Lettere pasquali

Paolo Farinella

Se oggi io iniziassi la Messa con le parole «Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» e andassi avanti, in modo asettico, spiritualista, facendo finta che ieri non è successo nulla, che in questi giorni non sta accadendo nulla, che la crisi non c’è, che ognuno ha il suo lavoro, che la scuola funziona, che … insomma «va tutto bene, madama la marchesa!» … «sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita» (1 Cor 13,1). Se i cristiani devono essere sale della terra (cfr., Mt 5,13) come fanno ad adempiere questo mandato se sono assenti dalla terra o se fuggono sulle nuvole e se si rifugiano nello sterile spiritualismo d’occasione?

Ho un compagno d’eccezione che mi consola: «San Oscar Arnulfo Romero, pastore martire nostro», il quale il 1 gennaio 1980 nel Discorso in occasione del conferimento della Laurea Honoris Causa, conferitagli dall’Università di Lovanio il 2 febbraio 1980, disse: «La nostra arcidiocesi di San Salvador non può restare al margine, di fronte a questo grido del popolo, che è voce di Dio e chiaro insegnamento della Chiesa universale».

Non possiamo stare ai margini, dobbiamo stare nel cuore del mondo e della storia e lì portare i germi della risurrezione che oggi, nel contesto eversivo in cui il governo e il parlamento hanno piombato l’Italia, diventano germi di contestazione, di rifiuto, di ribellione, di insurrezione etica e civile e politica.

Il tessuto morale e civile del nostro Paese è stato distrutto da colui che avrebbe dovuto difenderlo perché eletto per servire il Paese, ha giurato sulla Carta Costituzionale con queste parole gravi e solenni e austere: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione». Noi come cattolici e come semplici cittadini dobbiamo prendere atto che tutti i ministri di questo governo come degli altri precedenti, presieduti dallo stesso presidente del consiglio, sono spergiuri recidivi inveterati.

Spetta a noi ora tirare le conclusioni: un governo democraticamente eletto che diventa moralmente e costituzionalmente illegittimo per gli atti che compie, per le parole che dice, per le leggi e i decreti che emana. Non possiamo accettare che il governo faccia gli interessi della malavita organizzata; non possiamo accettare che la maggioranza applauda un senatore di destra amico e complice della ‘ndrangheta come lui stesso ha ammesso davanti ai giudici; non possiamo accettare che la legge non sia uguale per tutti; non possiamo assistere passivi alla distruzione della Repubblica, dello statuto dei lavoratori, della dignità dei precari, dei diritti civili negati e conculcati. Non possiamo farlo, lo esige l’eucaristica che celebriamo, la Parola di Dio e la nostra coscienza.

Quando il Popolo Viola ha invaso le piazze per chiedere il rispetto delle leggi, siamo arrivati al punto che noi cittadini dobbiamo chiedere al governo e al parlamento il rispetto delle leggi e che non ne emanino di illegittime, di personali e di immorali: finora sono solo 37. Dice il Qoèlet che «c’è un tempo per demolire e un tempo per costruire … un tempo per tacere e un tempo per parlare» (Qo 3,3.7). È questo il tempo per demolire i demolitori, per non tacere e per parlare». Ne va della nostra dignità di uomini e donne liberi.

Lo scandalo dei preti pedofili è sbarcato in Europa e dopo l’Irlanda ora tocca alla Germania, poi toccherà all’Italia, alla Spagna, alla Svizzera, alla Polonia, ecc. L’attuale Papa che è così rigoroso nel pretendere «tolleranza zero» è lo stesso prefetto della Congregazione della fede che aveva avocato a sé il problema e imposto il segreto papale; è lo stesso che sta spalancando le porte ai lefebvriani che educano preti instabili, deboli e maniaci sessuali pericolosi per loro e per gli altri. Avete fatto caso che la maggior parte di coloro che sono implicati sono tutti per la santa tradizione, per la talare e per la difesa del celibato? Finché il Papa non affronterà la questione della formazione dei preti, dei seminari e finché non abolirà il celibato, oggi anacronistico, i preti pedofili saranno sempre più numerosi.

