In morte della Costituzione (1/1/1948 – 6/3/2010)

Pietro Orsatti

Qualcosa di veramente grave sta accadendo nel nostro Paese. Lo stravolgimento delle regole, la forzatura autoritaria delle norme e degli equilibri istituzionali, la corruzione diventata sistemica e sistematicamente applicata a qualsiasi affare e appalto o processo economico. E poi il ricatto. Se è anche parzialmente vera la versione che ha fornito ieri il Messaggero di come sono andate davvero le cose fra Berlusconi e Napolitano sulla vicenda dello scandaloso decreto “interpretativo” della legge elettorale, siamo davanti a una sorta di “golpe leggero”. Ma che di leggero ha solo l’assenza dei carri armati per strada. Secondo quanto pubblicato ieri dal giornale romano Il Messaggero, il presidente del Consiglio, durante l’incontro avvenuto al Quirinale, avrebbe minacciato il Capo dello Stato Giorgio Napolitano: “Ti scateno la piazza contro” e poi “la tua firma non è indispensabile, vado avanti da solo”. Lo stesso Napolitano ha parlato di un “clima teso” nel primo incontro con Silvio Berlusconi avvenuto giovedì. E poi sempre il Capo dello Stato: “La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l’acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali”.

Ripetiamo, se solo in parte quanto riportato dal giornale romano è vero, la situazione è di una gravità inaudita. Qualcosa di più grave del “tintinnare di sciabole” del generale De Lorenzo” nel 1964, ancora peggiore del tentativo di golpe militare (finito per fortuna a taralucci e vino) del dicembre 1970 organizzato da Junio Valerio Borghese. In entrambi i casi citati la situazione “rientrò” (ma forse non gli equilibri). Questa volta la minaccia di “scatenare la piazza” invece avrebbe ottenuto il risultato voluto: la firma del Presidente Napolitano sul decreto. Un decreto in aperta violazione della legge numero 400 del 23 agosto 1988 che regola le attività di governo e dice esplicitamente che ‘il governo non può, mediante decreto legge, intervenire nelle materie indicate nell’articolo 72, quarto comma, della Costituzione’. E tra le materie indicate nell’articolo 72 c’è proprio anche la materia elettorale. E che il garante primario della Costituzione si sia sentito obbligato di sottoscrivere un decreto in aperta violazione di una delle norme di garanzia costituzionale ci porta a pensare che le eventuali minacce di “scatenare la piazza” fossero ben più consistenti di quanto si pensi.

Cosa significa “scatenare la piazza”? Significa (detenendo in pratica il controllo dei mezzi di informazione di massa) lanciare una violentissima campagna mediatica mirata a creare un clima esasperato, violento, eversivo? Una minaccia del genere lanciata non da chissà chi, ma da un Presidente del consiglio che essendo ai vertici del potere esecutivo ha il controllo delle forze dell’ordine, delle forze armate e dei servizi di sicurezza e quindi ha di fatto la possibilità concreta di consentire alla “piazza scatenata” di non essere controllata, fermata.

Nella notte fra il 5 e 6 marzo 2010 si è verificato qualcosa di molto grave. Molto più grave di quanto è emerso finora. Se lo scenario che si è verificato è quello descritto qui sopra, è stata sancita la fine del diritto e si è dichiarata in coma la nostra democrazia e la nostra Costituzione.

_______________________________
Tratto da Agoravox del 7 marzo 2010.
_______________________________

_______________________________
Le immagini (dall’alto in basso):
1) Il logo della repubblica delle banane.
2) Il governo della repubblica delle banane.
3) La fine della democrazia nella repubblica delle banane.
_______________________________

***

Annunci

22 pensieri riguardo “In morte della Costituzione (1/1/1948 – 6/3/2010)”

  1. “il presidente del Consiglio, durante l’incontro avvenuto al Quirinale, avrebbe minacciato il Capo dello Stato Giorgio Napolitano: “Ti scateno la piazza contro” e poi “la tua firma non è indispensabile, vado avanti da solo”. Lo stesso Napolitano ha parlato di un “clima teso” nel primo incontro con Silvio Berlusconi avvenuto giovedì. E poi sempre il Capo dello Stato: “La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l’acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali”-”

    E’ talmente pazzesco. Senza parole.

  2. penso che, purtroppo, la nostra soglia di tolleranza (intendo la soglia media) sia ben più in là ed ampia rispetto alla gravità degli eventi. c’è una domanda generare di autorità, e autorità sarà data. naturalmente alla maggior parte delle persone poco gliene cale della Costituzione, probabilmente considerandola una congerie di formalismi e belle parole.
    non vedo margini di speranza

  3. non so, forse mi sono persa nel ginepraio di questi giorni, forse la domanda è stata già posta anche se a me non sembra…una domandina facile facile facile: se il pasticcio fosse stato fatto nelle file dell’opposizione, come sarebbero andate le cose? pernacchie e risatacce da trivio, suppongo, altro che decreti salva qua e salva llà, e salva il c… di papà, papi, per gli amici.
    io però al già tiepido napolitano questa non la perdono.

