Un tempo in cui morire tra le cose

Filippo Ravizza

Il turista di Filippo Ravizza non è un semplice osservatore e neppure un testimone, ma un soggetto che attraversa il territorio dell’esistenza, un “attore della luce“, che si apre agli eventi umani e ai paesaggi, colti in attimi che restano nella parola, piccole o grandi rivelazioni che rimandano al mistero dell’essere. C’è in questi versi una forza oppositiva all’indifferenza del tempo, una volontà tenace di cogliere nella visione il segno della Storia, le tracce di una civiltà comune, una Heimat del cuore e della speranza, mentre incombe la vanità del tutto e l’accerchiamento di una “verità alta e insuperabile / lo sguardo asciutto e folle / che chiamasti il niente“. La tensione presente nella poesia di Ravizza nasce proprio da questa consapevolezza, dal contrasto tra un desiderio di verità e di appartenenza, che emerge anche nostalgicamente in brevi immagini riferite alla propria giovinezza e ai propri sogni di un più alto destino, e la realtà quotidiana, immersa in un vortice che tutto trascina e cancella… (Mauro Germani)

Turista è dunque metafora di un viaggio nella dimenticanza del contemporaneo; nei sensi di una lingua ferita: lingua madre, dell’abitare il mondo; parabola del realizzarsi dell’umano, del suo aprirsi «soggetto / che si invera, enigma dischiuso, parabola». La lingua è il luogo privilegiato del senso che vince l’indifferenza, del dono dell’abitare entro i confini di un paesaggio costruito, immaginato. E’ baluardo contro il non senso del mondo, pronto a inghiottire la forma attraverso lo stordimento, l’oblio dell’origine. Così si apre, il libro: con la denuncia di un rischio, di una perdita: «in tutte le tue città Europa passano / di sera incerti poca luce negli occhi / i tuoi ragazzi, attori dei percorsi / trascinati di vetrina in vetrina, / di bar in bar, nell’aria piena / del sentore dell’alcol / […] pare l’unico destino rimasto / per loro e per te / in questo nuovo secolo / grigio futuro futuro senza scampo».
Il libro, allora, nei suoi passaggi di senso rapidi e senza sosta, acquista l’andamento di un movimento musicale che avanza col tono alto della parola che proclama, che denuncia, che annuncia. Questo turista – come spesso capita nella poesia di Filippo Ravizza – è un viaggiatore del tempo, per «portare ancora la salvezza nell’idea / l’idea che dice altri sono stati altri / seguiranno non siamo non siamo soli». La solitudine, dunque, è nell’oblio del racconto, nella rinuncia alla poesia. (Sebastiano Aglieco)

 

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Filippo Ravizza,Turista
Note di Sebastiano Aglieco e Mauro Germani
Faloppio (CO), LietoColle, 2008
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      Ancora vento

Ancora vento ad annunciare
infinito il ritorno di settembre
agitati rami come solidificano
le vite come portano cieche
il senso della notte le cose mentre
tutto è niente… sollevati
alza gli occhi interi a
questa piazza… parla
di sé non ti considera
incidi
incidi allora un segno
placa la scorza che corrode
salva il nostro sangue
tempo benedetto
antica carnagione
rumore dei saluti in sottofondo
respiro immobile amico
di queste automobili frecce
lanciate addosso all’orizzonte.

 

      Trasparente

Silenzio è il tuo trascorrere
luce obliqua nella piantagione
estate di canali di tavole!
come vive questa coscienza
questa impassibile realtà…
copriti adesso sulle cose
entra in loro sappi noi
isole sparse e unisci le linee
come passi come trema
ora questo cielo quando
si alza davanti agli occhi
la trasparente eco del mondo.

 

      Parabola

Compiersi molte eco in trasparenza
senti, sono attese sono vita
che non sa di scegliersi ancora,
non sa che tutto è solo aprirsi, soggetto
che si invera, enigma dischiuso, parabola.
Eppure ti compenetra il tempo, guarda
senza emozioni, il tuo passare ascolta…
toccalo allora toccalo, segna così
la crudele scorza, sanguini alfine
la sua voluta, silente indifferenza!

 

      La forza che rimane

Circolo chiuso del tempo
centro chiuso nel tempo
cosa può dire una parola?
Dica la forza che rimane
oltre la fuga e il niente
oltre ciò che schiaccia chiamato
nulla… oltre i voli nella luce
dell’inizio, come viaggiare è stato
solo un tempo acuto e vero
in cui morire tra le cose,
gli esseri della natura intorno.

 

      Turista

Netta, netta la speranza
consoli coorti chiedevano
più luce forse più biada
per i cavalli saliva guado
delle correnti poca acqua stretto
letto del Danubio a Ratisbona
qui – diceva – proprio qui finiva
l’impero qui i Romani là i Barbari
in mezzo questo fiume ancora piccolo…

ed io pensavo con stupore a come
loro potessero vedersi come
potessero parlarsi o di notte
quasi vivere sul fiume nella
chiarità dei fuochi degli altri…
poi all’improvviso venne il fulmine del tempo
e nello spazio si concentrò incandescente
cono fuso luce prospiciente tremanti
i piedi e vivo il lampo dentro gli occhi
ecco turista ecco la visione bussare
dentro, scavare dentro, sciogliersi dentro,
portare ancora la salvezza nell’idea
l’idea che dice altri sono stati altri
seguiranno non siamo non siamo soli

o Germania gentile Germania mia
di questa estate del duemilasei.