I preti sono educati all’isolamento, all’individualismo, all’autoritarismo per cui sono incapaci di relazioni umane libere e serene, liberanti e autentiche. Hanno tanto paura di se stessi da vedere gli altri come controparte e pericolo. Immaturi psicologicamente, non sanno vivere una vita di comunità, ma devono sempre imporre il loro punto di vista. Ancora oggi a quasi 50 dal Concilio, i consigli pastorali ed ecumenici sono solo consultivi perché i laici nella chiesa devono solo ubbidire ed ossequiare.

Questa chiesa di potere, questa chiesa antievangelica è alla fine della sua corsa e noi l’aiutiamo a finire la corsa staccando la spina. Ci accuseranno di eutanasia, ma una più una meno, non fa differenza. Noi vogliamo una Chiesa amante dell’umanità, specialmente dei poveri e di coloro che in qualsiasi modo soffrono, una chiesa del perdono e della riconciliazione, della misericordia e della risurrezione. Noi vogliamo la Chiesa di Gesù Cristo che non uccide con le imposizioni, ma dona la sua vita per amore.

Come può reggere ancora una chiesa i cui cardinali e papi vanno vestiti come sono vestiti? Come si può credere ad un vescovo che si presenta tutto pizzi e merletti, trasognato e stralunato? Come si può credere che tutto questo sia per la gloria di Dio? Se Dio c’è, credetemi, se n’è andato da un pezzo in vacanza nel deserto di Giuda perché la compagnia del demonio è più gradevole di quelli che si credono seri.

(22 Marzo 2010)

***

Il presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, si complimenta con il Papa per la lettera agli Irlandesi sui preti pedofili: Benedetto XVI «è chiamato a confrontarsi con situazioni difficili, che diventano motivo di attacco alla Chiesa e perfino alla sostanza stessa della religione cristiana». Poverino! Non riesce a pronunciare la parola «pedofilia». Si è sforzato, ma non ci riesce perché dovrebbe parlare di «sessualità scomposta» e abnorme perpetrata in luoghi e sedi istituzionali, esattamente come ha fatto lui, a dispetto e dileggio di quella morale cattolica di cui ogni giorno fa i gargarismi in pubblico, mentre in privato ne fa strage. Non può parlare di «sesso», lui che, mentre inneggia «alla sostanza stessa della religione cristiana», frequenta prostitute a pagamento dietro compenso in denaro e in posti in Parlamento o al governo e dalla moglie è condotto in giudizio di separazione per colpa. Scrive al Papa perché, da ruffiano qual è, vuole ingraziarselo.

Qual è il significato di questa lettera insulsa, senza senso, ridicola e immotivata? Io penso che voglia cavalcare il momento di difficoltà del Vaticano, criticato da larghissima parte della Chiesa che ha valutato la lettera agli Irlandesi inadeguata, insufficiente, scontata. Dopo il fallimento del raduno di Roma, con precari pagati a cento euro cadauno, il debosciato ha bisogno di ricrearsi una verginità formale e vuole fare sapere al mondo intero che egli sta dalla parte del Vaticano, sempre e comunque. L’immondo travestito da agnello.

Ancora una volta assistiamo alla strumentalizzazione di un momento tragico e doloroso della Chiesa – con responsabilità oggettive di Papa Ratzinger e contorno – e il Caimano ne approfitta subito per fare una genuflessione oscena ad uso personale, perché il fantoccio di uomo non sa vedere altro che usi personali, addomesticati alla sua bisogna. La lettera al Papa, opportunamente divulgata, è una forma di propaganda verso quell’elettorato debole cattolico che si lascerà incantare da questo tronfio e immondo pifferaio e sul quale è piombato, come un elefante in una cristalleria, il Cardinale Angelo Bagnasco.

