Repertorio delle voci (X)

Manuel Cohen

LE PAROLE DISABITATE
Antologia del 4° Premio
MezzagoArte 2010

Le Voci della Luna
Sasso Marconi, 2010

    

Giunto alla quarta edizione, il premio trova nella pubblicazione dell’antologia il suo momento centrale, e, per il lettore, la sua verità di verifica. Compongono la giuria: Fabrizio Bianchi (Presidente), Luigi Cannillo, Dome Bulfaro, Ivan Fedeli, Giorgio Foti e Iole Toini: ovvero, editori, critici, autori: a vario grado e a vario titolo i più qualificati – e i meno accademicamente paludati – a cogliere i nuovi segnali.

    

Una prima particolarità del Premio (notizie e bando su www.prolocomezzago.it) è nella sua non ovvia articolazione in due macrosezioni: poesia in lingua, e poesia in dialetto; per ogni sezione sono premiati i primi tre classificati, oltre a un Premio Speciale della giuria e a tre menzioni di merito, totale, 7+7= ben 14 buone voci della nostra poesia in atto: tra queste, ricordo almeno alcuni premiati negli anni: Elio Talon e Fabiano Alborghetti (2007), Gabriele Grea e Daniela Raimondi (2008), Maria Pia Quintavalla e Liliana Zinetti (2009), per la prima sezione, mentre in ambito neodialettale ricordiamo i premiati Vincenzo Mastropirro, Gennaro Grieco e Maurizio Noris (2007); Vanni Giovanardi e Giovanni Troiano (2008); Assunta Finiguerra, Dina Basso e Alfredo Panetta (2009).

    

Intanto segnalo con piacere una seconda particolarità: ogni antologia del premio si apre molto generosamente con una ampia silloge di inediti ogni volta donati da un prolifico e infaticabile Franco Loi, festeggiatissimo veterano della nostra poesia e Presidente Onorario del Premio. E questo, di fatto, fa della pubblicazione un documento prezioso. All’interno, dopo un estratto dal verbale della giuria in cui si menzionano nomi anche molto noti di autori meritori e non premiati (la selezione è rigorosamente anonima e i partecipanti sono in gran numero), i vincitori vengono rapidamente presentati da una scheda critica.

    

La terza particolarità dell’iniziativa è da ricercare proprio nella scheda approntata a turno da un giurato: per qualche premiato si tratta del primo vero riscontro critico (così è stato in passato per la giovanissima Dina Basso, e qui per il vincitore della sezione dialettale…), un vero miniprofilo redatto con acume e intelligente sensibilità letteraria. Quest’anno sono risultati vincitori per la sezione ‘in lingua’: Agostino Cornali, con versi di buon nitore sabiano; Marco Bin, con una toccante dedica alla Finiguerra e un convincente dialogo ideale e molto reale: il titolo dell’antologia nasce eponimo, dalla sua silloge; e Luigi Paraboschi con una versificazione ampia e distesa, spesso valicante la misura canonica dell’endecasillabo: rispettivamente I°, II°, e III° classificato. Premio Speciale della giuria a Anna Lamberti Bocconi, una presenza ormai certa sulla scena contemporanea (la ricordiamo autrice recente di un volume in prosa, ‘Rumeni’, dalle forti valenze linguistiche e sociali, un libro su cui, anche per il tema spinoso, ci saremmo auspicati un maggiore interesse di critica, classifiche varie e terze pagine…), acutamente introdotta da Ivan Fedeli: “Un linguaggio appuntito, a tratti espressionistico e violento, […] in cui la luce manca e le immagini rimandano a un mondo sordo, mai fruibile.” Con la sovrapposizione di immagini, variamente rialluse, di una vena sanguigna, e una ‘vena laboriosa’ del fare poetico. Tracce e inganni di un mondo senza riparo alcuno. Menzioni speciali al marchigiano Andrea Lanfranchi, presente su Argo e premiato al festival Licenze Poetiche; Lorenzo Mari, che ha all’attivo significative pubblicazioni (L’Arcolaio, Fara), e che si produce in una modularità che ha a che fare con gli stigmi dell’understatement, e i registri della prosa; e la friulana Mary Barbara Tolusso: squarci metropolitani dalle atmosfere dark.

