Nottario (I, 6)

Marco Ercolani

“Colui che guarda dal di fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose come chi guarda una finestra chiusa. Non c’è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso e più abbagliante di una finestra illuminata.”

(Charles Baudelaire)

Ci sono, nella letteratura, momenti oscuri e insondabili, grandi zone vuote che possono ospitare taccuini possibili o lettere ipotetiche, a favolosa e impossibile riparazione delle ferite di quel vuoto. In quei momenti si può scrivere come se si stesse ricordando uno stato di pericolo, di stupore. (m.e.)

 

NOTTARIO

(1990-2008)

 

Non sono tanto io che ho fatto il mio libro
quanto il mio libro che ha fatto me.

Michel de Montaigne

Ora voglio scrivere il mio diario e per gratitudine
chiamarlo il mio nottario […].

Robert Musil

 

Per la mano sinistra

 

(Il nero e il bianco, 1)

1

Forme spugnose, ora calde ora fredde, in cui camminare, simulando la caduta nel precipizio o l’ascesa verso la luce. Un’arte per ciechi.

Si trova nella condizione di aver raccontato i suoi sogni senza il desiderio di tornare a sognarli.

Graffito su un muro di Vernazza: Uomo=incubo.

Pròteggiti gli occhi dai raggi del sole ma descrivi la loro forma.

Qualcuno lo scambiò per il vero messaggero. Allora lui mostrò la mano sinistra, ed era vuota.

I prigionieri, rintanati in celle buie, sognano case luminose per conservare il loro equilibrio.

Muove appena gli occhi. Non ricorda per quanto tempo. Poi li richiude.

Nel bianco del cielo, disintegrati, restano le tegole del tetto e la polvere del palo.

In questi fogli mi accanisco a tracciare segni piccoli e indecifrabili che poi, quando vengo interrogato da chi ha tentato di leggermi, traduco, ma solo in parte, per il mio interlocutore.

Un deserto solo di ghiaccio. Alto, minaccioso, come fosse di pietra. Il disegno bianco di un’onda sola.

I muti hanno quella voce a cui non sei ancora preparato.

 

2

Dicevano che fosse la nebbia di Londra a imitare l’arte di Turner.

Ogni bellezza raggiunge il suo culmine un attimo prima di sparire, come ogni poesia è illuminata dalle ultime sillabe, ogni musica dall’accordo finale, ogni immagine vista dall’attimo in cui chiudiamo gli occhi e ci addormentiamo.

Con queste pietre bianche, scaturite da un pozzo incredibilmente bianco.

A Marsiglia, ora, nel buio più assoluto.

Invasi dalla possibilità di essere se stessi.

Non ho ancora finito quello che dovevo fare, e non lo finirò.

Senza salvatori, senza dèi, senza futuro. L’acqua che stagna nell’impronta di una zampa.

Il coraggio di pensieri che nascono dalla pelle, incuranti del cervello.

Nessun segno, nel corpo, che indichi la loro presenza.

Nonostante simulino di essere vivi, possono ancora respirare e provare paura.

La realtà storica induce a sospettare che le Carceri d’invenzione di Piranesi si ispirassero a modelli di penitenziari reali londinesi. Il dettaglio non è sorprendente. Un’irriducibile analogia accosta la piaga viva della frustata, nel carcere vero, all’ombra delle corde che oscillano, sopra scale d’incubo, nelle diverse incisioni delle Carceri.

 

3

Le nubi, velando la luce del sole, non rinunciano a formare immagini in movimento che la luce cancellerà.

Guarda ogni orma non pensando a chi l’ha lasciata.

Ma la terra è realmente solida o soltanto scura?

Se il cuore batte dentro il muro, abbatto il muro. Ma, quando il cuore si mostra, deve pulsare dentro un corpo, e allora gli costruisco un corpo. Ma ecco che questo si irrigidisce e ritorna muro…

Ritrova, morendo, l’espressione arcaica che era sempre stata sua e che, in tanti anni di vita, la vita gli aveva cancellato dal viso.

La tensione verso l’impossibile garantisce la durata del desiderio.

Lo straniero è sul ponte. I marinai sono morti. Il mio secondo è moribondo. Cosa è accaduto?

Per tutta la notte ebbe paura della morte e, al mattino, si stupì di ritrovare, nello specchio, il suo viso.

Assente l’originale, la copia diventerà misteriosamente vera.

Dovevo dirmi ogni sera, nella stanza sempre uguale: è l’ora dei fantasmi. Per violenza di speranza, esistevano.

 

4

Mari così lucenti, scogli così fulgidi, nuvole così imprevedibili.

Difficile sopportare l’assenza di vento. Potrebbe indurre a credere che le cose siano immobili.

Prepararsi a lungo, con pagine, scorci, schizzi, frammenti. Allungare la durata del rito. Poi…

Essere sopra il ponte. Ma è la materia della pietra o la direzione delle arcate ad attrarci?

Non esitare a dire. Essere già nel nero che corrode e cancella il bianco.

