’hanno fatta a correre!
    Bellissimo commento di Nadia. Abbraccio Marco, contenta che vi abbia trovato dell’affabilità. Mi piace.
    Cristina.

  4. Grazie a voi, e grazie a Cristina per essere qui.

    Il “prestigio” del blog, se esiste, è merito esclusivo di tutti gli autori che portano in dono i loro testi.

    fm

  5. Più dell’umano, certo, più del falso inodore degli umani, i sacchi sono desti alla vera vita così come alla vera morte. Sanno di non poter esistere, di non poter assistere al proprio disfacimento, eppure vi tendono. Ciechi di fronte alla fine. Essi non hanno da essere umani… sparire, dissolversi, scoppiare, forse? Non essere buttati, ma buttarsi nel non-essere, meglio di tutti gli essere pe(n)santi; i sacchi sono la più leggera delle rovine, la più industriosa facezia industriale, il meglio del peggio, il pessimo che è sempre meglio del mediocre e sonnolento lasciarsi vivere. Meglio imputridire, niente cercando e nulla sapendo.

  6. …Quel
    niente che resta dopo, per me è
    l’anima!

    …Niente
    delle vicende umane somiglia
    all’esistenza quanto questo
    odore.

    Brava Cristina!
    Non sono nè una poeta nè una “critica” ma la pancia me l’hai toccata.
    Grazie
    cate

  7. (..)”Oppure
    Burri falsi, veri
    chissà, staccati dai
    muri, rubati”

    così sarebbe un teatro dei sacchi. un dar voce all’immondizia. brava la Annino, brava e sempre all’ascolto, intelligente efficace, acuta, caustica. E’ ogni volta una rivolta, anche per il lettore, e qui che la rivolta è per l’uomo della sua stessa “creatura immonda” – si pone l’interrogativo – il cane che si morde la coda – la domanda al contrario, e se in risposta il tempo conta, lo si è visto l’effetto, il disastro. E la natura sta a guardare? un po’ come il poeta, forse, suggerisce, “terzo incomodo” che “sente le voci” e ne testimonia il controcanto e l’aria ancora in salvo, la scena

  8. Un’allegoria davvero originale, un paralllelo tra rifiuti esterni e interni a mò di tragedia greca con tanto di coro! Brava Cristina, molto molto interessante. Un abbraccio a te e a Francesco. Lucianna

  9. Grazie anche voi, Kate, Amoroso, Lucianna. Mi ero dimenticata di sottolineare l’ efficacia delle foto precedenti il testo e soprattutto la composizione significativa dei sacchi nella prima immagine, merito di Francesco.
    Sarà retorico, ma ancora grazie.
    Cristina Annino.

  10. Sempre sorprendente ed esplosiva, Cristina. Mi sembra uno sbocco naturale per il tragico, scivolare nel comico.Infatti la Realtà-sia minuscola che maiuoscola- è sempre tragicomica, inscindibilmente.
    Mi sembra che questo testo possa essere solo l’inizio di un nuovo (ma è proprio nuovo?) modo di proporti.
    Naturalmente, mi piace molto anche questo. Aristofane insegna?
    Aspetto il seguito.
    un abbraccio profumato al gelsomino
    lucetta

  11. Sì, Lucetta, mi piacerebbe ci fosse un seguito. Mi affascina la contemporaneità di voci, l’architettura spaziale che in tal modo si crea
    e tutto solo con il dialogo. Vedremo, intanto grazie del tuo commento!
    Cristina.

  12. Cristina, ho eliminato due commenti che erano chiaramente spam camuffato.

    Ciao.

    fm

    p.s.

    Se qualcuno vuol fare pubblicità alle sue aziende, qui ha sbagliato completamente indirizzo.

  13. A proposito di questi sacchi mi è tornata in mente questa frase di Milosz:
    “Anche la cosa meno solenne ci risponderà, se ci rivolgeremo ad essa con
    rispetto. (Frase sognata il 20.11.78 e annotata l’indomani.”
    Da: Il Cagnolino lungo la strada.