  4. Lucy, (non lo giustifico, ma) dietro la decisione di Napolitano c’è (mi ci giocherei qualunque cosa) la triade D’Alema/Finocchiaro/Bersani – che, se li metti assieme, non ne cavi un “progetto politico” decente, quale che sia, nemmeno a spremerli fino all’osso.

    La cosa tragica davvero, in relazione a quanto sta succedendo, è che la banda bassotti, l’oscena compagnia di giro che tiene in pugno il paese e le istituzioni, sarà comunque premiata alle prossime elezioni (“quando” e “se” ci saranno: hai sentito le ultime farneticazioni del sassofonista padano?). E sarà premiata proprio perché la ggente (la parola “popolo” lasciamola stare – hanno infangato anche quella) vuole specchiarsi nella classe dirigente (passami anche “questo” aggettivo: se uso quello che ho in testa, è la fine del blog – e non solo) che più le assomiglia: arrogante, egoista, sprezzante delle regole, affarista, evasiva, elusiva, connivente, razzista, clericale, omofoba – i.e.: profondamente fascista.

    E’ quello che non ha mai capito la sinistrina frou-frou della triade, in uno col Kennedy della Garbatella: tutti insieme a inseguire il sogno di uno dei peggiori e più osceni ossimori politici che attraversano da anni il paese – quello di un “berlusconismo dal volto umano”. E giù ad imbarcare i Rutelli e le Binetti, ad implorare udienze e benedizioni d’oltretevere – nel mentre la banda faceva piazza pulita della democrazia, della costituzione e della convivenza civile.

    Temo, fortissimamente temo, colpi di mano e giochi al massacro, tipo “Genova 2001”, in concomitanza con qualche manifestazione di piazza in difesa della Costituzione…

    fm

  5. Ciao a tutti, quelle parole furiose in faccia ad un anziano Presidente della Repubblica a me danno un senso più lieve , patologico. Può capitare a chiunque di volere il bene e contemporaneamente il male di qualcosa o qualcuno, sono forme di ambivalenza in ambito psichiatrico. Ci sono i medici e forse ci vorrà una cura di tipo interpretativo-preventivo.Non si può contemporaneamente dire di voler cambiare l’Italia in meglio e poi disfattivamente voler scatenare la piazza per gratificare le proprie manie.

  6. Ciao, Mauro.

    Cambiare l’Italia in “meglio”, dici? L’hanno già fatto: sostituendo la democrazia e le sue regole con un populismo maggioritario becero e arrogante, sostenuto dalla propaganda e dalla disinformazione sistematiche: la madre di tutti i fascismi – hard o soft che siano.

    Non dimentichiamo che questo è un paese dove la stragrande maggioranza della popolazione sa, e crede, che “prescrizione” e “assoluzione” siano sinonimi; dove si abolisce, in vista delle elezioni, il pubblico dibattito e il confronto politico per motivi di sicurezza… E a far passare queste bufale, indegne anche di una repubblica delle banane di terz’ordine, non è solo il coro dei fedeli lacché di corte, ma il servizio radiotelevisivo, i cui direttori e giornalisti (?) sono pagati a centinaia di migliaia di euro l’anno con danaro che esce dalle tasche dei cittadini che dovrebbero “correttamente” informare…

    “Meglio” di così? Manca solo l’utilizzo delle forze armate come “silenziatore” sociale. E amen.

    fm

  7. tutto cominciò quando si insediò il primo governo prodi e baffetto andò a chiacchierare garbatamente col sciur parun di bicamerale. nulla di fatto, per la bicamerale, intendo: che poi: chi mai la voleva se non baffetto “diqualcosadisinistra”? un particolare: l’allora papi dei soli suoi figli se ne uscì, sbattendo la porta, rafforzato economicamente e politicamente. grazie, baffetto, grazie di esistereeeeeeeee! io te li strapperei uno a uno i peluzzi, guarda un po’!
    se sono vere le affermazioni circa il tono violento e ricattatorio del solito noto (che non riesco più a nominare, né mi fanno più ridere le battute sul suo conto) nei confronti del presidente della repubblica, siamo esplicitamente, definitivamente all’aula sorda e grigia e al bivacco di manipoli: al parlamento sprangato e al governo di soli fascisti già c’eravamo.
    Что делать?

  8. Ubu: Prima di tutto, riformerò la giustizia, dopo di che procederemo con le finanze.

    Parecchi magistrati: Ci opponiamo a qualsiasi cambiamento.

    Ubu: Merdra. Prima di tutto i magistrati non saranno più pagati.

