La prova generale

Nulla cambia da molto tempo in Italia. Dai tempi del fascismo. E da quando una fragile democrazia si è insediata dopo la Seconda Guerra mondiale. Ci sono degli avvenimenti che fanno capire quanto questa democrazia non fosse che apparente. Ciò che è successo nell’estate del 2001 a Genova durante il G8 ha fatto cadere la maschera della “democrazia” italiana. I sinistri fatti accaduti dal 19 al 22 luglio 2001, guardati adesso, assumono un significato che non fu compreso da tutti all’epoca. Oggi, dopo le leggi promulgate da Berlusconi in questi ultimi due anni e che hanno ridotto l’Italia in un regime monocratico, un sultanato con un parlamento su misura, quei tre giorni nel corso dei quali vennero sospese tutte le garanzie costituzionali, come durante il colpo di Stato di Pinochet in Cile, acquistano un significato innegabile: si trattò dell’esperimento “scientifico” di un eventuale regime di polizia, vale a dire ciò che il governo italiano può ormai tranquillamente mettere in atto, nel caso altre manifestazioni avessero ancora luogo. Si è trattato di una “prova generale”.

(Antonio Tabucchi, dalla prefazione a Ça change quoi di Roberto Ferrucci, traduzione di Lorenzo Rossi. Articolo tratto da Il Fatto Quotidiano del 11 giugno 2010, integralmente leggibile qui…)

Annunci

51 pensieri riguardo “La prova generale”

  1. Democrazia… questa parola, in sé, ha significato, nella storia, tutto e il contrario di tutto, per cui è bene, ogni volta, contestualizzarla nel particolare periodo storico. Oggi vuol dire democrazia rappresentativa, cioè democrazia del numero (uno schieramento politico vince le elezioni col tot per cento, dunque la vittoria la decreta un numero), e il numero pertiene alla matematica, non all’etica, non veicola alcun valore, non è definibile da alcun contenuto politico. Poi in democrazia c’è la faccenda del numero attivo, quello, sempre (o quasi) minoritario rispetto alla totalità dei cittadini, che ha fatto la storia perché si mobilita, scende in piazza, insorge, si fa carico di responsabilità universali (ad assaltare la Bastiglia c’era un ristretto numero attivo di persone, così ad assaltare il Palazzo d’Inverno). Il suo “corrispettivo”, e anche contrario, è il numero passivo, quello che nella lunga bonaccia della storia, nel suo tran-tran di decenni (o secoli), in democrazia rappresentativa si reca alle urne (unico suo momento espressivo) e stabilisce, dividendosi a sua volta in maggioranza relativa, opposizione e astensione, il vincitore politico del momento. Il suo principio democratico costitutivo è: “una testa un voto” (bel principio, anche se sempre più spesso di fronte a ciò mi domando: ma a una testa di c…o che tipo di voto corrisponde, se non, a sua volta, di c…o?). Questo, insomma, è il tipo di democrazia invalso, con tira-e-molla e temporanei balzi indietro nella storia, da circa due secoli a questa parte. Mentre alla porta si è cominciata ad affacciare la c.d. democrazia partecipativa, o diretta, alla quale al momento io riservo la mia preferenza.

  2. La mia idea di “democrazia” è chiaramente espressa nei simboli qui a fianco, che non stanno lì a far bella mostra di sé o a riempire uno spazio vuoto.

    Tanto per dire, in buona sostanza, che in questo particolare momento, starsene a filare distinguo variamente articolati, o a rivendicare “posizioni” e “rendite” acquisite, equivale né più né meno che a un chiamarsi fuori: serve unicamente a rafforzare il regime in atto, a trasformarlo in un tratto indelebile della storia futura di questo paese.

    Ci sarà tempo per le analisi e le eventuali attribuzioni di meriti e colpe, ma adesso bisogna agire concretamente, inventarsi strategie di lotta non violenta, di disubbidienza civile, di resistenza ad oltranza in nome di valori imprescindibili. Bisogna iniziare a dire, nei fatti, assumendosene tutta la responsabilità, da che parte si sta – perché non basta la semplice petizione di principi, l’appello da firmare, la manifestazione di “testimonianza”: stanno tutti diventando strumenti funzionali al consolidamento del più becero governo fascio-classista della storia (ex)repubblicana.

    Gestendo un blog letterario, sento che ormai ne ho le palle piene di poeti, scrittori, poetucoli e scrittorucoli che continuano imperterriti a coltivare il loro misero orticello mentre intorno la colata escrementizia sta impregnando anche l’aria che si respira: mi stanno letteralmente sul cazzo quelli che non si schierano mai, perché il loro compito è unicamente di “portare la poesia alla gggente, mica fanno politica, loro”; quelli che scrivono sui giornali del padrone di questo paese, che fanno gli utili idioti in tutti i suoi mezzi di informazione, che propagandavano fino a ieri la menzogna di un “paese felice, pieno di amore” e che oggi chiamano ai “sacrifici” le fasce di popolazione marginali e non protette.

    Basta con questa infingardaggine, con questa collusione quotidiana mascherata da “ragioni della democrazia e del dialogo”: dialogo con chi?

    Io sono e sarò sempre contro questa merda, comunque camuffata – nel lavoro, nella scuola, in rete, per strada, al bar, al mercato – e la combatterò ogni giorno con le sole armi che conosco: quelle del pensiero, della presenza concreta e della parola. Contro. Irriducibilmente contro.

    fm

    1. con te. contro.
      se la poesia è fine a se stessa è un vuoto gioco di parole, un cruciverba.
      la letteratura è e dev’essere espressione di un pensiero, non può restare inerme a galleggiare sulle nuvole priva di aderenza e compartecipazione al reale.
      prendere posizione significa dire e rivendicare – pacificamente e civilmente – un diritto che è anche dovere e ruolo sociale, etico, civile, politico.
      Chi non se la sente, benissimo, vivrà cent’anni forse… ma che non la venga a smenare.
      Rivendicare un diritto è un dovere.
      nc

