Il giardino dell’Eden

Pierre Jean Jouve

À l’orient
On voit le réservoir du jour et de la nuit tandis qu’au nord réside la fraîcheur désirée. Les vents insoumis viendraient plutôt de l’ouest mais qui le sait jamais? Dans le sud les étoiles tracent le signe appelé Croix, et les montagnes sont chargées de fermer le monde et les parties intérieures du monde ou jardins, car au-delà commence la grande quantité de liquide laquelle n’a point de fin, ni vie ni habitants.

 

 

Il Giardino dell’Eden
(Traduzione di Lucetta Frisa)

 

Libro primo
Il Paradiso

Giardino dell’Eden

L’aria è immensa
Il cielo capovolto colmo di luce
Occhi d’uomini e di bestie;
Il corpo dell’azzurro è di un blu quasi nero
La materia tutta pura.
Le forme i contorni i suoni e l’odore
inauditi e perfetti.

Ruggisce il mattino e risplende
Inizi intatti,
L’alba si strugge di tenerezza.
Quando l’enorme mezzogiorno verticale si alza
Non fa fatica
Anche se colmo di soavi sbuffi.
Le tre è l’ora
dello spirito, del riposo, della gioia
dell’incertezza e della forza.
Poi il tramonto lento di meraviglie
Stende i suoi raggi vellutati sotto i passi delle bestie
E a tanta letizia nessun cuore resiste.
E la notte viene, coi suoi capelli lunghissimi
A passi di lupo, soffocando gli alberi;
E la notte quando è unita arde di chiarori,
Ferma in un profondo scintillare
Dorme un sonno bisbigliante.

A oriente
si vede il serbatoio del giorno e della notte, mentre a nord risiede la desiderata frescura. I venti indomiti forse vengono dall’ovest, ma chi può mai saperlo? Nel sud le stelle tracciano il segno chiamato Croce, e le montagne hanno il compito di chiudere il mondo con le sue parti interne o giardini, perché al di là comincia la grande massa liquida che non ha fine, né vita, né abitanti.

Si dice che la forza del giorno incontrando la pienezza del suolo verde]
Sia il pensiero e la volontà di Dio Elohim.
Si dice che gli esseri creati siano tanti
Che i giganti siano animali innumerevoli
Con la testa di un sassolino a filo d’erba
E il ventre così grande da stupire i baobab;
I più chiari e piccoli sono i più rapidi
Ma ve ne sono che strisciano come il vento freddo
O che sobbalzano sempre con grandi occhi asciutti
O che vanno verso l’alto senza appoggiarsi a nulla
E l’acqua velata ancora ne trattiene come lei vischiosi,
I più colorati sono belli in piena corsa,
Si conoscono le sette famiglie delle pantere
Insieme all’antilope dolce e curiosa
Non sorprendono le farfalle grandi come alberi
Screziate perché l’Eden su di loro è più stretto
Così volano e non dormono, si posano e non mutano.
Chi e che cosa può mutare in Paradiso?
Nessuna stagione, se non la più bella, esiste
E tutti questi animali vivono della luce
Che assorbono direttamente da occhi e narici
E dall’erba venuta su in abbondanza
Di luccicanti frutti gioiosi al tatto,
Ogni erba fa la sua erba, ogni albero il suo frutto
Ma i frutti non sono mai troppi sul cuore dell’albero
E ricrescono sempre. Nessuna ombra o vecchiaia,
La cosa nata non conosce fine
Non si sparisce nel gran disegno chiuso
I secoli sono lunghi o vani come l’attimo
La perfezione non trema di una riga e si ferma
Interdetta, si direbbe a volte, nella maestà :
Allora- ogni movimento ricondotto a un cerchio-
L’eterno ritorno si fa.

 

***

 

Le Paradis perdu

livre premier

L’air est immense
Le ciel renversé rempli de lumière
Les yeux d’hommes et d’animaux;
Le corps de l’azur est d’un bleu presque noir
La matière tout à fait pure.
Les contours les sons les formes et l’odeur
Entièrement inouïs et parfaits.

