Poetarum Silva

Poetarum Silva

 

 

“Nella scrittura ci si pratica (o ci si dovrebbe praticare) sempre al limite, si è (in)naturalmente portati a frequentare i margini, al solo scopo di osservare le cose dall’esterno e per meglio scegliere il punto più adatto per la penetrazione verso l’interno. Questa penetrazione, spesso praticata con dolo (ma questa sorta di effrazione viaggia in simbiosi col dono), è ciò che permette l’avvicinamento al cuore delle cose.”

Poetarum Silva

Antologia di prosa e poesia
a cura di Enzo Campi

Testi di

Alessandro Assiri, Cristina Bove, Enzo Campi, Giovanni Campi,
Natàlia Castaldi, Giovanni Catalano, Stefania Crozzoletti,
Glo’ D’alessandro, Luigi Di Costanzo, Gabriella Garofalo,
Federica Gramiccia, Vincenzo Mancuso, Luciano Mazziotta,
Silvia Molesini, Arturo Moll, Gianni Montieri, Andrea Pomella,
Anna Maria Salvini, Antonella Taravella, Antonella Troisi.

“E un nuovo libro è venuto alla vita. Nessuna parola è banale”, è così che si conclude la poesia “Al caffè letterario” di Federica Gramiccia. Basterebbero queste due proposizioni a riassumere e conclamare il senso di quest’operazione. Perché di operazione si tratta, o meglio di una messa in opera, di una sorta di deterritorializzazione dall’evanescenza del web alla concretezza della carta stampata. La questione, se ce n’è, verte proprio sul supporto, su ciò che sta al di sotto e che ospita un elemento volto a caratterizzarlo e significarlo.
Quell’elemento è il nostro caro e bistrattato inchiostro. L’inchiostro è sangue, umore; è quel qualcosa che permette l’avvento dei rituali di appropriazione e disappropriazione. Perché la scrittura si riduce essenzialmente alla compresenza di queste due pratiche. Nella scrittura ci si pratica (o ci si dovrebbe praticare) sempre al limite, si è (in)naturalmente portati a frequentare i margini, al solo scopo di osservare le cose dall’esterno e per meglio scegliere il punto più adatto per la penetrazione verso l’interno. Questa penetrazione, spesso praticata con dolo (ma questa sorta di effrazione viaggia in simbiosi col dono), è ciò che permette l’avvicinamento al cuore delle cose. Non so fino a che punto (ma questo dipende molto dalle singole predisposizioni e sensibilità) in questa antologia si sia potuto instaurare un regime di prossimità col cuore delle cose, ma fatto sta che gli autori si sono messi in gioco proprio in tal senso, dando vita e forma a una successione di eventi letterari. Ognuno di questi eventi è diverso dall’altro, ed è naturale che sia così. Forse è proprio nella lampante diversità di fondo che nasce e cresce una sorta di forza, come una violenta (ma allo stesso tempo compassata) raffica di vento che sospinge le parole verso un luogo non ancora definito e che rimane sempre da ridefinire. Un luogo ove giocarsi attraverso la propria voce. (Enzo Campi)

L’intento (po)etico è simile a quello dell’oracolo di Delfi: non dire, non tacere, ma mandare segnali.
Questa strategia non può però prescindere dal supporto primario in cui si trova ad agire, la rete, e dalla carta stampata che funge da ausilio, da documento stabile di un progetto culturale. Si tratta della seconda sintesi che noi, the meeltin’po(e)t_s, cerchiamo di promuovere. Se la critica letteraria si trova sempre più in difficoltà a razionalizzare le tendenze di questo nuovo secolo, è forse dovuto all’assenza di sintesi, alla fugacità insita nei blog stessi ancora boicottati dalle accademie. Tanti sono infatti i sospetti nei confronti della rete, probabilmente attribuibili alla comprensibile impossibilità di cogliere questo continuo sovrapporsi di testi e problematiche apparentemente così tanto diverse. È però il contesto postmoderno in cui operiamo che ipertrofizza la complessità, e che è il tratto più peculiare del XXI secolo. Il collettivo “Poetarum Silva” raccoglie i frutti del complesso e li combina, offre così uno specimen della diversità poetica che contraddistingue tutti i membri di un solo collettivo. Se l’atteggiamento più diffuso contro la rete è quello che un tempo opponeva la scrittura all’oralità; se il dibattito su poesia e web conia il nuovo proverbio “blogs volant, scripta manent”, noi abbiamo deciso di provare entrambe le strade con la medesima avvertenza: questa antologia non è da ritenersi testata giornalistica, ma fonda la propria composizione solo sulla libertà d’espressione creativa. (Luciano Mazziotta)