  3. Effettivamente il massacro avvenuto a Genova si configura come prova generale , avallata dalle pene irrisorie comminate ai picchiatori della Polizia ( dirigenti e “truppa” ) . Verosimile quindi che episodi del genere possano tornare a verificarsi . Che fare ? “Resistere resistere resistere” esortava andandosene in pensione il buon Borrelli . Ma la nostra è resistenza senza mezzi , internet fa il solletico a “Papi”, non è come in USA dove Obama ha potuto farne un volano decisivo per arrivare alla Presidenza . Papi ormai si è preso troppo vantaggio : diciotto anni di televisione “alla sua maniera” hanno cambiato gli italiani , c’è stata una vera e propria mutazione antropologica , i suoi disvalori sono entrati nel DNA della gente anestetizzata/clonata/imbarbarita senza accorgersene … e in questo bel quadretto mettiamoci doverosamente l’inanità e l’acquiescenza della Sinistra che abbiamo sempre votato ( turandoci il naso come Montanelli ) ; una Sinistra che ha ora in Vendola un sussulto , un segnale di pulizia e di lungimiranza politica ; ma è lo stesso Vendola che se si mettesse in testa di spazzare via il caporalato nella sua Regione farebbe la fine di Falcone e Borsellino. Ha scelto di vivere e non lo fa .
    Continuiamo quindi con internet , con le Riviste , in autobus , nei readings e letture pubbliche : basta una frase ad hoc , non c’è bisogno di comizi . E mettiamoci la faccia , anche a costo di pagare di persona alle mafie e mafiette letterarie di questa italietta . Restiamo persone pulite , uomini liberi ; e se ne siamo capaci , con quello che scriviamo , facciamola finita di guardarci l’ombelico e facciamo qualche robusta sacrosanta puntata critica sul sociale , non possiamo in perpetuo vergognarci come ora di essere italiani !

    leopoldo attolico

  4. mi viene in mente quanto successe a genova 50 anni fa, la lotta dei camalli contro i fascisti.
    la guerra e l’antifascismo, quello vero, erano ancora nella memoria e nelle ferite di tanti uomini e tante donne.
    sarebbe mai possibile oggi avere quell’energia e quella sincerità?
    non lo so, forse abbiamo troppe comodità da perdere, anche quella di avere un monitor e una tastiera davanti, me per prima…..

  5. ah Leopoldo, cerchiamo di non beatificare nessuno, neanche obama, che già il premio nobel “preventivo” alla pace ci dovrebbe svegliare fuori!
    per ora santo obama sta dando la caccia a Julian Assange, co-fondatore di Wikyleaks, un sito che preoccupa non poca la casa bianca, qualsiasi presidente vi sia insediato.
    la libera informazione è il cane da guardia della democrazia, sfido qualunque potente, anche il più democratico, a non temerla.

    1. Credo che sia stato lo stesso Obama a porsi in una posizione critica nei confronti del Nobel ricevuto . Questione di onestà intellettuale che certamente non gli manca . Nessuna persona di buon senso vuole beatificarlo , sta di fatto che chi si mette contro le multinazionali per i diritti di quaranta milioni di persone senza assistenza medica significa che ha le palle ( non per niente , quando ha fatto capire di che pasta era fatto in campagna elettorale , c’era pronto per lui un fucile di precisione su una terrazza a trecento metri di distanza , il che è significativo ) .
      Non credo poi che possa essere messo in crisi da un sito ostile un individuo che non ha nulla da nascondere e di cui gli americani conoscono ormai bene il caratterino e dove va a parare .
      Gli americani non sono gli italiani che si fanno abbindolare dalle barbarie della Lega e dai siparietti squallidi di Papi & Co.

  6. ecco, finalmente! SCHIERARSI, nei fatti… e senza piagnistei della serie: “sono troppo potenti, controllano i media, le sinistra non c’è” ecc ecc. Tutto vero, e allora? Riprendersi gli spazi della politica, senza delegare a partiti e sindacati corrotti, disobbedire ora, subito, dove e come si può.
    tenchiù

  7. non mi meraviglierei che questi uomini che da circa una ventina d’anni si sbracciano e straparlano di democrazia e dialogo, passassero alla pratica di cui genova è stata una prova generale. mai sentito pronunciare così tanto quei due termini. se ci fate caso siamo di fronte ad un’accelerazione e ad un accumulo esponenziale di atti indecenti: chi ci assicura che non passeremo alla stagione delle purghe, delle sparizioni? forse è il prezzo da pagare perché questa nazione senz’anima la ritrovi, si risvegli? il regime poliziesco potrà funzionare non prima di aver esautorato i magistrati, di aver intimidito la stampa. quanto a quest’ultima manovra, anche il caso boffo è stata una prova generale: come ti distruggo una carriera e una reputazione inventando tutto, se ho alle spalle i denari e il potere.
    ringrazio d’alema e la sua bicamerale, mentre andava risolto, visto che siamo tutti stalinisti, stalinisticamente il conflitto d’interesse.

  8. Leopoldo, la riforma sanitaria di obama rileggitela bene, non è rose e fiori, ma ancora molte spine nel culo dei poveri senza assicurazione sanitaria.
    il nobel non l’ha rifiutato e non molto è cambiato dall’era bush, da quelle parti, ancora si spara e si riarma e si rifinanzia.
    quando obama è stato eletto ho sperato che ci fosse una possibilità per gli ultimi del mondo, poi ho capito che l’unica differenza era un’orto politicamente corretto nella residenza presidenziale.
    la fede non mi appartiene.
    scusate, sono andata decisamente fuori tema.
    anarchia!

    1. quando obama è stato eletto ho sperato che ci fosse una possibilità per gli ultimi del mondo, poi ho capito che l’unica differenza era un orto politicamente corretto nella residenza presidenziale.

      Perfettamente d’accordo.

      fm

  9. ….e disubbidienza civile
    solo questo ci può salvare
    a costo di ritornare sui monti
    un po’ scomodo però…..

    se ci si conta quanti siamo?

  10. non è solo a quella che ci si deve opporre schierandosi nettamente,ma a tutte le false riforme architettate per mandare alla malora le classi sociali da mungere come schiavi per tutti i prossimi anni, abbattendo quel poco di capacità di acquisto di una casa e di pochi altri beni necessari a vivere, disgrgando al possibiltà di una istruzione che formi la capacità di leggere e criticare lo schifo quando è questo ciò che viene spacciato per civiltà. Massacrate queste classi, tutto il resto si pensa sia una passeggiata. Ma si sbagliano, si sbagliano di grosso, significa che non hanno studiato abbastanza bene la storia, altrimenti saprebbero che sempre, proprio sempre, in ogni regime, che si credeva al sicuro sia accaduto un rovescio.Questo non è diverso. Ciò che ora è necessario ricordare è che ciò che si farà non sarà di ripercorrere gli stessi errori. Anche per chi si batte serve avere bene chiara la storia. Non è più tempo per commettere errori grossolani. Per quanto mi riguarda non ho mai smesso di dire e agire con nitidezza.ferni

  11. Pingback: La prova generale
  12. La sinistrina fighettina e frou-frou di D’alema e Co. ha un ruolo non secondario, anche se esterno (il che è peggio) nel consolidamento del regime in atto. Hanno bruciato ogni rapporto col territorio, le sue dinamiche, i suoi problemi e i suoi bisogni, facendone campo di conquista per l’identitarismo xenofobo fascio-leghista; hanno dissipato un intero patrimonio di lotte, di memorie e di valori; hanno contribuito a trasferire la politica dal suo “teatro” naturale ai salotti televisivi, cioè sul terreno preferito dell’avversario; pur di presentarsi come il “berlusconismo dal volto umano”, hanno inseguito i peggiori rappresentanti del clericalismo e del doroteismo d’antan; piuttosto che lavorare a un progetto etico-politico alternativo al regime montante, hanno fatto terra bruciata di tutto ciò che si muoveva alla loro sinistra, contribuendo ad isolare le poche sacche di resistenza ancora presenti. Anche e soprattutto nel sindacalismo di base.

