Basse verticali

Ciao, Stefano

Stefano Leoni
Francesco Tomada

“Non c’è volgarità nell’essere a tratti impoetico / calibrare / mettere un verso sporco al punto giusto”: così si apre Basse Verticali, la nuova raccolta di Stefano Leoni, ed è una esplicita ma non forzata dichiarazione di intenti. E’ bene chiarire subito che Leoni si è reso protagonista negli anni di un percorso appartato ma molto valido, in continuo divenire, di cui Basse Verticali rappresenta uno dei punti più limpidi. Immagino che l’autore abbia (anche se ammetto di non esserne sicuro) una formazione in qualche modo scientifica: si nota dalla sua accurata capacità di analisi, verrebbe da dire in certi momenti quasi di catalogazione delle piccole cose da cui inizia il cammino del libro. Al tempo stesso però riesce sempre e subito ad introdurre uno scarto emotivo che scava una distanza, uno spazio in cui la poesia sembra trovare albergo. “La mia pelle bianca / qualche erezione mattutina / un piccolo sputo di dentifricio // si resta anche dove non si vorrebbe restare // e niente parla di noi”, questo è osservare per andare oltre, fare uno sforzo umano prima ancora che poetico, conoscere il labirinto per poter così dividere ciò che appartiene da ciò che è superfluo, “distaccare tutta l’estraneità”. Se la vita ci appare come una serie di coincidenze meccaniche, se l’uomo è una sorta di piccolo/grande accidente nell’Universo, se il tempo in cui siamo è solo uno fra tutti i numerosi possibili tempi, in che cosa possiamo trovare il senso del nostro essere che invece nel tempo e nello spazio è limitato ad un qui e un adesso, a chi incontriamo, a chi vediamo anche distrattamente? “C’è da chiedersi perché ci siamo dati appuntamento / proprio qui / io e qualcun altro”.

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La sventura al Lido

Louis-René des Forêts

Il racconto di des Forêts, apparso nel 1985 in un numero monografico della rivista «Cahiers pour un temps» dedicato a Pierre Klossowski, è stato poi riedito in volume autonomo: L.-R. des Forêts, Le malheur au Lido, Montpellier, Fata Morgana, 1987. Si avverte che, nel racconto, le espressioni da noi riportate in corsivo (ad eccezione, ovviamente, del post scriptum) sono in italiano nel testo originale. Come spiega l’autore stesso, il titolo allude a La morte a Venezia di Thomas Mann, del 1912, e al film che ne ha tratto Luchino Visconti nel 1971. La presente traduzione è stata pubblicata per la prima volta in «Arca», n. 1, 1997. La Lettre à Dominique Rabaté di Roger Laporte è apparsa in «Le temps qu’il fait», n. 6-7, 1991, pp. 53-55. Le opere di des Forêts a cui Laporte fa riferimento sono il romanzo Le bavard, Paris, Gallimard, 1946 (tr. it. Il chiacchierone, Milano, Guanda, 1982), i racconti Les grands moments d’un chanteur e Une mémoire démentielle, entrambi compresi in La chambre des enfants, Paris, Gallimard, 1960 (tr. it. La stanza dei bambini, Macerata, Quodlibet, 1996) e due volumetti di poesia: Les Mégères de la mer, Paris, Mercure de France, 1967 e Poèmes de Samuel Wood, Montpellier, Fata Morgana, 1988. (Giuseppe Zuccarino)

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Conversazione con Gianni Celati

Gianni Celati
Alberto Alfredo Tristano

Il professore, alla maniera dell’amato Swift, fa una modesta proposta: far studiare a scuola le Operette morali al posto dei Promessi sposi. Una scelta che ha a che vedere con la sua idea di Italia: «Si parla dei 150 anni dell’Unità, ma non possiamo dimenticare la cecità della cultura piemontese. Cosa fu al sud, quest’Unità, se non una rischiavizzazione dei Savoia?».

Gianni Celati, che ha insegnato linguistica, comparatistica e letteratura in più di un continente, da Princeton a Caen a Bologna, che ha scritto saggi (Finzioni occidentali) e prose di invenzione (Comiche, Parlamenti buffi, Narratori delle pianure), affermandosi come uno dei massimi narratori italiani, oggi fa il libero battitore nei territori del racconto. Non è un neoborbonico del 2010, mai potrebbe, lui nato a Sondrio nel ’37, cresciuto sul Po ferrarese e presto divenuto cittadino del mondo, ma sull’Italia unita e le sue lettere ha un’idea precisa.

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Taci, il governo ti ascolta (II)


 

IL REGIME E’ SERVITO!

