Fermo immagine / poesia (III)

Nella deriva alluvionale dove sciamano ondate gigantesche di testi inutili e relitti di libri destinati a non lasciare nessuna traccia del loro passaggio, di tanto in tanto affiorano opere capaci ancora di fermare il respiro e di trattenerlo tra le pagine. Un attimo o per sempre, non ha importanza. Perché se i versi parlano davvero e muovono le pupille a farsi uno con i segni e le immagini, ogni attimo è per sempre. La poesia, in fondo, non chiede nient’altro – per esistere.

Noi non facciamo altro che spiarti
in questo incrocio qualsiasi voluto sulla terra,
tu sei la regina al centro della scena
rottami sparsi con cura tutto intorno.
Poterli raccontare tutti gli uomini
e donne e bambini fissati al tuo cospetto,
al casco strappato come corazza di cartone,
alla tua posa così scomposta
da non essere più umana.

Grande sole di scisto,
indovino nel ciclo delle ciglia
i biondi riccioli
come una foglia crivellata
dalla grandine.
Scendi di sangue in sangue
verso gli inghiottitoi,
grande sole barbuto
che incombi sul volto dei passanti
come una mano screziata a lutto
sul vento martoriato del confine.

Cercai quel calore infantile,
quel caos d’insorgenze, afrori e ludi
da appiccicare allo studio di parole,
amori madidi e candore
per esperire contatti attuali.
Albedo, lucore di cavi, paesaggi vulcanici
avvertono l’imminenza minerale,
un corpo litico
e la fusione in cui articolare
solidi gesti, cloni,
stimmi febbrili.

(Evosistemi)

Stava tracciando il suo singolo solco
attraverso la verde densa torba
d’acqua; io mettevo grano d’inverno
sulla riva. Le strade s’incrociarono.

Nessun solco in realtà, ebbi a dire.
Nulla sarebbe venuto dall’acro,
solo, del raccolto un simulacro,
l’ululo del vento, la pioggia folta
.

Il sole se l’è mangiata. Andava sola,
scalza come il mare, vestita come
il mare, camicetta bianca e slacks verdi,
era bionda come l’aria, luminosa
come un leone preso da una furia totale.
Ce l’ha mangiata. Diventiamo ira di muta canina.
Tagliamo il vento di latta con cesoie
dai lunghi ululati. Graffiamo la sabbia.
Latriamo al mare, questo travestito.

(Cliccando sulle immagini, si accede direttamente ai post da cui i versi sono tratti.)

***

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7 pensieri su “Fermo immagine / poesia (III)”

  1. Paul Muldoon mi ha colpita come un raggio di sole negli occhi. Straordinario pathos, grandi immagini, stile e sintassi ricercate nella loro semplice via del dire. Ma davvero degne di nota tutte le altre proposte che mi ripropongo di approfondire. Grazie
    Federica

  2. Fantastico questo post di poeti che ammiro molto, di libri davvero notevoli, in questo panorama caotico come scrivi tu Francesco. Complimenti.

    Un caro saluto

  3. Sei una luce certa, Dio solo sa quanto ti costa, ma ti siamo sodali e amici, come lo possiamo, a frames, perché fai la cosa giusta..
    Questo offririci alta poesia, ad esempio e farcela abbeverare, ti pare cosa da nulla, nei miasmi attuali, il loro stillicidio rumorosissimo
    non sei solo,Francesco, anche se lo sei, lo so, (che lo sai e che lo sappiamo) beccati questo affettuoso e sciocco ossimoro! Maria Pia Q

  4. Grazie,Francesco, ho passato un’ora molto bella nella lettura di questo caleidoscopio poetico. Scelta eccellentissima!
    lucetta

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