    Ora, a quanto sembra, si sono accorti, o fingono di farlo, di cosa è diventata l’Italia, fuori dalle luci dei brunivespi e delle comparsate televisive.

    Ora capita anche di sentire qualcuno parlare di “regime”; ora qualcuno di loro ha capito – sempre troppo tardi! – cosa si sta giocando nella partita di Pomigliano. Se passa il piano del conducator Fiat, non c’è più speranza: il tabù lavoro, l’ultimo fantasma che agita le notti arcoriane, sarà infranto: chi entra in un posto di lavoro, lascia fuori dai cancelli, per sempre, diritti e cittadinanza.

    Intanto, però, c’è una buona notizia: anche ieri, un gruppo di p(o)eti alternativi e antisistema (da salotto) ha letto le sue poesie in un pub, ha fatto la sua rivoluzione. Fuori c’erano parcheggiati i suv di parecchi degli avventori…

    fm

  13. “Gestendo un blog letterario, sento che ormai ne ho le palle piene di poeti, scrittori, poetucoli e scrittorucoli che continuano imperterriti a coltivare il loro misero orticello mentre intorno la colata escrementizia sta impregnando anche l’aria che si respira: mi stanno letteralmente sul cazzo quelli che non si schierano mai, perché il loro compito è unicamente di “portare la poesia alla gggente, mica fanno politica, loro”; quelli che scrivono sui giornali del padrone di questo paese, che fanno gli utili idioti in tutti i suoi mezzi di informazione, che propagandavano fino a ieri la menzogna di un “paese felice, pieno di amore” e che oggi chiamano ai “sacrifici” le fasce di popolazione marginali e non protette.”

    Come non condividere, caro Francesco.
    Un abbraccio
    Giovanni

  14. sai, ieri ero a Crespino, un paese di 2000 abitanti, comunque in calo, che sta lungo il Po, poco prima dell’inizio del delta. La leggenda vuole che qui sia caduto Fetonte.Il Po ha trascinato e tracimat sulla vita di così tante persone qui,che Fetonte è un lusso per chi ha l’anima intellettiva,non quella concupiscente che chiede e vuole avere pane da mangiare e lavoro per farlo quel pane, senza rubarlo. Niente suv, un silenzio da giudizio universale e una campagna di ori come non se ne vedono nemmeno sulle pale d’altare, stesi in terra, da coltivare. Ecco, questa la poesia dentro cui c’è stata Ulona,la raccolta di Zuccato e Maliborghi di Caniato.
    Ti lascio un passaggio di Ulona:
    “Parli in dialett parché dumâ in dialett/se vede tüta la merda che gh’è dent”
    ferni

  15. Niente da dire, Fernanda. Anch’io vengo da una terra dove bastava stringere una zolla nel pugno per veder spuntare una piantina. Ora è tutto in mano alle mafie, è roba loro, così come per millenni è stata roba dei padroni. Ai braccianti e ai contadini il sudore per far spuntare quella ricchezza gli procurava a malapena quel tanto che bastava per sopravvivere fino al giorno successivo. E, a volte, nemmeno quello.

    Io ce l’ho con i poeti e scrittori “polaroid”, gli ignavi che si limitano a fotografare l’esistente e le sue “brutture”, affidando a ciò che scrivono, o leggono in pubblico, il compito di cambiare lo status quo. Quando servono davvero, non li trovi mai, sono tutti lì a compulsare gli orari ferroviari del paese, a visitare tutte le stazioni, nella speranza di imbattersi nel treno “buono” – quello che porta alle riviste e agli editori che contano, ai premi che danno soldi, alle comparsate “gettonate”.

    La rete ne è piena, straborda: sono quelli che per combattere il “padrone”, a parole, blandiscono nei fatti i suoi “dipendenti” – i servitori che possono introdurli al gran ballo. Non cercarli mai, quando servono: sono davanti al video a gustarsi l’ultima cèmpson lìg o a incazzarsi insieme ai santori e alle guzzante. Il loro compito è già assolto, hanno già dato: non hanno infatti scritto una poesia sulle atrocità della guerra, sulla precarietà del lavoro, sulle donne maltrattate, su…?

    E sì: ecco la “letteratura che si sporca le mani”!

    E no, cari: le mani se le deve “sporcare” il poeta, non la poesia. Così è troppo facile – e le manine della stragrande maggioranza di voi sono bianche immacolate, da prima comunione.

    fm

    1. è vero quello che dici Francesco, per quel che mi riguarda mi metto in discussione, ogni giorno e questo mi crea un reale conflitto.
      non ho molto oltre la parola, cerco di farne un buon uso, spesso sbaglio, ma la faccia ce la metto sempre, prendendo posizione sempre.
      se non fossi madre, non starei ferma a scrivere. e sono stanca di scrivere, non sai quanto vorrei madare affanculo tutto ed essere libera di agire.
      non lo so, sono molto demoralizzata, non riesco ad essere contenta di un libro tra tanti, non ci riesco.
      spero che si faccia muro, tutti insieme, che si faccia qualcosa
      anche per questo vengo sempre qui, per il “poeta”, non per la poesia.
      scusami, è un commento stupido.
      ciao Francesco.

  16. Una interessante serie di riflessioni questa che leggo. Rifacendomi a una frase che scrissi, imprudentemente?, a commento degli interventi sul mio libro fu proprio “La poesia poi deve sporcarsi le mani” mi sento di dover intervenire. Io che sono un autore parzialmente “appartato” rispetto al mondo del gran ballo di cui FM parla, e che sono un uomo semplice, non posso concordare fino in fondo con affermazioni tendenzialmente genaraliste. Prima di affondare tutta la produzione letteraria, minore o maggiore che sia, in una melma asfittica di bianche manine immacolate bisognerebbe conoscere l’autore, il poeta in questo caso, che sta dietro il prodotto, la poesia per esempio. E siccome la resistenza si fa con le azioni, indipendentemente dalla loro grandezza, può darsi che dietro ci sia un cittadino, e un lavoratore che combatte quotidianamente la propria seppur piccola lotta quotidiana sul posto di lavoro prendendosi ceffoni per difendere le proprie idee di equità, di sana convivenza, di giustizia, magari ci sta un padre di figli precari o peggio di figli forzatamente bamboccioni, un contribuente dipendente che oggi deve risanare i danni di decenni di porcherie, qualcuno che tenacemente persegue quel che pensa corretto con gli amici, nei luoghi pubblici, assumendosi responsabilità di rappresentanza e di, anche questa piccola, visibilità magari con una associazione culturale, pungolando il sindacato, scegliendo di votare in un modo…. insomma qualcuno che poi traduce la propria vita e le proprie convinzioni anche in un libercolo di poesia che arriverà si e no a 50 persone sperando che anche questa sia una via, una goccia, che porti un contributo.
    Sono consapevole del minimo impatto che questo possa avere, ma è in qualche modo inaccettabile alzare la voce contro, demolendo contemporaneamente la propria stessa voce….