 

*

 

Ci porterà il pensiero sulle scie
del mondo ci salverà il racconto
di quella serena attesa nel programma
la gloria che noi siamo qui mentre
allunga il battere ritmato
delle lance che vedesti salire
vicino alle ombre del ritorno
nelle alte verità le forze
ore aprono ai sentieri alle vele
distese dai domani pretesi come
un dono portato nelle camere
nei giorni unici alberghi del respiro.

 

*

 

Guarda la verità osserva le uniche
visioni vedi come tutto è piccola
e smossa aria della mente dentro al nulla
fermo tutto attorno un muro
che circonda l’illusione di esserci
pura fedeltà idea di ciò che dice
e dice dice c’è non sa cosa
sola impressione una speranza
che non lascia segni sulla lastra
lì dove tutto è immobile per sempre
indifferente passi strana passi e non lo sai
strana sorte che non ci sei e non lo sai
vetta bianca luminosa conoscenza persino tu
non esisti? Forse non esisti e non lo sai?

 

*

 

Pane sperata conoscenza tua
vita stamattina vista partire
tutto nel ricordo della casa
o forse nell’antica processione
quando suonavano le stanze e
io guardavo le fluttuanti
correnti dell’epoca ed ero
tutti non solo mie erano
le parole non così non come
questi anni altri erano i
mondi e altri prevalenti i canti.
Scrittore di versi, sincero sia il tuo sforzo,
forte la volontà: possa la parola,
possano le voci scaturire
sempre dalla nostra canzone, siano
ancora testimoni della Storia.

 

*

 

Villaggi aperti dell’ortodossia
isbe del cuore parimenti cercate
come verranno cosa saranno le illusioni?
Pensi ancora alle battaglie? Sai ancora
di popoli e poeti insieme nella marcia?
Case vaste della sopravvivenza quali
passi quali colpi contro il tempo
contro questa aria ferma innalzeremo?
Ecco, ecco la speranza ancora vivere
e ti depista e ti distoglie e ti acceca
e più non vedi: ascolti? Tutto è solo
florescenza nasce e cresce senza
fine e questo proprio questo è
la verità alta e insuperabile
lo sguardo asciutto e folle
che chiamasti il niente

 

*

 

Soli davvero qui nel grande
grande via vai davanti al traffico
qui parlavi con il mondo camminavi
tuo per sempre pensavi
o cara cara cara Milano
qui ognuno sente il peso
intero del cantare sulle
spalle solo sulla libertà
della paura nell’ebbrezza
del vero destino: un muro
bianco a pochi centimetri
dagli occhi Milano che ti
abbraccia con le sue arie
fredde e trasparenti e sa
di madre e sa di figlia
e dice che tutto è niente
e dice che nessuno sa cos’è
mentre il rumore ti stordisce
e ti culla e il visibile è si espande
e termina esausto come
un tormento senza età
ogni più ripido pensare.

 

***

8 pensieri su “Un tempo in cui morire tra le cose”

  1. Molto azzeccato, nelle recensioni, aver evidenziato l’immagine del vortice, che secondo me è una delle cifre del libro. Il “vorticismo”, avanguardia inglese ben meno nota della contemporanea/avversaria avanguardia futurista, esprime un tipo di sensibilità assai compatibile con l’opera di Filippo Ravizza. Forse perchè il “Turista” si sposta nel tempo più che nello spazio, e dato che il tempo lineare è definitivamente morto con Zarathustra e l’eterno ritorno, si può dire che questo viaggio abbia proprio la misura di un vortice: incontrollato, infinito e privo di un centro. alessandra paganardi.

  2. Bella scrittura, alta, etica. Che i cultori degli amici dei poeti in rete imparino a leggere anche chi la rete non la frequenta. Grazie. Sebastiano

  3. Nel corso degli anni e fin dall’esordio nel 1987 con la plaquette “Le porte”, Filippo Ravizza è rimasto fedele ad una poesia intesa come domanda e ricerca ontologica, una poesia caratterizzata dal ritmo incalzante dei versi, da una scrittura pulsante e metamorfica , che sa essere concreta e insieme visionaria e che occupa sicuramente uno spazio di rilievo nell’ambito della nostra poesia contemporanea.

  4. Un grande ringraziamento e saluto a Francesco Marotta per la cura e l’attenzione partecipe dedicata al mio lavoro. In poesia le energie e l’investimento, in termini di tempo proprio, che un altro dedica ai tuoi versi sono “la prova del nove” della loro necessità, sono ciò che corrobora, consola e induce a proseguire il cammino! Per gli stessi motivi un caldo saluto e un grazie ad Alessandra Paganardi, a Sebastiano Aglieco, a Mauro Germani. I loro interventi erano da me attesi, non sono mancati, ad ennesima testimonianza di una solidarietà e amicizia che si snoda nel nome e all’insegna della parola poetica. Filippo Ravizza

  5. Ho già avuto modo di leggere, commentare e apprezzare Ravizza. Trovo molte risonanze in queste poesie. Leggerò presto l’intero Libro. Ma da viaggiatore. Non da turista. Un caro saluto a Ravizza, ad Aglieco e al preziosissimo Francesco.
    PVita

    1. forse il sebastiano é l’amico adernó. filippo, conosciuto a una bancarella di libri usati a pavia, ha una scrittura alta, epica. fa parte di quegli autori esclusi dal canone della rete, a parte spazi come questi dove si esercita una koine. un saluro in particolare a francesco che non sento sa molto tempo sebastiano aglieco

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