Scorrono le cose controvento

Federica Galetto

Nulla mi piange di più
se non l’attentato
al parto fecondo
di un giovane seme
attaccato alla mia gonna
un uomo in fasce
che mi rischiara il sangue

Testi

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO

Scorrono le cose controvento
Abbarbicate alle strade s’arruffano
Gemente un albero le afferra
Diminuite le ali sui fianchi
errando con gole protese
cessano le verità
Nell’urlo estirpato dei nodi soli
viaggia la memoria alle calde
distese erbose
Rinomina un solco la terra
Neve a venire
Gocce distinte d’olio freddo
sulle anime che perse non sanno
tornare
Rimarrei a pregare nel letto
d’inverno
A trovare parole benedette per
scansare gli aggrotti
di sopracciglia votate al perdono
Nel tendersi del mattino
sperpero ancora baci
Di quelli lasciati una notte
sugli occhi
E sento fuggire le orme
dei giganti
appesi alle finestre chiuse
Chissà se mi ricordi nei sorrisi
Chissà se ancora sai
quanto buona è la mia stoffa
Non ci sono modi per cambiarmi
ma rimango travisata
dai tuoi pugni chiusi
Nella stanza accanto resto sola
Le mani aperte ai tuoi chiodi

NON SO DIRE QUANTO ANCORA

Non so dire quanto ancora
s’invade la soglia di sole
o le ombre – scagliate da fuori
Le gesta paiono appena più miti
fra gorgogliare di suoni mai pesi
Ridotte corde infilate fra sassi
e speranze risorte di vuoti mai pieni

Aspetto che cambi la sera
Per quanto si dica, mai appare serena
né il giorno si sfrangia distratto
fra cenci e schermaglie
Le ore non sono che storie
Arsure di vita e fratte bagnate

Sempre rileggo un copione consunto
né posso stracciarne le trame o gettarle
Sono me, le rime le pause
i punti e i gobbi nascosti

Rileggo e rileggo che poi
mi addormento
Da sola
Il cuore contento

NULLA MI PIANGE DI PIÙ

Ma lente s’intersecano le opposizioni
gli istanti brutali d’agonia
le mosse a spezzare dignità complesse
Ritorni di fuoco ormai arsi
da disprezzo fossile
Non è la verità e lo so bene
che mi distrugge il solo verbo
lanciato come boomerang fra
costole e cuore
L’estate sorride
e al mio bene più caro solo abbracci
e baci sottili di rondini e sole
Se madre nell’ennesima potenza
dell’essere si spezza come vetro
di spergiuri vestiti di nero e rimasugli
sbordanti le ferite, conto
i luccicori delle mie viscere
in ogni giorno che mi abbandona
Nulla è più forte di questa
mano stretta
Nulla mi piange di più
se non l’attentato al parto fecondo
di un giovane seme attaccato alla mia gonna
un uomo in fasce che mi rischiara il sangue
Se anche dovessi morirne

LE PARODIE DEL DISGELO

Non mi giungono inoffensive
le parodie del disgelo
Avverto i singolari movimenti dell’oltre
nei secchi viatici
Rotonde le paure accartocciano un imprevisto
e della vita non mi cruccio
se non quando la sera ghiaccio
tra i fornelli e il buio di fuori
le nebbie dei vuoti e le tende bianche
Assecondarmi per non metterti alla porta
Da lontano l’esigenza chiede perdono
che a vivere si fa fatica
e non mi domando perché ci sono arrivata
a questa ruota ferma che mi distrae i sogni
Mettendo un solo accento sui vizi
raccolgo infinitesimali briciole di luce
mentre sto come la notte sui pendii
nell’accartoccio di semine malate
mai riuscite come la polvere dopo la pioggia
Ho paura a tenerti che non so stringerti
vorrei diluirmi e consolidarmi
Anche senza passato

LE ORE NON SONO AL POSTO GIUSTO

Le ore non sono al posto giusto
né i minuti straziano di meno
al lume d’un mozzicone di cera
che non si vede e non respira
dietro i tendoni spessi d’apparenza

Restano a guardare le attese
Mai senza un calice pieno a brindare
ché l’effetto finale si contorce
in un marchio che pare mai ripulirsi
I segni seguitano a incidere