  17. Stefano, perché sentirsi tirati in ballo, ad personam? In un contesto del genere, se io (fm) sono poeta, non mi sono minimamente chiamato fuori dal discorso: è, prendere o lasciare, esattamente quello che vedo in giro. Nessuno sta mettendo in discussione quello che dici: sto solo “denunciando” il gioco a nascondino, il camouflage elevato a modus vivendi, pubblico e privato, di tanti che, in un frangente come questo, preferiscono starsene alla finestra a guardare cosa trascina la corrente – nella segreta speranza di non vedere mai il proprio “cadavere”.

    Tu vedi altro? Buon per te, magari hai una vista migliore.
    Io, invece, vedo nero: vedo le menti migliori della mia e della tua generazione starsene impassibili di fronte allo sfacelo e al degrado che, a parole, pure dicono di condannare. Hanno paura, esponendosi, che gli chiudano il blogghetto dove discorrono del “nuovo” neorealismo? Hanno paura di inimicarsi qualcuno? Di non essere più invitati a questo o a quell’altro festival? E, guarda caso, poi, all’impassibilità sostanziale, nei fatti concreti, corrisponde uno pseudomovimentismo parolaio, versicolare – che è esattamente, da sempre, il corrispettivo speculare, variamente aggiornabile, della falsa coscienza: lavata a risme di buone intenzioni e di scritti “contro”, di “denuncia”. Ma contro chi? Denuncia di che?

    E quando scrivi: Prima di affondare tutta la produzione letteraria, minore o maggiore che sia, in una melma asfittica di bianche manine immacolate bisognerebbe conoscere l’autore, il poeta in questo caso, che sta dietro il prodotto, la poesia per esempio, come non essere d’accordo… E allora, però, prova anche a rovesciare la prospettiva; prova a vedere quanti dei “poeti e scrittori polaroid” usano lo stesso metro nel momento in cui si trovano di fronte a scritture che – molto semplicemente – non sono in grado di capire, di approcciare, di decodificare. Credi si pongano il problema che tu, indirettamente, chiedi a me di pormi?

    Io me lo pongo, loro no: io li accolgo, li leggo, li rispetto. E loro?

    Chi sa perché, poi, quando si tratta di “uscire fuori” dal blog o dalla pagina scritta e mostrare la propria faccia nei “veri” luoghi del conflitto, invariabilmente, chi mi ritrovo accanto sono studiosi di filologia dantesca, della questione omerica, del sesso degli angeli…

    Sarà un caso?

    Ciao, buona notte.

    fm

  18. Grazie Francesco della attenzione e della risposta!
    Nessun coinvolgimento ad personam, solo un gancio a parole utilizzate, per porgere un punto di vista.
    Vedo nero anch’io, molto nero attorno. E mi convinci per quel che affermi.
    Per chi non è così dentro come te alla produzione e ai comportamenti, né conosce così a fondo autori, gran ballo e relative dinamiche, sembrava però un manrovescio senza troppe distinzioni: come quando il maestro punisce l’intera classe perchè qualcuno ha fatto una mascalzonata :-)

    Ciao
    Stefano

  19. nemmeno le firme su Amnesty sono più di poche centinaia, al limite mille, duemila… anche quando si parla di ragazzi di 20 anni in Iran, condannati per “ostilità a Dio”. Genova è stata un banco di prova selvaggio, infatti: anche perché non è una città settentrionale, non è il posto che un establishment milanese e padano può amare (non è un caso che B. dicesse “Genova sgarrupata”, quando veniva qui a controllare che il taglio conico degli allori fosse perfetto). ma qui la presenza del “popolo futuro” è massiccia, mentre la città ‘bianca’ è vecchia. questi giovani sono molti e non sono l’Italia, i vecchi spariranno, e forse anche l’Italia. le leggi dello Stato valgono finché lo Stato c’è: ma non è detto che uno Stato sia eterno; e la mutazione antrop. delle televisioni ha a fianco la mutazione etnica. intanto anche Genova si anestetizza nei suoi giovani ‘bianchi’, il venerdì sera, a migliaia nel quadrato della movida, e a 20 anni si pipa coca e si dispera – purché non escano dal quadrato, come i poveri di Città dall’alto di Porta… parlo male, secondo la grettezza che ormai sembra il mio marchio – ti abbraccio, Francesco, lo sai
    massimo

  20. Sono appena tornato dal lavoro, da un posto ridotto a un’immensa maceria morale e fisica e spacciato dall’informazione di regime come il migliore dei mondi possibili.

    Solo il tempo di liberare un paio di interventi e di ribadire che wordpress blocca automaticamente i commenti di chi entra qui per la prima volta. Nessun indebito fermo da parte mia.

    Vi rispondo più tardi. Un saluto a tutti.

    fm

  21. Disobbedienza, subito e meglio se uniti.
    Devo dire che comincio a vergognarmi di me, delle posizioni che prendo ma che poi non hanno seguito. Quale seguito? Questo il problema e la domanda. Un seguito costante, che possa accomunarci ma soprattutto farsi sentire, notare. Un seguito coerente con tutti i pensieri lasciati a destra e a manca che vanno dicendo “non ci sto, non è giusto”.
    Mettiamo banner sul blog, leggiamo i “giusti” concordiamo ma… voglio il ma, il dopo, e se qualcuno ha proposte le tiri fuori.

    Mi vergogno anche di questo commento, è proprio diventata una questione di decoro che se ne va piano piano se tutto resta solo parola. Questo, ciò che io avverto al momento.
    Grazie.

    clelia

  22. sto facendo un lavoro sulle cave di marmo, ho letto “I ricordi sono pietre” parla di lotte operaie e vita politica dei militanti comunisti di Botticino. Nel 59 ci fu uno sciopero che durò tre mesi. Dalla testimonianza di Mario Rossi “… Non era uno sciopero da stare a casa ad aspettare, era uno sciopero che tutte le mattine duecento o trecento operai si partiva in bicicletta e si andava a Rezzato o a Brescia. .. Gli operai erano tutti uno. Non c’era uno che scarlingava e chi ci ha aiutato tanto a tenere assieme gli operai, a tenere assieme le famiglie, specie quelle più bisognose che non avevano niente da mangiare, sono stati gli operai della provincia, i contadini della Bassa”. Leggendo questo libro mi sono chiesta: oggi sarebbe possibile scioperare per tre mesi? Ci sarebbe tanta solidarietà? Cosa manca all’uomo di oggi rispetto a quello di ieri?
    Mi piacerebbe mettere qui una poesia di un cavatore ma è troppo lunga.
    Credo che oggi c’è troppo individualismo (ho scoperto l’acqua calda) e poesia e scrittura che ruotano intorno a un ombelico: quello dello scrittore e quello del poeta. Ciao Lucia

  23. “Cosa manca all’uomo di oggi rispetto a quello di ieri?”

