Divagazioni

Marco Saya

Divagazioni
(inedito, 2010)

qualcosa nella dis-missione
di qualche colore esterno
a cornici
in un altro muro,
in altre pareti,
in altre case,
dovunque,
accade.

 

*

sempre e nel dopo poi
nel cielo si intravvede
il dipinto della natura:
nell’infinita slot
di stelle e stelline
ogni combinazione è possibile,
talvolta si vince
ma il tempo sbanca
e il sommo croupier
tiene banco
e arricchisce la cassa
delle false aspettative.

 

*

accado nel magma del passaggio
tra detriti di comunicazione,
rovina di confezioni sparse
lasciate lì, per caso,
nel tiramolla quotidiano.

(leggere attentamente il foglietto illustrativo, tenere lontano dalla portata dei bambini e controllare, sempre, la data di scadenza)

 

*

si potrebbe sgaiattolare
da questo mercatino
dell’usato e abbordare
quell’incognita che già si fiuta
nel profumo di nuove stagioni

chissà che non ne nasca una duratura storia d’amore

 

*

manciate umane punteggiano il mondo
chiazze d’alberi colorano il mondo
oceani d’acqua bagnano il mondo
galassie d’insetti volano sul mondo

l’antico sembra sopravvivere al moderno
e quel rigattiere ci illude sull’usato sicuro

 

*

e poi il contenuto sembra pesare
più del contenitore quasi a
ri-marcare che la fissità
è l’immortalità della cornice.

sì, se non si disperde nel vento,
la mastercard si rinnova – ad libitum

 

*

sotto un tempo che ci molla
come una brutta storia
la nebbia di sentimenti
a banchi accelera la paura
tra pensieri in dissolvenza
e un pallido sole
talvolta– fa capolino

 

*

sempre questa zavorra
di accessori per appesantire
il cammino di ossa come se
resistere alla spinta
verso il basso ci potesse
allontanare dall’incandescenza
del fuoco come quel neon
che, a forza, ci tiene svegli

 

*

di parallele all’infinito
scorrono rette
che si intersecano
in-grate così l’effetto
dell’incontro è
la finzione del finito

 

*

quanto spreco di universi,
stelle, stelline, soli, sole, lune lunatiche,
infiniti, finiti, anche le parole
si confondono in questa pièce
collettiva di materiali (più o meno)
duraturi accomunati da
convivenze forzate, talvolta
sopportabili perché l’effimero
s’attarda con il proprio contrario
osservando il flusso della marea

 

*

cammino stretto
tra altezze più o meno differite,
stai invecchiando” sibila l’afa
dal cemento.
quei balconcini,
come turgidi seni,
schierati in fila,
aspettano nuovi fiori,
osservano il passaggio
di quel puntino canuto
prima che svanisca
nel nulla
di tutte le cose.

 

 

Murales

quattro mura imbrattate
nel prosieguo della via.
maledetta congiunzione
del diritto con il rovescio:
si attarda o si approssima.

dipende dall’iconografia

che m’ispira l’onnipotenza
di un dio.
non quello greco,
confusione oppiacea
di genti obliate
da proci parassiti.

oggi si sta a Itaca.
ma ricordiamo,
talvolta, quel libro,
allora sacro, oggi sigillato
nei comodini
di spoglie stanze
di miserabili hotel a ore.

ora ci torna provvidenziale
nell’orrore
per la comune indigestione.

minimale l’azione
di un gigante
buono o cattivo,
Nessuno o eroe acheo
?

mi rigiro tra puntini
di pareti incidentate.
le macerie ostacolano passi,
ora chiassosi,
ora deboli.

tutto così.
a mezzo tra pianti e risa,
sembra facile,
ma il tombino sfugge
e ruzzoli tra chimerici folletti,
psichedeliche istantanee
per poi riprendere
il cammino della paura.

e la mano va,
la testa segue,
il corpo tutto
(non più crisalide)
non passa il tubo,
lasciato lì quasi per caso,
oltrepassato il valico
sembra che sia cambiato,
accidenti alla metafora
(sgarbata)
che tesse la solita tela.

illuso dalla giostra
(sempre in tondo e attorno ruota)

illusionisti del piacere
sbancano la tua slot,
(ben poca cosa conteneva)
e riprendi la falcata vuota
e la vetta
(cosa avrà da dirci?)
forse risponderà
al limite
dell’accadimento.

 

***

22 pensieri su “Divagazioni”

  1. Pingback: Divagazioni
  2. Quanto mi piace la poesia di Marco!!
    musica e pensiero, ironia e acuta osservazione, a volte si coglie quasi un ghigno, altre resta una carezza….
    un grande *fuori dal coro*

    intanto mi rubo questa… (ciao Marco! e ciao caro Francesco)

    si potrebbe sgaiattolare
    da questo mercatino
    dell’usato e abbordare
    quell’incognita che già si fiuta
    nel profumo di nuove stagioni

    chissà che non ne nasca una duratura storia d’amore

  3. Ringrazio Francesco per la squisita ospitalità nel suo spazio e Natalia per l’apprezzamento a questi miei inediti.
    “chissà che non ne nasca una duratura storia d’amore”, tutto è possibile, sta a noi trasformare le incognite in nuove certezze :-)

    Marco

  4. Grazie, Natàlia, e grazie a Marco per il suo ritorno sempre “fuori dal coro”.

    Più tardi uscirà un “Quaderno” che contiene un’ampia selezione di “Divagazioni”.

    fm

  5. Delicata ma sotto graffiante e di ironia sottile.
    Un piacere leggere queste divagazioni che indicano e ci lasciano qualche interrogativo e una meditata consapevolezza.
    Fabia

  6. “talvolta si vince
    ma il tempo sbanca
    e il sommo croupier
    tiene banco
    e arricchisce la cassa
    delle false aspettative”
    :
    “tutto nel sacco nero, grazie”.