Le ore non sono al posto giusto
né i ritardi ottusi comandano i battiti
dei polsi, le vene aperte

Le conclusioni, le inadeguatezze
Non c’è una sola quiete
che bruci in questa stanza

HO PRESO A CREARTI SFONDI

Ho preso a crearti sfondi di remore
e cattivi consigli da impartire
Ho preso un lembo di spazio cruciale
e l’ho ricucito sui dubbi
Eppure mi restano ancora le piaghe
del martirio, ingrate le lodi al dissenso
Le piccole assenze nel mare d’inchiostro
affrontato
Legàmi attendono
le orme imprecisate delle foglie,
sul cielo di nubi bianche sono le cento colombe
sfilate di volo in volo sui possibili venti
Detraendo ai semi dell’estate un inverno
calcificato, si desta in me la rabbia
di un’assoluta mancanza dell’Altro
In me niente sembra essere catturato
e distrutto
Può essere anche che un falco radente
il suolo si spezzi il collo, oppure risalga
la china e buchi la luce come un dardo

Scandendo un grido potrebbe salvarsi
come me
In tarda mattina – qui – ad accendere lumi
sul dorso del sole

IL MIO CORPO CURVA SUL TUO PENSIERO

Il mio corpo curva sul tuo pensiero
raccoglie un respiro lungo
Terreni si spaccano, sono le mie gambe
quando appassisce la foglia verde

(E non ci sono idee che io possa toccare)

Una goccia corre lenta, un cerchio
che pulsa, la voce è una strada
senza nemici da incontrare
Chiudo la curva e tengo stretti i giunti

Questo è il mio miracolo del giorno
urtando contro la tua bocca
Che ruolo di margine ha il mio volto
nella tua vita. È così che io siedo

nel buco di una speranza
dimenticando le parole cieche
che noi riconosciamo
le lettere di carne che sono nostre

(I fiori non comprendono il mio caos)

Apri la testa
fammi entrare
Ti darò stomaco e cuore

(una viola brucia sul muro)

RITENGO A LUNGO

Ritengo a lungo
nell’imbuto distorto
offese e ritegno
Detesto le moìne addestrate e
le corse all’indietro
Se mai un fiore appassisse nei campi
e lo sguardo cadesse a sfinire il giorno
avrei pensieri di lieve sollievo
e ancora battiti ruggenti da dare

Rimango in attesa
del telo il ricamo, del vero il salto, del pensiero la luce
Pretendo ancora occhi e pupille di scavo
nel fondo
Pretendo le vie pulite del mattino d’estate
e il fuoco del corpo a ricoprire i baci
L’amore a brillare le ore che vorrei aprire
al sole, fra similitudini moleste
e verde boscaglia

MALATTIA CHE DORMI

Le immagini ripulite si sfaldano
Le cose prendono gli angoli nel modo
opposto
Vedevo le virate dei falchi sulle pendici
Vedevo le orme degli orsi al lume di luna
Vita senza punti
Vita senza dolori da appendere
Li vendo al mercato del destino i miei cori
sopiti
E urlanti poi
Malattia che dormi
non svegliarti mai
che devo ancora fare
e le stelle mi piacciono più ancora del giorno
Il dono che ho sentito tornare in me
non guarisce ma basta a portarmi in alto
Sui colli dove bacio l’erba e i rami
senza poter correre se non con il cuore
che sta nelle gambe di un tempo
in cui delle pesantezze gioivo
Nell’averti malattia ti ho accolto
In silenzio ti ho udito entrare
E nell’uscire vorrei poterti salutare
come bambina nel cortile
Nel fiato corto di un gioco a prendersi
Senza una sedia ad aspettarmi

4 pensieri riguardo “Scorrono le cose controvento”

  1. ‘Nulla mi piange di più
    se non l’attentato al parto fecondo
    di un giovane seme attaccato alla mia gonna
    un uomo in fasce che mi rischiara il sangue
    Se anche dovessi morirne’

    Questi versi mi toccano profondamente.

    Gli ultimi due testi sono bellissimi, l’ultimo mi ha commosso…

    Un bacio Federica. Grande sensibilità la tua;)

    ———–

    Lascio qui un saluto affettuoso a Francesco, che non ho mai dimenticato nonostante la mia assenza.

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