Sentieri in utopia


Federico Battistutta

L’utopia anarchica
di Martin Buber

La nostalgia per ciò che è giusto: questa è la definizione adoperata da Martin Buber per descrivere il manifestarsi del desiderio utopico nella storia dell’uomo e che possiamo ora leggere nelle pagine iniziali di Sentieri in utopia che, qualche mese fa, l’editore Marietti ha dato alle stampe, sotto l’eccellente cura di Donatella Di Cesare (suo è il saggio introduttivo: Buber e l’utopia anarchica della comunità).
Il libro apparve per la prima volta in ebraico nel 1947 e pochi anni dopo nella traduzione tedesca dello stesso Buber. Oltre all’attuale, in italiano esiste un’altra traduzione, uscita negli anni sessanta presso le Edizioni di Comunità di Adriano Olivetti. Continua a leggere Sentieri in utopia

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Omaggio a Eric Rohmer (II)

Stefania Conte

Elemento essenziale della vita del Celta è l’avventura, come ricerca dell’ignoto, come corsa senza fine dietro l’oggetto sempre in fuga del desiderio. Questo sognava San Brandano al di là dei mari, questo domandava il cavaliere Owenn alle sue peregrinazioni sotterranee. Questa razza vuole l’infinito: ne è assetata, lo insegue a ogni costo, al di là della tomba, al di là dell’inferno. (E. Renan)

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Nell’inferno della carne (II)

9788877992666g

Tiziano Salari

È la «gabbia d’acciaio» della razionalità, secondo l’espressione di Max Weber, che stringe in una morsa la società moderna (il mondo globale), da cui la poesia cerca dei varchi per liberarsi, quando non è nelle droghe, nel sogno, nell’ebbrezza, nell’Olimpo della forma e dell’estetismo aristocratico. Da una parte l’estrema funzionalità della scienza e della tecnica, l’utilitarismo che cerca di asservire tutto, compreso l’arte e la letteratura, ai propri scopi, dall’altra l’interiorità, il senso del tragico, la ricerca poetica, sempre più emarginata, che non riesce a scalfire o a incidere in quelle che sono le tendenze dominanti, ma getta un fascio di luce nel nostro errare esistenziale.

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Nell’inferno della carne (I)

9788877992666g

Tiziano Salari

Diceva Baudelaire che la carogna sotto il sole restituiva al centuplo alla grande Natura ciò che essa aveva congiunto insieme e che da quel mondo in putrefazione saliva una strana musica, come un rumore di vento o di acqua corrente. Nel Malte, Rilke se ne ricorda parlando della musica di Beethoven, che avrebbe dovuto avvolgere il mondo, restituire all’universo ciò che solo l’universo sarebbe stato in grado di sopportare, scorrendo come acqua o vento tra le montagne e i deserti della Tebaide.

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Il faro di Ustica

Ivano Mugnaini

Non sono venuto a Ustica per cercare la verità. Sarebbe folle, assurdo. Non riesco a trovare neppure la mia di verità, i come, i quando e i perché della vita che mi è toccata in sorte. Sono venuto qui solo per viaggiare, per allontanarmi dalla morsa del quotidiano. Sono qui per riposarmi e guardare il panorama. Per stare giornate intere sotto il sole a fare niente. Qualche granita da succhiare pigramente, un po’ di pesca senza nessuna convinzione, un buon libro e molte ore di sonno profondo e assoluto come quello di un bambino. Continua a leggere Il faro di Ustica

I limiti dell’arte

Massimo Rizzante

Nessuno scrittore al mondo che non abbia compiuto almeno settantacinque anni può rivendicare oggi un grammo di autorità spirituale e letteraria. Perché? Perché il peso della gerarchia è diventato insostenibile. E che cosa resta dell’arte, una volta scomparse le gerarchie? L’anarchia di un potere illimitato e senza appello. Ciò che caratterizza, infatti, i sudditi del paese di Literaturistan è il loro affrancamento da ogni autorità e il loro sacrosanto diritto alla letteratura. Di conseguenza, ciascuno scorazza nelle verdi praterie della propria differenza.

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A schermo nero (III)

Marco Ercolani

[…] “Turbare” il passato, ridando voce ad autori che sono realmente esistiti, potrebbe essere giudicato un atto di presuntuoso voyeurismo, aggressivo e onnipotente. Io credo il contrario. Restituendo la parola a chi non può più parlare, ma che in quel momento, attraverso un artificio dell’immaginazione, può farlo, ho l’illusione di riparare a un antico sopruso e simultaneamente di esprimermi proprio attraverso questa «parola segreta» e indiretta, quel cortocircuito anomalo, collaterale. Scrive Italo Calvino: «L’autore è autore in quanto entra in una parte, come un attore, e s’identifica con quella proiezione di se stesso nel momento in cui scrive». Lo scrittore “apocrifo” vuole esistere attraverso altri destini. Ma, in una visione fantastica dell’arte, sono forse i destini degli altri a trovare in lui l’interprete esemplare, la maschera più trasparente. (Cfr. qui e qui…)

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Come calce nei palmi

Pasquale Vitagliano

Se il presente è la sostanza vivente da cui la poesia trae i materiali per dare corpo ai suoi fantasmi di parole, il senso della scrittura è tutto nella libertà di forzare e di spingere sul bordo d’altro – verso un dire che restituisca l’alfabeto della prima pronuncia – le immagini e i suoni che l’occhio ingloba durante l’attraversamento: una tensione inappagata a riaverne, come pegno e destino, una memoria affrancata, una memoria mobile, metamorfica, non fossilizzata, capace di rispondere ad ogni richiamo col grido della ferita da cui si originano il degrado e la maceria in cui siamo immersi, come individui e come comunità ammutolita. Continua a leggere Come calce nei palmi

