Sposare la nozione

Stéphane Mallarmé

Un inedito di Stéphane Mallarmé nella prima traduzione italiana
curata da Giuseppe Zuccarino.

Stéphane Mallarmé

Épouser la Notion / Sposare la nozione

 

il ne lui
faut pas moins
qu’épouser la notion
il veut tout épouser, lui –
faute d’une dame à
                       sa taille

          non gli
          occorre di meno
          che sposare la nozione
          vuol sposar tutto, lui –
          in mancanza di una dama alla
                                                  sua altezza

1

Je veux épouser la
notion, criait-il
je veux

      elle seule peut
satisfaire les vastes
élans

  – en vain le
retenait-on,

          1

          Voglio sposare la
          nozione, gridava
          lo voglio       

                  solo lei può
          soddisfare gli ampi
          slanci   

               – invano lo si
          tratteneva,

2

en vain
lui faisait-on
entendre
             qu’elle
n’existe que si
vierge –
Comment?
disait-il –
         Comment?

          2

          invano
          gli si faceva
          capire
                      che lei
          non esiste che se
          vergine –
          Come?
          diceva –
                  Come?

3

et, pour ne pas
se faire prendre
par le juge, qui
guette toujours –

        (c’est moi + toi
                 soi

– il criait plus
        fort que

          3

          e, per non
          farsi prendere
          dal giudice, che
          spia sempre –     

                (sono io + te
                         sé

          – gridava più
                   forte di

4

tous les autres
qu’il la voulait
vierge – plus
que tous les autres
vierge à lui
               seul

pas le droit
non – à Personne

          4

          tutti gli altri
          che la voleva
          vergine – più
          di tutti gli altri
          vergine sua
                           soltanto

          nessun diritto
          no – di Nessuno

5

à personne
       il est là pour la
défendre la garder
       à personne
il cherchait
le moment d’ajouter
        qu’à lui
        – non
             – mais

          5

          di nessuno
                      egli è qui per
          difenderla custodirla
                   di nessuno
          cercava
          il momento di aggiungere
                   che sua
                   – no
                        – ma

6

tout en criant
      à Personne

de la prendre
               lui et
de se sauver avec

voyant si per-
sonne en effet –
        ne serait à
Personne – si

          6

          gridando
                di Nessuno

          di prenderla
                         lui e
          di scappare insieme

          vedendo se nes-
          suno in effetti –
                non sarebbe di
          Nessuno – se

7

pas à tous
         à personne si
pas à lui
         il la sacrifiera
                        et lui
                se sacrifiera
s’il le faut –
                lui ôtera
tout – opération –
peu à peu
                sauf

          7

          non di tutti
                     di nessuno se
          non sua
                   egli la sacrificherà
                                        e a lei
                        si sacrificherà
          se occorre –
                            le toglierà
          tutto – operazione –
          poco a poco
                                  salvo

8

à ne rien laisser – rien
rien – à personne –
      pas même à lui

      il masque le fait
de sa déception –
                qu’elle n’existe
par un beau
                 sacrifice
feint – auquel

          8

          a non lasciare niente – niente
          niente – a nessuno –
                      neppure a se stesso 
                    
                      egli maschera il fatto
          della sua delusione –
                                che lei non esista
          con un bel
                          sacrificio
          finto – a cui

9

il espère que tous
s’associeront à son
sacrifice – il se prive
le premier
        quand il voit
que sa femme n’est
pas là –
               mariage
               religieux
et se rend

          9

          spera che tutti
          si assoceranno al suo
          sacrificio – egli si priva
          per primo
                    quando vede
          che sua moglie non è
          qui –
                        matrimonio
                        religioso
          e si rende

10

compte – le rendez-vous
– que si elle n’est pas
là – lui
où        quand il y est
              il est –
       y suis-je ou pas?
       oui vous y êtes
              mais elle
si elle n’est-pas là –
                     d’un

          10

          conto – l’appuntamento
          – che se lei non è
          qui – lui
          dove          quando c’è
                           è –
                   ci sono o no?
                   sì tu ci sei
                          ma lei
          se non è qui –
                        con uno

