Still, Seele lebens

Stefanie Golisch
Camillo Sbarbaro

 

Still, Seele lebens – und leidensmüd’
– schickst dich ins eine
wie ins andere –
Hör’ ich in mich hinein, kommt eine deiner Stimmen zu mir.
Nicht Trauer ob der elenden
Jugend, noch Zorn oder Aufbegehren
und nicht einmal Überdruss.

 

Da: Camillo Sbarbaro, Pianissimo
(Traduzione di Stefanie Golisch, inedita)

 

Non, Vita, perché sei nella notte
la rapida fiammata e non per questi
aspetti della terra e il cielo in cui
m’oblio –

per le sue rose che non sono ancora
schiuse e si sfanno; per il Desiderio
che nella mano ratta lascia cenere;
per l’odio che ciascuno porta a sé
del giorno avanti; per la sordità
di tutto ai sogni che ci metton ali;
per non potere vivere che l’attimo
al modo della pecora che bruca
andando questo e quello ciuffo d’erba
e non vede non sa fuori di esso;
per la tristezza ultima d’Amore;
il rimorso che sta in fondo ad ogni
esistenza; d’averla spesa invano,
come la feccia in fondo del bicchiere;
per la felicità grande di piangere,
il non sapere e l’infinito buio…

– per tutto questo amaro t’amo, Vita.

 

Nicht Leben, weil du in der Nacht
die rasche Flamme bist und nicht für jenes
zwischen Himmel und Erde, in dem ich
mich vergesse –

ob seiner Rosen, die noch nicht
geöffnet schon verblühn; ob der Begierde,
die in Händen rasch zu Asche wird;
des Hasses, den jeder von gestern
zu sich trägt; der Taubheit aller
für die Träume, die uns beflügeln;
weil wir nichts leben können als den Augenblick
gleich Schafen, die von Halm zu Halm
weiden und nichts sonst sehen;
der letzten Traurigkeit der Liebe;
der Reue am Grund jedes
Lebens, es vergeudet zu haben
wie Bodensatz im Glas;
des großen Glückes zu weinen,
nichts zu wissen und das unendliche Dunkel …

– ob all dieser Bitternis lieb’ ich dich, Leben.

 

*

 

A volte, mentre vado per le strade
della città tumultuosa solo,
mi dimentico il mio destino, d’essere
uomo tra gli altri e, come smemorato,
anzi tratto fuor di me stesso, guardo
la gente con aperti estranei occhi.

M’occupa allora un puerile, un vago
senso di sofferenza e d’ansietà
come per mano che m’opprima il cuore.
Fronti calve di vecchi, inconsapevoli
occhi di bimbi, facce consuete
di nati a faticare e riprodursi,
facce volpine stupide beate,
facce ambigue di preti, pitturate
facce di prostitute entro il cervello
mi s’imprimono dolorosamente.
E conosco l’inganno per cui vivono,
il dolore che mise quella piega
sul loro labbro, le speranze sempre
deluse,
e l’inutilità della lor vita
amara e il lor destino ultimo, il buio.

Ché ciascuno di essi porta in sé
la condanna d’esistere; ma va
solo assorto nell’attimo che passa,
distratto dal suo vizio prediletto.

Provo un disagio simile a chi veda
inseguire farfalle lungo l’orlo
d’un precipizio…

 

Manchmal, wenn ich allein
durch die lärmenden Straßen der Stadt wandere,
kommt es vor, dass ich mein Geschick, Mensch
unter Menschen zu sein vergesse. Gedankenlos
tret’ ich aus mir heraus und schaue
die Leute mit fremden Augen an.

Ein vager, jugendlicher Schmerz,
eine Bangigkeit, überfällt mich,
als drücke eine Hand auf mein Herz.
Kahlköpfige Alte, unwissende
Kinderaugen, die stumpfen Minen derer,
die zu Müh’ und Vermehrung geboren sind,
schlaue Gesichter, glücklich dumm,
Priestervisagen und bemalte
Hurenfratzen prägen sich mir
schmerzlich ein.
Ich weiß den Trug, für den sie leben,
den Schmerz, der jene Falte
auf ihre Lippen grub, die stets enttäuschten
Hoffungen,
die Nutzlosigkeit ihres bitteren
Daseins und ihr letztes Geschick, das Dunkel.