    Piuttosto sarebbe da chiedersi cosa ha l’uomo di oggi che quello di ieri non aveva e che, proprio per questo, scioperava tre mesi ed era solidale?

    Sin dai tempi della Rivoluzione Francese, le masse si son sempre mosse per fame. Prima della presa della Bastiglia c’è stato l’assalto ai forni. Quando la piccola borghesia si è accorta che questa mandria affamata di poveracci era arrivata al limite vi si è messa alla testa facendo loro credere che abbandonando i forni e occupando la bastiglia avrebbero riempito meglio le loro pance. Così non è stato.

    Oggidì sono ancora relativamente troppo poche le pance vuote. E tale numero relativamente contenuto non riesce ad aggregarsi per una serie innumerevole di ragioni. Ci si riempie la bocca di democrazia e libertà. Ma quale democrazia? quale libertà? La democrazia è una invenzione (bisognava pur sostituire la religione con qualcosa) e la libertà l’uomo la ha e la teme fortissimamente, ne teme le responsabilità.

    Allora di cosa parliamo? di cosa stiamo parlando? perché ci lamentiamo? Ognuno fa ciò che può e ciò che crede e vive e si comporta nel rispetto dei propri principi (o di quelli condivisi che ritiene idonei). Se scriviamo per la Mondadori o per l’Einaudi ci riempiamo la bocca di democrazia facendo bene attenzione a non fare nomi né cognomi. Se non scriviamo per nessuno ci mettiamo la faccia e, volendo, anche il culo ma non ci ascolta nessuno (o così pare). Perché le stesse stronzate che dice Saviano le dico anche io e chissà quanti le ripetono da decenni senza che gli si faccia caso. Ma se lo dice Saviano è da mobilitazione generale.

    È tutto fottutamente mediatico. Ma chi ha le stesse convulsioni da sconvolgimento per verità rivelata quando parla Lodato? Chi ha parlato di verità assoluta quando è stato pubblicato il saggio 30 anni di mafia?

    Che la Storia faccia pure il suo corso e travolga gli sfortunati traghettatori del momento. Ai posteri l’ardua sentenza. Se c’è una ed una sola ragione per cui valga la pena vivere a lungo è per vedere come va a finire. Nel frattempo, di sicuro, io non mi torturerei più di tanto per l’idiozia generale. Penserei a fare ciò che è nelle mie possibilità e ad esercitare oltre alla mia libertà d’acquisto anche il mio potere di dire no.

    L

  24. Qui da noi, in una regione da sempre pronta a rincorrere duci, preti, conservatori, dal nostro piccolo triangolo di terra abbiamo sempre ribadito con forza, con la lotta e con il voto, la nostra avversione ad ogni regime, ad ogni limitazione della libertà. Sono valori inscalfibili. Non rincorriamo i flautisti come topi drogati da facili lusinghe. So, sappiamo, da sempre, da che parte stare. Non si cede di un millimetro, adesso come ieri, come domani.

  25. La Genova del G8, per l’appunto, parliamone. Genova ha rappresentato un punto dolente, non solo per la macelleria poliziesca lì avvenuta, che è costata la vita a Carlo Giuliani, e di cui alcune bugie e contraddizioni del potere, le più evidenti e impossibili da ricoprire – nemmeno tutto il bitume che cìè nel golfo del Messico ci riuscirebbe -, stanno venendo fuori nelle varie fasidei procssi in corso. Ma è stato un punto dolente per l’allora movimento di movimenti, che nel dopo Genova ha cominciato a spaccarsi, le varie sue anime a fare distinguo, i pacificisti da una parte, i cattolici dall’altra, la rete lilliput, la tavola della pace, gli anarchici, i movimentisti da altre ancora. Poi, nel giro di poco tempo, l’afasia, il deserto. Oggi è doveroso ripendere a resistere, ribellarsi, a disobbedire civilmente (c’è chi non ha mai smesso), ma senza credere né sperare in una coralità (dei pochi) indistinta, perché se non si sciolgono i nodi politici sottesi, le divisioni ritornano.

  26. @ Luigi: certo la fame è un fattore importante ma non credo sia l’unico, penso anche che allora la televisione l’avevano in pochi, forse c’era una coscienza di classe che oggi non c’è, e se è vero che la democrazia non esiste esiste però l’idea della democrazia verso cui tendere. Per quanto riguarda Saviano: se Gomorra lo avesse pubblicato un piccolo editore quanti lo avrebbero letto? Forse qualcun altro ha scritto di rifiuti e camorra, forse anche lo ha fatto meglio di Saviano ma la sua voce non è giunta ai più. Perchè? Forse non era quella giusta per quel momento, forse non era l’editore giusto, forse …. cosa importa in fondo? Quello che conta è che se ne parli, se ne legga, se ne discuta. Forse il parlare, il leggere, la discussione non porterà da nessuna parte, di sicuro però se non non se ne parla, se non si scrive ci attende solo l’oblio, e la sottomissione.
    Lucia

  27. ho paura che ogni blog, anche questo angolo “miracoloso” di FM, e altri luoghi della rete siano funzionali e organici allo “stato di cose” perchè funzionanti, loro malgrado, da sfogatoio. è come se la rabbia si dissipasse e non venisse incanalata e trasformata in qualcosa di utile. dobbiamo trovare modi nuovi di aggregazione, di organizzazione; ma ci si è disabituati al dibattito, al dialogo, prevale, in ogni campo, il più becero individualismo, futto, io credo, di questo “stato di cose”: ogni buon consumatore che si rispetti è un individualista sfrenato, e, come disse Cèline, siamo in un mondo in cui “tutti” vogliono essere Pasteur, perchè è bastato avere un pezzo di diploma o di laurea in tasca per far insuperbire la maggioranza di noi. la nostra capacità di comprensione media dell’altro si è rattrappita, l’altro, fondamentalmente, non ci interessa. il nostro ego è diventato un feticcio da portare avanti, come un sacramento, costi quel che costi. a volte mi auguro l’avvento di un vero e proprio trauma che ci possa ridestare da questa cappa di torpore generalizzata, ma neache questa crisi economica ha inciso sulla auto-coscienza media e, anzi, avendo peggiorato le condizioni del mondo del lavoro, ogni persona è sempre più indotta a pensare al proprio particolare, al modo per sfangarsela. non vedo all’orizzonte nulla di buono

  28. Io gliela tiro dal giorno del suo ultimo compleanno : è sotto stress , ha settantatre anni e un pacemaker . Ancora al massimo tre anni e ce lo togliamo di mezzo .