11

regard il juge qu’elle
n’existe pas –
                     c’est cela
enlever le pucel.
                ça

– il la veut vierge
non seulement
         vierge de tous
mais vierge de

lui

      – en son
      enthou-

          11

          sguardo giudica che lei
          non esiste –
                                 è questo
          togliere la verginità
                             questo

          – la vuole vergine
          non soltanto
                    vergine da tutti
          ma vergine da

          lui     

                 – nel suo
                entu-

12

siasme – prêt à se
sacrifier – vierge –

             ses prétensions
             à lui tout seul

– en effet – on lui
fait observer que si
vierge quant à a lui
elle ne serait pas du
tout
                – on commence

          12

          siasmo – pronto a
          sacrificarsi – vergine –

                            le sue pretese
                            solo per lui

          – in effetti – gli si
          fa osservare che se
          vergine da lui
          lei non esisterebbe
          affatto
                            – si comincia

12 x

à se plaindre – à
cette idée – c’est que
                      chevel.

         sa plainte de ne pas
         être –

– ne serait pas
attendu que n’étant
pas pour les autres
bien, pas de corps
                    – mais

          12 x

          a lamentarsi – a
          quest’idea – è che
                           chioma         

                    il suo lamento di non
                    essere –

          – non sarebbe,
          visto che non essendo
          per gli altri
          allora, niente corpo
                            – ma

13

que si elle n’était pour
lui – elle ne serait pas
même un ça
                le rien
pour un seul si
pas pour tous

ça – contenir justice

– ce qui ne peut
pas être – elle ne

          13

          che se lei non esistesse per
          lui – non sarebbe
          neppure un qualcosa
                                          il nulla
          per uno solo se
          non per tutti

          ciò – implicare giustizia

          – quel che non può
          essere – lei non

14

ne peut être moins
qu’un ça –
          – elle peut se
réduire à cela certes
       c’est tout,

quand bien
même il n’en existe-
rait rien –
        j’y crois –
        j’y crois

          14

          non può essere meno
          di un qualcosa –
                         – lei può
          ridursi a questo, certo,
                   ed è tutto,

          quand’anche
          di lei non esistes-
          se nulla –
                   io ci credo –
                   io ci credo

15

et il faut qu’il n’en
existe rien pour que
je l’étreigne et y
croie totalement

         Rien – rien –
                   toi
ni pour autres
         ni pour moi

les autres c’est
toi et moi
         ça – seulement

          15

          e bisogna che di lei non
          esista nulla perché
          io la stringa e ci
          creda totalmente

                    Niente – niente –
                                 tu
          né per altri
                 né per me

          gli altri siamo
          tu e io
                 questo – soltanto

 

***

 

Jean-Pierre Richard
Mallarmé, la nozione, il nulla.
Studio di un manoscritto

Ecco un piccolo testo tanto singolare quanto appassionante: l’abbozzo, o forse per meglio dire il tracciato, rapido, ellittico, spesso interrotto, di una poesia che alla fine Mallarmé non scrisse(1). Cosa si legge sui sedici foglietti, riprodotti più oltre, di questa pre-poesia? La sceneggiatura di una specie di favola, al tempo stesso filosofica e amorosa. Essi evocano i sentimenti, i discorsi, i ragionamenti di un personaggio, di un egli, che vorrebbe, ci viene detto, sposare la nozione, sposar tutto, in mancanza di una dama alla sua altezza – e si dibatte nelle diverse aporie di questo progetto. «Sposare la nozione», che significa esattamente? Il termine di nozione rinvia ad un vocabolario hegeliano, del quale si sa che fu scoperto e adottato da Mallarmé negli anni 1866-1870, e che gli restò poi familiare, ma senza essere assunto così pienamente come durante il periodo della giovinezza. Al posto di nozione, Mallarmé designerà piuttosto l’idea, o l’assoluto, o l’essenza, o ancora il , il tipo al quale perviene l’individuo dopo l’annullamento metamorfosante in se stesso. L’atto che sposa la nozione, è senza dubbio quello che mira a stabilire una perfetta adeguazione tra il pensiero e la forma ideale del suo oggetto: atto che tutta la poesia mallarmeana cerca di realizzare sotto figure diverse – per esempio la passività «avvizzita» dei primi componimenti, l’attraversamento violento delle Fênetres, il suicidio dialettico di Igitur, la «follia» del Coup de dés.

