Poetarum Silva

Poetarum Silva

 

 

“Nella scrittura ci si pratica (o ci si dovrebbe praticare) sempre al limite, si è (in)naturalmente portati a frequentare i margini, al solo scopo di osservare le cose dall’esterno e per meglio scegliere il punto più adatto per la penetrazione verso l’interno. Questa penetrazione, spesso praticata con dolo (ma questa sorta di effrazione viaggia in simbiosi col dono), è ciò che permette l’avvicinamento al cuore delle cose.”

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J’essaie de me rappeler qui je suis

Massimo Rizzante

Per FERNANDO ARRABAL

[…] Ogni volta che leggo una sua pagina di romanzo, di teatro o una sua poesia mi domando se, di fronte all’opera di Arrabal, il mio mondo non abbia dimenticato per sempre il gusto per l’assurdo. Mi sento un erede senza eredi alla frontiera di due mondi: il mondo di Arrabal e il mio mondo, un mondo in cui, alla riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, si è aggiunta quella dell’uomo, senza che ciò turbasse gli ingegni che, nel loro procedere alla clonazione della realtà, si stanno condannando alla sterilità onirica. Contro la divina non serietà di Arrabal, il mio mondo oppone oggi soltanto il sorriso disincantato di un’arte che ricicla la sua storia: intravedendo la possibilità della sua fine, essa vuole vendicarsi di ciò che ha creato in passato e, per non soccombere, cerca di fare di questa vendetta un piacevole intrattenimento.

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