Dass jeder von ihnen in sich den Fluch zu leben
trägt; und doch ganz
dem Augenblicke hingegeben ist,
von seiner liebsten Schwäche abgelenkt.

Ein Unbehagen überfällt mich, gleich dem,
der zuschaut, wie man an einem Abgrund
Schmetterlinge jagt

 

*

 

Taci, anima mia. Sono questi i giorni
tetri che per inerzia si dura,
i giorni che nessuna attesa illude.
Come l’albero ignudo a mezzo inverno
che s’attedia nell’ombra della corte,
non m’aspetto di mettere più foglie
e dubito d’averle messe mai.

Nella folla che m’urta andando solo,
mi pare d’esser da me stesso assente.
E m’accalco ad udire dov’è ressa,
sosto dalle vetrine abbarbagliato
e mi volgo a frusciare d’ogni gonna.
Per la voce d’un cantastorie cieco
per l’improvviso lampo d’una nuca
mi sgocciolan dagli occhi sciocche lagrime
m’accendon negli occhi cupidigie.
Ché tutta la mia vita è nei miei occhi:
ogni cosa che passa la commuove
come debole vento un’acqua morta.

Non sono che uno specchio rassegnato.
In me stesso non guardo perché nulla
vi troverei…

E, venuta la sera, nel mio letto
mi stendo lungo come in una bara.

 

Still, meine Seele. Dies sind die düsteren
Tage, an denen man träge dauert,
Tage, die keine Erwartung täuscht.
Wie im Winter nackte Bäume
im Schatten des Hofes veröden,
warte ich nicht mehr auf Laub,
und zweifle, ob es je war.

Allein in der rempelnden Menge,
bin ich mir selbst ein Fremder.
Ich stürz’ mich ins Gedränge,
verweile vor blendenden Schaufenstern
und dreh’ mich nach knisternden Röcken um.
Des blinden Leierkastenmannes Stimme,
das Blitzen eines Nackens,
machen mich heulen,
und Gier entzündet mir die Augen.
Ist doch in meinen Augen mein ganzes Leben;
was immer auch vorüber geht, rührt es an,
wie schwacher Wind totes Wasser.

Ich bin nur ein ergebener Spiegel.
Ich schaue nicht in mich hinein,
weil ich doch nichts fände…

Und wenn der Abend kommt, leg’ ich mich
in mein Bett, als wär’s ein Sarg.

 

*

 

Tra umidi guanciali non mi spenga
silenziosa qualche malattia
come debole fiamma poco vento!

Pellegrinando ritornare ai luoghi
dove s’andò da piccoli col padre;
chinarmi a toccar l’erba
come si tocca il capo d’un bambino
e sapere che è l’ultima volta;
prender congedo dalla dolce terra,
dolce così non mi sarà mai parsa…

Poi mettere alla vita il suo sigillo.

 

Dass mich auf feuchten Kissen still
die Krankheit nicht dahinraffte,
wie eine schwache Flamme ein kleiner Wind.

Einmal zurück noch an jene Orte,
die wir als Kinder mit dem Vater besuchten;
mich bücken und das Gras berühren,
wie man einem Kind übers Haar streicht,
und dabei wissen, es ist das letzte Mal;
Abschied von der lieben Erde nehmen,
so lieb wird sie mir niemals gewesen sein…

Das Leben dann mit seinem Siegel verschließen.

 

***

11 pensieri su “Still, Seele lebens”

  1. Poesie bellissime che donano il senso dello scrivere ed il piacere della lettura. Sono la storia di un’anima sussurrata ai nostri orecchi, al nostro cuore. Parole decantate come le lacrime che il poeta non riesce a versare.
    Complimenti all’infaticabile traduttrice!
    Grazie a Francesco Marotta !