    Questo mi pare il centro della tua meditazione/ossessione, come lo è della mia.
    Grazie e ciao,
    Roberto

  7. Il disimpegno impegnato e la misura ( linguistica ) defatigante sono gli unici rimedi contro Sandro Bondi e la Chiesa Cattolica , quindi ben vengano perbacco !
    Ringrazio Marco ( che avevo già apprezzato su rivista ) per l’invio .
    Le sue cose mi tengono non poca compagnia nelle mie catacombe di pensionato antistress di ruolo , e mi dicono ancora e sempre “poesia forever” !

  8. Buona serata a tutti! :-) sì, “tutto nel sacco nero” o come scrivo in un’altra “oggi si sta a Itaca” o “genti obliate da proci parassiti.” abbondiamo di Bondi & affini e la satira, oggi, pare l’unica “opposizione” reale in un paese irreale. Ben venga, a mio avviso, l’ironia che sdrammatizzi senza sminuire la riflessione sulle nostre ossessioni e la scrittura deve sempre osservare attentamente “questo mercatino dell’usato” prima di finire anche noi nell’usato in-sicuro.

  9. Ma che piacere, riascoltare Marco, come fosse la sua prima volta, perché, lo credo davvero, ogni libro lo è : e tanto tempo è passato da quando ..pensavamo ancora al modificabile, fuori di noi..Ora che è passata questa illusione, siamo cambiati noi (in meglio, spero ) e la scrittura si riprende la sua libertà felice, la sua danza, ora secca, ora dolce, ora discorsiva che pensa, ora che gioca su emozioni alte, liriche –
    Bravo Marco. E bellissima poesia ancora! ti accompagni.
    Maria Pia Q.

  10. verissimo Maria Pia, si cambia e aggiungo ci si avvicina ai grandi temi della vita e si cerca una scrittura meno “localizzata”, meno inerente a specifici temi. ho sempre scritto di metropoli referendomi spesso alla “scuola lombarda” ma poi a un lettore di “Singapore” quanto gli può interessare delle nevrosi urbano-milanesi? nulla. e di qui un ripensare e andare avanti su direzioni più condivisibili. :-)

    Marco

  11. Apprezzate molto queste divagazioni, un’aria più rarefatta, un’attitudine riflessiva, in controluce musica e arte. Ma spezzo una lancia anche in favore delle “nevrosi urbano-milanesi”, Marco, a un lettore di Singapore non penso sarebbero estranee.

  12. Ciao Giorgio, certo la mia era una benevola provocazione, ci vivo benissimo nella nevrosi (Singapore, poi, è una megalopoli) , una mia seconda pelle, quello su cui volevo soffermarmi è l’importanza di non fossilizzarsi nel vivere di rendita con i propri schemi, taluni dei quali “vanno di moda”. grazie.

    Un caro saluto
    Marco

  13. Credo, dopo aver letto, con piacere, queste poesie di Marco Saya, che la sua strada che sta percorrendo di verso in verso, sia anche, ma non solo, ricca di quell’ironia precisa che nulla ha a che fare con il semplice divertimento e che, invece, si colloca chiaramente nel progredire della poesia in Italia: bravo Marco!

  14. ho tirato giù da uno scaffale “Situazione temporanea”… era lì, tra le cose ancora da leggere: allora ho iniziato –

    Marco, credo ti farà piacere sapere da che mani mi è stato prestato: Renato Giananti acquarellista… credo che tu lo conosca

  15. @ Ciao Mario, lo conosco bene, l’acquarellista! :-) Spero che la lettura della Situazione sempre “più precaria” sia di tuo gradimento!

    @Carissimo Massimo, un piacere risentirti. grazie per il passaggio e l’apprezzamento.

    Marco

  16. Credo che l’ironica freschezza di queste poesie metta in crisi molta “seriosa” poesia contemporanea, infischiandosene dei suoi inutili narcisismi da primadonna.
    Grazie, Marco

  17. Grazie a te Marco per il passaggio, a proposito di ironia ce la ricordiamo ancora quella dell’immenso Montale in Satura? :-) Mi ricordo di un incontro con Pier Luigi Guardigli insieme ad altri autori pochi giorni prima che ci lasciasse in cui rifletteva su come la poesia italiana fosse, a suo modo di vedere, vecchia di almeno vent’anni e avesse bisogno di nuovi stimoli, un discorso che ci porterebbe lontano…

    Marco

  18. Ironia, musica, musicalità della tessitura segnica, passione e grande padronanza di uno stile e di un dettato unici…

    Marco, inutile dirti che qui puoi entrare e uscire a tuo piacimento, con i tuoi testi, ogni volta che ne hai voglia.

    Grazie a te e a tutti gli intervenuti.

    fm

  19. Pingback: Smog « poesiaoggi

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