Più scorrono i giorni più il silenzio è occupato dalle di voci che abbiamo udito – un coro di uccelli che si preparano a partire, festanti o terrorizzati.

Dire deriva dal silenzio, ma lo inganna.

A essere morti, si perde soltanto la parola?

Non appena sei concentrato, la distrazione è essenziale.

La conoscenza è data in modo fulmineo. Il testo è il tuono che poi continua a lungo a risuonare.
W. Benjamin

 

5

Fatemi tornare a scrivere, là dove sono felice, là dove c’è la sedia e il buio, e il vento è lontano. Là nel mio angolo, dove non mi disturbano le voci dei vivi.

Colpi sordi e continui – su porte che non vedo.

La distanza più intensa fra un punto e l’altro non è la linea retta ma la possibilità di sognarne una stretta e curva, ostinata e impossibile.

Ricomponi la testa sul corpo seduto. Lentamente.

E se i colori fossero illusioni da punire come volontà criminose?

Secondi, minuti, ore. Un giorno rubato agli dèi.

Gli specchi riflettono due ombre sdraiate nell’erba, consapevoli della luce che le inventa.

Col passare degli anni è sempre più difficile ascoltare la voce umana.
G.Z.

I prigionieri si avvicinano veloci all’esecuzione annunciata.

Nessuna tregua. La terra è impossibile.

 

6

Ammutolire, in mezzo alla folla che rumoreggia, e sperare che il proprio silenzio sia contagioso.

Ma cosa vuoi scrivere dei lunghi canti degli uccelli sprofondati nel bosco da millenni?

Scomparso quel clima tropicale, quella lenta asfissia. Possiamo disporci a semicerchio. Aspettare.

Vieni pure. Cammina con calma. Qui un uccello si trasforma in pesce e l’aria in acqua. Non devi spaventarti. Respirerai.

Qui non arrivano mai. Cerca di capirlo. Questa è la terra degli scudi. Chiunque fosse in vicinanza della nostra terra, a tre miglia da qui, resterebbe accecato dal loro riflesso e perderebbe l’orientamento, se non la ragione.

Un uomo libero è sempre molto lontano da me.

Il nulla nasce dall’aria o dall’acqua?

Non credere alla via e non credere al muro. La tua intuizione trapasserà la pietra e creerà un percorso.

Arriva in silenzio, senza mostrare il viso, nascondendo le mani, bisbigliando di quanto ha visto ieri notte, davanti al cortile, sotto la luna piena: ma le sue parole sono inascoltabili, anche se dicono l’assoluta verità.

L’ombra pericolosamente bassa. Il male persistente alle tempie.

Oltre la finestra della casa manca il paesaggio.

 

7

La scrittura non appartiene a nessuno. Iniziamo da questa certezza.

Tratteggiare il viso fino a distruggerlo, rendendolo un totem fitto di segni.

Scrivere come se lo schermo su cui scrivi riassorbisse tutte le parole. E ricominciare.

Nei rotoli semicarbonizzati dei papiri di Ercolano, rinsaldati da una materia strana, non ancora conosciuta, forse sono contenuti passi della Poetica di Aristotele che non sono mai giunti a noi.

Scrivere perché non finisca la notte e scrivere perché finisca.

Non una mente razionale, non progetti realizzabili, ma il sonno in cui sembriamo non esistere: ecco tutte le scienze dell’uomo.

Camminava come se fosse ubriaco, parlava con voce impastata e rauca, spingeva le mani in avanti anche in assenza di ostacoli. Non era né ubriaco né cieco.

La scienza è uno stormo di uccelli nel quale balena la direzione che ancora non vedi.

Cancellare il reale con un mondo visto nel sonno e nei libri diventa atroce quando, invecchiando, diminuisce il desiderio di sognare.

Le nuvole hanno assunto forma di alberi e lì gli uccelli trovano facilmente riparo.

Le cose più solide, toccate dalle mie mani, guardate dai miei occhi, si trasformano in oggetti che non servono a nulla e mi tormentano come incubi.

 

8

La scrittura: percorso erratico e non terminabile, con dei libri come tracce.

La letteratura ha una natura demoniaca, che le scritture contemporanee dimenticano per consapevole distrazione o colpevole pigrizia.

Prova a mettere il colore sulle tele come se le infarinasse. Non le sopporta dritte. Devono stare lì, sul tavolo, orizzontali, da toccare con le mani.

Quella macchia d’inchiostro con al centro, luminosissimo, un occhio.

Accadde che alcune cose le cancelli letteralmente il vento. Nel bianco del cielo, disintegrati, restano le tegole del tetto e la polvere del palo.

Il funambolo studia con rigore le direzioni del vento e le oscillazioni del cavo d’acciaio teso sul crepaccio. Deve mantenere l’equilibrio dove sarebbe impossibile mantenerlo.

Erigere un ponte le cui arcate consentano non di apprezzare la solidità delle pietre ma i riflessi dell’acqua.

È troppo atroce, quella storia, per essere complicata.

