L’azzardo totale

Marco Ercolani

“mettendo fine
ubiquamente di nuovo
allo stanco vocabolario
del mondo”

L’azzardo totale

«Penso/ alle strade di città, alle fonde/ piazze dei morti vuoti e scordati». I versi finali di Guardando uno sconosciuto dopo aver letto un fatto di cronaca sono emblematici della poetica di Cristina Annino. Si può dire che un soffio squassante e tragico percorra la lingua italiana con una sprezzatura affine solo alla poesia di Amelia Rosselli. «Dietro le sue imposte / chiuse l’uomo-soldato uccide forse e marcia / sui morti. Tutto è fermo, bianco e vorace». Niente lascia pensare all’esistenza anche vaga o remota di un io lirico. «Penso / a tanti casi ancora, altri morti in fila, / piccoli, storti e rigidi come birilli o dadi». Annino, fin da questa poesia, pubblicata in Ritratto di un amico paziente (1977), chiama il lettore a misurarsi con la sua voce, «tagliando a fette il reale e l’immaginario stereotipati, togliendo loro assolutezza, per gettarli appunto nel caos fecondo della lingua» (Guglielmin). Continua a leggere L’azzardo totale