    – PS
    Concordo col primo intervento di Aldino Leoni

    leopoldo attolico

  29. Sarei più indulgente, o anche rassegnato, nei confronti delle “manine immacolate”, perché penso che non far nulla sia sempre meglio che non fare del male – magari con le migliori intenzioni ma con scarsa comprensione delle implicazioni. Certo questa crisi ha messo a nudo in maniera impensabile la cleptocrazia gangsteristica che ordisce splendori e miserie di questo nostro mondo: si configura davvero un clamoroso “tradimento delle élite”, con perdita abissale della fiducia in qualsiasi tipo di rappresentanza. E d’altra parte si tratta di un mondo che ancora ci nutre, in molti casi ci tratta bene, e che non sembra affatto facilmente “aggiustabile” – considerato l’effetto paralizzante di livelli di complessità sedimentata e raffinata ad arte. Considerato questo, dovrebbero specialmente i poeti cavarci da questo impiccio? Se dicessi che lo devono fare i pittori, apparirebbe subito l’assurdità dell’idea, invece i poeti si immaginano volentieri come profeti, e chissà che proprio nel loro calderone di memi non sia in incubazione qualche nuovo Cristo, un’idea capace di infettare le menti ed imporsi, con una dose modica di sangue ed inevitabile ingiustizia. Finora direi che non si vede all’orizzonte nulla del genere. E poi non vedo perché gente specializzata soprattutto a produrre piccole epifanie di significatività ad alto tasso emotivo, forze talvolta deflagranti ma a cortissimo raggio, che presuppongono vicinanze rare, elettive, esclusive, personali, tempi lunghi di “accordamento” dell’anima, con il supporto di una generosa profusione di miti, affabulamenti, lusinghe, autoinganni, triangoli mimetici eccetera, debba produrre l’idea (o il rizoma di idee) capace di dare chiarezza e coesione, e quindi efficacia, agli sforzi degli oppressi, o, più in generale, dei meno favoriti, o dei mezzo favoriti e mezzo turlupinati, in proporzione variabile..

  30. @ leopoldo: morto un Berlusca si fa presto a trovarne un altro. La fame non e la condizione sine qua non, però porta all’esasperazione. E personalmente credo siano davvero poche le persone esasperate oggi in italia (escludendo l’esasperazione mediatica).

    @scritture: ecco appunto. ciò che ha vinto non è mica il contenuto di Gomorra, se non la sua mediaticità (guarda le discussioni varie sul libro, su Saviano etc.). Come dice Severino su Affari Italiani: i veri camorristi non sono quelli descritti da Saviano in GOmorra, ma i suoi lettori che dopo aver riposto il libretto nella libreria non hanno fatto un cazzo.

    @ Lombardini: in effetti, con tutte le buone intenzioni che l’autore del post e i commentatori possono avere, è il risultato che si ottiene se ci si limita a questo: lamentarsi e stracciarsi le vesti sui blog. Ma a cosa serve se poi per trovare lavoro, nella stretta della difficoltà individuale, si ricorre nel nostro piccolo alla “cricca”. A cosa serve lamentarsi per poi andare a votare questa banda di becera umanità (a dx come a sx)? A cosa serve struggersi per la nostra povera patria se poi in fondo il condono immobiliare casca proprio bene? etc. etc.

    Non bisogna mica necessariamente prender su i fucili e iniziare a sparare. Ma nemmeno limitarsi a pubblicare articoli su articoli e manifestare la domenica pomeriggio e poi tutti a casa con il suv. Ognuno, nel suo piccolo, può fare tanto. Una trasmissione a frattali dei valori che si ritengono degni di essere trasmessi: all’interno della propria famiglia, dell’ufficio, nell’urna, a scuola, al bar etc.

    Solo un esempio: ero al bar che prendevo un caffè quando all’improvviso dall’altra sala viene fuori una ragazza credo fosse afroamericana in lacrime che mandava a cagare tutti. Nessuno in quel bar si degnò di alzare la testa. Nella più totale indifferenza ciascuno era lì con il suio caffé o a dire le sue stronzate con gli amici. Forse qualcuno si è pronunciato in una smorfia di fastidio per le urla. Magari questa è la stessa gente che si dice contro le leggi razziali, le discriminazioni, la libertà e menate varie.

    Insomma, un po’ come quelli che manifestano contro la guerra in iraq però votano PDL, hanno il SUV e il petrolio rientra tra i loro diritti. Molta gente non sa nemmeno quello di cui sta parlando (come spesso accade l sottoscritto). E sono sicuro che non è colpa di mamma TV. L’uomo è fondamentalmente pigro. E poi non riesce a vivere senza “mistero, miracolo e autorità” – Dostoevskij docet.

  31. Elio, ormai viaggi con la solita solfa (cristi, profeti, memi, poeti, etc. etc) peggio di un testimone di geova. Faresti meglio, secondo me, a farti sfiorare dal dubbio, di tanto in tanto, di poter anche non aver capito niente di quello che leggi: esattamente come in questo caso.

    Ho da fare adesso, più tardi ti spiego perché. Almeno per “quanto” mi riguarda.

    fm

  32. @ Elio: quello che hai scritto lo hai scritto così bene che quasi ti do ragione. Peccato che però nessuno qui ha parlato di poeti-salvatori-del-mondo-in-rovina. Qui si sta parlando di individui, siano essi poeti, pittori o metalmeccanici. Siccome questo è un blog sulla letteratura, il suo responasbile ha parlato necessariamente in relazione a ciò che occupa gran parte delle sue giornate. Lo stesso vale per chi ha commentato. Ma davvero non credo che alcuno abbia parlatò di esclusività dei poeti per la conquista di un mondo migliore.

    A prescindere da tutto, io non vedrei alcuna assurdità nel fatto che dei pittori si unicano per proporre assieme un nuovo mondo. Ciò che invece mi soprenderebbe sul serio, sarebbe un comitato di operai, metalmeccanici e minatori uniti per proporre un nuovo modo di vivere il mondo. Mi sorprenderebbe perché mi chiederei: se lavorano 20 ore al giorno, di sicuro in posizioni poco comode e si cibano esclñusivamente di carboidrati a basso costo, dove cazzo hanno trovato la forza e il tempo per: riflettere sul mondo, leggere/informarsi sulle visioni del mondo altrui; assimilare bene il tutto; parlarne con gli altri; giungere a delle conclusioni; stilare un progetto; formare un gruppo; rappresentarsi? Tutte cose che i cosiddetti “intellettuali”, che di tempo ne hanno da vendere ed hanno il culo quadrato a forza di star seduti, dovrebbero fare, siano essi poeti, letterati, cineasti, pittori o quello che ti pare. E se si è fatto riferimento a loro, non è per ciò che propongono ma er quello che non fanno.