Ma – e in questo sta la difficoltà – la nozione o l’idea, divenuta ben presto fonte di vertigine, appare perlopiù a Mallarmé (è ben noto) come ritrarsi e fuga. Presente, certo, nel mondo di quaggiù – la si vede dietro le finestre; la si esperisce nelle altezze del cielo notturno, verso quello che dev’essere il Settentrione o Nord; la si indovina al di sopra dei mazzi di fiori terrestri, dei quali costituisce l’oblio, l’assenza; la si scopre nel candore semichiuso di una ninfea –, è tuttavia sempre altrove, e pura, inafferrabile. Per mostrarsi, le occorre rimanere intatta, vergine, dunque in certo modo nascondersi. Come, allora, riuscire a sposarla?

Il contenuto di questi sedici foglietti, lo si potrebbe riassumere abbastanza bene, mi sembra, nelle poche domande seguenti: cosa significa, in termini rigorosi, pensare, amare? Come può esserci, per il soggetto pensante e desiderante, qualcosa di pensabile, di amabile? Come cogliere la vita concreta nel necessario superamento della sua astrazione? È possibile sposare la nozione, toccarne il corpo lontano, visto che il solo fatto di toccarla, foss’anche mentalmente (di pensarla), la riconduce al livello dell’io pensante, ne intacca dunque l’integrità, ne aliena l’essenza? Il reale non può essere (altro da tutto ciò che è) che se non esiste? A queste diverse e paradossali domande il soggetto risponderà – e fu questo uno degli atteggiamenti mallarmeani, sviluppato anche nei primi fogli del manoscritto della Nozione – con una morale della rassegnazione: sacrificio dell’oggetto (lo si abolisce umanamente perché possa continuare ad esistere in astratto), rinuncia al possesso, ma persistenza della fede e del desiderio, di un desiderio che tuttavia si vota a non coltivare più nient’altro che la sua stessa non-soddisfazione, che la sconsolata lontananza, o il miraggio «fittizio» del suo oggetto.

Tuttavia, ad un grado ulteriore della riflessione, e della messa in scena che tenta di sostenerla, questa via d’uscita non appare più sufficiente. Un altro paradosso (è una delle attrattive di questo testo quella di costruire e di collegare fra loro dei paradossi, senza mai fermarsi su una soluzione stabile: instabilità che provoca allora l’incertezza, ma anche l’agitazione, il rilancio continuo della scrittura), un nuovo paradosso viene dunque a confondere i dati, posti senza dubbio in maniera troppo semplice, della situazione fin qui evocata. Poiché quest’essere-assenza, per esistere, e persino per esistere come assenza, ha un bisogno urgentissimo di quell’io che non può assolutamente possederlo. Uno dei poli del rapporto di pensiero, è certo la nozione rifiutata, ma l’altro è il soggetto pensante, la coscienza ben viva che tende a questo rifiuto, urta contro di esso, ma al tempo stesso lo fonda, lo fa esistere come se fosse la sua vertiginosa finitezza, la sua soglia illimitata.

Eccoci al punto cardine: poiché occorre affermare nel contempo l’assoluta intangibilità dell’idea e il bisogno non meno forte di stabilire un contatto con essa perché possa esistere, ed essere intangibile. Questa duplice affermazione è impossibile e tuttavia necessaria. Mallarmé, allora, si libera da questa trappola solo con una sorta di salto mentale: alla fine della poesia della Nozione, ben lungi dall’eludere o dal tentare di risolvere l’ingiunzione contraddittoria, la pone come la condizione non soltanto possibile, ma indispensabile, di ogni felicità, di ogni pienezza di pensiero. Conclusione estremamente impetuosa, in cui sembra venga infranta una qualche barriera dello spirito. Poiché è proprio nella misura in cui l’oggetto rimane assoluta purezza, assenza (pagina bianca…) che io posso possederlo e penetrarlo (scriverlo…); il suo vuoto condiziona il mio godimento: Quand’anche di lei non esistesse nulla – io ci credo – io ci credo e bisogna che di lei non esista nulla perché io la stringa e ci creda totalmente. All’origine e alla fine del pensiero felice, c’è il nulla.