Il tocco finale, da lupanare, è il riferimento all’efficacia della lettera dovuta secondo lui alla «umiltà e sincerità unita alla chiarezza delle ragioni che il Papa mette in campo». Riguardo all’umiltà, Berluskoniev è un maestro impareggiabile: umile, mite, altruista e, quello che più conta, fondatore del partito dell’amore a pagamento e delle prostitute affittate «a carrettate», con i cattolici che tengono bordone e reggono il moccolo.

Non era ancora arrivata in Vaticano la lettera di Berluskoniev che, già nello stesso giorno, si sentiva il controcanto del Cardinale Bagnasco al consiglio permanente della CEI. Egli, con tempestività programmata degna di ben altre battaglie, a pochi giorni del voto, parla con il solito linguaggio aulico a supporto del governo e delle formazioni regionali di destra. Si direbbe che la CEI tema la vittoria della sinistra, o di quella che ci si ostina a chiamare sinistra. L’attacco frontale all’aborto come materia discriminante delle elezioni regionali è indebita, immorale e indecente. L’aborto è previsto da una legge dello Stato: cosa c’entrano le Regioni? L’uscita di Bagnasco è calcolata e mira ad essere una diretta fucilata ad Emma Bonino e a Mercedes Bresso in Piemonte. Per la proprietà transitiva, chi attacca Bonino e Bresso, appoggiate dal Pd, appoggia il Pdl che è contro il Pd. Povera gerarchia, ridotta a giocare questi mezzucci pur di vincere la Regione Lazio! Se una donna fa così paura, cosa farebbe un esercito di donne? Scrive il Cardinale:

«Sarà bene che la cittadinanza inquadri con molta attenzione ogni singola verifica elettorale, sia nazionale sia locale e quindi regionale. L’evento del voto è un fatto qualitativamente importante che in nessun caso converrà trascurare … C’è una linea consolidata che … insieme a Benedetto XVI, chiamiamo «valori non negoziabili: … la dignità della persona umana, incomprimibile rispetto a qualsiasi condizionamento; l’indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale; la libertà religiosa e la libertà educativa e scolastica; la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna» (Card. Angelo Bagnasco, presidente CEI, Prolusione al consiglio permanente del 22-25 marzo 2010, n. 8).

Si può anche essere d’accordo su alcuni aspetti, ma perché proprio in piena, feroce campagna elettorale? Puro caso? C’è forse una relazione o un accordo preventivo tra la lettera di Berlusconi e la prolusione di Bagnasco? I brutti pensieri fanno temere di sì. Se così fosse, sarebbe grave e si conferma la strategia clericale di un’alleanza «a prescindere» con il governo Berlusconi; così come si rafforza il sospetto che il silenzio tombale della presidenza della CEI, lo scorso anno, durante la teoria di scandali, personali e istituzionali, perpetrati da Berlusconi, sia stato il prezzo pagato sull’altare della «disonesta ricchezza» pur di tenere in vita un sostegno reciproco, Berlusconi/Vaticano-CEI, anche a costo della morale, della verità, della divisione all’interno della Chiesa italiana, anche a costo del sacrificio di innocenti come il povero Dino Boffo.

Al Card. Bagnasco risponde indirettamente alcuni giorni prima, quasi prevenendolo, Mons. Luigi Bettazzi che nell’editoriale «Principi non rinunciabili» di Mosaico di Pace (marzo 2010), annovera tra i «principi non negoziabili» tanto cari alla gerarchia ecclesiastica, anche il «bene comune» e i valori «della sincerità e della sobrietà, della legalità e della solidarietà»; così come tra quelli negativi ascrive: l’idolo della ricchezza in funzione del potere, il potere stesso, il permissivismo sociale e l’interesse privato e il fine che giustifica i mezzi.

