La casa viola

Marco Scalabrino

Una prima osservazione riguarda la concezione di una silloge in cui le poesie, pur creature a sé stanti, valide perciò singolarmente, compongono altresì un canovaccio, una storia con un fil rouge che è l’uomo, la vita, il bene e il male, i complessi rapporti che ne seguono, oserei dire, l’heideggeriano “ascolto dell’Essere”. Una seconda non può prescindere dall’impatto col linguaggio, che nulla regala e mai ha regalato al minuetto, privilegiando un ritmo secco, intenso, talvolta pausato fino alla stanchezza, tal’altra quasi tambureggiante, ma sempre mirato a penetrare nel cuore di ogni tema trattato. A questo proposito una osservazione speciale merita l’estrema pulizia della cifra poetica, il nitore del dettato; la “grazia del primo verso”, che davvero giunge quando vuole, poco o nulla sarebbe senza un’indispensabile e meticolosa techne. Continua a leggere La casa viola