A questo dramma dello spirito, i sedici foglietti del manoscritto apportano, come così spesso accade in Mallarmé, il raddoppiamento e l’arricchimento di una fantasticheria amorosa. Già femminile dal punto di vista grammaticale, la nozione vi assume sul piano immaginario la forma di una donna, una donna che è certo al di sopra, al di là di tutte le altre, una donna che senza dubbio equivale alla totalità del mondo (non gli occorre di meno che sposare la nozione – vuol sposar tutto, lui), ma che tuttavia è una semplice donna: una vergine, desiderabile e vietata. A meno che, inversamente, una donna carnale non vi divenga nozione, vertigine sublimata, per esservi così più facilmente sognata e posseduta. Oppure è perché, come suggerisce Julia Kristeva commentando la storia della Nozione, per la prima volta in Occidente a partire da Platone la filosofia «…è per Mallarmé una donna»(2)?…

Comunque ci occorre comprendere bene che tra donna e nozione il rapporto metaforico resta in ogni istante mobile, reversibile. Non c’è qui né comparante né comparato, ma una continua contaminazione immaginaria fra i due termini. Ciò, del resto, accade molto spesso in Mallarmé. Si sa che egli ama per esempio ricollegare, con una semplice permutazione di lettere, la nudità, la castità vista o intravista di un corpo femminile, alla nullità, lo splendore vuoto del reale. Frisson d’hiver, il finale del sonetto in Yx, la Scène d’Hérodiade permettono così di sorprendere la relazione di reciprocità attiva tra censura amorosa e interdizione metafisica. D’altronde, tutto il mito di Hérodiade non è forse, come emerge dalla pubblicazione e dalle note di Gardner Davies(3), un tentativo di mettere in scena, sotto forma precisamente di cerimonia nuziale (si parla qui, al foglio 9, di matrimonio religioso, al foglio 11 di verginità), la stessa impossibile relazione che anche il nostro manoscritto interroga? La verginità vi si associa, di nuovo in senso letterale, al genio, attraverso fantasmi di decapitazione, di stupro, di agonia, di sangue. La poesia della Nozione, tratteggiata secondo una logica abbastanza simile, non delinea nessuna soluzione così cruenta. Mallarmé si accontenta di abbozzarvi, senza tragedie, la definizione di alcuni atteggiamenti possibili di fronte al paradosso interrogato. Fino in fondo, tuttavia, il doppio registro viene mantenuto: pur desiderando follemente di ridurre la nozione pura ad un nulla, è ancora in maniera amorosa, fisica (stringendola), che si vorrà possedere l’assoluta vibrazione della sua assenza.

Un altro elemento concreto viene ad arricchire la drammaturgia della poesia della Nozione: l’intervento degli altri, istanza ad un tempo sociale e morale. L’idillio dell’io e della nozione non potrebbe costituire in effetti un puro dialogo; la società – ad indicarlo è tutta la mitologia mallarmeana – ha il dovere di intervenire attivamente. Anche per gli altri il vergine è desiderabile, vivace, la nozione appare e scompare, ed è anzi una delle funzioni del poeta (basta vedere il Phénomène futur, la Déclaration foraine, e soprattutto il Livre) quella di allestirne l’epifania a loro beneficio. È dunque normale che gli altri, il si, intervengano qui nel dibattito, sia come rivali dell’egli (in tal caso si tratta di ingannarli), sia come interlocutori validi (sono loro che precisano, per due volte, i dati reali della situazione), sia come portatori di una censura: è sorprendente l’immagine del giudice che spia sempre, e di cui occorrerà eludere la sorveglianza.

