PostEretico (VI)

spiezer_chronik_jan_hus_1485

Antonio Scavone

Post Eretico (VI)

Lorem ipsum ignotum
ad facturum defectum est…

…la calpestiamo, la percorriamo, la riduciamo a posto sito luogo, la misuriamo per creare confini e steccati, la riproduciamo sulle mappe per studiarla a scuola conservarla al catasto imprimerla di tasse fecondarla di privilegi, la sentiamo nostra se e quando ci appartiene, la sentiamo altrui per depredarla e conquistarla, raramente alla libertà ma al dominio di continuo, gli antichi che capivano il senso delle cose la chiamavano addirittura madre, noi che abbiamo capito le cose a senso la chiamiamo con attributi diversi secondo le destinazioni d’uso e consumo, humus podere macchia mediterranea resort, se la indichiamo come habitat è per tenere a bada quegli invasati degli ambientalisti che predicano come i preti, ce ne facciamo padroni metaforizzando il nostro bisogno di solitudine o discrezione, di possesso o gloria, il che è pur vero come può esserlo una divagazione retorica, per altri è spazio da occupare esito di investimento capitale da far fruttare e in fondo è umano comodo eccitante, basta conoscere qualcuno al demanio, appoggiarsi a un avvocaticchio qualsiasi, contattare un sottosegretario adiacente e compiacente, la casta è casta e va sì rispettata, si livellano asperità, si smussano angoli, si cooptano e si camuffano interessi singoli nell’interesse generale della comunità perché una legge ad hoc prima o poi sarà fatta, che ci vuole, non ti ho mica eletto per avere dei problemi o dei rifiuti, a proposito si ricolmano e si nascondono anche quelli, anche quello è un affare, bisogna solo aspettare che si calmino le acque, però certo che pure ’ste acque rompono, esondano i fiumi tracimano i laghi s’innalzano i mari gocciolano le dighe, ma che gli è preso?, dovrebbe restare ferma e immobile, stanziale, questa è la sua funzione e invece quando meno te l’aspetti che fa? si mette a tremare, sconvolge gli abitati regolarmente condonati, distrugge infrastrutture debitamente abbandonate e crea scomparsi e dispersi, lo vedi che ci vuole il cemento?, la si può dilatare bonificando regii lagni che servivano al deflusso e ora al riflusso, la si può allungare tra una costa e un’altra con un impalcato faraonico sulle spalle artrosiche di Scilla e Cariddi, oddìo anche quello è un investimento sebbene a lunga scadenza, a effetto ritardato o illusorio come un placebo, ma se si interviene con una leggina, meglio un decreto-legge, meglio ancora un’ordinanza, tutto si risolve, allo sconquasso si oppone l’ammasso, allo sfacelo la ricostruzione, alla possibile deiscenza una fisiologica deiezione, se c’è qualcosa sotto emerge, qualcosa a galla affonda, qualcosa dentro s’ingolfa, non sempre ci puoi mettere le mani, conviene aspettare il corso degli eventi che da piccoli si faranno grandi e da grandi ci faranno trasalire, ma tanto il voto l’abbiamo già dato, ecco perché necessita di un’accorata attenzione e di un provvido pragmatismo, all american boys nel nostro piccolo, l’Italia è la metà del Texas ricordiamocelo, ci serve dunque protezione questa è la verità, più bella e più forte che pria, al prevenire che pure è d’uopo si deve preferire il fare, fare presto e bene e non più a caso, i disastri sismici saranno pericolosi ma se non c’è una squadra un comitato un manipolo preposto a coordinare ed elargire le azioni necessarie, abbattimento-riedificazione-e-magari-abbellimento, hai voglia di piangere a vuoto sulle calamità, meglio farsi quattro risate, si capisce che si ride per non infierire, tanto lo sappiamo tutti come siamo messi nello stivale, neppure la Sicilia si salva, solo la Sardegna è sicura da quel punto di vista ma non possiamo certo andarcene tutti là ad assemblare case, sarebbe come scappare o rifugiarsi in un convento o in una certosa, guarda quello che succede nel resto del mondo, spazzati via come bruscolini, gli è che non sono preparati, si illudono e poi si lamentano di alluvioni tsunami e tornadi e tocca a noialtri andare e tornare, impegolarsi e impelagarsi, esprimere un’opinione e venire criticati perché tutto sommato abbiamo espresso un’idea, li mortacci!, continuiamo