La cosa più sconvolgente del disegno di legge sulle intercettazioni approvato dalla Commissione Giustizia del Senato è che più si va avanti nell’iter legislativo e più viene peggiorato. Ciascun esponente della maggioranza vuole aggiungerci qualcosa di suo per lasciare il suo segno indelebile di censore e far piacere al capo.

Al centro della censura sarà soprattutto chi – come molti di voi – scrive notizie in rete. Perché con queste nuove norme tutti i siti (anche quelli amatoriali e non registrati come testate giornalistiche) diventano come i giornali, soggetti quindi all’obbligo di rettifica regolato dalla “Legge sulla stampa”.

(Continua a leggere qui…)

(La sostanza è sempre la stessa…)
(La fonte anche…)

 

Nati incendio / Fire Births

Ivano Fermini
Ian Seed

Nati incendio / Fire Births (1990)

c’è una bocca che apre passando
tu che li hai visti
arrestano un attimo la danza
li ha colpiti gelando
donne che la pietra dal fumo
erano incantate

there’s a mouth which passing opens
you who have seen them
they stop the dance for a moment
it’s made an impression freezing
women that stone from the smoke
has enchanted

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Ringrazio Ian Seed che ci regala la prima traduzione inglese di alcuni testi di Ivano Fermini tratti da Nati incendio, uno dei grandi libri dimenticati della poesia italiana degli ultimi decenni.
Vi invito a continuare la lettura qui…
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Gli Esercizi della vita (II)

Giovanna Bemporad

E così, dopo più di sessant’anni dalla prima edizione, ecco di nuovo gli Esercizi. Se di uno stesso libro, di uno stesso progetto, si continua a parlare, è per un aspetto di continuità, certo non garantita solo da un titolo. La spiegazione è semplice: Esercizi è il libro di una vita. E poco importa che per un periodo esso sarebbe potuto essere un libro fra i molti di una serie creativa; la sua verità sta scritta nella sua storia, e nel suo destino, che non a caso è speculare a quello dell’altra avventura letteraria di Giovanna Bemporad, l’altra “opera aperta”, per sua natura incompiuta: l’Odissea.

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Una poetica dell’incontro

Domenico Lombardini

guardando alla vita appare possibile
una forma, la giusta. vano sembra
un conteggio di morti e ricerca di senso.
cose da fare: accettare il meschino,
il negletto putrescibile dei corpi.
eppure vorrei abbracciare, in una casa
proteggere gli affetti – uno a uno –
e i corpi, preservandoli dal tempo,
da questa ottusa abitudine
a consumarci

Una poetica dell’incontro

     La cifra peculiare della scrittura poetica di Domenico Lombardini, il filo rosso che unisce in una trama unitaria le varie tappe del suo ancora breve ma già significativo percorso, condotto sempre con profonda discrezione e rigorosa attenzione ai presupposti e ai risvolti teorici del lavoro in fieri, è da ricercarsi nella presa d’atto dello snodo traumatico che la nostra epoca rappresenta, tanto sul piano etico che su quello culturale ed estetico, e nella piena consapevolezza, da cui la sua ricerca in gran parte si origina e si dispiega, che sia possibile trovare un punto di sintesi tra il rigore, le ragioni e la semplificazione ordinatrice tipica della scienza, e l’insondabile, ontologica, metamorfica refrattarietà che l’arte, in modo particolare la poesia, apparentemente le oppone.

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Il ritorno

Maurice Blanchot
Georges Bataille
Giuseppe Zuccarino

[Un brano di Maurice Blanchot e un saggio di Georges Bataille (sullo stesso Blanchot): due scritti poco conosciuti, praticamente inediti (o quasi) alle nostre latitudini, curati e tradotti da Giuseppe Zuccarino.]

 

Maurice Blanchot – Il ritorno

     In assenza dell’amica che viveva con lei, la porta fu aperta da Judith. La mia sorpresa fu estrema, inestricabile, certo molto maggiore che se l’avessi incontrata per caso. Lo stupore era tale da esprimersi dentro di me con queste parole: «Mio Dio! ancora una faccia nota!». (Forse la mia decisione di procedere dritto contro quel volto era stata così forte da renderla inattuabile.) Ma c’era anche l’imbarazzo di essere venuto a verificare sul posto la continuità delle cose. Il tempo era trascorso, e tuttavia non era trascorso; in ciò vi era una verità a cui non avrei dovuto desiderare di pormi di fronte. Continua a leggere Il ritorno

Nottario (I, 3)

Marco Ercolani

“Colui che guarda dal di fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose come chi guarda una finestra chiusa. Non c’è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso e più abbagliante di una finestra illuminata.”

