Città biografiche

Luciano Mazziotta

“In tutta la raccolta ho voluto disseminare un interlocutore, un destinatario del messaggio. Il destinatario è indecifrabile e non identificato ed è quello che in poesia si chiama “tu lirico” o “tu istituto”. A proposito di questo “tu istituto” mi sono voluto confrontare, con un immane senso di inferiorità, con la tradizione della poesia del secolo scorso. È veramente difficile scrivere poesie con un “tu lirico” e non pensare alla tradizione italiana che va da Dante fino a Zanzotto. Ma proprio riguardo al Novecento, il mio tu lirico è una suggestione che mi proviene da poeti della Linea Lombarda come Giudici ma soprattutto d’impronta montaliana. Le poesie più vecchie della raccolta (Mors bellum) le ho però scritte sotto un’irrefrenabile passione-lettura-delirio per il Gruppo 63, ed in particolare per Sanguineti. Continua a leggere Città biografiche

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Nottario (I, 1)

Marco Ercolani

“Colui che guarda dal di fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose come chi guarda una finestra chiusa. Non c’è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso e più abbagliante di una finestra illuminata.”

(Charles Baudelaire)

“C’è qualcosa di assurdo nell’innalzare, attraverso un lavoro di anni, degli edifici di parole, preoccupandosi di costruirli con cura, come se dovessero resistere al tempo, pur sapendo benissimo che già ora solo pochi lettori prestano attenzione ad essi. E tuttavia non è lecito fare altrimenti, perché proprio in questo consiste l’etica della scrittura.”
(Giuseppe Zuccarino)

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Medz Yeghern

“Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.”

(Primo Levi)

Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 vennero eseguiti i primi arresti tra l’Elite armena di Costantinopoli. L’operazione proseguì l’indomani e nei giorni seguenti. In un mese più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al Parlamento furono deportati verso l’interno dell’Anatolia e massacrati per strada. Nelle marce della morte, che coinvolsero 1.200.000 persone, centinaia di migliaia morirono di fame, malattia o sfinimento. Altre centinaia di migliaia furono massacrate dalla milizia curda e dall’esercito turco.

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Fermo immagine / poesia (III)

Nella deriva alluvionale dove sciamano ondate gigantesche di testi inutili e relitti di libri destinati a non lasciare nessuna traccia del loro passaggio, di tanto in tanto affiorano opere capaci ancora di fermare il respiro e di trattenerlo tra le pagine. Un attimo o per sempre, non ha importanza. Perché se i versi parlano davvero e muovono le pupille a farsi uno con i segni e le immagini, ogni attimo è per sempre. La poesia, in fondo, non chiede nient’altro – per esistere.

Noi non facciamo altro che spiarti
in questo incrocio qualsiasi voluto sulla terra,
tu sei la regina al centro della scena
rottami sparsi con cura tutto intorno.
Poterli raccontare tutti gli uomini
e donne e bambini fissati al tuo cospetto,
al casco strappato come corazza di cartone,
alla tua posa così scomposta
da non essere più umana.

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La Resistenza continua…

“se troverete occhiaie scavate anche tra mille anni
ricostruite una storia vinta dagli uomini contro le bestie”

(Luigi Di Ruscio)

Sono stati i partigiani ad aver cacciato l’occupante nazista, riscattato il nostro paese dalla dittatura fascista, costruito la “Repubblica fondata sul lavoro”, ispirato una delle più evolute costituzioni del mondo. Questo lascito prezioso è oggi messo radicalmente in discussione dalle classi dominanti e dalla parte più squalificata del loro personale politico. Per questo la Resistenza continua… (da Liberazione)

[Qui, qui e qui immagini e articoli.
Qui uno splendido post di Orsola Puecher.]

Il fiore della libertà

“Niente di utile si trova nella poesia, ma l’umanità sta morendo miseramente ogni giorno per mancanza di ciò che si trova nella poesia”. (William Carlos Williams)

 

Ca’ di Malanca

Se non sai leggere
negli occhi rossi
delle ginestre
nate dal sangue
della libertà
la muta preghiera
che scuote le catene
dei tiranni… Continua a leggere Il fiore della libertà

Critica e commento

Giuseppe Zuccarino

Le parole si offrono a noi come concrezioni di esperienze storiche, che occorre periodicamente ripensare per evitare che cessino di essere percepite come tali e finiscano con lo stingere nell’uniformità dell’uso quotidiano. Così termini quali «critica» e «commento», se riferiti allo studio dei testi letterari, vengono oggi percepiti quasi come sinonimi. Né d’altronde ci è di aiuto l’idea, anch’essa piuttosto corrente, secondo cui l’uno designerebbe una parte, magari cospicua, dell’altro(1). Risulta alquanto riduttivo, infatti, concepire il commento semplicemente come una tecnica cui il critico ricorre quando si trova a dover elaborare un apparato di note ad un testo che, per una ragione o per l’altra, può fregiarsi dell’epiteto di «classico». Continua a leggere Critica e commento

Il libro dei doni – Capitolo VIII, 2

Poesie sono anche doni.
Doni per le creature attente.
Doni carichi di destino.