così a non pensarci e lei è sempre là che ci angustia con problematiche di vario tipo di vario genere di varia spesa, si costruiscono civili abitazioni e capienti capannoni, si insediano imprese e industrie, si disegnano appezzamenti e lotti, si intasca il dovuto, una parolina una letterina una telefonatina aiutano, se il mattone è l’investimento più remunerativo dovrai pure poggiarlo da qualche parte per dargli valore e non bastano le pose delle prime pietre, occorrono anche le seconde e le terze, le ultime ci daranno cattedrali nel deserto, vestigia moderne di un obbrobrio italico, il che non incide con lo spopolamento delle campagne e il lavoro che non c’è, siamo franchi bisogna ridefinire gli assetti, l’abusivismo da valvola di sfogo diventa rebus sic stantibus bene primario, una sanatoria risana ma una deroga consola, pirla!, gli immobili si proteggono con l’immobilismo della politica e prosperano, l’ambiente poi si difende da solo si sa, è la natura atavica nei secoli, gli uomini che governano ci tengono alla natura delle cose, checché, mancherebbe, pro civitate, ora et labora l’ora è fuggita, ci si confonde con i suoi prodotti ortofrutticoli, teste di rapa principianti e principesche, sotto i cavoli non nascono più bambini giacché le diossine inibiscono il respiro, ’sto cancaro del meteo, si cresce comunque, male ma si cresce si diventa si è, si comincia da ragazzi a studiare la sua materia, geografia fisica politica antropica, i nomi di fiumi mari monti laghi, contrade rioni quartieri sestieri, è in palio la credibilità, ed è sempre lei che ispira tutto, che sia madre davvero?, e poi ci sgomenta per la sua vastità, ci sconfina e ci sconfida, vista dalla luna somiglia sul serio al mappamondo che abbiamo in salotto e come quello gira, lentamente ma gira, in fondo è un’astrazione, è un pianeta tra i tanti del sistema ma quaggiù il sistema non è astratto, chiedere alle holdings del malaffare, tutt’altro, bisogna intervenire quando occorre sulle foreste deforestate, sulle frane dimenticate, sulle cure approntate stanziate e mai applicate, ognuno ha diritto alla sua quota di giardino orto gazebo rez-de-chaussée, fatto salvo l’impatto ambientale s’intuisce, si può modificare un corso d’acqua il costone cedevole di una collina il piano regolatore di un centro urbano ma quando devi competere con vulcani smottamenti e bradisismi son dolori, a meno che, bisogna convenire e convertire aree desuete, impedire il degrado o comunque attenuarlo oppure adibirlo a locations di drogati e immigrati, rivalutare zone a rischio rischiando se non proprio il restauro almeno il “ricupero”, recuperando a destra e a manca uno sviluppo sostenibile ma che sostenga il dissesto idro-geologico o etno-antropologico e se manca un’idea a qualcuno verrà, qualcuno chi?, in fondo è sempre lei che ci regge e non ce ne accorgiamo, è per lei che piantiamo pilastri sulle sabbie mobili, è per lei che creiamo eco-mostri per poi abbatterli e lasciarla brulla e inospitale, per lei si innalzano e si sbriciolano grattacieli, ognuno vuole la sua parte anche se amorfa, senza bandiera e senza patria, oggetto di possesso e disfacimento, ghetto o enclave non ha importanza, sovraffollata o sparuta questo il dilemma, Ah, Elsinore!, di tutti di pochi di nessuno la realtà da addomesticare, attenti ai cani, ai lunghi coltelli, ai bravi fratelli, San Fratello e Giampilieri chiedono ospizî, il resto d’Italia manda sms, siamo una repubblica sprofondata nel messaggio nel sondaggio nell’aggiotaggio, le banche accordano mutui sul residuo della pensione su una remota premorienza sull’immobile censito e lei ritorna carta di credito da carta da macero, per lei si organizzano guerre e spedizioni ma si evita la messa in sicurezza perché costosa e senza guadagno soprattutto di prestigio, è il popolo che vuole così e al popolo bisogna dare quello che chiede, anche la falsità, e quando poi ci manca sotto i piedi quando perdiamo contatto con la sua naturalezza quando abbiamo contaminato e infettato tutto quello che c’era da contaminare e infettare allora da buoni farisei ce l’aspettiamo lieve nel distacco e senza vendetta con qualche filo d’erba lieve sarà…