    

Ma la vera, e quarta, peculiarità del Premio MezzagoArte, e della correlativa antologia, è rappresentata dalla presenza dei neodialettali, e dalla particolare cura nella selezione e nella proposta. Intanto, è risultato, direi anche a sorpresa, vincitore Sebastiano Aglieco, nome molto noto tra gli addetti ai lavori, per essere un fine saggista, presente su varie riviste, per aver dato alle stampe vari lavori di critica, e diverse raccolte di versi in lingua (La vita felice, Il Ponte del sale): qui ora nella insolita e felice veste di autore neodialettale, dopo il recupero della lingua d’origine, il siciliano nella sua varietà siracusana di Sortino, passata al setaccio di una vasta cultura, anche della storia dell’arte, e tesa espressionisticamente, come sottolinea Fabrizio Bianchi nella nota critica, a una rappresentazione anche linguistica dell’irruzione della violenza e, al contempo, del sacro, sulla scena del mondo; quasi una sapiente lettura di tre ‘quadri’: un San Sebastiano, un San Giovanni Battista nel Tondo Doni, e una Madre Nera; lingua dell’oralità veicolante lingua della cultura, religiosità popolare quale via d’accesso a una dimensione religiosa altissima, di matrice sacroscritturale. Una bellissima scoperta questi versi siracusani, anche se qua e là, interpunzioni e segni diacritici andrebbero puntualizzati.

    

Andrea Longega, recente autore di El tempo de i basi (Ed. d’if, Napoli 2009), secondo classificato, con versi di grande musicalità, propria della lingua veneziana, e quasi, suggerisce Luigi Cannillo nella nota, di leggerezza lagunare, che ha a che fare con i luoghi e le acque abitate dal nostro. Si conferma, anche in questi testi, come voce in costante dialogo tra viventi e trapassati: con struggente, eppure contenuta da una ottima educazione formale, pietas rerum.

    

Salvatore Pagliuca, terzo classificato, è uno splendido appartato poeta lucano, precisamente di Muro, città devastata dal sisma che trafisse l’Irpinia nel 1980. Archeologo e storico locale, ha all’attivo tre libri di versi (1993, 1997, 2008) e presenze prestigiose in antologie e premi (Gatto, Pierro, Lanciano). Pagliuca è poeta di tragica intensità, un lirico puro e raffinatissimo, autore di versi petrosi, che molto ricordano la roccia, i luoghi, persino i vertiginosi strapiombi della natura e del paesaggio in cui vive. Una ‘morale implicita’ come sottolinea Ivan Fedeli, è sottesa alla sua opera, lenta e costante edificazione di un unico e polifonico Canzoniere: “quella dell’incompiutezza umana, la lotta per carpire con i denti il giorno buono per vivere, per dire ecco, ci sono stato anch’io”.

    

Azzurra D’Agostino, con i suoi versi emiliani, si aggiudica il Premio Speciale del Presidente. Giovanissima, con la romagnola Annalisa Teodorani e la siciliana Dina Basso rappresenta la speranza della poesia neodialettale. Con una lingua diretta, fresca e sorgiva, che nasconde molto bene ascendenze e debiti, affidandosi alla ricchezza di una lingua concreta e feriale, densa di sonorità e di storie attendibili.

    

Chiudono il volume i testi dei tre segnalati con Menzione di Merito: Rino Cavasino, Giulio Redaelli, e, certamente non ultima, Annalisa Teodorani. Redaelli esprime i valori e i colori di un mondo al cui centro c’è, nonostante tutto, il radicamento nel paesaggio, fisico e figurale, strenue difesa da opporre alla fine di tutto. Cavasino e Teodorani, giovanissimi, ci ricordano, come la stragrande maggioranza di chi scrive oggi adottando la lingua d’origine (in pratica il discorso è applicabile a tutti i premiati neodialettali), che la scelta del dialetto è una scelta consapevole. Sono tutti autori che si esprimono anche in italiano, quindi naturalmente vivono la loro diglossia: la scelta del dialetto in poesia è una scelta strategicamente culturale, anche se oggi minoritaria: è per essi la lingua più congrua a dire le trasformazioni e le resistenze di una lingua, di un mondo, sociale e pure interiore.

 

***

23 pensieri su “Repertorio delle voci (X)”

  1. Grazie Francesco, per la cura che sempre hai dei miei articolini. Ho dimenticato di sottolineare un’altra particolarità, la più vistusa e dunque sfuggita all’attenzione: la foto di copertina: ritrae unarampa di scale, i colori sono molto belli, e tutta la collana ‘Cantiere’ ha foto di scale o androni con scale in copertina. Ora, non so chi curi la cosa, ma trovo che le copertine siano particolarmente belle. ciao.

  2. Un premio vero e serio, come pochi. Dunque i vincitori e i segnalati meritano di essere lì. Iniziative come questa, che hanno più il senso di divulgazione che di competizione, meritano ammirazione e appoggio.

    francesco t.

  3. ps: e poi, senza scadere nel melenso, ci tengo a ribadire tutto il bene possibile delle Voci e di Fabrizio in particolare, a cui anche io, come tanti altri, devo moltissimo.

    ft

  4. Grazie Manuel per questo bell’articolo e Francesco per l’ospitalità! L’infaticabile Fabrizio Bianchi è davvero un canale di linfa fresca nel tronco della poesia italiana.