Il Card. Bagnasco, poi, continua:

«Dinanzi a quel che va emergendo ad opera della Magistratura, noi Vescovi ci sentiamo di dover chiedere a tutti, con umiltà, di uscire dagli incatenamenti prodotti dall’egoismo e dalla ricerca esasperata del tornaconto e innalzarsi sul piano della politica vera. Questa è liberazione dai comportamenti iniqui, dalle contiguità affaristiche per riconoscere al prossimo tutto ciò di cui egli ha diritto … e innanzitutto la sua dignità di cittadino … al di fuori della morbosità per un certo accaparramento personale, si recuperi il senso di quello che è pubblico, che vuol dire di tutti e di cui nessuno deve approfittare causando grave scandalo dei cittadini comuni, di chi vive del proprio stipendio o della propria pensione ed è abituato a farseli bastare, stagione dopo stagione. C’è un impegno che … non può non riguardare tutti, politici e cittadini …: mettere fine a quella falsa indulgenza secondo la quale, poiché tutti sembrano rubare, ciascuno si ritiene autorizzato a sua volta a farlo senza più scrupoli. Non è vero che tutti rubano, ma se per assurdo ciò accadesse, non si attenuerebbe l’imperativo dell’onestà. Non cerchiamo alibi preventivi né coperture impossibili: sottrarre qualcosa a ciò che fa parte della cosa pubblica non è rubare di meno; semmai sarebbe un rubare di più. Per i credenti questo obbligo assurge alla dignità di comando del Signore, dunque non si può venir meno». (Ibid. n. 9).

Come non essere d’accordo? Anche le pietre lo sono. Perché l’aborto deve essere criterio di valutazione elettorale e il furto no? Non è un comandamento esplicito anch’esso? Come può il Cardinale Bagnasco mettere d’accordo queste parole con il programma, le promesse mai mantenute e le realizzazioni delittuose del governo Berlusconi? Alla luce della parola del Cardinale, non si dovrebbe come primo effetto immediato scomunicare l’operato del governo e della sua maggioranza che per disgrazia opprime l’Italia e tutti i cattolici che lo sostengono? Si rende conto il Cardinale Bagnasco che il fondatore del partito dell’amore è un frequentatore abituale di minorenni e prostitute e un ladro di professione? Sa il presidente della CEI che Berlusconi ha candidato uomini appartenenti alle diverse mafie, senza distinzione di sorta? È a conoscenza il porporato che non meno di 26 inquisiti siedono in Parlamento nelle fila del partito che difende «i principi non negoziabili»?

Lo sa che sono oltre trenta le leggi che Berlusconi ha imposto al Parlamento a suo favore e della sua cricca e delle sue due famiglie? Perché sua eminenza non fa nomi e cognomi di chi ruba, di chi delinque, di chi corrompe, di chi si lascia corrompere? Si rende conto che il Papa ha ricevuto Bertolaso nel momento stesso in cui lo convocava la Magistratura della Repubblica per chiedergli conto della corruzione di cui è sospettato di essere artefice, beneficiario, mandante e controllore a danno e sulla pelle dei terremotati dell’Abruzzo, il cui vescovo, Molinari, è uso fare da scendiletto a Berlusconi? Signor Cardinale perché lei ha taciuto per tutto l’anno quando tutto il mondo accusava Berlusconi di immoralità istituzionale e non solo per l’uso indiscriminato di prostitute e forse di droga, mentre oggi interviene, lesto come un fulmine, il giorno dopo la manifestazione/farsa del Pdl e una settimana prima delle elezioni e per buon peso, nello stesso giorno in cui Berlusconi solidarizza col Papa in materia di pedofilia? Forse perché lui è esperto anche in materia? Lo avete assunto come consulente etico della CEI?