La terra.

***

Annunci

5 pensieri su “PostEretico (VI)”

  1. Un testo scomodo ma, come quasi tutto ciò che è scomodo, estremamente veritiero. Ironico, sarcastico e incredibilmente amaro. Ci fa bene, però, riflettere e a lungo su una “realtà” che, se non corriamo ai ripari, rischia giustamente di annientarci. Anzi, ci avvisa quotidianamente da un pezzo, ma noi non abbiamo né occhi né orecchie e soprattutto abbiamo perso, chissà dove, il cervello.
    Grazie. Piera

  2. bel testo. mi fa una certa impressione uscir di classe dalla lettura della “ginestra” di leopardi e leggere questa aspre parole su natura e uomini e speculazione e schiavitù dell’uomo sull’uomo e di alcuni uomini su tutta la natura. non abbiamo imparato niente.

  3. Ringrazio Piera e Lucy. E invito tutti a (ri)leggere l’intero “quaderno”.

    (Leopardi, oggi, sarebbe letteralmente trucidato – anche come poeta. Soprattutto da chi non l’ha mai letto.)

    fm

  4. Domanda :
    se un giorno la Terra, stanca di essere assoggettata alla stupidità umana, implodesse, e, nel suo implodere, lasciasse in eredità al tempo soltanto una piccola oasi felice, chi, per un puro e fortunato caso la abiterebbe?
    Si ricreerebbero comunque le stesse condizioni che ci vedono ora alla deriva?

    Antonio carissimo, anche, e non poteva essere altrimenti, questo tuo nuovo post eretico ha centrato in pieno il bersaglio.
    La Terra, ma amo dire la Natura, ha regole precise, ma ci ha pensato l’uomo a stravolgerle, mai pago delle mete raggiunte, sempre più in fibbrillazione per quanto ancora da distruggere, salvo poi attribuire al caso eventi devastanti come quelli che viviamo e che bene hai descritto.

    Ma quale caso e caso? ma la risposta l’hai già data tu, esponendo con amarezza e passione, disastri e cause di questa malsana umanità.
    E noi che leggiamo, facciamo nostra questa tua amarezza, ma facciamo nostra anche la passione che ti spinge a dire ( bisogna amare per parlare…forse un poeta ) ma resta il rammarico che, purtroppo, oggi, si senta più parlare di cose futili che riguardano soprattutto coloro che per mandato dovrebbero e dico dovrebbero attuare una politica di salvaguardia di questo meraviglioso globo terracqueo che ci ospita, piuttosto che notizie rassicuranti per una politica più umana e soprattutto pulita. Difficile bonificare l’animo umano.

    ho fatto un sogno :
    il ponte sullo stretto crollava e scilla ecariddi trascinavano negli abissi i principali responsabili dell’insano progetto proprio durante il momento dell’inaugurazione. Qualcuno diceva che i mitici mostri li avevano rinchiusi dentro ataviche grotte già colme di rifiuti tossici, a mai più salvezza.
    Non ci sarebbe stato un riciclo e, finalmente, anche i pesci avrebbero avuto più pace.

    ti abbraccio assieme a Francesco, come e più di sempre.

    jolanda

  5. E’ vero, Piera, le cose “scomode” spesso sono veritiere e lo sono ancora di più quando riguardano non tanto e non solo ciò che abbiamo dentro, o ciò che siamo dentro, ma ciò che guardiamo e usiamo all’infuori di noi. L’esteriorità, l’esterno, l’oggettività ci dànno da pensare quando la nostra interiorità non riesce più a riflettersi, appagata o semplicemente lusingata, in ciò che ci circonda, per cui o guardiamo da un’altra parte (e dove?) o non guardiamo più. Sarebbe così semplice riunire le nostre risorse e potenzialità (esterne e interne) ma anche la semplicità è, a modo suo, scomoda.

    Un caro saluto

    Antonio

    E un caro saluto a Lucy: già, Leopardi che non trova più i suoi fiori, la sua luna, il poggio… Abbiamo “disamparato”, potrebbe essere questa la verità o la sentenza: tutti dentro fino al collo in quest’ambiente che pare non ci dica più niente se non un’arcaica voluttà di riscatto. Non sappiamo da cosa riscattarci e l’amarezza non è più forte, per fortuna, della voglia di esserci e di salvare quell’insostituibile attenzione che Leopardi dedicò alla ginestra.

    I poeti dicono e diranno molto meglio di amarezza e passione, cara Jolanda: un post eretico “si limita” ad additare quelle cose (o cosacce) che conosciamo benissimo ma che altri conoscono meglio di noi, per trasformarle, ridurle, infine eliminarle.

    Un carissimo saluto a te e a Francesco

    Antonio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...