In un contesto storico e sociologico permeato sulle leggi del consumo, del profitto facile ed immediato e, quindi, caratterizzato da un esasperante individualismo, parlare di “progetto sinergico”, “Collettivo” ed “ideali comuni”, appare demodé o addirittura utopistico; il risultato è la totale assenza di punti di riferimento per l’arte e la cultura, che da primaria forza propulsiva del progredire umano si trova a soffrire una sopravvivenza fatta di marginalità, depauperata del suo innato ed importante ruolo civile, sociale, etico e quindi “politico”.
Il cuore fondante del Collettivo, che qui si presenta utilizzando la forma cartacea, vuole dare un segno di “presenza” e di volontà d’azione nel disarmante disordine del panorama letterario attuale e si prefigge il compito, difficile e pionieristico, di riavvicinare le persone alle svariate forme che il linguaggio poetico ha sviluppato e sperimentato nel corso del tempo, stimolando la capacità critica dei propri “interlocutori”, sì da offrire e mostrare loro le molteplici possibilità che pensiero e parola sincronicamente possono e devono esprimere. Per queste ragioni le “diversità” del linguaggio e dei mezzi espressivi adottati singolarmente da ciascun autore, devono essere considerati come una sorta di contrappeso alla soffocante omologazione culturale e politica cui siamo passivamente costretti quotidianamente. (Natàlia Castaldi)

 

Testi

 

      Stefania Crozzoletti

È un cerchio senza centro
che percorro
mentre dovrei abitarti
serena nella bocca
nominare distratta
abbassare lo sguardo

non mi sogni immerso
nella tua acqua più dolce
assorto nelle vaghe innumerevoli luci

nel tuo non considerarmi
nei momenti di libera vita
in assenza delle mie griglie
del mio cauto sfiorarti

sto in adorazione del tuo stare

senza

 

      Gabriella Garofalo

Non li possiedi, non t’interessa –
tavoli, sedie, mobili, finestre –
questo soltanto esiste,
la vita sempre, albedo di parola,
l’anima in ricerca:
quindi chiedi alla linfa di salire,
di albero fiato, di esistenza –
ma nasconde padre il suo pensiero,
giovani levano ascolto
conquistano, sorridono,
mentre l’anima, Padre, impreca
ti getta nemica la parola,
t’invoca strattonandoti al perdono –
tutti i luoghi distruggono –
l’albero, l’albero soltanto
leva scabro a proteggerti ramaglia.

 

      Federica Gramiccia

Notte fonda. Cala il sipario.
La messinscena è finita:
basta con gli accorgimenti,
le finzioni, gli artifici, la commedia.
Della vita.

Bianco o Augusto che tu sia,
hai ricevuto approvazione.
Il grande pubblico.
Il grande applauso.

Niente più risate,
schiamazzi e nasi rossi.
Vuoto, solo vuoto, solo e vuoto. Solo.

I muscoli della tua faccia
non seguono più i tuoi ordini
e continuano a farti sorridere.

Eppure il sipario è calato.
Lutti o feste
possono riempire la tua giornata
ma non possono rimandare
lo spettacolo.
Tu devi salire su quel palco.
Non importa quanto sia arduo.

Ambasciatore del sorriso,
la pausa della tua solitudine
è terminata.
Si riapre il sipario.

 

      Silvia Molesini

Suonelli, gingillini.
Una crescita ardente.
Dove andavano dunque i bambini?

Ripetizioni sincere e
santi numi.
Ridiventavano dentr’in fiore sbocci.

Ah l’avessi saputo che
non c’entrava più
me ne sarei staccato liberamente

e l’isola epossidica de
divenire pertinente sente
un grande desiderio in contro.

Ma l’isola l’isola
l’isola
incroccata nell’antro furente

quanti anni diceva che aveva
l’isola
nel sacrato continente

dopodiché se ne andava
a firmare le carte e a deporre
niente niente

un po’ di me?
Paciugo inglorioso
asfittica e pastoia

dente di cane e dente
di leone.
E latte di gallina, toh

che si sappia! l’arlecchina
blu sorella e musa del
bel poeta muto

le giunga al cuore l’urto.