Signor Cardinale, la prego, ascolti quello che le dico:

Io Paolo Farinella, prete della Chiesa cattolica, affermo con piena avvertenza e informata coscienza che ritengo peccato grave votare chiunque stia dalla parte di Berlusconi perché incompatibile con i principi del Vangelo, della dottrina sociale della Chiesa, della morale cattolica e della dignità civile. È un delitto, di cui rispondere davanti alla propria coscienza e a Dio votare per chi conculca i diritti dei poveri, senza differenza di cittadinanza, di chi incita all’odio razziale, di chi corrompe testimoni in tribunale e giudici per avere sentenze a suo favore, di chi compra senatori prezzolati per fare cadere governi democratici, di chi evade il fisco e incita ad evadere, di chi assalta le istituzioni di garanzia, di chi vara leggi a favore suo e della sua azienda, di chi non ha parvenza di morale e vive in modo oscenamente ricco, rubando sulla povertà dei poveri, di chi sperpera denaro pubblico pur di esaltare il culto della propria personalità (v. La Maddalena).

Io, Paolo, prete, cittadino sovrano residente in Liguria, in forza del criterio del bene comune e del rispetto dei diritti individuali, voterò Alessandra Ballerini, di professione avvocato degli ultimi e dei poveri, che si batte per i diritti di tutti e che si presenta con una lista collegata a quella di Burlando Claudio del Pd.

Se votassi in Lazio o in Piemonte non esiterei a votare Bonino o Bresso e auguro all’Italia che Berlusconi e la sua compagnia teatrante siano sconfitti. Faccio gli auguri alla Bonino e alla Bresso, perché, anche se non mi piacciono su tanti punti, possano vincere democraticamente e possano portare un vero «rinascimento laico» nelle loro Regioni, specialmente nel campo della sanità e della scuola. Sui problemi etici ci confronteremo apertamente, lealmente, democraticamente, senza interferenze e confusioni tra altare e seggio regionale. Che Dio protegga l’Italia e le sue Regioni dalla peste del berlusconismo e dalla miopia della gerarchia cattolica.

(23 Marzo 2010)

***

9 pensieri riguardo “Lettere pasquali”

  1. Ecco le parole Giuste che avrei voluto sentire in un giorno come questo.Ed ecco, le ho trovate qui da te, caro Francesco, firmate da un prete che dovrebbe essere d’esempio, non solo a tutti gli altri preti, ma soprattutto a quei cittadini che ancora preferiscono vivere l’inganno e l’imbroglio “dell’immondo fattosi agnello.”

    Che queste parole abbiano davvero la forza e il potere per ” resuscitare ” quanti preferiscono continuare a dormire nel letame.

    ti abbraccio, mio carissimo amico.
    un grazie di cuore a don paolo farinella.

    jolanda

  2. Grazie a Don Paolo Farinella.
    Grazie a Francesco Marotta.
    Che ci insegnano ancora a essere “contro il mondo così come è” ed esistono per cambiarlo.
    Marco Ercolani

  3. Pingback: Lettere pasquali
  4. grazie a paolo farinella e a francesco per la comunicazione. buona pasqua! se dico buona pasqua intendo “buon rinnovamento, speranza, libertà”: so che tutto congiura contro, ma non è ancora vietato sperare, vero? finché ci saranno luoghi come questo, persone come queste…
    un immenso abbraccio, che dié n’aì!
    lucy

  5. Che la potente, limpida voce di don Paolo non gridi da sola nel deserto…
    Questo il mio Augurio anche se Pasqua e pasquetta sono passate anche se nessuno di quelli che dovevano vincere hanno vinto, anche se…
    Ma proprio per questo.
    lucetta frisa

  6. caro don paolo la conosco da dieci minuti e mi sento affratellato con lei da 2000 anni .ho letto alcune righe di alcuni articoli e le dico che apprezzo il suo coraggio e la sua fede .la ringrazio e dalla sicilia le mando un grosso incitamento e che il suo esmpio e le sue parole siano monito e spinta per essere migliori

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