Medz Yeghern

“Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.”

(Primo Levi)

Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 vennero eseguiti i primi arresti tra l’Elite armena di Costantinopoli. L’operazione proseguì l’indomani e nei giorni seguenti. In un mese più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al Parlamento furono deportati verso l’interno dell’Anatolia e massacrati per strada. Nelle marce della morte, che coinvolsero 1.200.000 persone, centinaia di migliaia morirono di fame, malattia o sfinimento. Altre centinaia di migliaia furono massacrate dalla milizia curda e dall’esercito turco.

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Fermo immagine / poesia (III)

Nella deriva alluvionale dove sciamano ondate gigantesche di testi inutili e relitti di libri destinati a non lasciare nessuna traccia del loro passaggio, di tanto in tanto affiorano opere capaci ancora di fermare il respiro e di trattenerlo tra le pagine. Un attimo o per sempre, non ha importanza. Perché se i versi parlano davvero e muovono le pupille a farsi uno con i segni e le immagini, ogni attimo è per sempre. La poesia, in fondo, non chiede nient’altro – per esistere.

Noi non facciamo altro che spiarti
in questo incrocio qualsiasi voluto sulla terra,
tu sei la regina al centro della scena
rottami sparsi con cura tutto intorno.
Poterli raccontare tutti gli uomini
e donne e bambini fissati al tuo cospetto,
al casco strappato come corazza di cartone,
alla tua posa così scomposta
da non essere più umana.

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