 

      Gianni Montieri

È passato troppo tempo
troppe stagioni di mare grosso
di composte esitazioni
a guardarci le schiene bagnate
dileguarsi nella pioggia

non portavamo mai l’ombrello
certi della comparsa di un riparo
un portico in fondo al viale

ore svanite nei silenzi
nei discorsi mai conclusi
in precaria sospensione.

 

      Anna Maria Salvini

Stabilire la dinamica dell’esserci
come sostare in curva
al prossimo temporale

la forza d’urto alla reazione
della vita, il cedimento sulla porta
tutta la grazia elastica del sangue

(attimo in cui l’avvenire vince l’attrito)

La meccanica del sorriso
non è un dejà-vu
regola, applicazione

è pura eccezione ad ogni accenno
di bonaccia
un vetro spiaggiato, qualcosa
che nell’andare resta.

 

      Antonella Taravella

Non ci sono insostenibili clamori
nella mia voce rugosa,
nella mano tornita e profumata
rabbiosamente presa
e mangiata dai palmi.

Non ho schermato il silenzio
con le mani davanti,
come quando il sole batte
ho solo sentito il tempo
che necessario
si sottraeva al giorno
evolvendo nella nube
che ride birichina.

E quando il bene si piega come carta,
volo a ritroso tremando dagli occhi
mentre non mi concedo
appigli nel volo

 

      Alessandro Assiri

oggi ho il viaggio lungo
se ti sudo ricomincio
ma cambiar riga è ancora casa
un luogo al giorno per parlare
d’improvviso a un altro uguale
dove le dita non le porti
e se succede le ricopi
lontano da quei fianchi
che fan l’alba con il pane
ma si leggono a rovescio
come fiumi a risalire

 

***

34 pensieri su “Poetarum Silva”

  1. e complimenti anche per questa Antologia
    dall “intento (po)etico” “simile a quello dell’oracolo di Delfi: non dire, non tacere, ma mandare segnali.”

    ciao!

  2. arrivo sempre fuori tempo massimo, a festa già finita, ma, ricordandomi che un tempo, al termine della matinée domenicale, usavano projettare una comica, vi lascio questa, il cui testo s’è incartato, proprio come una burla, nel libro:

    1. che bella l’uncognita del tempo sulle tue parole, nella voce di Nevio e l’arte di Orsola…!
      la “festa” non è finita, ma appena iniziata e, forse, non è nemmeno una festa ma un lungo lavoro ancora da fare.
      grazie Teq.
      n.

    2. che bella l’incognita del tempo sulle tue parole, nella voce di Nevio e l’arte di Orsola…!
      la “festa” non è finita, ma appena iniziata e, forse, non è nemmeno una festa ma un lungo lavoro ancora da fare.
      grazie Teq.
      n.

  3. Quel che ho letto mi è piaciuto molto,io di solito lavoro con i ragazzini e con spunti li faccio creare a loro di vario tema, ma in un momento di crisi ne ho create insiema a mia figlia dolescente 5 se le fa’ piacere gliele le mando.

  4. ci ritroviamo dove i più si evitano. nell’anima.
    una volta si diceva che l’unione fa la forza, e qui lo si dice ancora…
    complimenti
    simonetta

  5. O benedettaa poesia, che trasformi la vita in un coro di parole polifoniche la cui bellezza è nel mistero e nella diversità. Amo molto le antologie e vi faccio auguri e complimenti affettuosi. Belle le poesie pubblicate in questo post. Vivete felici e poeti.

  6. Bella presentazione e bei testi. Qui si annuncia un bel libro-antologia da leggere.
    Complimenti a tutti, presentatori e poeti.

  7. sono oltre il tempo supermassimo, ma almeno testimoniare il passaggio , questo si.
    Tutto molto bello ed energetico!
    Tanti sinceri apprezzamenti e in boccallupo al libro
    lucetta

  8. un grazie di cuore a Gianni Montieri che ha creduto in me e divulgato i miei testi, a Natàlia per la limpida accoglienza su Poetarum, a Francesco Marotta per l’ospitalità e a tutti quelli che sia qui che altrove hanno lasciato un segno di lettura.

    Un caro saluto.
    Anna Salvini

  9. Grazie a tutti.

    Teq, “simpliciter e complicatibus”, con il trio Puecher/Campi/Gambula al suo meglio, è una meraviglia.

    Spero che Orsola prima o poi apra una scuola e mi impari un po’ della sua arte…

    fm

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