Vie piene di nomi. Anche tre per una strada sola. E i visitatori si perdono a pochi metri di distanza come nel cuore di una foresta.

9

Il tavolo è freddo, gli aghi piantati nel legno.

Mi guarda, grosso e muto, come se non vedesse me ma qualcosa che mi frana alle spalle.

Longisquama: un fossile con le ali che risale a 220 milioni di anni fa, prima dell’esistenza dei dinosauri.

In quale lingua spavento e buio possono avere lo stesso suono?

Come quel mattino, vicino alla chiesa di S. Agostino, quando mi guardava, tenendomi abbracciato, e mi adorava. Non sono mai stato adorato, in quel modo, da nessuna donna. E non devo più esserlo.

Ogni riga sottratta al foglio bianco rende più segreto l’enigma.

Come se il Mare separato
rivelasse un altro Mare –
e questo – l’altro – e i Tre
fossero il presagio –

di un Infinito di Mari –
invisitati da Rive –
e loro stessi fossero l’Orlo dei Mari
l’Eternità – è Questo –
E. Dickinson

 

***

8 pensieri su “Nottario (I, 6)”

  1. Grazie, Francesco. Ancora una volta. Per questa gioia.
    Oggi, la mia lunga giornata in reparto psichiatrico sarà più leggera.
    L’abbraccio di Marco

  2. La scrittura di M. Ercolani sta sulla sua opera-parola
    (anche alla -necessaria, letterariamente parlando- omissione/cancellazione/resa al bianco)
    come gli uccelli sul filo della luce:
    cervello-cuore ad alto potenziale,
    così le mani
    “gli specchi” che “riflettono due ombre sdraiate nell’erba, consapevoli della luce che le inventa”
    si offrono l’una all’altra e al lettore percorse dalla stessa tensione
    quella del ‘nero che corrode e cancella il bianco
    quella del colore come ‘illusione da punire
    ma anche quella del bianco, magari scaturito da un abisso, ‘da un pozzo incredibilmente bianco.’o ‘deserto solo di ghiaccio. Alto, minaccioso, come fosse di pietra.

    Il filo brucia, però chi vi si posa (sopra) scrivendo o leggendo, in forza dello stesso potenziale
    può sperimentare che la
    ‘distanza più intensa fra un punto e l’altro
    non è la linea retta ma la possibilità di sognarne una stretta e curva, ostinata e impossibile.’
    .

    perché sul “filo” è come Essere sopra il ponte.e chiedersi Ma è la materia della pietra o la direzione delle arcate ad attrarci? O, anche , come essere sulle ‘scale d’incubo’ di Piranesi
    o ancora, in altre innumerevoli condizioni esistenziali di equilibrio-tensione-caduta

    percorsi da carica – caricata:

    La conoscenza è data in modo fulmineo. Il testo è il tuono che poi continua a lungo a risuonare.
    W. Benjamin

    ed è questo sul lungo che corre fra scrittore e lettore in una tensione da liberi al volo!, che:
    ‘La scrittura non appartiene a nessuno. Iniziamo da questa certezza.

    grazie davvero: Ercolani e Marotta

    ciao!

  3. Mettiamola così. Il tuo casino/corsivo mi piace, Margherita.
    Tensione-caduta. Il ritmo della riflessione.
    Talvolta, per me, la scrittura è troppo lenta, rispetto alla fulminea annotazione interna, e vorrei che erompesse rapidissima.

    Un abbraccio, Marco

  4. Quella macchia d’inchiostro con al centro, luminosissimo, un occhio.

    Cancellare il reale con un mondo visto nel sonno e nei libri diventa atroce quando, invecchiando, diminuisce il desiderio di sognare.

    la prima per il suo carattere onirico, futurista, spaventevole, alla fritz lang.
    perché mi piace e basta.

    la seconda perché me la porto come un monito ma anche un viatico.

    la lettura di m.e. ribalta la posizione delle cose nello spazio, le mette in conflitto, le trasforma. la sua è la mano di un eroe fanciullo che fa piccolo il grande e immenso l’infinitesimo, che fa per noi l’operazione più giusta da fare: guardare con altri occhi e non lasciare le cose in ordine.
    stiamo ammattendo di ordine, di pulizia, mentre niente è a posto, molto è lordura.

  5. Eroe fanciullo che accresce il dettaglio, che vuole guardare il mondo con altri occhi, che mette in disordine?
    Cara Lucy: centrato in pieno. Io sono così.
    Eretico, infantile, sproporzionato.
    Io stesso, a volte, fatico a entrare nei cunicoli che mi cercano, che sono miei. Ma tengo sempre stretto il desiderio di sognare.
    Almeno finora.
    Come tu sai, come sa Francesco, come sanno i miei lettori, sono questi giudizi obliqui, queste schegge improvvise, che danno senso a un lavoro fuoriformato ed eccessivo come il mio.

    Grazie, Marco

  6. Non preoccupatevi, il “Nottario” continuerà ad assillarvi la mente almeno fino alla sua emersione alla luce della pagina stampata.

    fm

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