Fisica della trasparenza

Roberta Borsani

l’Essere
si sgrava
in controluce

vedi
la rossa filigrana
come conduce
all’Altro

allo straniero mite

 

Fisica della trasparenza (inedito, 2010)

Un punto della tua luce mi ha sognata

I

quella è alba
per me

 

II

rimangono dentro negli anni gli osanna
memorie di quando
il troppo candore non feriva

 

III

fuochi bagnati dal Verbo
scaldano le anime a venire

non bruciano
muovono essenze

 

IV

                                   io
e queste bestiole che fiutano
siamo qui per vedere il tuo silenzio

il vento
ci butta in faccia il velo
della sposa rapita

(vede solo chi non vede niente,
è questo che vuoi dire?)

 

V

Dio apri
ho le nocche rotte dal picchiare

questa porta di legno immarcescente
è dura

fa male

 

VI

a volte sbaglio

tocco il fiore del male a mano aperta
e mi rimane sul palmo
una lanugine chiara
malvagia

tutto il fiato del mondo non basta
a staccarla

 

VII

insisti nel tuo amore che ramifica
oltre i varchi
della trasmigrazione

la pietra va nel sogno
come nuvola belante
e le notti raggrumano
in neri scintillii
indivisibili

 

VIII

l’alta marea delle tue stelle

sfiora gli orli
dell’anima addormentata

o prodigio del latte che tracima!

ti attendo come un bimbo
la bocca appena in boccio…

 

IX

dovrò restituirmi a te (lo so)

e mi sarebbe piaciuto
esser ramo d’aprile

 

X

hanno scritto in migliaia
il tuo nome su un coccio

ti cacceranno via
ti grideranno cose senza amore

la tua carne sarà inchiodata alle tre

beato te

che poi
sarai altrove

 

XI

è bosco il tuo risorgere:
odore d’ erbe profonde
porta alla luce il daino

stanno i morti in bilico sul filo
cinguettando

 

XII

incontriamoci qui
nel liquido segreto delle vie
sono o non sono
asole d’acqua dolce
quelle in cui ti sei legato a noi

per sempre?

 

***

 

fisica della trasparenza

l’Essere
si sgrava in controluce

vedi la rossa filigrana
come conduce all’Altro
allo straniero mite

*

la giornata è di ghiaccio e chiara
le montagne spalancano il confine

migra la lana dell’anima
verso ovili flautati
dove la carne è mandorla

(spezzata, si sguscia)

 

aprile
e il dio che amo viene senza sandali
dove posa il piede è prato

è fuoco fatuo in punta di ramo
la foglia verde del fico
getta luce come una mano a spaglio

brama l’amico la colomba
cui non pesa l’attesa perché tutto è lieve
porta la vita il frutto del dente di leone
l’esile soffione sparso in aria

impara:
chi si è sradicato nel principio e più non sanguina
semina

ricco di fili cuce ali alla caviglia
il bianco carovaniere profumo
del nulla

 

Primavera

      I

torno ad abitare i gusci

placo l’acqua con il canto

mangio fili
d’erba
vivi

scucio palpebre nel vento

*

dov’è che l’inverno
nasconde Giano a due teste?

dimmelo,
lascia che lo uccida

non sopporto di notte il suo sguardo
morto
da barracuda

*

ho chiuso le porte del tempio
murato vivo il dio

non gridi ma rami
mi squassano dal dentro

 

      II

ciao sera di primavera
sei scesa a inzupparti
tra vasche di brina e spume

bussano alla pioggia le tue gemme
trovano il filo crudo del grigio e
lo distendono – Itaca delle rondini
e verde sospiro di olivo

*

le tue pupille invece sono blu
e grondano sorgive
spandono unguenti di guarigione

*

seduta sotto le nuvole
ieratica come un capo sioux
la rana della fabula gracida in
sogno che

l’amore e l’aroma – primavera
sono fatti di te!

 

***

10 pensieri su “Fisica della trasparenza”

  1. “dovrò restituirmi a te (lo so)

    e mi sarebbe piaciuto
    esser ramo d’aprile”

    Sguardo che tocca le cose e restituisce un significato.
    Grazie Roberta.

  2. “Ho chiuso le porte del tempio
    murato vivo il dio

    non gridi ma rami
    mi squassano dal dentro”

    Questi quattro bellissimi versi di Roberta mi suggeriscono come un poeta moderno (moderno, non contemporaneo) possa, e debba affrontare, il mito.

    Grazie della lettura.
    Marco

  3. Alto lirismo e mistica si incontrano nei versi di Roberta Borsani: sussurati e offerti come un respiro, come una preghiera, come un bisbiglio di metafore
    luminose. Rinascita e speranza sono affidate alla Primavera dell’anima e alla Pioggia di colori di chi guarda oltre.

    Complimenti!

    Rosaria Di Donato

  4. L’incipit è un profondo invito
    all’alleggerimento della carne
    quando questa abbisogna di luce
    e ombra…

    Una sensibilità cristalina traspare da queste liriche
    frammentate in percezioni visive
    Il pensiero fotografa l’immagine
    e l’immagine la luce
    trasmigrante dell’Essere.

    *Chi si è sradicato nel principio
    e più non sanguina
    semina.*

    Questa è una sentenza che sembra tratta dalla Bibbia.

    La saggezza, come armonia universale, è il raggiungimento supremo della condizione di Dio.

    Mi piace anche l’accostamento dell’immagine, un’Aurora che sboccia dall’uovo, la fecondità di un universo ancora integro nel suo mistero, e nella bellezza.

    Un saluto dalle alture, e un abbraccio
    carla

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