    L

  33. Luigi fa presente che “morto un berlusca si fa presto a trovarne un altro “. Qui è questione di corsi e ricorsi storici : ventennio di benito e ventennio ( speriamo non oltre ! ) dello psiconano . Difficile pensare a un berlusca 2 che lo segua a ruota . Difficile ( difficilissimo ) per la destra trovare un clone alla sua “altezza”. Chi ci mettono ? Gasparri , La Russa ?
    La merda “carismatica” del sultano è irripetibile/irriproducibile , credo che su questo siamo tutti d’accordo . I danni che ha lasciato ? Compito di una Sinistra che al momento ci fa incazzare , ma che in futuro , senza di “lui”, non potrà fare certo di peggio . Utopia ? Può darsi .

  34. Grazie a Luigi e Francesco per le risposte, e le eventuali aggiunte. Voglio specificare che la mia non era una critica frontale ad un discorso che trovo in buona parte condivisibile, bensì la riproposizione di uno scoglio sul quale mi ritrovo spesso incagliato nel setacciare (con le mie “griglie”) certi discorsi e certe retoriche (intese in senso buono). Per cui è possibilissimo che in contesti abbastanza differenti io mi ripeta identico, producendo qualche sorta di solfa. Ciao

  35. Almeno per “quanto” mi riguarda…

    1) Il post ha per titolo “la prova generale” e riprende un passo della prefazione di Tabucchi a un libro che ha per tema proprio “quella” prova. Se l’ho pubblicato, è perché sono perfettamente d’accordo col suo contenuto. Anzi, secondo me, per molti versi, l’autore è stato anche troppo “buono”…

    2) L’ignoranza di quella “prova”, il suo occultamento e la sua rimozione sono le cause principali del tracollo della “democrazia reale” in questo paese. E’ su quella prova che il “regime” in atto ha costruito il suo radicamento, si è compattato ed è partito in quarta nell’opera di demolizione di ogni diritto e di ogni garanzia costituzionale.

    3) Di quella “prova”, io ho le prove: c’ero, insieme a un altro milione di occhi che hanno visto quello che ho visto io, e a migliaia di corpi che portano ancora i segni, come li porto io.
    (Per onestà, devo però ammettere che ero “armato”: avevo un foulard coi colori dell’arcobaleno e spingevo una carrozzina da disabile…)

    4) Il “sultanato” e le leggi imperiali, ad personam o meno che siano, che il sultano e il suo carrozzone si votano ogni giorno, rendono la “democrazia” in questo paese qualcosa di molto simile all’acqua in un pozzo prosciugato in pieno deserto.

    5) Le immagini fanno riferimento, esplicito, all’ultima porcata fascista perpretata: la legge bavaglio, le manette all’informazione, al pensiero e alla sua libera manifestazione.

    6) L’invito che parte dal blog è chiaro: ma come cazzo fate a starvene impassibili e in silenzio di fronte a questo scempio? Avete blog, siti, riviste, rivistine, gruppi, gruppetti, confraternite, corporazioni, gilde e quant’altro: perché non date un segno? perché non battete un colpo, tanto per far vedere che siete ancora vivi e che libertà e dignità non sono solo parole abusate di cui ci si riempie tanto la bocca, soprattutto quando non c’è niente da rischiare?

    7) A chi è rivolto l’invito? E’ chiaramente detto chi sia l’interlocutore, insieme a tutto il resto, nel mio primo intervento nel colonnino dei commenti. Un intervento anche duro (ma è firmato, quindi chiunque può sempre controbattere, come pure è avvenuto, ridicolizzare, capovolgere, fanculeggiare) ma che, in sostanza, ribadisce quella che è una “mia” idea, del resto sempre alimentata in questo spazio (e non ho mai chiesto a nessuno di condividerla): che non c’è nessuna poesia, nessun quadro, nessun libro, nessun*… che possa sostituire l’impegno individuale, concreto, nei fatti, nelle lacerazioni, nei conflitti, nelle pieghe e nelle piaghe del presente. Perché me la prendevo in modo particolare con i “poeti polaroid”? Semplicemente perché di quelli che scrivono sotto dettatura di spiriti più o meno santi, con lacrima o senza, con sentimento a buon mercato incorporato, con vista sul mare o sul lago, dove l’anima più facilmente scivola: non me ne frega una mazza!

    8) In quel “tutto il resto” c’è anche il biglietto da visita di chi l’invito ha rivolto. Basta saperlo o volerlo leggere – perché, in ogni caso, nella sua vita ha fatto di tutto tranne che nascondersi, o valutare l’utile e l’opportunità del momento.

    Era su questi temi che chiamavo ad esprimersi.

    E invece, Elio (al quale mi permetto di consigliare di “fare nomi”, essere meno vago e generico quando “categorizza”) scrive:

    Sarei più indulgente, o anche rassegnato, nei confronti delle “manine immacolate”, perché penso che non far nulla sia sempre meglio che non fare del male – magari con le migliori intenzioni ma con scarsa comprensione delle implicazioni.

    = Mi dispiace, io no: non sono il loro confessore. Ognuno ha la (im)moralità che si merita: se la modella e la adatta a seconda delle circostanze, la parentesi che contiene l’avverbio di negazione cade da sé.

    Certo questa crisi ha messo a nudo in maniera impensabile la cleptocrazia gangsteristica che ordisce splendori e miserie di questo nostro mondo: si configura davvero un clamoroso “tradimento delle élite”, con perdita abissale della fiducia in qualsiasi tipo di rappresentanza.

    = Non ho certo avuto bisogno della crisi per aprire gli occhi sulla “cleptocrazia gangsteristica”, e ritengo l’espressione “tradimento delle élites” semplicemente una innocua tautologia: la storia che mi scorre sotto gli occhi, e nella quale sono immerso, è fatta di “rapporti di classe”, oggi più ancora di ieri – anche se, apparentemente, cambiano termini e contesti: la sostanza del dominio è sempre quella.

    E d’altra parte si tratta di un mondo che ancora ci nutre, in molti casi ci tratta bene, e che non sembra affatto facilmente “aggiustabile” – considerato l’effetto paralizzante di livelli di complessità sedimentata e raffinata ad arte.

    = Quale mondo? Se “nutrirsi” significa accettare ciò che il mondo, l’esistente, ci offre, io ho già scelto, da sempre: sono, charianamente, un “mendicante”; e, blochianamente, consumo il “principio speranza” che alimenta i miei passi e la mia mano.