  5. la poesia (italiana?) ha bisogno di circolare, di muoversi, di tornare e ripartire. ecco, se i premi vengono vissuti con questo e per questo scopo, mi pare che allora possano avere senso di esistere, e qui mi sembra che il senso ci sia tutto.

    un abbraccio

  6. molto in linea con i vostri commenti, vi ringrazio tutti. E’ vero, quella che emerge è una modalità in controtendenza: proporre e valorizzare, in luogo del vano competere.

  7. Certamente i premi debbono promuovere la buona poesia, altrimenti non avrebbero senso di esistere. Purtroppo esistono premi e premifici (in maggioranza gli ultimi)… Bianchi è persona molto attiva in campo culturale e attenta, così come i suoi collaboratori (che conosco in gran parte)
    Spendo (non me ne vogliano “Le Voci della Luna”) due parole anche per quella che considero un poco la mia creatura: “Il Lago verde”, anche qui si prova a far circolare la poesia e diversi autori sopra citati sono stati protagonisti anche al Lago verde.
    Ciao!
    Liliana Z.

  8. due parole per l’operato di Fabrizio Bianchi e della Casa Editrice Le Voci Della Luna le spendo -e volentieri- anche io.
    Ho conosciuto Fabrizio che saranno ora 5-6 anni.
    Feeling dal primno istante, oltre che per le medesime armonie, anche per l’onestà intelletuale e per l’impegno. Capace di ascoltare, leggere, scoprire e vivere dal vero i rapporti.
    Uomo da stretta di mano e dai larghi silenzi, che non chiede fiducia. Gli viene data senza remore, da subito.
    E’ per quella capacità di ascolto che le pubblicazioni che ha seguito (ed ha letto ogni libro che gli è stato sottoposto) hanno costruito un catalogo di voci ottime, pubblivazioni ottime, valide, durature.
    Con Fabrizio ci lavoro, dovrei essere più restio all’esporre il mio pensiero o almeno più moderato, appartenere di più ai suoi silenzi carichi e pieni di parole (per chi sa ascoltare)
    Nessuna falsa modestia quindi, o retorica bla bla, ma dato di fatto.
    Fabrizio ha saputo lavorare bene, senza marchette e costruendo tutto con le proprie mani, spendendo tempo in modo immane.

    Grazie Manuel per la bella lettura al volume che racchiude molto lavoro fatto nel tempo, molte scelte, molta poesia e molta fatica, come è quando si fanno le cose con serietà 8e per la casa editrice – e per il premio)

    Conoscere Fabrizio è stata una sorpresa.
    Lavorarci è un piacere.
    Esssere un suo amico è un onore.

    FA

  9. Grazie Fabiano per la tua testimonianza. Condivido molte delle tue parole di apprezzamento sincero. Non ho mai incontrato Fabrizio Bianchi, nè Ivan Fedeli, ( e neppure F. M. !!) ma so che quando accadrà, non sarà necessario dirsi molto, basterà guardarsi negli occhi. ritrovarsi.

  10. Un grandissimo abbraccio a Liliana intanto, a Fabiano a Francesco. Vorrei anch’io dire qualcosa su due persone a cui voglio tanto bene (non che ai succitati ne voglia meno, sia chiaro…): Fabrizio Bianchi è una delle persone più belle che io abbia mai conosciuto, e il ritratto che ne fa Fabiano è perfetto; ormai l’amicizia e l’affetto che ci legano sono saldi e così resteranno; persone come Fabrizio hanno il dono di mitigare le asprezze di questo mondo stronzo e volgare; anch’io sono onorato di essergli amico, di condividere con lui praticamente tutto.
    Manuel Cohen è Bianchi senza la barba bianca: stessa passione, stesso amore per le cose che fa, stessa curiosità e competenza, stesso spirito altruistico, stessa generosità.
    Ecco, io volevo dire (ma sono molto stanco, è tardi e arrivo da un viaggio lungo) che la poesia ha un senso, per me, per l’incontro con queste figure umane straordinarie, per questa galassia di anime che si stringono a vicenda e che sanno produrre e proporre, scovare e allevare le voci più autentiche della poesia contemporanea: le “Voci” è ormai una collana di tutto rispetto, e non lo dico perché io ne ho fatto e ne farò parte, ma lo dico perché è così, indubitabilmente. Manuel Cohen, a mio avviso, è ora uno dei migliori critici in circolazione, altrettanto indubitabilmente.
    Con affetto. Fabio