(Charles Baudelaire)

“La citazione, per me, non ha niente di filologico o di manieristico. È una viscerale corrispondenza con un altro essere umano. Una risonanza. Potrei dire che mi metto in ascolto del ritmo di altri cuori perché mi aiutino a sopportare con minore solitudine il battito del mio.” (Marco Ercolani)

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Il libro dei doni – Capitolo VIII, 3

Poesie sono anche doni.
Doni per le creature attente.
Doni carichi di destino.

(fm)

Federico ZULIANI   Helena JANECZEK   Rossano ASTREMO
Jacopo GALIMBERTI   Giorgio BONACINI   Stefano AMORESE
Marco SAYA   Francesco DE GIROLAMO   Luigi DI RUSCIO

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Un tempo in cui morire tra le cose

Filippo Ravizza

Il turista di Filippo Ravizza non è un semplice osservatore e neppure un testimone, ma un soggetto che attraversa il territorio dell’esistenza, un “attore della luce“, che si apre agli eventi umani e ai paesaggi, colti in attimi che restano nella parola, piccole o grandi rivelazioni che rimandano al mistero dell’essere. C’è in questi versi una forza oppositiva all’indifferenza del tempo, una volontà tenace di cogliere nella visione il segno della Storia, le tracce di una civiltà comune, una Heimat del cuore e della speranza, mentre incombe la vanità del tutto e l’accerchiamento di una “verità alta e insuperabile / lo sguardo asciutto e folle / che chiamasti il niente“. Continua a leggere Un tempo in cui morire tra le cose

La neve nera di Oslo

Luigi Di Ruscio

Un Di Ruscio scatenato, vitale, comico e caustico allo stesso tempo, irriverente al massimo, torna nelle pagine di questo libro con una lingua graffiante ed eversiva che, come scrisse Italo Calvino: «Ricorda Céline, per la volontà di scaricare nel flusso delle parole una cupa aggressività».

Attuale e potente come pochi per la forte capacità di testimonianza, oltre che per l’indiscusso valore stilistico, La neve nera di Oslo cresce lungo una narrazione fluviale in prima persona, e in presa diretta, che lo scrittore fa avanzare tra bizzarre considerazioni politiche e filosofiche, intrecciate al vivere sociale e quotidiano, alle aspirazioni e ai sogni di un emigrato italiano. Argomenti della narrazione sono la privata quotidianità, l’odissea della vita di fabbrica e l’orgoglio di far parte di una classe operaia che va oltre l’appartenenza diventando condizione umana universale. Intorno il malinconico ed esistenzialissimo paesaggio lunare di Oslo, che il nostro attraversa in bicicletta o a piedi, una metropoli tra i ghiacci che sentirà per sempre straniera.

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Una buona azione…

IL 17 MAGGIO, IN OCCASIONE DELLA
GIORNATA MONDIALE CONTRO L’OMOFOBIA,
COMPI UNA BUONA AZIONE:
ADOTTA UN OMOFOBO,
NON LASCIARE DA SOLO AL SUO INFELICE DESTINO
UN TUO SIMILE AFFETTO DA UNA COSI’
DEVASTANTE PATOLOGIA!

 

NON FAR FINTA DI NIENTE,
DUNQUE, NON RIMANDARE.
E’ PIU’ FACILE
DI QUELLO CHE SEMBRA,
SOPRATTUTTO
SE VIVI IN ITALIA:
TI BASTA SOLTANTO
USCIRE DI CASA,
E NON HAI CHE L’IMBARAZZO
DELLA SCELTA.’


Omofobia – Risoluzione del Parlamento europeo (26 aprile 2007)

 

I paesaggi nascosti di Georgina Spengler

Rosa Pierno

Quadri che realizzino una relazione con la natura in cui verrebbe voglia di allungare le mani e di scostare le fronde per vedere il panorama, di portarsi in una posizione in cui si veda la linea dell’orizzonte o si scorga l’effettiva profondità sono di fatto inusuali. Se il verde, vellutato e profondo, determinato dalla riflessione delle piante, mobilissimo e fremente di vento, trasportato da acque che sgorgano con virulenza o serpenteggiano con indolenza, parrebbe situarci in una modalità di rapporto con la natura che almeno dal ‘700 è stata insistentemente esperita, è anche vero che, oggi, la relazione con la natura è ridivenuta problematica e di strategica importanza per la costruzione della nostra identità. Continua a leggere I paesaggi nascosti di Georgina Spengler