    Considerato questo, dovrebbero specialmente i poeti cavarci da questo impiccio? Se dicessi che lo devono fare i pittori, apparirebbe subito l’assurdità dell’idea, invece i poeti si immaginano volentieri come profeti, e chissà che proprio nel loro calderone di memi non sia in incubazione qualche nuovo Cristo, un’idea capace di infettare le menti ed imporsi, con una dose modica di sangue ed inevitabile ingiustizia.

    = Ed ecco il tuo cavallo di battaglia: una litania che sta diventando veramente deprimente, una vera ecolalia.
    Ma di chi parli? Puoi essere meno generico? Chi sono “questi” poeti? Hanno un volto, un nome, o sono solo fantasmi tuoi di cui cerchi invano di liberarti? Se intervieni nel mio blog, in un mio post, non puoi non rivolgerti, implicitamente, anche a me – visto che (con le cautele di cui sopra, sempre ribadite qui), sono un poeta. E allora: hai mai letto qualcosa di mio in cui cerco di cavare il mondo dall’impiccio, profetizzo, allevo memi, predico in nome di qualche nuovo cristo venturo? E quando scrivi:

    non vedo perché gente specializzata soprattutto a produrre piccole epifanie di significatività ad alto tasso emotivo, forze talvolta deflagranti ma a cortissimo raggio, che presuppongono vicinanze rare, elettive, esclusive, personali, tempi lunghi di “accordamento” dell’anima, con il supporto di una generosa profusione di miti, affabulamenti, lusinghe, autoinganni, triangoli mimetici eccetera, debba produrre l’idea (o il rizoma di idee) capace di dare chiarezza e coesione, e quindi efficacia, agli sforzi degli oppressi, o, più in generale, dei meno favoriti, o dei mezzo favoriti e mezzo turlupinati, in proporzione variabile

    = non ti sfiora l’idea che puoi “anche” essere offensivo? Il ritratto del poeta che proponi, ormai come un mantra, è quello di un emerito mentecatto e, per quel che mi riguarda, lo rimando tutto intero al mittente.

    Che ne sai tu di me? Dove mi hai visto cercare vicinanze e affinità, “accordamenti”, triangoli mimetici? In sostanza: dove mi hai visto mai “pasteggiare e patteggiare”, cercare intese, fossero anche unicamente emotive? Nel fatto che “saluto e ringrazio” chi passa da queste parti e mi fa dono del suo tempo leggendo ciò che propongo?

    Che ne sai tu dei rapporti con gli “oppressi” di chi è entrato per la prima volta in un posto di lavoro a otto anni? Pensi di conoscere “davvero” questi oppressi, turlupinati etc. etc.?

    Perché pensi e scrivi “queste” cose di chi, molto semplicemente, da poeta, non fa altro che utilizzare le parole nella stessa misura e con gli stessi intendimenti con cui tu utilizzi i colori?

    Ti saluto.

    fm

  36. Offensivo sinceramente non pensavo, al massimo provocatorio, dunque mi spiace per l’offesa. Mi salvo e studio bene la tua risposta, dura ma gradita. Ciao

  37. Ti dirò che per risposte come la tua vale la pena di prendersi qualche scappellotto virtuale. Mi sembra anche un giusto richiamo ad un’intrepretazione più seria, che però non so se posso sostenere..mi spiego: il mio intervento ha preso corpo per frammenti di tempo, momenti marginali non di rado disturbati: una prima lettura del testo e dei commenti, alcuni ritorni, la sensazione di avere qualcosa da aggiungere, un paio di tentativi a vuoto (troppe cose assieme: non si capisce niente) finchè mi è uscito un frammento ragionevolmente breve che mi sembrava reggersi in piedi. Ma sicuramente non sarei stato in grado di valutarne tutte le valenze, fra le quali l’offensività… il poeta addirittura un mentecatto? Oh no, o perlomeno il rischio è comune all’artista.. ipotizzo problematiche analoghe.. ecco: precisamente quel pezzo che ti è suonato offensivo io l’ho tentato “per simpatia”, nel senso che si trattava di caratteristiche che mi sembrano rendere l’attività artistica (e mi riferisco introspettivamente alla mia, per quanto valga quel che vale, questo è un altro discorso) enormemente complicata. E’ questa complessità che mi rende difficile concepire una relazione, se non molto indiretta, con l’azione sociale. E’ quindi questa relazione che cerco di spiare nei poeti, che sembrano trovarla più..”naturale”. E’ vero che tu non la affermavi nella maniera che io contestavo (profeti ecc.) ma qui mi riferivo ad un accumulo più ampio di discorsi nella mia memoria. Ammetto quindi di aver “usato” i testi che ho incontrato, non li ho propriamente interpretati. Ne ho derivato una questione altra, più o meno legata. Questo procedimento può essere tollerato oppure no: uno ha certamente il diritto di esigere un’interpretazione seria di ciò che scrive. La mia era una “deriva a partire da”. Utile? Direi di sì. Però non ripetibile, anche perchè ora ti conosco meglio e quindi non adotterò più questa modalità. Certo potevo arrivarci anche leggendoti di più e più attentamente, ma è stata una scorciatoia. Disponendo di un tempo maggiore molte cose sarebbero diverse. Ciao&grazie Francesco.

  38. forse non c’entra niente, anzi, non c’entra, ma ho voglia di dirlo.
    secondo le ultime indagini PISA gli studenti italiani non capiscono quando leggono. (siamo fra gli ultimi paesi europei).
    sì, non capiscono, ma mica Omero, Dante o Virgilio. no, non capiscono quando leggono testi pragmatici (orari dei treni, ecc.) ecco, tutto qui.
    abbiamo un analfabetismo di ritorno pari (più o meno) al 40%. analfabetismo di ritorno significa che il livello linguistico-culturale dei nostri cari compatrioti è un po’ bassino.
    diceva Tabucchi che in Italia nulla cambia da molto tempo?
    mi sembra addirittura drammaticamente normale.

    un abbraccio

  39. Nessun problema, Elio, e nessuno scappellotto – solo uno scambio un po’ più animato del solito che, magari, ha contribuito a fare chiarezza su alcune questioni. Il confronto, anche duro, serve (o dovrebbe servire) anche a questo.

    Amicizia e stima, per quel che mi riguarda, sono sempre a parte. Pensa che immonda mascherata sarebbe l’esistenza se queste “espressioni” (sentimenti, se vuoi) fossero legate unicamente al pensare e dire le stesse identiche cose.

    Ciao.

    fm

  40. è stato detto tutto e io mi unisco al coro.
    Sì, la repressione di Genova è stata una prova generale.
    Io posso fare ben poco, ma qualsiasi azione possa essere svolta da me, sono pronta ad affrontarla.
    cari saluti a Francesco e atutti gli altri.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.