La Poesia nella Rete

LA POESIA NELLA RETE
spazi virtuali
e immaginari poetici

PoesiaPresente
e
Poesia teXtura Festival
2010

Per il terzo anno consecutivo le associazioni Mille Gru (PoesiaPresente) e delleAli (Poesia teXtura Festival) incrociano le proprie strade. Dopo aver presentato, per la prima volta insieme, Mariangela Gualtieri e Mauro Ermanno Giovanardi (poesia e musica – 2008) e “Fra le mura”, di Maria Arena, con Rosaria Lo Russo e Daniela Orlando (poesia e danza – 2009), quest’anno il festival indagherà il rapporto tra “poesia, arti visive e nuove tecnologie” con Nanni Balestrini, Giovanni Fontana, Stefano Massari e Giacomo Verde (che per teXtura terrà anche un video-laboratorio).

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Lamento per Belgrado

Miloš Crnjanski

“Il Lamento per Belgrado è un teatro di ombre cinesi animate da un uomo che si considera morto per la propria patria e in forza di ciò è in grado di proiettare sul muro del proprio dolore un duello senza vinti né vincitori tra il Nulla e il Nirvana.”

Miloš Crnjanski, Lamento per Belgrado
(Lament nad Beogradom, 1962)

Cura, prefazione e traduzione di Massimo Rizzante
con uno scritto di Božidar Stanišić
Rovigo, Il Ponte del Sale, “Il Labirinto del Mondo”, 2010

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Derrida e Joyce

Giuseppe Zuccarino

Babele, il riso, il sì.
Derrida e Joyce

     In apparenza, Derrida non si è occupato molto dell’opera di James Joyce, dedicando ad essa solo uno dei suoi libri. Tuttavia, a un esame più ravvicinato, diventa possibile scorgere il ruolo esemplare che il filosofo assegna allo scrittore irlandese. Ciò, anzi, si manifesta fin dall’inizio, ossia in un testo datato 1961. Alludiamo al lungo saggio introduttivo che precede la traduzione, ad opera dello stesso Derrida, di uno scritto di Husserl sull’origine della geometria(1). A prima vista parrebbe difficile trovare un nesso tra il pensiero del filosofo tedesco e l’opera joyciana, ma ciò dipende dal fatto che si pensa subito a una possibile analogia e non all’ipotesi di un rapporto oppositivo. È appunto di questo tipo, secondo Derrida, il legame che è possibile stabilire non tanto fra il corpus testuale dell’uno e dell’altro, quanto piuttosto fra i due rispettivi atteggiamenti. Continua a leggere Derrida e Joyce

V’erba

Edmond Jabès


Tout devenir se fonde sur un inconnu qui,
une fois connu, devient aussitôt mystère initial.
Le futur ne serait que l’ignorance d’un passé à découvrir.
Cette ignorance est le vrai savoir tragique dans la nuit,
entre les étoiles, ses chemins royaux.
Reste à atteindre cette nuit.

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Meditazioni

Giulia Niccolai

“Quando, dopo un periodo di crisi da lei stessa illustrato, di fronte al brusco e angosciante ritorno dell’assurdo affida la propria sopravvivenza alla meditazione buddista, [Giulia Niccolai] non solo rilegge il suo passato sotto una nuova luce, ma riformula la questione del fantasma in quanto mera illusione. Leggendo le sue prose più recenti, si nota che da allora ella ha oscillato tra il sospetto che il buddismo renda superflua la poesia, relegandola tra le illusioni, e la fiducia che il buddismo, al contrario, possa costituire la suprema coincidenza tra l’uso artistico del linguaggio, comprensivo della sua contestazione, e la nuova dimensione di esistenza offerta. Ma il rapporto tra Maya e ciò che, indicibile e irrappresentabile, si situa oltre di essa, è estremamente problematico anche all’interno dell’arco delle scuole ermeneutiche buddiste, e comunque non si risolve in un necessario sacrificio dell’estetico. Continua a leggere Meditazioni

Il giovane Salinger

Antonio Scavone

     Sicuramente qualcuno si sarà meravigliato che fosse ancora vivo o che non fosse già morto e dimenticato da un pezzo. La notizia della morte dello scrittore americano Jerome David Salinger, scomparso il 27 gennaio a 91 anni nella sua casa-eremo di Cornish nel New Hampshire, ha scatenato una prevedibile sorpresa e una puntuale ipocrisia. La longevità di Salinger è parsa esosa ai più, quasi immeritata, come è parsa inspiegabile nel corso degli ultimi cinquant’anni quell’assenza infinita cui ci aveva abituati l’autore di The Catcher in the Rye. Continua a leggere Il giovane Salinger

Ingegneria poetica

Giuseppe Cornacchia

“In generale, vi è accordo sul fatto che le proprietà estetiche siano proprietà percettive, dipendenti da proprietà percettive di livello più basso, oggetto di esperienza diretta più che di inferenza; la fruizione estetica richiede pertanto la messa in gioco di categorie appropriate nell’esperienza dell’opera.”

In Tutte le Poesie (1994-2004), libro pubblicato da Lampi di Stampa con la formula “Print on Demand”, Giuseppe Cornacchia prova a riannodare le fila del suo personalissimo discorso/percorso più che decennale di e sulla scrittura, disponendo l’intera sequenza dei materiali testuali prodotti lungo un asse orizzontale, diacronico, che ha la funzione non tanto di indirizzare il punto di osservazione e di farlo convergere all’interno di una prospettiva unicamente e unitariamente storicizzante, quanto piuttosto di offrire, attraverso l’ordinata sequenza delle tracce, da quelle più flebili e marginali a quelle più marcate e significative, la possibilità di ricavare coordinate Continua a leggere Ingegneria poetica