(fm)

Stefano MASSARI  Antonio SABINO  Gianluca D’ANDREA
Roberto CECCARINI  Ivan FEDELI  Lucetta FRISA
Jolanda CATALANO  Lisa SAMMARCO  Cristina ANNINO

Continua a leggere Il libro dei doni – Capitolo VIII, 2

Il poema della mente

Lucia Sollazzo

“E così tocca sorprendere se stessi in preda allo stupore davanti all’evidenza del segno naturale: la figura impressa nelle ali di una farfalla, nella foglia di una pianta, nel guscio di un insetto e persino nella pelle di quel qualcosa che si trascina fra tutti gli esseri viventi, giacché qui tutto il vivente in qualche modo si trascina o viene trascinato nella vita… Guidati soltanto nell’ottica di tale sentire, questi segni ci consegnano, o piuttosto ci riconsegnano, a una pace singolare, a una calma che proviene dall’aver fatto pace in quell’istante con l’universo, e che ci restituisce alla nostra primaria condizione di abitanti di un universo in atto di offrirci la sua presenza timidamente, adesso, come un ricordo di qualcosa ormai trascorso; il luogo nel quale si visse senza pretese di possesso”.

(Maria Zambrano, Chiari del bosco)

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Critica e commento in Foucault

Giuseppe Zuccarino

L’ambivalenza della critica
e il paradosso del commento
in Michel Foucault

1.   La raccolta postuma degli scritti sparsi di Michel Foucault(1) mostra bene, con le sue oltre tremila pagine e con l’estrema rilevanza e varietà delle tematiche affrontate, quanto l’opera di questo autore si presenti ricca e complessa, e con quanta decisione egli abbia voluto sottrarre il proprio lavoro ad ogni tentativo di incasellarlo all’interno di una singola disciplina. Del resto – come avremo modo di ricordare – le nozioni stesse di autore, opera, genere, ambito disciplinare, non sono state pigramente accolte, ma piuttosto ripensate e contestate da Foucault. Continua a leggere Critica e commento in Foucault

Corona

Cesare Greppi

“Concentratissima, misteriosa, segreta e splendente a un tempo, [questa poesia] si fonda sul rifiuto dell’ordine dei significati: vale a dire delle strutture canoniche del discorso e delle procedure acquisite di designazione delle cose. Rifiuto di cui attestano, nella «lucida caverna» dello spazio mentale – che è lo spazio stesso della poesia – le gocce-bacche dei «no»: sillabe essenziali poste a designarne la volontà di separazione, per urgenza e vocazione di unicità, ma anche di fedeltà a quel reale cui il Soggetto riserva la sua sorvegliatissima, solitaria, gelosa auscultazione.” (Stefano Agosti)

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Steli rivolte a Mezzogiorno

Victor Segalen

“Les stèles étaient des montants destinés à faciliter la mise en terre des cercueils. On y inscrivait des commentaires en guise d’oraison funèbre. Elles sont maintenant des plaques de pierre, montées sur un socle, dressées vers le ciel et portant une inscription.”

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Come salvarsi la pelle (II)

Massimo Rizzante
Roberto Bolaño

(Continua da qui…)

Poesia e crimini

In Bolaño la geografia della poesia è molto vasta. L’enigma, tuttavia, che si trova al centro della sua opera consiste in questo: che la poesia possa coesistere con la Storia; o meglio, che i crimini della Storia possano coesistere con la poesia; che i poeti possano, in particolari condizioni storiche, trasformarsi in criminali; che la poesia, oscurata dai crimini della Storia, possa essere interpretata come un crimine, cioè come qualcosa di non necessario alla sopravvivenza umana. Continua a leggere Come salvarsi la pelle (II)

Come salvarsi la pelle (I)

Massimo Rizzante
Roberto Bolaño

 

 

Come salvarsi la pelle
senza rinunciare alla poesia

Bisogna partire dal fatto che Roberto Bolaño si considerava un poeta. Aveva pubblicato cinque invisibili plaquettes prima del 1993, prima cioè che, a quarant’anni, cominciasse la sua vera storia di romanziere. Nel 1979 era uscita in Messico, dove l’autore cileno aveva vissuto tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni settanta, un’antologia dal titolo Muchachos desnudos bajo al arcoiris de fuego nella quale aveva riunito un gruppo di giovani poeti d’avanguardia dell’America Latina. L’avanguardia in questione era l’«infrarealismo» o «realvisceralismo», una sorta di “Dada alla messicana” le cui radici s’inabissavano in Francia. Continua a leggere Come salvarsi la pelle (I)

Bertone. Chi era costui?

Ci sarebbe quasi da rimpiangere Wojtyła che si affaccia a salutare dal balcone di Pinochet. Il segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone durante la sua visita nel martoriato Cile ha trovato tempo di esternare alcune considerazioni su castità e pedofilia: «Molti sociologi, molti psichiatri hanno dimostrato che non c’è relazione tra celibato e pedofilia, e invece molti altri hanno dimostrato – me lo hanno detto recentemente – che c’è una relazione tra omosessualità e pedofilia». Chi glielo ha detto? Quando, recentemente? Preoccupato di essere sorpassato a destra da personaggi come Cantalamessa e Babini (“il complotto giudaico” e via farneticando) Bertone prova a spararla grossa (e fasulla oltre che pericolosa). Continua a leggere Bertone. Chi era costui?