Questo lebbrosario di sguardi impenitenti

Michele Obit

Ti dirò – ma già sai
l’ansia ed il perdere peso
con il pugno di una volta
stretto alla penna
e la sacra scrittura
che diventa poesia.

 

Poesie inedite (2010)

 

Di tutte le cose – la paura di scendere
le scale e non trovare nessuno
disteso sul divano niente odore
di caffè mai un disegno
uno schizzo una matita senza
punta – nessuno che si alza
prima di me – non la voce
al telefono non un tocco lieve
e poi la presa ancora tra
le coperte – di tutte le cose
quella che più mi adombra
è non avere sogni da ricordare.

 

*

 

Vedi un po’ – figlia lontana

che sono tempi e venti senza rispetto

e lasciano cadere bombe e bruciare

secolari anime e centrali elettriche
–
che sono tempi pruriginosi

dove a scavare trovi l’osso spolpato

dall’ignominia – e calvari e crocifissioni

con alla destra un ladro piangente

ed a sinistra chi l’ha ucciso sorridendo.

Non ha icone questo lasciarsi andare

ad una deriva senza argini

all’etica botulinata ed alle cancellazioni

delle lezioni di storia e geografia dalle

scuole – mentre crollano case e idee

lasciate all’incuria dei prepotenti.

Vedi – figlia – che le spiaggie di questo

mare sono invase da uomini neri

che sono il nostro presente ed il futuro

ché tra venti trent’anni ci sarai tu

e ci saranno loro – a tenere in piedi

questo lebbrosario di sguardi impenitenti.

 

*

 

dedicata a Fabio Franzin

            (a te)

Ti dirò – con tutta la
sincerità che posso
dell’afflato che provo a scardinare
parole – una febbre
che l’anima macera
ed un’impazienza corrosa
che l’oceano dilaga.
Ti dirò di un peso
che sai – di un urlo
che non buca le mura
ma guarda a ponente –
verso ciminiere e radure
verso strade fragorose di camion.
Ti dirò – ma già sai
l’ansia ed il perdere peso
con il pugno di una volta
stretto alla penna
e la sacra scrittura
che diventa poesia.

 

***

 

Della Comuna Trece

      (Comuna Trece, Medellin, Colombia)

I

Mischio il dolore ai passi
scendo ancora una volta
da quel taxi – aprono il cancello
di una scuola nella Comuna
Trece – saluto il portiere
mi offrono poi un caffé
troppo caldo e non oso
chiedere lo zucchero.
Alla fine di un corridoio
lo spazio senza spazio,
libri invisibili – immobili
libri da sfogliare senza rumore
libri da calpestare
la suola che resti impunita.

 

II

Olider è stato sul fronte
della spazzatura – ha combattuto
contro rottami carcasse bottiglie
e la putrida carne. Il padre
lo svegliava alle due del mattino
perché con lui andasse a separare
il fango dalla vita. Olider
mi ha chiesto com’era Roma
io ho risposto che è bella
ma poco raccomandabile agli angeli.

 

III

L’apocalisse sa di muco e feci
di un caldo afoso – di crepe aperte

l’apocalisse non ascolta più gli spari
ormai abituata ad ogni fragore

l’apocalisse lava e pettina
i suoi morti – e li fa sedere

accanto al sedile del conducente
il sorriso ancora stampato in bocca

l’apocalisse è l’ultimo atto di scrittura
una linea sulla parola – a cancellarla.

(I testi Della Comuna Trece sono tratti da qui…)

 

***

13 pensieri su “Questo lebbrosario di sguardi impenitenti”

  1. proprio belle. raffinate e pulite. di grande intensità. in una vita a perdere peso. Per non dire di questa immagine dell’apocalisse. così terribilmente quotidiana e feriale. grazie.

  2. Ripeto quello che ho già scritto altre volte, ma che qui trova ancora una conferma: la poesia di Michele è tra le più vive e mature oggi. Per me ogni suo testo è un regalo, di cui con affetto e stima grande lo ringrazio.
    E un abbraccio, come sempre, a fm.

    francesco t.

  3. Caro Michele, quell’urlo imploso, ingabbiato in noi ci affratella, come sai; lasciamo ottimismo e sorriso ai nuovi satrapi, perché ora è col sorriso che si lacera – messo a riposo il ghigno che almeno era coerenza -. Intanto registro, come se non lo sapessi già, ampiamente, la tua capacità di scandagliare questo tempo come pochi, piango con te gli eventi della comuna Trece (com’è virale questa orribile indifferenza!), e ti ringrazio, di cuore, per lo splendido, amaro testo che mi dedichi, e lo accolgo con fierezza e onore.
    Con tutto l’affetto e la stima che sai. Fabio

  4. Ci conosciamo da tanti anni e ogni volta, quando ci incontriamo, parliamo pochissimo. Forse perché mi hai già detto un’infinità di cose attraverso i tuoi testi e rimane poco, davvero, da aggiungere. Beh, ma insomma, i versi non sono tutto e bisognerà sforzarsi di più. Questo, con ammirazione e semplice simpatia, io penso.

  5. Da ieri torno più volte a leggere e rilegge questi versi e rintraccio sempre qualcosa che prima mi era sfuggito, una sensazione che prima non avevo colto, come se mutassero e invece tutto nasce dal fatto che mi hanno mutato, penso che questa “prova quotidiana” sia un segno evidente di quanto siano belli e complessi questi versi. Complimenti.

  6. Caro Michele, il lavoro sulla poesia è raffinato,
    il contenuto mi fa riflettere
    sul fatto che tante persone in un modo o nell’altro
    continuano a provare prepotenze e sopprusi
    e non solo per la volontà di arricchimento di altri
    ma anche perchè questi altri sono a loro volta
    da qualcosa soppressi. Comunque da sempre conforto trovare
    chi le cose le dice, come per il libro “Fabrica” di Fabio.
    Ci vediamo venerdì (domani)

  7. Lasciano al palato un gusto amaro, pungono nella piega nascosta della coscienza, dilatano la pupilla della consapevolezza.
    E dicono bene, con eleganza, pulizia e precisione.
    Si torna volentieri a rileggerle.

  8. Ringrazio tutti, di cuore, anche chi è solo passato per leggere. Ringrazio Francesco Marotta, questo spazio è un’oasi. Michele Obit

  9. La scrittura di Miha ha la trasparenza di un piccolo classico: senza tendervi, né aspirarvi: “quella” forma, sempre necessaria, per “quel” contenuto: e non ve ne sono altre.

    Grazie a tutti per gli interventi.

    fm

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