Le matin rugit en resplendissant
Commencements intacts,
Et l’aube se déchire de tendresse.
Quand midi monte énorme et vertical
Il ne fatigue point
Empli pourtant par les étouffements suaves.
Trois heures c’est le temps
De l’esprit, du bonheur, du repos
Et de l’indécision et de la force.
Puis le crépuscule est merveilleusement lent
Il met des rayons chevelus sous les pas des bêtes
A sa félicité aucun cœur ne résiste
Et la nuit vient, avec ses cheveux vraiment longs
A pas de loup, elle étouffe les arbres
Et la nuit quand elle est réunie brûle de clartés
Fixée par les scintillements profonds
Elle dort du soupirant sommeil.

À l’orient
On voit le réservoir du jour et de la nuit tandis qu’au nord réside la fraîcheur désirée. Les vents insoumis viendraient plutôt de l’ouest mais qui le sait jamais? Dans le sud les étoiles tracent le signe appelé Croix, et les montagnes sont chargées de fermer le monde et les parties intérieures du monde ou jardins, car au-delà commence la grande quantité de liquide laquelle n’a point de fin, ni vie ni habitants.

On dit que la force du jour rencontrant la plénitude du sol vert
C’est la pense et la volonté de Dieu Elohim.
On dit que beaucoup d’êtres sont formés
Que de géants sont d’animaux innombrables
Leur tête comme un petit caillou au ras de l’herbe
Leur ventre est si gros qu’il étonne les baobabs;
Les plus clairs et les plus petits sont les plus vites
Mais il y a ceux qui glissent pareils au vent froid
Ceux qui sursautent toujours et leurs gros yeux secs
Ceux qui vont vers le haut sans s’appuyer sur rien
Et l’eau voilé en contient encore gluants comme elle.
Les plus richement peints sont beaux en pleine course,
On connaît les sept familles des panthères
Avec elles l’antilope douce et curieuse,
On s’explique les papillons grands comme les arbres
Bariolés car l’Eden est sur eux raccourci
Aussi volent-ils sans dormir et se posent-ils sans changer,
D’ailleurs qui change au Paradis?
Nulle saison sinon la plus belle n’existe
Et tous ces animaux vivent de lumière
Qu’ils absorbent directement par les yeux ou les naseaux
D’herbe dressée en abondance
Et des fruits miroitants gais à saisir,
Tout herbe fait son herbe et tout arbre son fruit
Mais les fruits ne sont jamais trop sur le sein de l’arbre
Et reformés toujours. Aucune ombre ou vieillesse
La chose née ne connaît pas la fin
On ne disparaît pas dans le grand plan fermé
Les siècles sont aussi longs ou vains que la minute
La perfection ne tremble pas d’une ligne, et s’arrête
Interdite on dirait parfois dans la majesté:
Alors tout mouvement ramené par un cercle
Le retour éternel se fait.

 

______________________________
I testi sono tratti da Le paradis perdu di Pierre Jean-Jouve, Paris, Editions Grasset, 1929, ivi 1966. La traduzione di Lucetta Frisa è tratta da “Arca”, I, 1997.
______________________________

***

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5 pensieri riguardo “Il giardino dell’Eden”

  1. “I secoli sono lunghi o vani come l’attimo”
    non si è ancora formato il tempo, oppure tutto è tempo
    in quel “cielo capovolto” (volto in su suppongo)
    nel quale “Il corpo dell’azzurro è di un blu quasi nero”
    “La materia tutta pura”, non ancora fuoriuscita, non ancora caduta, ma già formata
    “Ogni erba fa la sua erba, ogni albero il suo frutto”
    in piena luce (energia)
    senza “ombra o vecchiaia”

    è il “libro primo”, “il giardino”…

    attendo il seguito di questo dono. Grazie.
    ciao!

  2. grazie,Margherita, per il tuo stimolante commento e Grazie a Francesco che ha capito che con me occorre la forza, l’energia propulsiva per smuovermi. Mi ero infatti arresa,13 anni fa, limitandomi a questo primo capitolo dato che, lì per lì, il resto del poema non mi era apparso così stregato e stregante come il primo.(Semplice,no? Qui si è in Paradiso). E poi mi pesava un po’ un certo cattolicesimo francese.Ma dovrò riprendere in mano il libro e accertarmi se queste prime e ormai lontanissime impressioni siano confermabili o meno.
    Un abbraccio
    lu

  3. Grazie infinite Lucetta, amatissimo Jouve, ti dico solo che il mio sito si chiama matière célèste e ho detto tutto!
    Trascurato in Francia e pressocché sconosciuto da noi.
    Segnalo l’articolo chez moi.
    Un carissimo saluto a te e a Francesco
    rita

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