L’opposizione tra gli altri e l’io permette in ogni caso a Mallarmé di costruire, per via di variazioni, diverse figure ipotetiche: esse segnalano sia una continuità negativa (la Nozione non è di Nessuno, né degli altri né mia, al foglio 4), sia una rottura (non è degli altri, ma è mia, ai fogli 5-6), sia una progressione (la Nozione è vergine, non solo da tutti, ma anche da me, al foglio 11), sia una modulazione distintiva (per gli altri lei non esiste come corpo, d’accordo; ma per me bisogna che sia qualcosa, un «ciò», nei fogli da 12 a 14). La presenza, ad un tempo imbarazzante e necessaria, di questo «terzo» collettivo permette dunque al pensiero di procedere, di andare sempre un po’ più oltre nell’invenzione e nella formulazione del suo oggetto. Senza contare la qualità drammatica che tale presenza conferisce alla situazione immaginata.

Queste poche indicazioni volevano facilitare l’accostamento al manoscritto. Eccolo adesso, nella sua specifica stranezza, nello splendore della sua «follia». Per via del suo carattere più «annotato» che redatto, possiede una rudezza che viene però equilibrata dall’eleganza naturale della grafia e dall’ordine di un’impaginazione spontanea (che si può riconoscere soprattutto nelle riproduzioni in facsimile).

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Note

(1) Pochi mesi prima della morte, Henri Mondor mi affidava, perché le decifrassi e, se possibile, commentassi, le pagine di questo piccolo testo. Esse costituivano un pacchetto di 16 schede, di 6,5 x 10 cm., numerate nell’angolo superiore destro da 1 a 15 (con un foglio intercalare 12 bis) e ricoperte da una decisa scrittura a matita. Le riuniva un foglio dello stesso formato, che faceva da custodia, sul quale Mallarmé aveva indicato, stavolta a penna, i temi di una progettata poesia: non gli occorre di meno che sposare la nozione, vuol sposar tutto, lui – in mancanza di una dama alla sua altezza.
Questi fogli erano all’epoca di proprietà di Madame Bonniot, che mi aveva gentilmente autorizzato a riprodurli. Cosa che ho fatto nella «Revue d’Histoire Littéraire de la France» (ott.-dic. 1964), in un articolo intitolato Mallarmé et le Rien, d’après un fragment inédit. La presente pubblicazione è una ripresa modificata di quello studio (con anche qualche piccola differenza di lettura del manoscritto). L’attuale erede di Mallarmé, Madame Paysan, che ringrazio vivamente, ha permesso questa riedizione. Ma occorre segnalare, nell’intervallo, l’apparizione di un bellissimo libro di lusso, che presenta il testo di Mallarmé, senza il commento, con delle illustrazioni di François Rouan: Épouser la notion… (Paris, Bibliophiles d’Union Française, 1980). Quanto alla datazione del manoscritto stesso, è impossibile, almeno mi sembra, formulare una qualche ipotesi un po’ consistente.
(2) La révolution du langage poétique, Paris, Éditions du Seuil, 1974, p. 538 (tr. it. J. Kristeva, La rivoluzione del linguaggio poetico, Venezia, Marsilio, 1979).
(3) Les Noces d’Hérodiade, Mystère, con un’introduzione di Gardner Davies, Paris, Gallimard, 1959 (tr. it. Le Nozze di Erodiade, Mistero, in S. Mallarmé, Erodiade, Milano, SE, 1985).