    Nella botola i magistrati!

    Madre Ubu: Eh, cosa fai, padre Ubu? Adesso chi amministrerà la giustizia?

    Ubu: To’! io. Vedrai come tutto andrà liscio.

    (da Alfred Jarry, Ubu re, Atto III, Scena seconda, 1896)

  9. io è da molti anni che mi sento impegnato in una guerra di resistenza.
    complimenti a francesco e agli altri per la veemenza che in questo caso è sacrosanta.

  10. @Mauro: il “padre della gruppanalisi contemporanea” Wilfred Bion, nel suo testo fondamentale “Esperienze nei gruppi”, quando analizza la formazione delle leadership osserva che questa viene collocata dai gruppi sui soggetti a più elevato tasso di patologicità psichica. Parrebbe una costante. Se in un gruppo c’è uno schizofrenico, dice Bion, in una situazione in cui il gruppo deve eleggere un leader per garantirsi la sopravvivenza, sceglie lui.
    Ora, se quella al potere-dominio sui propri simili è una pulsione primaria dell’essere umano, qualunque teoria psicologica volta ad esaltare le funzioni della leadership e della carismaticità (ci metto anche molte teologie) equivale a teorizzare lo scatenamento totale delle libido erotiche come necessario al buon funzionamento di una società, teoria che al contrario nessuna psicologia e nessuna teologia si permetterebbe mai di prendere in seria considerazione.
    Per me oggi resistenza significa innanzitutto sostenere che berlusconi non è espressione di un cazzo di nessuno di tutti quelli che gli si attribuiscono come deleganti.
    Da qui discendono tutti gli altri corollari. A cominciare da quello che lui sia di fatto un soggetto socialmente pericoloso. Non ci siamo cancellati dalla memoria quel “potrebbe ancora generare” detto della povera Eluana Englaro, che se non è l’espressione di un bruto necrofilo al governo di una Nazione, che cos’è allora? Lo slancio nobile e accorato di un unto del signore?
    Se è vero che è successo quel che è successo nel colloquio al Quirinale, Napolitano non aveva molte alternative: o impugnare una statuetta del Duomo di Milano o farsi prendere a schiaffi…

  11. Mai come in questo momento resistere, partecipare, ricordare quanti sono morti per lasciare a noi posteri quel prezioso patrimonio di civiltà che è la Costituzione.

  12. “Per un popolo civile non vi è nulla di più vergognoso che lasciarsi “governare”, senza opporre resistenza, da una cricca di capi privi di scrupoli e dominati da torbidi istinti.”

    :::

    È la vergogna il sentimento che rischia di sopraffarci, è l’onta che potrebbe tracimare su di noi, sulle nostre figlie e sui nostri figli, se non accogliessimo ancora una volta l’invito di Sophie Scholl e dei ragazzi della Rosa Bianca a sollevarci in quest’ultima ora, a non nasconderci dietro il velo della prudenza, a non trastullarci con intrighi per mantenere beni più preziosi!!

    Basta: tutti gli amici, le sorelle, i fratelli che ci hanno preceduto, le profete, i maestri, ci guardano dalle pagine delle nostre vite. La memoria delle loro parole, il ricordo dei loro sguardi, il suono profondo della loro voce, (ognuno ha i propri volti innanzi, io vedo gli occhi di Dossetti, sento la voce di Turoldo, penso alle parole di tutte le mie filosofe e sante) ci avvolgono, urgono, spingono, tuonano per farci nuovamente coraggio e rompere gli indugi!

    In pochi giorni il percorso di demolizione della nostra Repubblica da parte di questo governo che si arroga il diritto di rappresentare la sovranità del popolo ha avuto un’altra pericolosa accelerazione.

    Dopo i vari tentativi di modificare in diritto la Costituzione, dopo i colpi di mano per svuotarne di fatto i principi fondamentali, dopo il piano di delegittimazione di tutte le istituzioni ed in particolare degli organi di garanzia e libertà, in primis la Corte Costituzionale, in meno di 48 ore l’articolo 1 del testo costituzionale sembra essere cancellato.

    Il primo colpo inferto cade sul principio che la Repubblica sia fondata sul lavoro o come voleva qualche costituente sulla “fatica”.

    L’approvazione del DDL sul lavoro “collegato alla Finanziaria”, al di là dei patetici sforzi di natura tattica per difenderne il contenuto, sancisce la fine del diritto del lavoro.

    Non solo e non già per le singole modifiche (vedi art.18 Stat. Lav.), ma per lo spirito complessivo che lo anima e che conferma proprio l’aleggiare di quello “spirito del legislatore” che da tempo ha relegato il cosiddetto giuslavorismo alle sedi accademiche, ai dibattiti politico-sindacali, a poche aree giudiziarie d’eccezione, facendo rapina di anni di fatiche manuali, domestiche ed intellettuali di donne e uomini “repubblicani”.

