La pittura di Maria Vallina

Rosa Pierno

E’ una disposizione irruente, rapsodica, che sul foglio bianco o sulla tela, totalmente tralasciando una meditazione che contempli se stessa come agente esterno, proietta come fosse un’ombra la propria presenza in forma metaforica. E’ lei stessa, dunque, di volta in volta, macchia o linea, curva o figura, assumendo diverse forme in relazione ai propri ritmi. La trasposizione immediata di uno stato del proprio essere non coincide banalmente con l’inconscio né con una non razionale consapevolezza, avendo il pensiero uno svolgimento lineare solo nella formalizzazione logica. Già il linguaggio, infatti, ha una complessità e un’ambiguità da dirimere. Dunque, questi segni che sebbene carichi di rosso sangue, di rivoli, di scortecciate linee, vere e proprie vene di carbone che attraversano come fuochi artificiali il biancore del foglio illuminandolo in negativo – e fanno istintivamente pensare ai disegni dei bambini per la loro carica vitale e per la libertà espressiva che non vuole farsi carico del rispetto di alcunché – non hanno in realtà niente di semplice, niente di scontato e di irrazionale ne hanno quanto basta.

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La letteratura e il diritto alla morte

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Maurice Blanchot

Si può certamente scrivere senza domandarsi perché lo si faccia. Uno scrittore che guardi la propria penna tracciare segni, ha il diritto di alzarla dal foglio e dirle: fermati! Cosa sai di te? Verso cosa ti muovi? Non ti accorgi che il tuo inchiostro non lascia tracce, che vai avanti liberamente, ma nel vuoto, che, se non incontri alcun ostacolo, è perché non hai mai lasciato il tuo punto di partenza? E tuttavia scrivi, scrivi senza tregua, mi manifesti ciò che ti detto, mi riveli ciò che so; gli altri, leggendo, ti arricchiranno di ciò che da te prenderanno, ti renderanno ciò che avrai loro insegnato. Quello che non hai fatto, l’hai compiuto; quello che non hai scritto, è scritto: sei condannata all’incancellabile. Continua a leggere La letteratura e il diritto alla morte