La pittura di Maria Vallina

Rosa Pierno

E’ una disposizione irruente, rapsodica, che sul foglio bianco o sulla tela, totalmente tralasciando una meditazione che contempli se stessa come agente esterno, proietta come fosse un’ombra la propria presenza in forma metaforica. E’ lei stessa, dunque, di volta in volta, macchia o linea, curva o figura, assumendo diverse forme in relazione ai propri ritmi. La trasposizione immediata di uno stato del proprio essere non coincide banalmente con l’inconscio né con una non razionale consapevolezza, avendo il pensiero uno svolgimento lineare solo nella formalizzazione logica. Già il linguaggio, infatti, ha una complessità e un’ambiguità da dirimere. Dunque, questi segni che sebbene carichi di rosso sangue, di rivoli, di scortecciate linee, vere e proprie vene di carbone che attraversano come fuochi artificiali il biancore del foglio illuminandolo in negativo – e fanno istintivamente pensare ai disegni dei bambini per la loro carica vitale e per la libertà espressiva che non vuole farsi carico del rispetto di alcunché – non hanno in realtà niente di semplice, niente di scontato e di irrazionale ne hanno quanto basta.

Che il nero venga fatto cozzare col rosso e con l’arancio e con il rosa, che campisca zone in cui l’equilibrio viene sbertucciato a favore di un bilanciamento non legato alla percezione fisica, ma a quella dei propri pesi emotivi, che nessuno sconto venga fatto in merito a pretesi recuperi della tradizione della pittura spagnola è atto di profonda libertà, scelta di cui la pittura di Maria Vallina ci fa dono. Una precisazione, s’impone, per quest’ultimo punto: adesione alla tradizione, a quanto si conosce, si esperisce con i sensi, si studia e si medita, penetrata nella mente come nella carne, non sarà che il fondale a cui un artista non teme di aderire né di distaccarsi e misura della riuscita artistica non sarà l’originalità, come oramai consuntissimo diktat romantico impone, ma, appunto, la libertà che ci si consente di fronte a essa e il grado di autonomia espressiva raggiunto com’è, appunto, nel caso di Maria Vallina.

Una sorta di propulsione parte dalla sua persona e investe gigantesche tele, quadruplica la statura della sua persona, raddoppia il peso con cui preme nella stesura del pigmento. A proposito di quest’ultimo, c’è da registrare che Maria sperimenta tutto con famelica ingordigia, e le piace anche il gioco del caso che sopravviene nell’utilizzo degli inusuali materiali che lei scova.

Sovente, croci localizzano lo spazio campito con larghe pennellesse, determinando punti in cui si desidera sostare, restare a lungo nell’indefinita piana, mentre colore non consente nessuna distensione, nessuna perdita di attenzione e, forse, rifiuta ogni forma di meditazione. A volte, persino un racconto può essere intessuto con croci, scafi di piccole barche, sedie, gocciolature di colore, linee inusitatamente verticali e, azzarderemmo, teste di cane e ali di veivoli. Lo spazio così si configura come aereo, sollevato dal piano, percorribile con una trasvolata, con una giravolta mortale, senza rete, in fedele sostegno all’assunto per cui sulla tela l’assunzione di rischio è la modalità principale con cui si interviene e solo la volontà è l’atto che organizza e che termina la fase esplosiva così come l’ha iniziata.

A volte, la presenza di una tessitura con carboncino, è segno di un’insistita presenza, di una volontà reiteratrice che si afferma inesausta e insoddisfatta. In ogni caso il dialogo s’instaura, con un piglio conflittuale, tra rosso e nero, a cui s’accorda un unico colore: quello paglierino, nelle sue versioni più o meno cariche e intense, morbido passaggio, stadio in cui è possibile la stasi del tutto imprevista o il guado necessario tra diversi stati. D’altronde, quando Maria ha a disposizione una stanza, il suo gesto atterra su pareti e soffitto, dimostrando che non c’è né un sopra né un sotto e lo spazio è solo quello definito dalla propria interiorità.

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Nota biografica

Maria Vallina è nata in Asturia (Spagna) nel 1979. Laureata in Belle Arti presso l’Università Complutense di Madrid, sta conseguendo il dottorato in pittura presso il Dipartimento di Pittura UCM. E’ attualmente borsista presso L’accademia di Spagna. Ha ricevuto numerosi premi e ha partecipato a mostre personali e collettive sia in Spagna che all’Estero.

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