  11. Mi scuso se non ho avuto tempo di ringraziare, appena uscito il post, Francesco e Manuel per l’ospitalità e il lavoro appassionato. Avrei voluto/dovuto farlo subito anche perché ora sono davvero imbarazzato: ringrazio tutti insieme per le considerazioni e l’affetto, farlo nome per nome renderebbe il tutto quasi un fatto privato, mentre qui mi preme ricordare ancora un paio di cose. Prima di tutto se il premio, e l’antologia di cui si occupa il post, meritano attenzione (e lo stesso vale per ogni libro pubblicato dalle Voci), è solo perché la meritano gli autori selezionati e quelli che hanno partecipato e si sono, tutti [o quasi] umilmente, messi in gioco. E mi dispiace, sul serio e profondamente (ogni anno è un vero dolore), per i tanti esclusi dalla rosa finale di ottima levatura. Per fortuna spesso li ritrovo premiati proprio al Lago Verde di Liliana Zinetti, di cui mi onoro di editare l’annuale antologia (che, Manuel, mi scuso di non averti mai mandato: rimedierò velocemente con un ulteriore piego libri). Poi volevo citare e ringraziare, visto che ne hai parlato, l’autore delle immagini di copertina: il bravo, professionale e sempre disponibilissimo (anche qui è una questione di passione, che va oltre la professionalità) Enrico Giudicianni, dello studio fotografico Giudicianni & Biffi di Mezzago, attivissimo anche nella Pro Loco e recentemente autore con Piera Biffi di un lavoro eccezionale nell’ambito del progetto Qui, già,oltre (www.quigiaoltre.org) curato dalla critica d’arte Simona Bartolena, che ha portato ad una serie di mostre ed eventi e alla pubblicazione di un bel volume della Silvana Editore sugli artisti che hanno operato in Brianza dal 1950 ad oggi. Oltre ai grandi del passato (Ennio Morlotti, Ernesto Treccani, Giuseppe Spagnulo, Nanni Valentini, Agostino Bonalumi, tanto per citarne qualcuno) è l’attenzione al presente e ai giovanissimi artisti d’oggi, esposti in un interessante confronto generazionale alla Torciera di Villa Arese Lucini, che merita tutta l’attenzione. Qualcuno di loro lo ritroverete sicuramente in copertina e sui prossimi numeri della rivista Le Voci della Luna…

  12. Nell’uscire dal post e riaprire la posta, un’altra bella notizia: gli organizzatori del premio per l’edito Gaetano Viggiani hanno concluso la prima selezione ammettendo alla seconda (giuria con tanti bei nomi, presieduta da Bàrberi Squarotti) ben tre libri delle Voci: Spaccasangue di Iole Toini, l’appena uscito N.O.F. 4, centottantadue metri di follia di Mariagrazia Carraroli e L’imperfezione dei cardini di Antonio Bassano. Faccio qui i complimenti agli autori (che ovviamente non lo sanno ancora) ed in particolare ad Antonio, che è al secondo premio cui mando il libro, e al secondo risultato utile: è anche tra i tre finalisti per l’Opera prima al Premio Città di San Vito al Tagliamento. Evidentemente ci sono ancora premi in cui i libri si leggono…

  13. ringrazio Fabrizio che con un messaggio ha rinfrescato una afosa giornata di lavoro.
    davvero un periodo di belle notizie!
    non posso che concordare e confermare tutto ciò che è stato detto di Fabrizio come persona e per la sua passione che profonde a piene mani.
    sempre gentile, garbato e amante del TU. è stato un onore conoscerlo e lo ringrazio per ciò che ha fatto per me.

    antonio

  14. Fabrizio ha una grande umanità che mette incondizionatamente al servizio della poesia, quindi dell’uomo.

    Ho avuto l’onore di partecipare in qualità di giurato a questo premio (per me la prima volta ).
    Un percorso che mi ha dato conferma ( se mai ce ne fosse stato bisogno) dell’autenticità del suo impegno, che offre opportunità di scambio confronto crescita, sia ai poeti coinvolti che ai giurati stessi.

    Un saluto a tutti. Un abbraccio ai più cari.

    iole

  15. Ho un bellissimo ricordo del premio Mezzago. un anno Fa mi vide leggere, dopo che premiata, la mia inedita poesia. Ricordo di Dome, Gigi, Fabrizio, e Franco Loi, e di un bellissimo pubblico oltre la giuria..
    Saluto qui Manuel Cohen , di cui vorrei leggere meglio(ma si sa,analfabeta di internet, che sono) la citazione.
    A tutti voi va il mio grazie, di Maria Pia Quintavalla

  16. Mi aggiungo per un saluto e per condividere tutto quanto è stato scritto su Fabrizio Bianchi e Le Voci della Luna. La collana di poesia da lui curata racchiude vere perle di scrittura e mi congratulo con lui e con gli autori per i lusinghieri risultati ottenuti!
    Un saluto a tutti
    daniela

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