    Venendo meno il convincimento dell’esistenza di un’asimmetria tra chi presta la propria attività lavorativa e chi ne offre il corrispettivo, quale residuato obsoleto di derivazione marxiana o peggio ancora cattocomunista, non ha più senso il favor lavoratoris, vige il favor pecuniae, con il conseguente fondamento della Repubblica Italiana sul valore molto negoziabile del danaro.

    Il secondo colpo è stato dato alla democrazia, anche se sappiamo come sia già stato messo a dura prova il volto democratico della Repubblica in tutti questi anni, violato negli ultimi mesi, annullato nelle ultime ore.

    Ricordate il monarca assoluto è tale perché legibus solutus, quante volte lo abbiamo studiato, ripetuto, insegnato, questo carattere distintivo della nascita della democrazia??

    Ora è così: definitivamente il dux è legibus solutus e con esso i suoi vassalli, valvassori e lacchè.

    Con buona pace di tutti i giuristi da Giustiniano fino ai nostri giureconsulti costituenti e non, senza alcun pudore, con firma necessitata, ma quanto non auspicata nella triste serata di questo amaro venerdì di quaresima, del Capo dello Stato (non Presidente della Repubblica?), il governo del popolo supera se stesso:

    – si inventa la categoria inesistente di un decreto legge interpretativo;
    – il rispetto delle leggi diventa una “formalità”;
    – il presupposto formale dell’autenticità degli atti vien ridotto al rango di orpello;
    – ed infine se non fosse così tragico verrebbe solo da ridere, l’attestazione della presenza di un soggetto in un determinato luogo può essere dimostrato con qualsiasi mezzo di prova…

    Alla faccia del valore generale delle leggi, eravamo già abituati a quelle ad personam, ma anche a quelle per ectoplasmi…è veramente troppo!

    Infine non dimentichiamoci del fatto che l’Italia sia una repubblica, o forse qualcuno comincia a dubitarne, peccato che l’ultimo plebiscito degli italiani per la monarchia abbia riguardato il discendente monarca-ballerino!

    Ma attenzione conviene vigilare perché la trasmissione dinastica del potere può sempre avvenire quando c’è un legibus solutus e nel nostro caso con cotanto numero di figlie e figli qualche novello Caligola potrebbe evitarci la nomina di un destriero.

    Che fare? Ricordiamoci che il nostro spirito non è già così vinto da farci dimenticare che non è soltanto nostro diritto, ma anche nostro dovere morale rovesciare questo sistema. Tutti noi, con i nostri mezzi, le nostre parole, con la forza delle nostre relazioni ed ogni forma di azione creativa, possiamo continuare a non tacere. Ovunque noi siamo, come persone e come gruppi.

    Come ci direbbe Paolo anche oggi, avanti e buon coraggio!

    Grazia Villa – Associazione Rosa Bianca

  13. ciao Francesco, ho appena postato-forse avrei dovuto chiedertene il permesso ma per me è stato davvero un tutt’uno leggere e decidere di divulgare la tua analisi così esattae me ne scuso se non dovevo- il tuo discorso di marzo 8,2010 alle11.01 in replica a Mauro, aggiungendo la nota che leggi

    L’amico Francesco Marotta dal suo blog https://rebstein.wordpress.com/ dice:
    marzo 8, 2010 alle 11:01 pm | Replica Ciao, Mauro.Cambiare l’Italia in “meglio”, dici? L’hanno già fatto: sostituendo la democrazia e le sue regole con un populismo maggioritario becero e arrogante, sostenuto dalla propaganda e dalla disinform…azione sistematiche: la madre di tutti i fascismi – hard o soft che siano.Non dimentichiamo che questo è un paese dove la stragrande maggioranza della popolazione sa, e crede, che “prescrizione” e “assoluzione” siano sinonimi; dove si abolisce, in vista delle elezioni, il pubblico dibattito e il confronto politico per motivi di sicurezza… E a far passare queste bufale, indegne anche di una repubblica delle banane di terz’ordine, non è solo il coro dei fedeli lacché di corte, ma il servizio radiotelevisivo, i cui direttori e giornalisti (?) sono pagati a centinaia di migliaia di euro l’anno con danaro che esce dalle tasche dei cittadini che dovrebbero “correttamente” informare…“Meglio” di così? Manca solo l’utilizzo delle forze armate come “silenziatore” sociale. E amen.fm

    sono in tutto d’accordo con Francesco Marotta e penso che tutti noi che scriviamoriflettiamosperiamo in un paese migliore dobbiamo non smettere di denunciare un pericolo forse imminente. Forse solo la libertà ancora rimasta su facebook può aiutare, intanto a far dilagare l’indignazione.

Rispondi a annamaria ferramosca Annulla risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.