  14. Non era nemmeno spam camuffato, in questo caso, perché wordpress li blocca automaticamente.

    Era solo un idiota ambulante, in libera uscita, e in conflitto perenne con se stesso e con la decenza.

    fm

  15. Gentilissimo sig. Marotta, i commenti inviati che lei ha cancellato e succesivamente classificato come spam di “un idiota ambulante, in libera uscita, e in conflitto perenne con se stesso e con la decenza” credo proprio che fossero i due commenti lasciati da me e la mia compagna, che conosciamo personalmente Cristina.
    L’inserimento del sito web non voleva essere assolutamente pubblicità, ma una logica considerazione in quanto nel “lascia un commento” è presente il campo sito web.
    La ringrazierei se in ogni caso, prima di offendere qualsiasi persona senza avere motivo e prove a riguardo di una tesi che lei avanza provvedesse a verificare quanto dichiara, soprattutto se queste dichiarazioni vengono fatte pubblicamente.
    Cordialmente,
    Guido Umberto FARINELLI
    Sarah Tesser

    p.s. Amici di Cristina

  16. Gentilissimi signori, ogni giorno il blog (per non parlare della mia posta personale) è letteralmente invaso da una marea di messaggi di ogni genere (gli insulti e gli sfottò sono la regola) sotto forma di finti commenti, tutti riconducibili a poche mani. Negli ultimi giorni, poi, ne sono arrivati una cinquantina, firmati da “nominativi” diversi ma risalenti a uno stesso indirizzo IP.

    Potete ben capire allora la mia reazione quando ne ho scoperto altri due, diversi ma usciti da un unico computer, con l’indirizzo IP “stranamente” identico a quello dell’idiota di cui sopra (cambiano soltanto le ultime due cifre). L’insulto era rivolto a quella “entità” virtuale chiaramente malata, non certo a persone concrete delle quali non so assolutamente niente.

    Aggiungete il fatto che, dovendo pur vivere, uno non può passare la sua esistenza al computer a controllare indirizzi elettronici, autenticità dei messaggi e legami vari (di natura professionale o altro).

    In ogni caso, non ho nessun problema, di nessun genere, a porgervi pubblicamente, con questa risposta, le mie scuse.

    Cordiali saluti a voi.

    fm

  17. Mi scuso anch’io con Guido e Sarah che, francamente, non avevo riconosciuto nel commento ( e adesso ringrazio) ma giustifico e apprezzo la serietà di Francesco Marotta che salvaguarda la Dimora da ogni intervento che possa sembrare ciò che non è.
    Chiarita la cosa, la quale non era in realtà nient’altro che ammirazione per le mie poesie, sì, ma soprattutto per la qualità del blog che invita a soffermarsi anche coloro che non sono “di casa”, penso ci si debba rallegrare che il raggio di lettura si espanda anche a nuovi amici.

    Grazie ad entrabi, e grazie a Francesco!
    Cristina Annino.

  18. Salvaguardare la Dimora è essenziale, Francesco, e la sua qualità. Come è anche bello, come dice Cristina, che “il raggio di lettura si espanda a nuovi amici”. E’ anche bello, come dice Lucetta, che la vena tragicomica di Cristina sia uno sbocco naturale e “leggero” della sua eretica idiosincrasia a ogni canone. Percui: Viva la poesia e viva l’eresia!!
    Marco

  19. I sacchi di Burri sono materia logora e primordiale, una pelle capace di assimilare l’umano al suo luogo di provenienza, al deterioramento e la protezione, lasciando intero l’interrogativo e il mistero dell’identità. I sacchi qui grottescamente dialoganti sono quell’immondizia specchio impietoso del nostro occidente, tanto più ingombrante quanto più vuota di una propria personalità – tanti io in serie che producono un polverone: sacchi caotici pieni di tutto. Inesauribile Cristina Annino! Si ride – per quel nesso sottile che è già stato evidenziato tra comico e tragico – e ci si riconosce magari in un satollo sacco-rana, che non rammenta più nemmeno l’ultima cosa che ha mangiato e non assimilato. E grazie a Francesco, come sempre.

  20. Quando ero giovane e giocavo a calcio come ala destra, in un certo anno, tenni una media di due ( anche tre ) gol a partita, e su certi post rischio di fare lo stesso ultimamente, ma forse perchè si sentono cose da dire. Comunque immersa in letture e un pò sperduta, come sempre, ho ritrovato una frase di quelle che si amano, un pò troppo ( brutto vizio) e te la posto Cristina e anche agli altri amici qui, anche se non tutto condividerete:

    “Attenta lettura della realtà e dell’arte. Dunque lettura totale, a piani multipli: poetica, umana, spirituale, religiosa e simbolica. Che leghi tempo a tempo, spirito a spirito, crei rapporti, sveli analogie.”
    Cristina Campo; In ” Appunti per una rivista di giovani.”

    Un saluto.

  21. Sono molto orgogliosa di questo commento, Nadia, che penso concluda nel modo giusto il transito simbolico di quei sacchi pieni di desolazione nostra.
    Ringrazio Francesca Matteoni, tutti, ma soprattutto il caro Francesco Marotta che li ha ospitati con la nota colta eleganza del suo blog.
    Cristina.

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