La libertà della lingua

Marco Furia

 

 

La libertà della lingua

Qualunque cosa“, breve e intensa raccolta di Aldo Ferraris, si apre con una dichiarazione:

Il perché della mia scrittura deriva da un bisogno, null’altro che da un bisogno, come per ogni cosa. Il bisogno è quello della conoscenza e del perfezionare uno strumento che mi possa far giungere ad essa“.

Tale strumento è “una poesia ontologica, che parla dell’essere e non dell’io“, una “poesia di concetti, di condizioni, di domande“.
Secondo quali modalità espressive la silloge rispecchia siffatta poetica?
La risposta va cercata, a mio avviso, in una caratteristica comune a tutti i dodici testi: un originale senso della misura.
Il Nostro, ben consapevole del fatto che il verso è tanto efficace per quello che dice, quanto per quello che non dice, si serve di pronunce piane, rispettose delle regole grammaticali, ma di notevole valenza evocativa, quasi a voler fare presente al lettore la facoltà allusiva intrinseca al linguaggio.
La sua è arte della parola nella forma d’esercizio di costumi linguistici differenti dall’ordinario.
Il lettore viene posto di fronte alla lingua senza la possibilità di alcun alibi: seguire i versi proposti costituisce vera e propria esperienza, vivido esistere, sicché ogni banalità è esclusa.
La conoscenza non è mai banale.
Emerge, inoltre, un altro importante elemento: il silenzio.
Quel silenzio da cui la poesia affiora, di cui è (e resta) impregnata, quel silenzio che il buon poeta sa richiamare non soltanto per via di spazi bianchi, ma anche tra parola e parola, grazie a misure metriche capaci di separare e, assieme, di congiungere.
Non si tratta d’isolare il vocabolo quasi a farne oggetto di cerimonia, poiché esso vive in un contesto, unito ad altri suoi simili, si tratta, piuttosto, di mostrarne il giusto respiro, consentendo “alla forza sotterranea della libertà” di produrre fecondi effetti.
Un dire, insomma, che è espressione, non costrizione.
Il tutto senza forzature.
Anche immagini quali

“E’ questo tirare la fune del destino
sperando che il cielo ci segua
come un aquilone”

ossia immagini senza dubbio inedite, risultano sempre equilibrate, armoniche, felicemente partecipi d’un discorso assiduo, non intermittente, fiducioso.
Certo, “Siamo stanze mal illuminate“, ma questi versi possono davvero aiutarci a dissipare più di un’ombra.

 

***

 

Aldo Ferraris, Qualunque cosa
(con dipinti di Eliana Petrizzi, Salerno, Ed. L’Arca Felice, 2010)

 

C’è stato un tempo per noi,
quando eravamo grandi, senza saperlo,
grandi come nuvole o cavallette,
c’è stato un tempo colmo fino all’orlo

dove ancora caparbie aspettano
come bruciature di stelle sulla fronte
le cose che abbiamo spezzato
inconsapevoli, correndo.

 

*

 

Sono così lucenti le cose
sguainate dal nostro desiderio,
posate lì, nude, da guardare
dove prima non c’era nulla.

Questo loro stare, solamente,
ingoiate dalle nuvole, in attesa
che il tempo si addormenti
per farci sorridere un’altra volta.

 

*

 

Questo rotolare senza ritorno
delle cose che non vogliamo vedere
questa loro insensata bellezza
che ci chiama, disperata, e il nulla,

il nulla della nostra indifferenza
il frangersi contro i nostri fianchi
di maree di suppliche, e l’isola,
la madre del silenzio, smarrita.

 

*

 

Ci accetta l’alba ancora una volta
slacciandosi la veste, mostrando
il seno coperto di brina, le braci
racchiuse nell’anima delle cose,
ci porge il brusio del risveglio
con la bellezza lacerata del sole.
Pare di essere lì, in ascolto,
di qualunque cosa ci voglia cercare.

 

***

 

______________________________
Le immagini riproducono due opere di Eliana Petrizzi risalenti al 2006 e non facenti parte del libro di Aldo Ferraris. Ho preferito dare comunque un’idea della sua arte, vista l’impossibilità tecnica di proporre i lavori in oggetto
______________________________

 

***

3 pensieri su “La libertà della lingua”

  1. sono acquerelli di senso, dipinti semplici dove si ritrova tutto, le cose hanno una loro collocazione naturale tra spazio e tempo, ricordo e rimpianto. Tutto è misuratamente al suo posto, persino il silenzio ha un suo spazio preciso, un suo movimento presente e materiale nel ricordo, è un’ “isola … smarrita” la sua voce distinta nel “nulla” dell’indifferenza… e non siamo noi ad accettare “l’alba”, ma lei ad offrircisi “con la bellezza lacerata del sole”, tanto che pare di “essere lì”, di esserne parte – comunque – “in ascolto, / di qualunque cosa ci voglia cercare”.

    Bella la lettura introduttiva, belle le poesie, altrettanto evocativi i disegni.
    un bel risveglio: grazie.

  2. Bel post, elegante e prezioso come un cammeo. Questi versi cesellati e disarmanti mi fanno venir voglia di leggere il resto del volume…grazie Francesco, è sempre rinfrancante passare da queste parti.
    Un abbraccio a te e uno a Natàlia che vedo in apertura ( ciao cara :* ).
    Alessandra*

  3. Grazie Natàlia e Alessandra.

    Aldo Ferraris è, per me, un autore “importante”, con opere di assoluto valore nella sua produzione.
    Spero di riaverlo ancora qui.

    fm

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