    Un saluto,

    Rosaria Di Donato

  2. Grazie a Francesco della bella cornice nella quale possono apparire le mie traduzioni di Camillo Sbarbaro, poeta che mi sta particolarmente al cuore.
    Soltanto al margine, scelto con lucida consapevolezza come unica forma di vita possibile, può nascere una poesia che abbracia l’abissale bellezza della vita senza cercare di scogliere le contradizzioni, senza a scendere a facili compromessi.
    L’io lirico di Sbarbaro è un io speciale:non un assoluto che s’impone, ma l’io di tutti -, un io che sa di non essere il centro del mondo, ma soltanto l’ultimo ospite in una bettola, l’amante della più disprezzata prostituta…
    Sbarbaro non era comprabile – qui il suo dramma, la sua cupa gioia, la sua sottile grandezza, la ragione per la quale ho tentato di creargli una dimora anche nella mia lingua…

    Stefanie Golisch

  3. Grazie a Rosaria per il commento e grazie a te, Stefanie, per questa ulteriore mirabile prova di amore verso la nostra tradizione poetica.

    Se la rete non fosse quell’oscena parata di oracoli scaduti che è diventata, i tuoi lavori sarebbero ampiamente citati e divulgati ovunque.

    Mi consolo pensando che anche questo bellissimo lavoro su Sbarbaro farà il giro del mondo, al pari della prima traduzione (mondiale) in tedesco di Lorenzo Calogero che ci hai regalato qualche tempo fa.

    Il resto è fuffa, infiocchettata e coltivata ad arte.

    Ciao, grazie di esserci, e di essere qui.

    fm

  4. E’ un gran lavoro, Marco, qualcosa che non si improvvisa ma nasce da passione e dedizione profondissime.

    Poi si può anche discutere su qualche “soluzione”, ma il sentimento dominante in chi legge non può essere nient’altro che un profondo rispetto e una sincera gratitudine.

    fm

  5. la traduzione è un lavoro finissimo sul ‘lavoro’ di un altro; è interessarsi alla poesia degli altri per gli altri; è intendere la poesia come atto di unione senza premi senza pretese senza compensi senza, per.
    quindi, sempre un grazie a chi decide per la traduzione, almeno per me.
    grazie anche per farmi recuperare il mio malandante tedesco!

    un abbraccio

  6. Francesco, hai perfettamente ragione! Conosco molto bene la dedizione, la passione e il rispetto di Stefanie per la poesia e la sua attenzione sensibile per i poeti in disparte, quelli fuori dal coro. Ammirazione e gratitudine a Stefanie e un grazie a te che ospiti queste meraviglie.
    Un caro saluto
    m.

  7. Intanto ho scaricato il quaderno, grazie per il lavoro ottimo!

    Una curiosità, ma proprio perché non ho mai letto un gruppo di poesie di Sbarbaro, ma solo ahimè una o due:
    insomma in diverse, (non in tutte), sarà per via del solo, sarà per via dell’andare, del”m’incammino” del “penoso” ecc…ecc…
    insomma io vi avverto declinato in un modo molto personale, in diverse sfumature, variazioni e quant’altro
    il “solo e pensoso” del Petrarca (anche proprio nel passo).

    Se ho detto una gran cavolata, e l’ho pure sentita fortemente :), chiedo venia, amen.

    ciao

  8. Credo profondamente in una frase dello scrittore Rudolf Borchardt – ebreo tedesco, vissuto in Italia – che dice che l’unico modo di venire al mondo è di pagare per una cosa un prezzo sproporzionato, troppo alto, di uscire dunque dalla logica dei tanti e di entrare nella logica propria: la logica di un autoimperativo non interrogabile.
    Borchardt ha dedicato 20 anni della sua vita a tradurre la divina comedia in un tedesco medievale, voleva tornare indietro rispetto quella lingua che Luther aveva uniformato perché la ritenva insufficiente per esprimere l’ampiezza di Dante.
    I miei tentativi di traduzione non sono nulla in confronto a quest’impresa grandiosa e assurda la quale ammiro incondizionatamente.

    Sono fiduciosa, anzi certa, che nulla si perde.

    Herzlichst

    Stefanie G.

  9. Straordinaria, bellissima idea, quella di Borchardt. Solo nella sproporzione regna la vera impresa poetica. Grazie, Stephanie.
    Marco

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...