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[N. d. T.] La presente traduzione è apparsa inizialmente sulla rivista «Arca», n. 35, 1996. L’edizione francese cui allora si faceva riferimento era: Stéphane Mallarmé, Épouser la notion, a cura di J.-P. Richard, Fontfroide, Fata Morgana, 1992. Oltre al testo a stampa, essa include la riproduzione del manoscritto, numerose illustrazioni di François Rouan e due scritti di Jean-Pierre Richard, il primo dei quali viene qui riproposto in appendice (con la sola omissione delle ultime tre frasi, relative all’edizione francese), in quanto costituisce un’ottima guida alla lettura degli appunti mallarmeani. Ora però la traduzione è stata riveduta tenendo conto della nuova edizione di Épouser la notion, compresa in S. Mallarmé, Œuvres complètes, I, Paris, Gallimard («Bibliothèque de la Pléiade), 1998. Infatti il curatore di essa, Bertrand Marchal, propone in qualche punto una migliore lettura del manoscritto mallarmeano. Marchal offre due diverse trascrizioni di Épouser la notion, una lineare – quasi si trattasse di un normale testo in prosa – e l’altra più fedele alla disposizione delle parole sui foglietti originali, alla quale ci atteniamo (tranne che per la parola finale, che leggiamo seulement, come Richard, e non scission, come Marchal). [Giuseppe Zuccarino]

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12 pensieri su “Sposare la nozione”

  1. Che altezze, spaziali e linguistiche che silenzi quei bianche, e che misura dei tempi: un padre_non padre, ecco un poeta da rileggere, in mezzo a tante finzioni o epigonismi magari per pigrizia, magari perché non si legge che se stessi. Grazie del bellissimo saggio!!

    Maria Pia Q

  2. Ho partecipato con Giuseppe Zuccarino, Lucetta Frisa, Luigi Sasso ed Elio Grasso alla nascita di “Arca, prima serie”: allora, per noi, è stato un importante samizdat, in 40 copie, di testi rari e introvabili spediti in quaranta copie a 40 amici. Un bell’entusiasmo. Molta passione. Non posso che essere felice nel rivedere q

  3. (il pc ha fatto uno strano salto, continuo…)quel lavoro di allora qui, nella Dimora, nell’unico luogo in cui è legittimo serbare le tracce di quella passione.
    Marco

  4. Ah! Di Arca posseggo il N. 1 e il N. 2 (1997-98). E pensare che ci capitai per caso, cercando gli scritti di Bordiga editi da Graphos … Grande “samizdat”!

    Questo Mallarmé è semplicemente folgorante, come lo sono stati, per me, i frammenti del Finale dell’Erodiade.

    NeGa

  5. La nozione appare fondamentale perchè, prenderne coscienza, è il primo passo verso quel “nosce te ipsum” così insostituibile per l’uomo. Il poeta è, in ogni caso, colui che grida, non nel deserto come il profeta, ma fra gli uomini. Il messaggio è spesso legato ad una palingenesi, la verginità ricercata, nella nozione-donna risiede in realtà uno status che si vorrebbe dominare, attribuendolo anche e soprattutto a se stessi. L’Io del testo, per possedere la vergine nozione, deve, a sua volta, essere puro, non può mistificare il senso della verità assoluta di cui reclama il pieno possesso. La nozione non è una generica forma di conoscenza, fumosa, piuttosto è una atto noetico fondante che ha bisogno per esistere di essere appunto richiesto a gran voce. Vi è perciò una dialettica, l’io brama la nozione ed essa non può sussitere senza un soggetto che aspira ad essa. Un discorso a parte bisogna fare per la presenza di anafore-chiave, ripetizioni dal sapore originale che compaiono come un mantra di preparazione all’incontro con la divinità, la Nozione per eccellenza, ma anche l’Individualità desiderante più unica e onnipotente. Mallarmè ha saputo coniugare la brama, l’inquietudine di conoscere e l’ assoluta intangibilità del mistero correlato. Tale attitudine emerge a più riprese e regala ai versi un sapore di assoluta urgenza e inarrivabilità.

  6. come neGa, trovo non solo Mallarmé, ma il post in toto, “folgorante”:
    un tremore dalla cima alle gambe.
    Grazie e anche a G,Zuccarino e alla Dimora!

    ciao!

  7. Oh NeGa!
    Che gioia tu possieda quei titoli!
    Un tuffo nel passato!
    Dovremo pur vederci un giorno e scambiarci cose e pensieri…
    Ciao, Marco

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