2 pensieri riguardo “Quaderni di RebStein (XVIII)”

  1. Mi sembra che Paola Abeni giochi con l’ immaginazione e la fantasia come una bagnante che si immerga nelle chiare acque della poesia per rinvenire una nuova definizione di sé. Lo spazio circostante è illuminato dalla ricerca di un senso ma gli occhi che guardano intorno raccolgono solo frammenti di un esistere che si dispiega tra trasparenza ed ombra. Il tempo è vinto da un sentire silenzi e voci che fanno da contrappunto alle domande interiori. Le metafore si schiudono in un fiorire di voli e si condensano nella terra che è simile al niente. E’ poesia residuale, ma ciò che rimane è quello che conta.

    Rosaria Di Donato

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